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lunedì 27 dicembre 2021

ME LO DIRAI UN GIORNO?

 





Me lo dirai un giorno
che mi vuoi bene come te ne voglio io?
Me lo dirai un giorno
che guardi il soffitto come una tela
e dipingi su di essa tutti i momenti
che non vivremo?
O che avremmo potuto vivere?
Forse, pensarla così, è assai più triste.
Ma è ancor più sofferente
non poterti guardare negli occhi
e dirti che vorrei guardarti negli occhi
per altre ed altre notti.
E sotto quest'albero,
una lettera non basterebbe
a contenere le cinque che porto dentro.
Tra questi dolci
e in mezzo a questo presepe,
che è la vita mia,
vagano i Magi a portar doni
che scambierei volentieri
per un tuo bacio.

venerdì 17 dicembre 2021

TI HO PENSATO - pt 2

 

Fonte: qui



Si videro.
Lui aveva l'aria di chi ha le orecchie educate per sentire e il cuore ormai lontano per ascoltare.
-Sì - esordì lei.
-Sì cosa?
-Sì, ti penso.
Lui sorrise amaramente.
-Dico sul serio - insistette lei.
-Perché me lo dici ora?
-Perché io non parlo mai. E non parlo mai perché, se poi dico quello che provo, devo ammettere che quelle cose siano vere. Ma, se non le ascolto dalla mia voce quelle parole, allora possono stare dentro di me. E io mi posso concedere il lusso di suggerirle. Non ho fiato per correre sulla strada dell'amore. Per questo mi limito a sublimarle. Lo so che è stupido, ma io o amo o respiro.
David la guardò. Per un attimo la vide sincera. Ma, in cuor suo, sapeva che quel discorso era più rivolto a lei che a lui.
- Sai quando ti accorgi di volere bene ad una persona? Di amarla? Lo sai?
Penelope rispose di getto - Quando faresti di tutto per lei!?
- No. Quella è disperazione. Lo sei quando non fai assolutamente nulla per dimostrarlo. Ami e basta. Come respirare. Ma, quando tutto si riduce all'azione, al fare, al dimostrare, allora è mancanza. E le mancanze sono pericolose. Ti fanno solo perdere l'equilibrio.
-Vuoi dire che non è vero quello che ti sto dicendo?
-E' vero Penelope, ma non nei termini che pensi tu. Sei qui perché mi hai vista con Nadia e ti ha fatto male sapere che qualcuno era capace di dire quelle parole che tu non dici. Sei qui per paura di perdere l'equilibrio, non la persona. Per te ha più importanza l'attimo che il percorso.
-Non è vero.
-Vuoi metterti con me?
-E' sleale così David.
-Addio Penelope.
Lo vide andar via. Dieci secondi di passi che allontanavano una persona dal posto in cui era.
-Sìììì! - gridò la ragazza - Voglio stare con te.
Lui si fermò, si voltò e con aria glaciale disse semplicemente - L'equilibrio Penelope. E' solo equilibrio perso.
Fu l'ultima frase che sentì da lui.
Un anno dopo, passeggiando per le vie del centro, Penelope mai avrebbe pensato di rivederlo. 
Dopotutto, aveva saputo che si era trasferito a Dublino.
Lo vide con la stessa ragazza. Era così bello. Provò una forte emozione, molto diversa a quella che aveva provato mesi prima.
Restò immobile, mentre lo vedeva attraversare ed allontanarsi.
Quell'immagine le si impresse nel cuore.
A casa, quella notte, non dormì.
Ritrovò quella vecchia chat, dove la foto profilo aveva lasciato spazio ad un omino grigio. Simbolo di una chiusura totale.
Vide il lucchetto e si fermò a pensare al motivo per cui avesse scelto proprio quell'emoticon.
Perché, in cuor suo, sapeva di averlo voluto bloccare e non tenerlo a sé.
Cancellò il messaggio e la chat.
Qualche giorno più in là, lo rivide per strada. Questa volta era solo. Lo guardò. Le sembrò sempre sereno.
Il ragazzo la intravide tra la gente e la fissò per un attimo. 
Lei semplicemente sorrise. E, mentre faceva quel gesto, lui capì che non l'avrebbe mai dimenticata; lei, invece, che aveva imparato ad amare.
E l'amore, pensò Penelope, mentre si voltava per tornare a casa, non è mai una perdita di tempo.



 

mercoledì 15 dicembre 2021

TI HO PENSATO - parte 1

 

Fonte: qui




- Ti manco un po'?
Questa domanda è davvero inopportuna, pensò Penelope che fumava direzionando il fumo della sigaretta fuori dal finestrino.
- Ti manco sì o no? - insistette David sdraiato sul sedile accanto.
Ricevere una domanda del genere, dopo aver finito di fare sesso, Penelope lo reputò profondamente seccante. Soprattutto perché la risposta era  e questo non glielo voleva proprio dire.
- E' necessario che risponda? - domandò la ragazza.
- Sì
- Ti sembra il momento? E poi, se ogni volta va così, allora è il caso che non ci vediamo più.
- E allora non vediamoci più.
- Va bene.
Si rivestirono e tornarono a casa.
Sdraiata sul letto, Penelope sapeva che da lì a poco sarebbe arrivato il messaggio di David. Ma, stranamente, non arrivò. Si sarà addormentato pensò. Fatto questo pensiero, si mise a dormire.
Passarono settimane e Penelope decise di riscrivere a David per incontrarsi, come facevano sempre.
Messaggio visualizzato, ma nessuna risposta.
Questo la colpì.
Non si erano mai allontanati del tutto, né quando si erano lasciati né quando avevano deciso di concedersi dei benefici dalla loro amicizia.
Questo la colpì molto.
Perché ora, quel silenzio che lei aveva perpetuato per tutto quel tempo, se lo ritrovava addosso come una coperta troppo lunga. Troppo ingombrante.
Contro tutti i suoi dictat, ci riprovò di nuovo. Inviò il simbolo che era il loro messaggio in codice: l'emoticon del lucchetto aperto. La prassi voleva che, a quel messaggio, David avrebbe dovuto rispondere con l'emoticon del lucchetto chiuso. Il resto veniva di conseguenza. Lui andava a prenderla 40 minuti dopo. Ed erano ognuno per loro. In quel frangente, come quel lucchetto, erano chiusi per tutti. Solo loro. Soli. Loro. Nessun altro.
Ma nulla. Ancora quel silenzio che ora le fischiava nelle orecchie come sibilo di proiettile.
Si rigirò nel letto tutte le sere Penelope, ripetendo a gran voce le parole che non aveva detto. Le scandiva a tempo del suo cuore, della sua rabbia, della sua ferita.
Ma le diceva ad una stanza vuota.
Quelle notti continuarono finché una domenica Penelope lo vide passeggiare con una ragazza. Guardò lei e la trovò normale, troppo normale. Ma le sembrò anche perfettamente in linea con lui. Ridevano così tanto, in una maniera così bella che sentì le sue parole, quelle parole che non aveva mai detto, ormai inopportune. O semplicemente tardive.
Sentì un click nel petto. Quel rumore che si sente quando finalmente liberi il tuo cuore. Quando un ostacolo non è più un ostacolo, ma un modo per saltare più in alto.
Lo sentì correre quel cuore ora Penelope, più della sua lingua in quelle notti di stelle coperte come le sue sillabe.
Quella stessa sera guardò quel lucchetto aperto, rimasto orfano di risposta. E due minuti dopo vide il miracolo.
- Ti ho vista - scrisse lui.
- Ti devo parlare - rispose lei.
- Finalmente!
- Devo parlarti.
- Fra 40 minuti.
L'orologio segnava le due di notte. Il loro solito orario.


(Continua)

lunedì 8 novembre 2021

NON TI HO PORTATA AL MARE






Non ti ho portata a vedere il mare.

Non ti ho portata perché quella marea e quelle onde io le ho tutte dentro.

Perché quel rumore d’acqua che si infrange sulla sabbia, ora, sa più di me che di noi.

Non ti ho portata a vedere il mare.

Perché con il mare dovevo farci pace io.

Perché dovevo allineare la mia voce alla sua.

Senza donarsi al mare, senza piegarsi a lui, nessuno può essere uomo.

E io lo so ora, in questo calmo silenzio d’ottobre dove parlano le mie domande.

Non ti ho portata a vedere il mare.

Francamente non ci ho portato mai nessuna.

Forse perché, per portare qualcuno a vedere il mare, da lui prima devi portare te stesso.

martedì 26 ottobre 2021

HAI MAI PENSATO DI...

 

Fonte: qui



Il rumore dell'otturatore della fotocamera rimbombò nel camerino.
Il telefonino aveva immortalato il bel vestito addosso a Simona, mentre lo smartphone stesso copriva il volto della ragazza. Ultimo baluardo di privacy digitale.
Fatta la foto, Simona la analizzò nel dettaglio per poi darla in pasto ai followers che la seguivano virtualmente.
Diede un ultimo sguardo alle stories e poi uscì dal negozio.
Ultimò lo shopping giornaliero, per poi dirigersi a casa.
Messaggiò con Valerio, suo ragazzo da un po' di tempo e, nella conversazione, si organizzarono per vedersi da lei.
Quel giorno sarebbe stata da sola a casa, pertanto, poteva trascorrere del tempo insieme al suo lui.
Valerio si presentò nel tardo pomeriggio e, vedendola sull'uscio della porta, non riuscì a trattenere la voglia di fare l'amore con lei. Gli piaceva da morire. Soprattutto i suoi occhi e il suo sguardo lo facevano impazzire. Alcuni giorni restava a guardarla per interi minuti finché lei, con un sorriso, non gli ordinava di smetterla.
Era fatta così Simona: troppo donna per non stare al centro dell'attenzione, troppo insicura per sentirsi bella abbastanza.
- Posso restare a guardarti? - chiese Valerio.
- E a mio padre chi lo dice? Tu?
- Sì, lo dico io - e sorridendo la baciò. - Hai mai pensato di sposarmi? - chiese.
- Sì, ma fra dieci anni.
- Perché proprio dieci?
- Perché ne avrò 35, comincerò ad essere vecchia e lì capirò se mi ami davvero.
- Sei seria?
- No! - e ridendo si alzò nuda dal letto. - Rivestiamoci su. Tra poco torneranno i miei.
- Ok.
La sera stessa i due andarono a bere in un pub.
Valerio ripropose la domanda.
- Hai mai pensato di sposarmi?
- Di nuovo? - replicò lei stranita dall'insistenza - Ma che ti prende oggi?
- Perché non mi rispondi?
- Perché me lo domandi in continuazione?
- E' una semplice domanda.
- Semplice? Non mi sembra proprio.
- Non ti ho chiesto di sposarmi. Ti ho solo domandato se ci hai mai pensato.
- Perché lo vuoi sapere?
- Ho una mia idea.
- Posso saperla?
- Penso che ogni persona che ami ti susciti un desiderio, un pensiero. C'è chi ti fa pensare al sesso, chi ad un figlio, chi a sposarti. Chi tutto e chi niente.
- Quindi io sarei quella del matrimonio?
- E se fosse? Non credo sia una cosa brutta.
- No, ma è una cosa. E io sono abituata ad avere tutto.
- Stiamo parlando di altro ora. E non hai nemmeno risposto.
- Io non devo rispondere.
- No?
- No.
- Complimenti.
- Dai su, non voglio litigare.
- Nemmeno io.
- Ok, allora godiamoci la serata.
- Sì, infatti. Godiamoci la serata, che ormai le persone non è più costume godersele.
Quella notte Simona non riuscì a prendere sonno. 
Nel buio della sua cameretta, si domandò quello che ore prima le aveva chiesto Valerio. La risposta fu no.
Si sentì colpevole. Sapeva di amarlo, eppure no: non aveva mai pensato a quell'ipotesi. Due anni bastano per far maturare un pensiero del genere? Quanti anni ci vogliono per dire sì?
Turbata si alzò dal letto. Si guardò allo specchio e pensò a sé stessa a dieci anni da quel momento. E, stranamente, si vedeva con Valerio. E allora perché?
Si prese il tempo di una sigaretta, poi di due, poi di un intero pacco.
Il giorno successivo, decise di dirlo. In un modo o nell'altro.
Quando la sera fece l'amore con Valerio in macchina, il ragazzo si accorse subito che c'era qualcosa che non andava.
Simona, impetuosa com'era, durante il sesso esplose con un secco NO. Valerio lì per lì non collegò la risposta alla sua vecchia domanda. Lei, allora, cercò di essere più chiara mentre, sopra il ragazzo, continuava a muoversi sempre più veloce.
- Non ho mai pensato al matrimonio.
- Lo sapevo - rispose lui ansimante.
- Non l'ho mai pensato, ma ho sempre pensato a te.
- So anche questo.
- E allora perché me lo hai domandato?
- Volevo che anche tu lo capissi.
- Cosa?
- Che arriveremmo al culmine del nostro amore anche con passi diversi.
Simona sentì tutto farsi più caldo dentro di lei. Capì che gli aveva dato tutta la libertà che un uomo può avere da una donna.
- Sto pensando a te nel mio futuro però - disse abbracciandolo.
- E' il motivo per cui non ho interrotto nulla ora.
- Ti amo.
- Tanto da non sposarmi?
- Tanto da tenerti con me tutta la vita.
- E perché non mi sposeresti?
- Perché ho già detto di sì a Dio la prima volta che ti ho baciato. La mia fede è sulle tue labbra, il mio cuore è nel tuo petto e tutti i miei sogni sono nelle nostre dita.
E così facendo, quella sera i due capirono che non avrebbero mai celebrato un matrimonio, ma, nella loro vita, avrebbero ogni giorno consacrato un amore.

giovedì 21 ottobre 2021

YIN E YANG - parte 2

 
fonte: qui







Cristina restò lì.
Odiava quei momenti in cui lo vedeva ferito. 
Eppure, per lei era tutto così facilmente comprensibile. Aveva gridato "Mi ama". Bastava capirlo da lì, che ci vuole?!
Perché gli innamorati hanno bisogno della platea, del palcoscenico? A che serve tutto quel rumore, se l'importante è che il fuoco d'artificio ti scoppi in petto?
- Ti ricordi l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore? - gridò la ragazza sperando di raggiungerlo.
Francesco si voltò, la guardò e alzò entrambe le braccia per poi farle cadere pesantemente sui fianchi.
Cristina capì che era un gesto che la esortava a continuare.
- Quella sera mi hai detto ti amo semplicemente guardandomi negli occhi. Eri sopra di me, hai smesso di muoverti, mi hai guardato e mi hai baciato tre volte. Lentamente. Tre volte come le sillabe del ti amo.
- E con questo?
- E con quello ho capito tutto senza dovertelo far ripetere. Perché in amore le cose ripetute diventano come le campane delle chiese. Suonano, fanno rumore, ma nessuno capisce l'orario.
- Quindi siamo normali?
- No, non lo siamo. Non lo siamo per il semplice fatto che non ci ripetiamo. Noi ci distruggiamo e ci ricreiamo tutte le volte. E ogni volta amiamo una parte diversa di noi.
- Lasciamene amare una.
- Quell'una l'ho consegnata a lui.
- E io cosa ho? Cosa dovrebbe accontentarmi?
- Quello che hai visto prima: che ad ogni aereo che vedo in cielo grido "Mi ama!" pensando all'unica persona di cui voglio l'amore: tu.
- Ti chiederò di sposarmi in aeroporto allora.
Cristina sorrise. Voleva baciarlo, ma sapeva controllare i suoi desideri.
- L'hanno già fatto. Devi essere più innovativo.
Si sorrisero.
Un aereo  passò in quell'istante creando una bellissima scia bianca nel cielo.
Francesco la vide e gridò con tanta forza - MI AMA!
Cristina lo guardò, si commosse e, con una semplicità che le partì direttamente dal cuore, rispose - Sì Francesco...... ti ama. 

lunedì 18 ottobre 2021

YIN E YANG - parte 1

fonte: qui

 



- Mi ama!
Così esclamò Cristina dopo aver visto la scia in cielo prodotta dall'aereo in volo.
Pratica adolescenziale, ormai in disuso, che voleva che il primo il quale avesse avesse visto in cielo una scia dell'aereo dovesse gridare "Mi ama". Successivamente, il secondo e il terzo avrebbe gridato, in sequenza, "Mi pensa" e un mesto "Mi odia".
- Non sentivo questa cosa da due anni! - esclamò Francesco.
- Sei natò già vecchio tu, che vuoi saperne.
- Ecco - esclamò il ragazzo in maniera ironica.
Pur essendo fine settembre, l'aria era praticamente estiva. Restare a guardare il tramonto sulla spiaggia era un lusso che solo nelle regioni del sud Italia ci si poteva permettere.
Francesco guardò Cristina scrutandone il profilo. Pensò che fosse bella da ogni angolazione. Vedeva il suo profilo e adorava affannarsi per cercare di capire a cosa pensasse quando, lasciava vagare i suoi occhi nell'infinito.
Battaglia che sistematicamente perdeva. Ma lo rincuorava il fatto che, dalla notte dei tempi, tutti gli uomini ci avessero provato con le rispettive donne, senza alcun successo.
- Avanti, chiedimelo - sbottò allegramente Cristina.
- Cosa?
- A cosa sto pensando.
- Tanto mi risponderai niente.
- Lo vedi che quando vuoi sai essere intelligente?!
- Non puoi schivarmi per sempre.
- Lo so. Ma, fin quando non arriverò a quel momento, continuo a farlo - e detto questo si alzò nella maniera in cui si alzano le persone che vogliono andare via.
- Perché fai così? - domandò Francesco restando seduto.
- Se ti fa male, smettiamo.
- Come se fosse lì il problema - si alzò anche lui, ponendosi di fronte a lei.
Cristina lo guardò. Vide la sua statura e il suo viso. Sentì di amarlo, ma per lei l'amore era qualcosa che restava nella mente, perché nei gesti poi si inquina con la realtà. Sentì che lo amava, ma, come si ripeteva spesso, lei non era stata programmata per amare nel modo comune. Era fatta per segnare le persone, non per restare con loro.
- E qual è il problema? - domandò tentando di non dimostrare che a quell'argomento, invece, ci stava pensando tanto.
- Il problema è questo eterno ritorno al principio. Ci amiamo, ci lasciamo. Poi uno dei due cerca l'altro, ripartiamo da amici, ci parliamo, ci rinnamoriamo e poi di nuovo nulla.
- Allora dovremmo smetterla.
- Sei insopportabile quando fai così.
Francesco si diresse verso il bagnasciuga, affranto per l'ennesima inutile discussione che aveva voluto intraprendere.
- A te non tocca proprio nulla di quello che accade nel mondo - gridò il ragazzo.
"E perché mai?" pensò Cristina "Perché non piango forse? Perché non sclero? C'è solo un modo per dimostrare?". Si limitò a dire - Forse è così - e si chiuse nel suo silenzio. Quel silenzio che l'accompagnava da sempre.
- Dimmi che mi ami - disse Francesco girandosi di scatto.
- Lo sai.
- Lo so. Ma voglio provarlo.
- E' per il tuo ego?
- E' per il mio cuore.
- Lo sai che è così.
-  Voglio che lo sappiano tutti i presenti.
- Non c'è nessuno qui - rispose ridendo Cristina, mentre si guardava attorno.
- Voglio che lo sappia il mondo che ci circonda. Tutti gli esseri presenti qui ora: la sabbia, il mare, quel cane randagio, le zanzare che tentano di pungermi da un'ora. Tutti.
- A loro, forse, non interessa. - replicò Cristina continuando ad ironizzare.
Francesco prese un attimo di pausa, la guardò e, infine, sbottò.
- Vaffanculo Cri.
E detto così, si diresse alla macchina.

LA BARCHETTA ROSSA

 
Fonte: qui




Nonno Pino aveva una barchetta rossa.
Una barchetta rossa che non l'aveva mai abbandonato. L'aveva chiamata Camilla, come sua moglie.
Lei, invece, sì. L'aveva abbandonato. Tre anni prima. E, ogni volta che prendeva la sua barchetta rossa e ci leggeva il nome sopra, provava quel senso di rabbia che prova solo chi è stato abbandonato.
Non me lo dovevi fare questo pensava tutte le volte.
Camilla si era fatta acchiappare dalla morte. Come quando si gioca da piccoli a guardie e ladri. La morte, per Pino, era un po' così: un continuo correre sperando di non farsi acchiappare.
Era facile riconoscere nonno Pino in mezzo al mare. In quell'immensità di blu che creavano il cielo e il mare nelle giornate di sole, la barchetta rossa di nome Camilla si stagliava bella e definita. Come un rubino incastrato in una collana meravigliosa.
Quella mattina, uscì con la barca alle 10.30, non curante del meteo o previsioni varie. Uscì e basta.
Aveva smesso di fare il pescatore da quando sua moglie non c'era più. In verità, da quel momento, aveva smesso di fare tutto. Tutto tranne che uscire con la barca. Uscire con Camilla era rimasta l'unica gioia. Ci parlava, l'accudiva, la lavava. Un po' come aveva fatto anni prima con la moglie fino a che la malattia la portasse via.
Arrivato al suo solito posto in mezzo al mare, lanciò l'ancora e restò a guardare la costiera Amalfitana. Prese il solito libro e cominciò a leggerlo ad alta voce. Leggere il libro era il rito quotidiano che faceva con la moglie prima di andare a dormire. Ogni sera le leggeva pagine dello stesso libro: Cuore. Anche se, negli anni, lo avevano finito tante e tante volte. Lo avevano puntualmente cominciato. "Come il cuore vero" soleva dire Camilla "Lui batte sempre a ripetizione. E, alla stessa maniera, noi leggiamo questo bel libro." Ricordava l'infanzia, gli amori, la gioventù. Un'epoca di valori e sogni che col tempo si era spezzata sotto la scure della vita e che solo i libri hanno il potere di poter rinverdire.
Lesse il racconto della giornata. Lo lesse con tanta forza e passione che non si accorse che non solo era andato molto a largo ma anche che il meteo era drasticamente cambiato. 
Quando se ne accorse, però, il mare era talmente grosso che, per la piccola Camilla, rientrare era davvero difficile. Provò ad accendere il motore, ma questi non dava cenni di ripartenza. Decise, allora, di usare i remi. Vecchio uomo, vecchio stile.
Cominciò a remare, ma più remava e più si allontanava. E più si allontanava e più remava.
Vide il libro che, intanto, per la forza del vento, sfogliava le pagine in maniera casuale.
Non posso non finire il racconto pensò. "L'infermiere di Tata" andava concluso. Camilla non poteva non avere il suo racconto. Cominciò a gridare il racconto, mentre l'urlo del vento e la pioggia gli rendevano difficile il tutto. Continuò senza sosta: una frase, una remata; una remata, una frase. Finché qualcosa non gli fece perdere il ritmo. Vide il libro volare via dalla barca e cadere nel mare.
Quel libro cuore. Ciò che teneva ancora legato a Camilla. Il libro che lei aveva comprato quando si erano fidanzati.
Non ci pensò due volte e, dimenticandosi dei suoi 78 anni, si lanciò nel mare per recuperarlo.
Le onde lo travolsero immediatamente, eppure lui riuscì a recuperare il libro tenendolo stretto a sé come una persona da salvare.
Lo guardò, si sentì soddisfatto e poi vide tutto diventare blu.
Mentre Pino scendeva nel fondo del mare, vedeva la sua Camilla continuare a danzare sul pelo dell'acqua. Dentro, invece, tutto sembrava calmo.
Forse è così la morte pensò. 
Vide tutto farsi sempre più blu e quell'oggetto rosso diventare sempre più piccolo.
Ora tocca a te leggere pensò Pino. Stasera potrò darti la buonanotte amore mio.
E così fu.

Il giorno seguente Camilla fu ritrovata ad Amalfi.
E lì restò ad attendere un libro, una persona, un amore.

venerdì 27 agosto 2021

MOON - pt. 3

 


Come la Luna, anche i rapporti umani hanno le loro fasi.
Calanti, crescenti, piene. A volte vi sono anche le eclissi, ma quella è un’altra storia.
Da quel momento di sesso, erano passati molti giorni. Tanti da giustificare un amore. Troppe da non immaginare un per sempre.
Eppure quel contenitore restava lì, nell’ombra di un cassetto pieno di camicie e stile. Ma quel giorno doveva arrivare, Manuel lo sapeva.
Ma che si fa in questi casi? Io sono sempre stato diretto! Fosse per me andrei lì e direi “Sposami!” così! O la va o la spacca.. ma quel pensiero si bloccò subito. Che cosa pidocchiosa!. E lasciò tutto com’era.
Quella sera di luglio, Manuel riprese l’anello dal cassetto, lo guardò insieme al bigliettino che aveva riposto all’interno e si ripromise che quella sarebbe stata la serata giusta. Appoggiò la scatoletta sul mobile di fronte al suo letto, ripassò con la mente quello che avrebbe fatto e, pieno di pensieri, estrasse dal cassetto più in basso di quello precedentemente aperto, la scatola dei gemelli. Indossò l’accessorio con cura e chiuse l’involucro. La notifica dell’iPhone lo fece sobbalzare. Diede uno sguardo fugace al display e, sbadatamente, ripose la scatola sbagliata nel posto segreto.
L’anello, invece, restò lì in bella vista all’interno della confezione.
La passione, come la serata, viaggiò spedita quella notte. Fare l’amore con Sofia era ciò che lo definiva nel mondo.
La vide alzarsi dal letto e dirigersi verso il mobile. Ingenuamente, le chiese di rimettergli a posto i gemelli nella scatola che vedeva lì sopra, condannandosi a morte.
Sofia eseguì semplicemente gli ordini, prese con le mani la custodia e la aprì. Vi trovò un meraviglioso anello e un biglietto che recitava la buffa frase “Cosa vuol dire godersi la vita? Ti va di scoprirlo stando accanto a me per sempre?”.
La ragazza si commosse e si voltò con l’anello in una mano e il biglietto nell’altra.
Manuel vide la scena davanti a sé. Voleva sparire per l’imbarazzo. Non aveva previsto tutto questo. Tentò di fare qualcosa, ma Sofia lo anticipò cominciando a parlare.
- Non significa anche questo, forse, godersi la vita fino in fondo? Unirsi, fondersi, trovarsi, sentire un paio di mani che ti toccano e sentirle accarezzare anche la tua anima. Ed io sì, credo alle stelle cadenti, alle fasi lunari e anche alla Luna che fa l’amore con la Terra, a quello che va oltre ciò che vediamo, a quello che sentiamo, a quello che ci fa sentire vivi. Ai movimenti lenti che senti far parte di te e che senti fino a dentro le vene, e che ti catapultano in un altro mondo. Quello in cui, in quel momento, esisti solo tu insieme all’altra persona; quello in cui conta solo sentirsi, viversi. E anche se ci vogliono più di trenta giorni per cedere ad un amore importante, conta ciò che resta. Perché anche solo ricordarlo ci fa sentire vivi. E Luna lo sa, la Luna vede tutto. Ma, in silenzio, riservata ed eternamente destinata alle sue fasi, tiene tutto per sé. Scompare per poi ricomparire, ma lei lo sa: che si può continuare a fare l’amore tra corpi e anime anche così, ricordando intensamente quel che è stato. E che forse, chissà, sarà ancora. E tu? Alle stelle cadenti ci credi? E alle fasi lunari che ti portano in un altro mondo? Credi anche a quello che forse sarà ancora?
Manuel si trovò a rispondere un convinto e forte - Sì - a tutto.
Rifecero l’amore. Fecero sesso. Fecero la vita.
Senza tempo e nomi.
Senza risparmio per poi arrendersi al fiato e all’estasi.
Sudati e abbracciati, anche la Luna aveva un’altra luce.
Manuel la baciò sulla testa e, poi, goffo come il suo biglietto domandò - Ma alla fine sono io che ho chiesto a te di sposarmi o il contrario?
Sofia sorrise, lo baciò sulle labbra e, semplicemente, rispose - La Luna. Ce lo ha chiesto la Luna.

giovedì 19 agosto 2021

MOON - pt 2

 




Seduti sul divano a baciarsi.
Per cinque minuti non avevano fatto altro che accarezzarsi e baciarsi.
Era andata tutta così la serata, fluida. Senza niente di preciso da fare, senza calcolare alcun gesto.
Sofia sentì le mani di Manuel viaggiare per tutto il suo corpo e capì che oltre il sesso ci sarebbe stato qualcosa di più.
Erano sempre stati amici, ma era pur vero che un legame attrattivo fra loro c'era sempre stato. Platonico, celebrale, d'anima.
Quella sera, però, c'era sete di realtà.
A quel pensiero, Sofia si staccò dal ragazzo, si alzò e si diresse vicino al tavolo posto dinnanzi al divano dove erano seduti. Si guardò bella e ammaliante nello specchio proprio in direzione frontale al suo sguardo. Con la mano destra fece scivolare dalle sue spalle prima una e poi l'altra bretella dell'abito.
Manuel, ancora seduto, vide quel vestito venire giù come il sipario di un gran teatro, il quale mostra la sua migliore scenografia. Vide quel corpo stupendo e quelle fasi lunari che, come una costellazione, lo conducevano al punto più sublime.
Si alzò e si spogliò dolcemente, sotto lo sguardo vigile di Sofia attraverso lo specchio. Nudo e pieno di sensazioni inspiegabili, si avvicinò alla ragazza. Le sue mani completarono l'opera di denudare la ragazza. Anche l'ultimo baluardo d'intimo venne giù. Sofia riprese a sentire le dita esplorare tutto il suo corpo, mentre la bocca del ragazzo continuava a viaggiare sul collo.
Le venne spontaneo e quasi naturale piegarsi in avanti, poggiando le sue di mani sul tavolo.
Pensò che chiudere gli occhi sarebbe stato, oltre che un peccato, una dimostrazione di vergogna per quello che stava facendo e provando. Li tenne aperti, fissi su quello specchio che rifletteva tutto. Anche Manuel fece lo stesso.
Muoversi all'unisono, respirare insieme. Piangere forse.
Ciò che doveva accadere sotto quei movimenti sarebbe avvenuto. Alla luce di uno specchio, di una folata di vento che si inseriva da una finestra aperta, all'ombra di una lampada testimone silenziosa di tutto.
Manuel vedeva quel corpo sinuoso assecondare le sue spinte. Osservava quel tatuaggio. Lo desiderava a tal punto da voler sentire l'inchiostro sulle sue labbra. 
Si chinò sulla schiena di Sofia e cominciò a baciare ogni singola luna che aveva su di sé. Sentì i movimenti rallentare per poi fermarsi e la bocca del ragazzo scivolare giù per la sua schiena.
Provò quei brividi fino alla fine.
Vide dallo specchio il corpo del ragazzo rimettersi in piedi e rientrare. Lo sentì penetrare di nuovo dolcemente dentro di lei, mentre una mano del ragazzo si adagiava leggera su quel tatuaggio.
Riprese a muoversi e Sofia lo lasciò fare.
I loro sguardi si incontrarono nello specchio e non si abbandonarono più per tutto quell'atto finale. Tutto diventò più veloce, più intenso.
- Ti sei mai chiesta cosa faccia la Luna quando non la vedi? - domandò Manuel.
Sofia assaporò ogni parola prima di rispondere, come se anche quelle fossero una pratica sessuale.
- No.
- Magari fa l'amore con la Terra. Come noi ora.
- E io sono la tua Terra?
- Tu sei tutte le mie Lune. E oggi, ad ogni fase, battezzo un pezzo della mia anima a te.
- Restami dentro. In tutto. Restami dentro.
- Restami accanto - rispose lui.
E tutto si concluse in quello sguardo, in quello specchio, in quel momento di amore possibile ma non concreto.

Ci vogliono poco meno di 30 giorni alla Luna per orbitare completamente intorno alla Terra.
Ce ne vollero un po' di più a loro per cedere ad un amore importante. Con tutte le felicità, con tutte le difficoltà, con tutto il sesso che c'è.
Si assecondarono per molto tempo fino a quel giorno di Luna piena in cui, alla domanda di Sofia se ce l'avrebbero fatta, Manuel aveva risposto a lei e a se stesso "Sì. Se credi alle stelle cadenti e alle fasi lunari.. allora sì".

martedì 17 agosto 2021

MOON - PT. 1







Notte di San Lorenzo.
Credi ancora nelle stelle cadenti? E le fasi lunari? Mannaggia a quelle fasi lunari!
Questo pensò Manuel quando Sofia si alzò dalla sedia. Il vestito rosso scuro le lasciava la schiena scoperta, così da poter mostrare quel tatuaggio che, percorrendo tutta la sua spina dorsale, evidenziava le fasi lunari.
Sofia si allontanò dal tavolo e si diresse, col cocktail in mano, a bordo piscina. Evidentemente voleva restare un po' da sola.
Manuel la seguì. Di botto, di getto, senza pensarci.
Arrivata nei pressi della piscina, la ragazza cominciò a bere. Sorseggiava guardando quell'acqua come se potessero emergere da lì le risposte che cercava.
La voce alle sue spalle la fece sussultare.
- Vorrei fare l'amore con te.
Sofia si girò, guardò Manuel scioccata e domandò - Scusa?
- Sì, vorrei fare l'amore con te. Tutte le volte che ti penso, che ti vedo, che osservo il tuo corpo e quel tatuaggio.
- Hai bevuto?
- Se avessi bevuto, queste cose nemmeno te le direi.
- Allora dobbiamo rivedere i tuoi modi di corteggiare.
- Non ti sto corteggiando. Ti sto dicendo quello che sento.
- Tu sei tutto matto! - concluse Sofia andando di nuovo alla festa.
Il party continuò con musica e balli e, per tutto il tempo, Sofia fu importunata da ragazzi che provavano a conquistarla. 
Si ricordò di Manuel, di quello che aveva fatto prima. Dell'assurdità del gesto, dell'essere fuori ogni schema, dell'essersi lanciato senza paracadute. Pensò al suo essere trasparente, e tutto questo le piacque. In un mondo, in una serata di buone intenzioni e belle parole, lui aveva scelto la verità. Nuda e cruda. Pensò che, forse, le cose più belle della vita nascono così: da tutto ciò che per prima non ti piace, non accetti o semplicemente non riconosci.
Lasciò il bicchiere, che intanto era cambiato tre volte nel corso della serata, sul tavolo di vetro vicino all'angolo bar e si diresse verso Manuel che, nemmeno a farlo apposta, era vicino alla piscina. Giochicchiava con l'Iphone.
D'un tratto, si sentì tirare.
Non capì nulla, sentì solo un bacio lungo e profondo sulle sue labbra, una lingua che dolcemente scalfiva la chiusura delle sue.
Finito il bacio, Manuel restò qualche secondo ancora con gli occhi chiusi. Sentì la voce di Sofia dirgli - Vorrei fare l'amore con te.
Aprì gli occhi, guardò quella meraviglia di donna di fronte a lui e domandò semplicemente -  Credi ancora nelle stelle cadenti?

sabato 15 maggio 2021

POSATI

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Su di me, sul mio petto.
Posati.
E riposati.
E a questo gesto,
decidi tu se concedere un tempo,
o due.

lunedì 5 aprile 2021

IL MIO BUONGIORNO PIU' BELLO

 



Sei il mio buongiorno più bello.
Fatto di sorrisi e di preghiere per averti.
Sei il mio buongiorno più bello.
Quando, nervosa e imbronciata,
in silenzio mi chiedi di sostenerti.
E quando arriva la sera,
mi riempie il cuore poter pensare
a te domani.
Perché oggi sei certezza,
e nel futuro sei speranza.
Sei il mio buongiorno più bello.
E se per tutti il mattino ha l'oro in bocca,
che loro sappiano quanto è prezioso per me
dirti semplicemente
buongiorno amore mio.

mercoledì 31 marzo 2021

UN SOLO PRIMO BACIO

 

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Vorrei un solo primo bacio.
Un tuo primo bacio.
Vivere l'attesa delle tue labbra
che incontrano le mie.
L'emozione che produce
il socchiudersi dei tuoi occhi.
Essere ciechi,
per farsi guidare dalle nostre lingue
che si incontrano
e parlano nell'unico linguaggio che conoscono:
l'amore.
Vorrei un tuo bacio,
da portare in valigia
e da uscire tutte quelle volte
che ascolterò quella canzone
che parla di me,
mentre chissà dove parlerai di te
a chi non avrà orecchie per sentirti.
E nuda e cruda come la verità
mi farai male.
Perché donna sei.
E sette giorni,
senza riposarmi,
mi ricorderò di quando ti chiesi
un tuo primo bacio.
Un tuo primo bacio,
come ultimo desiderio

giovedì 4 marzo 2021

CON L'UNICO CUORE CHE HO

 

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Ti amerei con l'unico cuore che ho,
se potessi.
Che tanto i battiti degli altri
fanno eco ai miei.
Ti amerei con l'unico cuore che ho,
se potessi.
Come l'unica stella, 
con un solo braccio
attorno al collo o alla vita,
a seconda che io abbia a proteggerti
o ad amare.
E Dio solo sa,
nei destini di tutti,
a quale si avvicina il mio.
Ma ci sei tu,
perché tutto si riduce a te.
Perché, infondo, se potessi
con l'unico cuore che ho,
amerei solo te.

martedì 2 marzo 2021

Ti va se ti abbraccio?

 
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Ti va se ti abbraccio?
Soltanto un po'.
Giusto il tempo per passeggiare 
nei tuoi respiri.

Ti va se ti abbraccio?
Solo un attimo,
o per tutto il tempo
che ci vuole a farti innamorare.
Che a farti male son stati bravi tutti.

Ti va se ti abbraccio?
Una volta sola,
una che duri mille anni.
Quanti ne servono
per spiegare al mondo
il tuo mondo.

mercoledì 24 febbraio 2021

L'ASCENSORE

 
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Finita la lezione, il secchione Giampaolo prese tutto il suo armamentario di fogli, quaderni, evidenziatori, e si diresse verso l'uscita dell'aula.
L'università non era molto piena quel giorno, ma la sua solita paura dei bulli lo spinse a prendere l'ascensore che, dal quarto piano, lo avrebbe portato al piano terra.
Entrato, pigiò il bottone dove era riportato uno zero e attese l'inesorabile chiusura delle porte. 
Prima che tutto ciò accadesse, nell'ascensore entrò Maddalena. Portava con sé tutto il suo bagaglio di bellezza, femminilità e sogni d'amore riposti in lei proprio da Giampaolo.
Lei non si era nemmeno accorta della presenza del povero ragazzo che, abbassata la testa, avrebbe preferito sparire o essere bullizzato dai soliti idioti della facoltà.
Il click delle porte fu una lama nel petto del giovane. Era rinchiuso in un ascensore di capienza adatta a 12 persone e davanti a lui c'era la donna che amava da 4 anni, di spalle.
D'un tratto, però, la corsa dell'ascensore si interruppe. I ragazzi capirono di essere rimasti bloccati e Maddalena, credendo servisse a qualcosa, cominciò a pigiare convulsamente il tasto 0.
- Forse sarebbe meglio suonare l'allarme - disse timidamente Giampaolo che, come tutta risposta, ebbe solo uno sbuffo da parte di lei.
La ragazza, dopo alcuni secondi di finta riflessione, cliccò il tasto della chiamata d'emergenza. Un operatore disse loro di attendere l'arrivo della squadra di tecnici e di stare tranquilli.
Giampaolo, intanto, pensava ad un'unica cosa: era rinchiuso in un ascensore con la donna che amava. 
Lei, dandogli sempre le spalle, cominciò a mandare messaggi vocali su Whatsapp.
Questo gesto colpì profondamente il giovane. Dopotutto, che aveva fatto per essere trattato con così tanta sufficienza? L'amava soltanto!
Si sentì in colpa con sé stesso per il fatto che non si stesse difendendo.
Perciò parlò.
- Penseresti mai ad uno come me? Penseresti mai che un ragazzo del mio genere possa sognare anche minimamente di parlarti per un po'?
La ragazza, stranamente intimidita dal gesto di quello strano ragazzo, continuò a dargli le spalle, limitandosi a guardarlo tramite il riflesso sull'acciaio delle porte.
Lui, però, continuò con il suo discorso.
- Tu magari penserai Cosa vuole questo qui? Deve ringraziare se diventiamo amici!, relegandomi così ad una categoria e limitando tutte le mie possibilità. E la vita è piena di limiti, Maddalena, soprattutto di quelli che ci poniamo da soli.
La ragazza si voltò stranamente affascinata da quel gesto, mentre lui insisteva.
- I limiti più brutti non sono quelli mentali, ma quelli dell'anima. Quando releghi qualcosa o qualcuno, costringendolo a non poter realizzare nulla.
- Che vuoi dire?
- Che non mi amerai mai, perché pensi che potrei essere solo un amico. - Fece un passo in avanti - Che sei esattamente come vorrei che fosse la donna della mia vita, ed è per questo motivo che non ti avrò mai.
- Vedrai che troverai qualcuna che...
- ... certo che troverò qualcuna. Come tu troverai qualcuno. Ma non saremo noi. A prescindere da come sarebbe potuto essere o finire. Perché l'amore non si pesa dal finale, ma da tutti i passi che ti hanno portato lontano dalla partenza.
- Cosa vorresti che facessi?
- Guardami come guardi il mondo: per quello che è. Perché io guardo ben oltre il tuo aspetto stupendo. Perché guardo oltre il tuo giocare con l'anello quando sei nervosa, il tuo farti la coda prima di sederti ad un esame, del fingere uno sbadiglio per mimetizzare un pianto.
Maddalena spalancò gli occhi. Nessuno fino a quel momento l'aveva vista da quella prospettiva. Lei era solo un pezzo di carne da conquistare. Si sentì un po' in colpa per lui.
- Non devi farlo - disse Giampaolo.
- Cosa?
- Sentirti in colpa.
- Come lo sai?
- Te l'ho detto: ti guardo per quello che sei.
- E cosa sono?
- L'unica donna che vorrei. L'unica donna che mi fa credere che, anche dentro un ascensore bloccato, possa cominciare un sogno mentre il mondo reale è dall'altra parte di quelle porte.
Si guardarono negli occhi per alcuni secondi, finché di colpo l'ascensore riprese a scendere.
Le porte si aprirono e alcuni docenti videro i ragazzi all'interno.
- State bene? - domandò uno di loro.
Maddalena, senza nemmeno ascoltarlo, chiese a Giampaolo - E ora?
Lui si aggiustò gli occhiali sul naso e disse -  Vivi. Per tutte le volte che amerai senza riserve, un po' amerai anche me.
Detto questo andò via.
Qualche giorno dopo, Giampaolo prese un bel 28 e si diresse verso l'uscita.
Prese l'ascensore, ricordando con un po' di nostalgia quel bel momento con Maddalena. 
Mentre le porte stavano per chiudersi, una mano impedì all'ascensore di partire.
Era Maddalena.
Entrata, guardò fisso il ragazzo negli occhi. L'ascensore prese a scendere, finché la ragazza non pigiò il tasto con la scritta STOP.
- E se lo volessi? - domandò Maddalena.
- Cosa?
- Amare senza riserve.
- Faresti un favore a te stessa e un bene al mondo.
- E se volessi amare te senza riserva?
Giampaolo la guardò negli occhi. Era seria.
- Allora basterà solo che tu mi sorrida.
Maddalena fece un enorme sorriso e lo baciò.

Al secondo piano il professore di Diritto Commerciale Siliberti non capiva perché, quel giorno, non riuscisse a prendere l'ascensore.

venerdì 19 febbraio 2021

MESCHINA

 



Meschina.
Era la tua coscienza che dovevi calmare.
Non per amore mi chiedesti il mio umore,
ma per te stessa.

Meschina.
Cancellato da tutto,
buttato fuori come un ferro vecchio,
mi estorcesti un "sto bene"
con cui chiudere la tua valigia.

Meschina.
hai tradito non solo il mio amore,
ma l'immagine di te.
Hai messo in dubbio tutti i miei gesti,
tutti i miei pianti,
tutte le mie parole,
per darmi la certezza che fosse il tuo d'amore
a mancare.

A piè pari hai saltato sul mio cuore,
per spezzarlo.
Ed ora, che cammini a passo spedito,
verso la tua vita,
me schivo dovrai ricordare.
Mentre meschina
tu
resterai.