Seduti sul divano a baciarsi.
Per cinque minuti non avevano fatto altro che accarezzarsi e baciarsi.
Era andata tutta così la serata, fluida. Senza niente di preciso da fare, senza calcolare alcun gesto.
Sofia sentì le mani di Manuel viaggiare per tutto il suo corpo e capì che oltre il sesso ci sarebbe stato qualcosa di più.
Erano sempre stati amici, ma era pur vero che un legame attrattivo fra loro c'era sempre stato. Platonico, celebrale, d'anima.
Quella sera, però, c'era sete di realtà.
A quel pensiero, Sofia si staccò dal ragazzo, si alzò e si diresse vicino al tavolo posto dinnanzi al divano dove erano seduti. Si guardò bella e ammaliante nello specchio proprio in direzione frontale al suo sguardo. Con la mano destra fece scivolare dalle sue spalle prima una e poi l'altra bretella dell'abito.
Manuel, ancora seduto, vide quel vestito venire giù come il sipario di un gran teatro, il quale mostra la sua migliore scenografia. Vide quel corpo stupendo e quelle fasi lunari che, come una costellazione, lo conducevano al punto più sublime.
Si alzò e si spogliò dolcemente, sotto lo sguardo vigile di Sofia attraverso lo specchio. Nudo e pieno di sensazioni inspiegabili, si avvicinò alla ragazza. Le sue mani completarono l'opera di denudare la ragazza. Anche l'ultimo baluardo d'intimo venne giù. Sofia riprese a sentire le dita esplorare tutto il suo corpo, mentre la bocca del ragazzo continuava a viaggiare sul collo.
Le venne spontaneo e quasi naturale piegarsi in avanti, poggiando le sue di mani sul tavolo.
Pensò che chiudere gli occhi sarebbe stato, oltre che un peccato, una dimostrazione di vergogna per quello che stava facendo e provando. Li tenne aperti, fissi su quello specchio che rifletteva tutto. Anche Manuel fece lo stesso.
Muoversi all'unisono, respirare insieme. Piangere forse.
Ciò che doveva accadere sotto quei movimenti sarebbe avvenuto. Alla luce di uno specchio, di una folata di vento che si inseriva da una finestra aperta, all'ombra di una lampada testimone silenziosa di tutto.
Manuel vedeva quel corpo sinuoso assecondare le sue spinte. Osservava quel tatuaggio. Lo desiderava a tal punto da voler sentire l'inchiostro sulle sue labbra.
Si chinò sulla schiena di Sofia e cominciò a baciare ogni singola luna che aveva su di sé. Sentì i movimenti rallentare per poi fermarsi e la bocca del ragazzo scivolare giù per la sua schiena.
Provò quei brividi fino alla fine.
Vide dallo specchio il corpo del ragazzo rimettersi in piedi e rientrare. Lo sentì penetrare di nuovo dolcemente dentro di lei, mentre una mano del ragazzo si adagiava leggera su quel tatuaggio.
Riprese a muoversi e Sofia lo lasciò fare.
I loro sguardi si incontrarono nello specchio e non si abbandonarono più per tutto quell'atto finale. Tutto diventò più veloce, più intenso.
- Ti sei mai chiesta cosa faccia la Luna quando non la vedi? - domandò Manuel.
Sofia assaporò ogni parola prima di rispondere, come se anche quelle fossero una pratica sessuale.
- No.
- Magari fa l'amore con la Terra. Come noi ora.
- E io sono la tua Terra?
- Tu sei tutte le mie Lune. E oggi, ad ogni fase, battezzo un pezzo della mia anima a te.
- Restami dentro. In tutto. Restami dentro.
- Restami accanto - rispose lui.
E tutto si concluse in quello sguardo, in quello specchio, in quel momento di amore possibile ma non concreto.
Ci vogliono poco meno di 30 giorni alla Luna per orbitare completamente intorno alla Terra.
Ce ne vollero un po' di più a loro per cedere ad un amore importante. Con tutte le felicità, con tutte le difficoltà, con tutto il sesso che c'è.
Si assecondarono per molto tempo fino a quel giorno di Luna piena in cui, alla domanda di Sofia se ce l'avrebbero fatta, Manuel aveva risposto a lei e a se stesso "Sì. Se credi alle stelle cadenti e alle fasi lunari.. allora sì".

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