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sabato 28 settembre 2019

LA STORIA SENZA FINE

Roberta odiava il suo cuscino.
Roberta odiava la sua stanza, il suo letto, il suo armadio. Roberta, insomma, odiava tutto quello che al suo risveglio stava osservando attorno a lei.
Odiava tutto perché tutto le faceva pensare a lui. Eppure lui, in quella stanza, non c'era mai entrato.
E proprio questa cosa la innervosiva. Lui là dentro non ci aveva mai messo piede, ma, stranamente, la mente della ragazza le faceva sentire l'odore della sua pelle, il profumo delle sue labbra. Quel cuscino, quel lenzuolo, quel materasso dove ora si girava e rigirava, le facevano sentire il peso di quell'assenza. L'assenza di quell'uomo. Perché, di tutto quello che si può chiedere ad un essere umano maschio, la caratteristica dell'essere uomo è sempre la più importante. Dopotutto, un uomo si compone di molteplici cose, di molteplici sfaccettature. Di tanti piccoli frammenti di qualità e di difetti. Nella bilancia del corteggiamento o della scelta, ognuno di noi sceglie, pondera e valuta tutte queste componenti per decidere.
Il suo essere uomo, il suo essere così maledettamente uomo.
Accidenti a lui e a dov'è ora pensò. Avrebbe voluto pensarlo in dialetto, perché come si sa il dialetto rafforza il concetto. Ma maledisse anche se stessa perché il suo dialetto lei non lo conosceva. Sapeva qualche parola qua e là, ma nulla più.
I suoi pensieri erano stati interrotti. La sua metodologia perfetta di sostituire una idea con un pensiero che la tormentava si era concretizzata ancora.
Non si poteva distrarre. Per nulla al mondo. Lei non era tarata per distrarsi. Lei non era fatta per distrarsi.
Lei era altro, tutt'altro dalle donne del mondo. Né  di più né di meno. 
Semplicemente era altro. E, come altro, doveva comportarsi in maniera diversa. Tutto qua.
Doccia? si domandò.
La promessa che da sempre la doccia porge, ovvero quella di poter lavare di dosso ogni negatività, fu talmente allettante che Roberta ci si aggrappò con tutta se stessa. Come si era aggrappata ad ogni cosa della sua vita: lo studio, la laurea, il lavoro.
E doccia sia! pensò. Anzi, convenne. Perché nel suo mondo c'era solo questo: decidere, valutare.
Si alzò dal suo letto e si diresse nel bagno che, per le dimensioni del suo corpo, sembrava essere gigante.
Guardò il suo corpo riflesso nello specchio lungo e verticale che aveva appeso volontariamente in bagno. Osservò ogni parte del suo corpo nudo. Era magra, con un bellissimo corpo, con gli occhi grandi che sapevano catturare.
Aveva imparato ad accettarsi con ironia. 
E con quella ironia si era saputa far amare.

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