(fonte: qui)
Il giorno in cui Antonio pianse dal dolore, Susanna non si presentò.
Non tornò nemmeno a casa la notte per accertarsi se lui fosse ancora in buone condizioni o se avesse bisogno di conforto.
Il nulla.
Come se non fosse mai esistito.
Susanna tornò il giorno dopo.
Lo trovò in salone, vestito e sfatto in volto. Gli occhi rossi e ancora pieni di lacrime.
Lei capì immediatamente e, perciò, esordì dicendo - Dovevo scegliere fra rispettare me stessa o te. E ho scelto me. Puoi biasimarmi? -.
- No, non ti biasimo. Ma ti condanno.
- Per cosa? Per aver cercato la mia felicità?
- E qual è la tua felicità? Ciò che due sere fa chiamavi amore e ora è nulla o ciò che non ha fondamento ed ora occupa la tua mente?
- La tua è invidia, una delle tue solite emozioni momentanee.
- La mia è rabbia, è dolore. Cosa che prova solo chi ama. Ognuno di noi, nella sua vita, commette sbagli. Ma il crimine più grande è far soffrire chi prima avevamo detto di amare. Perché, anche quando tutto è finito, quando ogni cosa come per te è dimenticata, ebbene chi soffre merita almeno una volta un come stai o un aiuto. Almeno la prima notte. Perché la prima notte di dolore è quella che ferisce l'anima, poi il dolore sale fino alla mente e ai ricordi. - (respiro) - La prima notte di dolore tocca il cuore con dardi infuocati che bruciano, tramutando tutto in polvere. Ma ti tornerà tutto mia cara. Tornerà a te.
- Mi stai minacciando per caso?
- No. Ti sto solo avvertendo. Perché tutto torna. E il dolore procurato agli altri conosce le sue vie. Il male, come i cani, sa sempre la strada di casa -.
Detto questo, Antonio cominciò a piangere, si voltò e andò in camera.
Susanna attese qualche minuto. Poi decise di andare via di casa.
Non si videro più.
Ma lei lo pensò spesso.
Soprattutto nella sua prima notte di dolore.
Gli riconobbe la sofferenza provata e si scusò.
Si scusò perché il dolore è sempre perfetto.
E in quella perfezione ogni uomo sa conoscere i propri limiti.

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