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Cristina restò lì.
Odiava quei momenti in cui lo vedeva ferito.
Eppure, per lei era tutto così facilmente comprensibile. Aveva gridato "Mi ama". Bastava capirlo da lì, che ci vuole?!
Perché gli innamorati hanno bisogno della platea, del palcoscenico? A che serve tutto quel rumore, se l'importante è che il fuoco d'artificio ti scoppi in petto?
- Ti ricordi l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore? - gridò la ragazza sperando di raggiungerlo.
Francesco si voltò, la guardò e alzò entrambe le braccia per poi farle cadere pesantemente sui fianchi.
Cristina capì che era un gesto che la esortava a continuare.
- Quella sera mi hai detto ti amo semplicemente guardandomi negli occhi. Eri sopra di me, hai smesso di muoverti, mi hai guardato e mi hai baciato tre volte. Lentamente. Tre volte come le sillabe del ti amo.
- E con questo?
- E con quello ho capito tutto senza dovertelo far ripetere. Perché in amore le cose ripetute diventano come le campane delle chiese. Suonano, fanno rumore, ma nessuno capisce l'orario.
- Quindi siamo normali?
- No, non lo siamo. Non lo siamo per il semplice fatto che non ci ripetiamo. Noi ci distruggiamo e ci ricreiamo tutte le volte. E ogni volta amiamo una parte diversa di noi.
- Lasciamene amare una.
- Quell'una l'ho consegnata a lui.
- E io cosa ho? Cosa dovrebbe accontentarmi?
- Quello che hai visto prima: che ad ogni aereo che vedo in cielo grido "Mi ama!" pensando all'unica persona di cui voglio l'amore: tu.
- Ti chiederò di sposarmi in aeroporto allora.
Cristina sorrise. Voleva baciarlo, ma sapeva controllare i suoi desideri.
- L'hanno già fatto. Devi essere più innovativo.
Si sorrisero.
Un aereo passò in quell'istante creando una bellissima scia bianca nel cielo.
Francesco la vide e gridò con tanta forza - MI AMA!
Cristina lo guardò, si commosse e, con una semplicità che le partì direttamente dal cuore, rispose - Sì Francesco...... ti ama.

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