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- Ti manco un po'?
Questa domanda è davvero inopportuna, pensò Penelope che fumava direzionando il fumo della sigaretta fuori dal finestrino.
- Ti manco sì o no? - insistette David sdraiato sul sedile accanto.
Ricevere una domanda del genere, dopo aver finito di fare sesso, Penelope lo reputò profondamente seccante. Soprattutto perché la risposta era sì e questo non glielo voleva proprio dire.
- E' necessario che risponda? - domandò la ragazza.
- Sì
- Ti sembra il momento? E poi, se ogni volta va così, allora è il caso che non ci vediamo più.
- E allora non vediamoci più.
- Va bene.
Si rivestirono e tornarono a casa.
Sdraiata sul letto, Penelope sapeva che da lì a poco sarebbe arrivato il messaggio di David. Ma, stranamente, non arrivò. Si sarà addormentato pensò. Fatto questo pensiero, si mise a dormire.
Passarono settimane e Penelope decise di riscrivere a David per incontrarsi, come facevano sempre.
Messaggio visualizzato, ma nessuna risposta.
Questo la colpì.
Non si erano mai allontanati del tutto, né quando si erano lasciati né quando avevano deciso di concedersi dei benefici dalla loro amicizia.
Questo la colpì molto.
Perché ora, quel silenzio che lei aveva perpetuato per tutto quel tempo, se lo ritrovava addosso come una coperta troppo lunga. Troppo ingombrante.
Contro tutti i suoi dictat, ci riprovò di nuovo. Inviò il simbolo che era il loro messaggio in codice: l'emoticon del lucchetto aperto. La prassi voleva che, a quel messaggio, David avrebbe dovuto rispondere con l'emoticon del lucchetto chiuso. Il resto veniva di conseguenza. Lui andava a prenderla 40 minuti dopo. Ed erano ognuno per loro. In quel frangente, come quel lucchetto, erano chiusi per tutti. Solo loro. Soli. Loro. Nessun altro.
Ma nulla. Ancora quel silenzio che ora le fischiava nelle orecchie come sibilo di proiettile.
Si rigirò nel letto tutte le sere Penelope, ripetendo a gran voce le parole che non aveva detto. Le scandiva a tempo del suo cuore, della sua rabbia, della sua ferita.
Ma le diceva ad una stanza vuota.
Quelle notti continuarono finché una domenica Penelope lo vide passeggiare con una ragazza. Guardò lei e la trovò normale, troppo normale. Ma le sembrò anche perfettamente in linea con lui. Ridevano così tanto, in una maniera così bella che sentì le sue parole, quelle parole che non aveva mai detto, ormai inopportune. O semplicemente tardive.
Sentì un click nel petto. Quel rumore che si sente quando finalmente liberi il tuo cuore. Quando un ostacolo non è più un ostacolo, ma un modo per saltare più in alto.
Lo sentì correre quel cuore ora Penelope, più della sua lingua in quelle notti di stelle coperte come le sue sillabe.
Quella stessa sera guardò quel lucchetto aperto, rimasto orfano di risposta. E due minuti dopo vide il miracolo.
- Ti ho vista - scrisse lui.
- Ti devo parlare - rispose lei.
- Finalmente!
- Devo parlarti.
- Fra 40 minuti.
L'orologio segnava le due di notte. Il loro solito orario.
(Continua)
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