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martedì 28 febbraio 2017

A ferro e fuoco - pt. 8

Nel buio e nel silenzio della pineta vicino alla città, tutto fu portato a termine.
Finito di occultare il cadavere, nelle modalità che aveva sempre utilizzato sin da quando lavorava con Vito Battaglia, Giovanni si asciugò la fronte con un fazzoletto di stoffa che aveva nella tasca della giacca. Ormai era diventato troppo vecchio e troppo grosso per continuare a fare quelle cose. Bisognava lasciare il campo a forze fresche, ma non riusciva a fidarsi di nessuno. Avrebbe voluto tanto riuscirci. Avrebbe significato passare il resto della sua vita in tranquillità.
A quella parola, però, un brivido di freddo gli percorse tutta la schiena. Ma non ebbe il tempo di realizzare la sua paura, che quella gli si presentò davanti in tutta la sua magnificenza e nel corpo peggiore che potesse usare.
I fari della bellissima Mercedes-Benz accecarono Giovanni che, per capire cosa stesse accadendo, si portò la mano destra davanti agli occhi.
Vide la portiera posteriore destra aprirsi e un uomo imponente scendere. La sua corporatura massiccia era avvolta da un bellissimo cappotto, mentre sulla testa adagiava un Borsalino meraviglioso.
L'uomo chiuse la portiera e in quell'attimo l'auto fu spenta dal conducente, mentre i fari continuavano a illuminare la scena.
L'imponente figura prese dalla tasca interna un tubicino e, svitatone il tappo, estrasse un profumatissimo sigaro che portò alla bocca.
- Hai da accendere Giovanni? - chiese l'uomo.
- Don Carmelo! - esclamò Giovanni terrorizzato.
- Cominciamo già a rispondere male. Ho chiesto se hai da accendere, non il mio nome -.
- Sì, sì, certo - e detto così Giovanni, in maniera impacciata, prese l'accendino dalla tasca e andò verso Don Carmelo.
La paura, che gli faceva tremare le mani, gli rese impossibile il gesto, tanto che Don Carmelo dovette prendergli l'accendino dalle mani e fare da sé.
- Allora Giovanni, spiegami un po' - riprese Don Carmelo nel buio della pineta.
L'uomo sapeva che era inutile mentire alla persona che aveva davanti.
- Non ho avuto il tempo di fare nulla Don Carmelo. E' entrato, è andato verso lo studio e lo ha ammazzato. Tutto in una frazione di secondi -.
- Ma lui ha chiesto il Jack Daniel's e tu sai che significa quando Vito Battaglia ordina quel whiskey -.
- Non pensavo che... -
- Non pensavi? - disse alzando la voce Don Carmelo avvicinandosi a lui mentre con un movimento brusco gettò il sigaro per terra per poi prenderlo dalla gola.
- Don Carmelo la prego. Io non centro nulla in questa storia - rispose Giovanni con voce strozzata.
- Sì invece. L'uomo che ora hai sepolto per conto del tuo padrone appartiene a me e io lo avevo messo là per gestire un posto dove quel Battaglia aveva portato solo casini e violenza. E ti avevo detto di non darmi fastidio e non mettermi i bastoni tra le ruote -.
- La prego Don Carmelo, farò qualunque cosa -.
- Perché è qui? - domandò il boss lasciando la presa e allontanandosi di qualche passo da quell'uomo che, per la paura, aveva preso a sudare abbondantemente emanando anche un odore sgradevole.
- Non lo so. So solo che si è ripreso quel biliardo perché è il suo. Non vuole nemmeno avere a che fare col progetto di Peppe il Bianco -.
- Il progetto di Peppe il Bianco? - domandò curioso Don Carmelo.
- Sì - rispose sempre più terrorizzato Giovanni.
- E di che progetto si tratta? - chiese il don.
- Parlavano di... -.
La frase non ebbe conclusione. Un fragore veloce e forte si spense nel corpo di Giovanni che cadde pesantemente al suolo. Don Carmelo restò immobile a guardare il corpo di quell'uomo rovinare al suolo senza vita. Immediatamente la guardia del corpo si parò davanti a Don Carmelo che, con una calma gelida, disse - Tranquillo, per il momento non sono io il bersaglio - e detto questo guardò in direzione del punto in cui era convinto fosse arrivato il proiettile.
A giocare ogni giorno con la morte, Carmelo aveva imparato a riconoscere il momento in cui arriva per sorriderti.
- Cosa vuole che faccia Don Carmelo? - domandò la guardia del corpo con la pistola in mano e intenta ad osservare ogni punto della pineta.
- Chiama Mauro e digli di mandare qualcuno qui. Poi fai portare il corpo a Vito Battaglia - disse il boss avvicinandosi alla portiera da dove era sceso ed aprendola.
- Ma così penserà che lo abbiamo fatto noi per essere pari! - esclamò il giovane.
- No mio caro. Noi siamo il banco. E nei giochi, quando il risultato è di pareggio, il banco vince -. Detto questo Don Carmelo si accomodò nella lussuosa Mercedes.
La portiera si chiuse con un rumore secco. Nella stessa maniera si era appena chiusa la vita di un uomo di nome Giovanni.
La guardia del corpo chiamò Mauro dal cellulare che aveva in dotazione. Riferì quanto dettogli da don Carmelo. Poi accese l'auto e manovrò per andare via da lì.
- E' strano comunque - disse don Carmelo guardando fuori.
- Cosa signore? - domandò l'autista.
- Sparare in questa maniera avventata, senza silenziatore e col rischio di farsi arrestare o scovare. Non è roba da professionisti. Evidentemente qualcuno aveva un conto con Giovanni Santanastasia, oppure voleva che io sapessi o capissi qualcosa -.
- In effetti - replicò la guardia del corpo.
Don Carmelo portò le labbra avanti mentre continuava a guardare dal finestrino.
Un ragazzo in tuta correva, una bellissima automobile andava via.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.


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