Quella mattina una bellissima BMW X5 bianca si fermò davanti alla sala biliardo che, stranamente, non aveva più quell'insegna così moderna.
Il conducente dell'auto, un uomo curato e con uno stile impeccabile, non si fece molti problemi nel parcheggiare il mezzo con due ruote sul marciapiede.
Entrò spedito nel circolo, come se conoscesse benissimo quei luoghi e sapesse come muoversi.
Andò dritto nello studio dietro il bar.
Arrivato, trovò la porta aperta e Vito Battaglia seduto dietro la scrivania intento a riorganizzare il vano secondo il suo stile.
- Black Jack di nuovo fra noi! Che onore. - disse l'uomo in giacca, camicia e cravatta.
Vito Battaglia, senza nemmeno alzare lo sguardo, rispose - Solo una persona in questa città può avere questa voce di cazzo. E quella persona è... -.
-... Io - aggiunse l'altro.
- Tu, sì. Che diavolo vuoi Giuseppe? Come fai a sapere che ero qui? - domandò seccato Vito.
- Hai sempre fatto l'errore di sottovalutarmi Black Jack - rispose tranquillamente Giuseppe De Angelis, conosciuto più come "Peppe il bianco".
Era un uomo sulla quarantina, in forma e ben curato. Vestito sempre in maniera elegante, era una persona di spicco in città. Laureato in medicina, doveva il suo soprannome proprio ai suoi studi: aveva ucciso molte persone seguendo i dettami della chirurgia e da lì il richiamo al camice e alla sua facoltà. Aveva cominciato presto ad ammazzare Peppe e ancor più in fretta aveva capito che le persone potevano essere uccise anche senza sporcarsi le mani, ma maneggiando i soldi. Per questo aveva allacciato amicizie potenti ed ora era a capo della più grossa clinica della regione. Ma non aveva mai abbandonato il suo primo amore: uccidere.
Era completamente diverso da Vito Battaglia. Black Jack era il classico rocker da strada. Amava i giubbotti di pelle e le sigarette. Beveva solo birra e whiskey. Aveva pochissima pazienza e pessimi modi, cose che invece contraddistinguevano l'altro. Giuseppe adorava la musica classica, vestiva Armani e Valentino, non fumava e beveva. E la sua pazienza era direttamente proporzionale al dolore che avrebbe inflitto.
- Che vuoi Peppe? - chiese Vito.
- Ho bisogno di una mano per un gran bel progetto -.
- Che progetto? -.
- L'acquisto di una azienda -.
- Una azienda? E quale? -.
- L'Italiana Ferri e Derivati SpA -.
- Stai scherzando? - domandò ironico Vito.
- Quando parlo di soldi non scherzo mai - replicò Giuseppe.
- Fammi capire: io torno qua anni dopo i casini che ho combinato, tu entri un giorno qualunque e mi dici che vuoi comprare una delle più grosse aziende del paese? Ti sei dimenticato chi c'è dietro alla Italiana Ferri Pe'? C'è Don Carmelo! -.
- Ancora quel vecchio?- domandò stizzito Giuseppe.
- Quel vecchio comanda da più di quarant'anni. Un motivo ci sarà -.
- Don Carmelo è una delle cose che meno mi interessa e preoccupa -.
- A me preoccupa invece -.
Giuseppe prese Vito dalla testa e con forza gliela sbattè contro la scrivania. Lo tenne in quella posizione per tutto il tempo che parlò.
- Senti brutto figlio di puttana, forse non hai capito una cosa importante. Tu sei in debito con me. Quando hai fatto tutto il macello e ucciso quel tizio per riprenderti tremila euro di merda, chi ti ha salvato? Don Carmelo? AH? Sono stato io Black Jack e io sono il tuo lasciapassare per restare in questa bettola di merda a fare finta di essere il capo. Ora ascoltami bene - e detto questo tirò fuori con l'altra mano un bisturi che puntò sulla gola di Vito. - Tu mi aiuterai a prendermi quell'azienda, e con la clinica saremo padroni di tutta sta città. E sai perché lo diventeremo? Perché muoveremo i fili delle vite di tutti. Se muoiono di fame verranno a chiedere lavoro a noi e se muoiono per malattie verranno nella mia clinica che è l'unica specializzata. Faranno tutto quello che vogliamo noi - disse Giuseppe ridendo.
- A me preoccupa invece -.
Giuseppe prese Vito dalla testa e con forza gliela sbattè contro la scrivania. Lo tenne in quella posizione per tutto il tempo che parlò.
- Senti brutto figlio di puttana, forse non hai capito una cosa importante. Tu sei in debito con me. Quando hai fatto tutto il macello e ucciso quel tizio per riprenderti tremila euro di merda, chi ti ha salvato? Don Carmelo? AH? Sono stato io Black Jack e io sono il tuo lasciapassare per restare in questa bettola di merda a fare finta di essere il capo. Ora ascoltami bene - e detto questo tirò fuori con l'altra mano un bisturi che puntò sulla gola di Vito. - Tu mi aiuterai a prendermi quell'azienda, e con la clinica saremo padroni di tutta sta città. E sai perché lo diventeremo? Perché muoveremo i fili delle vite di tutti. Se muoiono di fame verranno a chiedere lavoro a noi e se muoiono per malattie verranno nella mia clinica che è l'unica specializzata. Faranno tutto quello che vogliamo noi - disse Giuseppe ridendo.
- E io che dovrei fare? - domandò Vito con la voce soffocata dal dolore che provava alla testa.
A quella domanda, Giuseppe lasciò la presa e fece rifiatare Black Jack. Aveva capito che l'uomo si era messo in riga. Rimise nella tasca il bisturi e si aggiustò la giacca e il nodo della cravatta. Poi riprese a parlare.
- Mi servono delle persone per alcuni lavoretti e delle attività di copertura -.
- Che ci guadagno? - domandò Vito toccandosi la testa.
A quella domanda, Giuseppe lasciò la presa e fece rifiatare Black Jack. Aveva capito che l'uomo si era messo in riga. Rimise nella tasca il bisturi e si aggiustò la giacca e il nodo della cravatta. Poi riprese a parlare.
- Mi servono delle persone per alcuni lavoretti e delle attività di copertura -.
- Che ci guadagno? - domandò Vito toccandosi la testa.
- Una gran bella fetta della torta. Non posso gestire tutto da solo. Sono un tipo brillante, ma anche io ho i miei limiti - disse sorridendo Giuseppe.
- Ci devo pensare. Sono tornato da poco e ho già fatto casini. Ho tutti addosso, mi serve tempo -. Vito sapeva bene che non bisognava fidarsi di quell'uomo e al momento l'unica cosa che si poteva fare era rimandare la risposta.
Giuseppe portò le labbra avanti poi disse - Va bene, mi rifaccio vivo io allora. Ma tanto so già la tua risposta. Conosco bene la tua espressione quando ti convinco Black Jack -.
Detto questo, il Bianco andò verso la sua auto lasciando Vito nei suoi pensieri.
Quest'ultimo si accese una sigaretta e bevve un bicchiere di Jack Daniel's. "Dannato pezzo di merda" pensò.
Quest'ultimo si accese una sigaretta e bevve un bicchiere di Jack Daniel's. "Dannato pezzo di merda" pensò.
Giuseppe seduto in macchina controllò la sua agenda. Dopo aver letto quello che gli interessava, accese l'auto e si guardò nello specchio retrovisore per darsi un'ultima sistemata.
Osservò sulla sua sinistra per immettersi nella strada e vide un operaio con addosso la tuta della Italiana Ferri e Derivati SpA.
"Con le spalle al muro, un uomo non trova differenza fra stare in verticale o in orizzontale." pensò spietato Giuseppe. "Fa differenza solo per chi decide il punto di vista da cui guardarlo" e, fatto questo pensiero, accellerò e si allontanò dal circolo.
Quel povero operaio entrò a casa e salutò la moglie e i figli. All'interno della sua casa la radio lasciava andare le note e le parole di una canzone di Domenico Modugno.
Amara terra mia, amara e bella.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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