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domenica 19 febbraio 2017

A ferro e fuoco - pt. 6

Quando bussarono alla porta dello studio nella sua villa personale, don Carmelo sapeva già tutto.
Avere i capelli bianchi, alle volte, aveva i suoi lati positivi. Non si restava in cima per fortuna, ma per abilità.
Quando aveva cominciato la sua attività, partendo da umile fruttivendolo, non aveva mai lasciato nulla al caso. Era sempre stato attento ad ogni particolare o avvenimento.
Proprio questa sua capacità di calcolo lo aveva portato a fare sempre di più carriera fino ad arrivare ad essere il proprietario di una della maggiori realtà economiche.
Anche quell'anno, il 2011, aveva di nuovo visto lui padrone incontrastato di quella città e forse di quella regione.
La porta si aprì e nello studio fece il suo ingresso Mauro Di Stani, il suo braccio destro.
- Buongiorno don Carmelo -.
- Buongiorno Mauro -.
L'uomo, vestito in maniera sobria, curato anche nel taglio di capelli, si andò a sedere davanti a lui. Don Carmelo vide il suo volto e lo vide liscio e pulito. Da buon uomo vecchio stile, odiava la barba ed esigeva che davanti a lui ogni persona dovesse essere impeccabile.
- Allora Mauro, raccontami di Vito Battaglia - esordì don Carmelo.
- Non sapevo fosse già informato - rispose l'uomo un po' sorpreso.
- Le piccole città hanno il beneficio della celerità delle informazioni -.
- E' di nuovo qui e non ha atteso nemmeno 24 ore per far danni. A quanto so, è tornato a prendersi il "Strike and Pull", il biliardo che era suo e che stava gestendo Vincenzo Salgari. Pace all'anima sua -.
Sull'ultima frase, il viso di don Carmelo si contrasse in una smorfia di indignazione. Conosceva la crudeltà e la violenza gratuita di cui era capace Vito Battaglia. Lui non la tollerava. Pur essendo arrivato in cima con metodi poco ortodossi, aveva sempre preferito usare i soldi come arma. La morte era una merce di scambio pericolosa e poco conveniente. In più, disturbava troppe figure.
- Si è stabilito lì e lo gestisce di nuovo come se fosse il suo - finì Mauro.
- Sapevo che l'avrebbe fatto il giorno in cui sarebbe ritornato - disse don Carmelo accendendo un sigaro.
- Cosa glielo faceva credere don Carmelo? -.
- Vito Battaglia è un cane piccolo. E quella tipologia di animale protegge le sue piccole cose -.
- Comunque non è Vito Battaglia che mi impensierisce. Ciò che mi preoccupa è Giuseppe De Angelis che gli gira attorno di nuovo -.
- Giuseppe Il Bianco? -.
- Sì -.
- Ah però! - esclamò don Carmelo mentre inspirava profondamente dal sigaro.
- Non riesco a capire cosa li abbia riuniti - disse Mauro.
- Cambia poco per noi. La logica è quella che conta. La questione è semplice: lui è un pastore e il pastore non può sacrificarsi per una singola pecora, quindi cerca aiuto. Vito, dal canto suo, è un cane randagio e si sa che i cani randagi non hanno padrone, ma vanno dietro a chi dà loro da mangiare -.
- Cosa facciamo ora don Carmelo? -.
- Attendere. I furbi hanno il limite di dimostrare la loro furbizia -.
- Quindi aspettiamo che facciano qualcosa? -.
- Sì. Attendi che abbaino. Poi prepara la ciotola e il guinzaglio -.
Don Carmelo spense il sigaro.
Sapeva da sempre che se la morte creava martiri e vendette, il rigore e la perentorietà creavano sudditi e potere.

Il giorno dopo, Mauro si ripresentò nello studio di don Carmelo.
- Stasera. Come sempre: Giovanni Santanastasia -.
Don Carmelo sorrise e poi rispose - Fai preparare la macchina, stasera abbiamo da fare -.
L'automobile quella sera si fece trovare all'interno del giardino della villa. Alla guida vi era come sempre la sua personale guardia del corpo.
Don Carmelo entrò nella vettura dalla parte posteriore destra e, con un cenno della mano, invitò il conducente a partire.
- Hai saputo dove si trova? - domandò poi don Carmelo.
- Si don Carmelo -.
- Bene -. "I furbi hanno il limite di dimostrare la loro furbizia" pensò.
La macchina nera scivolò sull'asfalto anonima e bellissima.
Arrivata nel punto stabilito, i fari illuminarono tutta la scena.
- Spegni la macchina, ma lascia le luci accese - ordinò il boss.
Era tempo di dare un segno.
E don Carmelo di segnali ne sapeva dare di forti.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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