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sabato 4 febbraio 2017

A ferro e fuoco pt. 3

La chiave girò nel blocchetto d'accensione.
Il cruscotto della Fiat Grande Punto grigia si illuminò e, dopo che alcune spie furono spente, Francesco mise in moto l'auto per dirigersi verso casa dei suoceri.
La radio si accese e avviò la riproduzione degli mp3 contenuti nella pennetta usb. Partì un brano di Bruce Springsteen ma, tramite i comandi al volante, Francesco cambiò canzone.
Fu la volta di Elvis Presley. Qui il ragazzo lasciò che la musica avanzasse nella sua esecuzione. Adorava Elvis, lo aveva sempre ammirato. Quando lo ascoltava, tantissimi ricordi gli ritornavano alla mente, come anche la voglia di cantare.
Cullato dall'interpretazione del Re di "It's now or never", esecuzione americana della celebre "O' sole mio", Francesco procedeva tranquillo per la sua strada.
Sentì il suo cellulare squillare. Odiava parlare al telefono mentre era alla guida di un veicolo, ma stranamente in quel momento qualcosa gli sembrò diverso. Come se avesse dovuto per forza rispondere a quella telefonata.
Sul display lesse Avv. Leopoldi. Sfiorò col dito l'icona verde e aprì la conversazione.
- Avvocato carissimo, come sta? -.
- Avvocato sarà lei - rispose scherzando Livio Leopoldi.
Era stato il suo dominus durante il praticantato legale, ma sin da subito era diventato anche un grande amico. Era inoltre il suo legale di fiducia e lo aveva anche difeso in alcuni procedimenti.
- Magari fossi avvocato! - replicò Francesco che poi aggiunse dopo una breve risata - Hai bisogno di qualcosa? -.
- No Francesco grazie. Solo vorrei passassi nel pomeriggio dallo studio. Mi sembra opportuno chiacchierare con te di una cosa -.
- Certo! Ora sto andando dai miei suoceri. Sai, oggi è il compleanno di mia figlia, quindi passiamo del tempo con lei in famiglia. Dovrei liberarmi per le diciotto. Se per te non è un problema, passerò per quell'ora -.
- Va benissimo, anche perché ho degli atti da scrivere e prima delle venti non penso proprio di andar via da qui -. Livio si schiarì la voce poi continuò - Per caso hai voglia di scrivermi qualche atto? Roba semplice ovviamente -.
- Come potrei dirti di no -.
- Sei il miglior praticante che ho Francé - disse ridendo l'avvocato.
- Sono l'unico praticante che hai avuto Livio -.
- Appunto! Uno, ma validissimo. Ci vediamo più tardi -.
- A dopo - e detto questo chiuse la conversazione.
Arrivato presso la casa dei suoi suoceri, Francesco trovò subito parcheggio e, entrato nel portone dopo aver citofonato, salì le due rampe di scale che servivano per arrivare all'abitazione dei genitori di Aria.
Il pomeriggio passò serenamente festeggiando la piccola Stefania e chiacchierando in famiglia.
Verso le diciotto, Francesco si presentò puntualissimo allo studio di Livio Leopoldi.
L'avvocato lo fece accomodare nella sua stanza e chiuse la porta alle sue spalle.
- Quando chiudi la porta vuol dire che la cosa è molto importante - disse Francesco.
- Oltre che importante, è davvero seccante - rispose Livio.
- Di che si tratta? -.
Livio si accese una Chesterfield blue e inspirò profondamente. Il gesto non piacque tantissimo a Francesco. Sapeva bene che, quando il suo dominus effettuava quei piccoli movimenti, significava che era nervoso e parecchio turbato.
- Ti dico solo due parole, anzi un nome e un cognome ad essere più precisi - disse Livio dopo aver buttato fuori il fumo dalla bocca.
- Sentiamo -.
- Vito Battaglia -.
Al suono di quel nome Francesco provò un brivido di paura mista a rabbia. Ricordava benissimo quell'uomo che tanto male gli aveva fatto nel passato recente. Il corpo asciutto e muscoloso di Francesco fu scosso da un brivido che gli percorse tutta la spina dorsale.
- Quindi? - domandò il ragazzo dopo aver deglutito la saliva.
- A quanto ho saputo, domani ritornerà in città. Chi me lo ha detto è un amico dei falchi. Quella gente come puoi ben immaginare, ha sempre gli occhi puntati addosso. Il problema è che quelli come lui hanno purtroppo sette vite e, francamente, non so a quale numero sia arrivato lui. Di certo quella passata non era l'ultima -.
Detto questo, Livio Leopoldi si grattò il mento e si lasciò cadere sullo schienale della sua poltrona. Francesco, intanto, tamburellava con le dita sulla scrivania dell'avvocato.
- Perché mai starà ritornando? Aveva fallito con i suoi affari e doveva sparire da questa città -.
- Evidentemente ha altri affari o più semplicemente le acque si sono calmate e sta venendo a riprendersi il suo posto qui -.
I due rimasero in silenzio per alcuni secondi, ognuno preso dai suoi pensieri.
Dopo un po' Francesco si fece coraggio e, guardando Livio, chiese - A che pensi? -.
L'avvocato, dopo aver spento la Chesterfield nel posacenere, disse semplicemente - A te -.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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