Il treno arrivò a destinazione.
Stranamente, per essere il sud Italia, non portava nemmeno un minuto di ritardo.
L'uomo pelato e magro scese dal vagone. Indossava una giacca di pelle nera, jeans blu, camicia bianca e occhiali da sole. Sceso dalla carozza, si guardò intorno. Teneva stretta accanto a sé una grossa custodia per chitarra. La stringeva quasi fosse il tesoro più importante al mondo.
Mise la mano nella tasca anteriore destra del jeans e prese il pacco di sigarette. Lo portò alla bocca e con un movimento delle labbra ne estrasse una. Posò il pacchetto nella tasca di appartenenza e con la mano sinistra prese lo Zippo dal giubbotto. Con un movimento rapido sbattè l'accendino sulla parte laterale esterna del jeans e ritirandolo sù fece in modo che si accendesse.
Inspirò profondamente, sputò con rabbia della saliva per terra e si guardò nuovamente intorno.
"Tanti anni lontano per poi vedere che non cambia mai un cazzo. E' davvero casa mia qui. Tutto si muove e tutto resta uguale".
Prese la custodia della chitarra e si diresse verso l'uscita della stazione. Non si aspettava certo di trovare qualcuno che gli desse il benvenuto. Forse, in fin dei conti, nemmeno avrebbe voluto trovarlo.
Uscito, si mosse a passo deciso verso un taxi parcheggiato lì vicino. Aprì il bagagliaio dell'auto senza nemmeno salutare l'autista poggiato sulla parte laterale sinistra del mezzo e posò la custodia della chitarra al suo interno. Chiuse e si andò a sedere sui sedili posteriori.
L'autista, stranito, si sedette al posto di guida e, come ebbe chiuso la sua portiera, sentì la mano dell'ospite toccargli la spalla destra e consegnarli un bigliettino.
- Conosci questa via? - domandò il cliente mentre con l'indice destro si lisciava la lunga striscia sottile di baffi che incorniciava il suo labbro superiore.
- Sì, conosco questo posto - rispose preoccupato il tassista.
L'uomo prese dall'interno del suo giubbotto il suo portafogli e, dopo averne estratto una banconota da 50€, la lanciò al conducente aggiungendo solo la parola - Vacci! -.
Non sapeva se la sua attività avesse cambiato nome, perciò l'unico modo per arrivarci era dare la via esatta.
Il taxi scivolò per le vie in tutta calma. Dopotutto, in città, quei mezzi erano davvero utilizzati poco.
La macchina si fermò dinnanzi ad una sala biliardo. Non aveva certo un bell'aspetto anche se l'insegna, a discapito dell'ingresso, sembrava essere più nuova e con un look decisamente più accattivante.
L'uomo scese dall'auto, prese il suo unico bagaglio e diede un colpo al cofano posteriore dell'auto per invitarlo ad andare via. Guardò l'insegna e, vedendo una scritta diversa da quella che ricordava, un moto di ira gli pervase tutto il corpo.
Alcuni avventori, davanti alla porta, lo guardarono cercando di capire chi fosse e cosa volesse.
L'uomo senza nemmeno curarsi di loro, aprì la porta ed entrò nel locale.
Entrato, vide che tutto all'interno era rimasto uguale a quando aveva lasciato quei luoghi. Mosse alcuni passi in avanti, fra il frastuono della gente e il rumore delle palle della carambola che sbattevano contro il pallino magistralmente colpito. Dopo alcuni passi, posò la custodia per terra e tolse gli occhiali da sole. Si guardò attorno nell'indifferenza della gente.
D'un tratto, però, l'uomo addetto al bar lo osservò attentamente e lo riconobbe. Spalancò gli occhi e tutti quelli a lui vicino gli chiesero che avesse. L'uomo sottovoce disse il motivo della sua apprensione e in brevissimo tempo la notizia si sparse per tutto il circolo creando un enorme silenzio.
"Il tempo rafforza la paura" pensò lui mentre pian piano vedeva il silenzio e la preoccupazione crescere.
Nel silenzio generale solo l'uomo addetto al bar, basso e non del tutto in forma, gli si avvicinò cercando di veicolare un po' di cordialità.
- Vito, mamma mia da quanto tempo. Non sapevo che saresti arrivato -.
- Dov'è? - rispose secco Vito.
- Chi? - rispose l'uomo.
- Quello che gestisce la baracca. Dov'è Giova'? -.
- E' dietro, nel piccolo studio. Oltre il bar sulla destra. Perché? - chiese il tale di nome Giovanni.
- Ti ho dato anche troppo tempo per parlare con me. Torna a fare quello che stavi facendo -.
Vito prese la custodia e si diresse verso il punto che gli aveva indicato Giovanni. Mentre percorreva la strada, passando davanti al bancone del bar e senza voltarsi, disse al cameriere che era rimasto dietro al bancone - "Portami del whiskey. Se non sai quale bevo, chiedi a Giovanni." -.
Arrivato nella piccola camera che fungeva da studio, aprì di colpo la porta e trovò l'uomo che stava cercando.
- Chi cazzo sei tu ora? - domandò il responsabile della sala biliardo, il quale, seduto dietro la piccola scrivania, era impegnato col suo computer a far quadrare la contabilità.
Vito stese il braccio destro e con l'indice alzato gli mimò l'ordine di attendere. Dopo alcuni attimi, arrivò dalle retrovie il ragazzo del bar che posò sulla scrivania la bottiglia di whiskey e un piccolo bicchiere.
Vito, dopo essersi seduto di fronte al responsabile, aprì la bottiglia, riempì il bicchiere e buttò giù il contenuto. Ripetè questa operazione per tre volte, capovolse il bicchiere e lo posò sulla scrivania. Poi cominciò a parlare.
- Due giorni -.
- Due giorni per cosa? - domandò il responsabile.
- Per sparire da qui - .
- Ahahah -. rise il resposabile che riprese senza alcuna preoccuazione il suo da fare.
- Due giorni - ripetè Vito con un tono più categorico.
Il responsabile guardò in faccia l'uomo, sbuffò e poi disse - Senti io ho da lavorare e non posso stare dietro a tutti voi che venite a giocare a fare i boss - .
Vito non si scompose e rilanciò - Ok, allora mettiamola così: hai 24 ore adesso. E fidati che ti sto dando una grande opportunità -.
Dall'altra parte del corridoio, Giovanni e l'addetto del bar osservavano quanto stava accadendo cercando di capire qualcosa.
- Ma chi è quel pazzo? - domandò Mimmo il cameriere.
- Quel pazzo? Mimmo quello è Black Jack -.
- Chi? -
- Vito Battaglia. Era l'ex proprietario di questa struttura. Ed era anche molto di più di un semplice proprietario di un biliardo -.
- E questo tizio col soprannome da telefilm viene a rompere le palle proprio qui? Che va cercando da noi? -.
- Se ti riferisci al nomignolo, bada che non è un soprannome quello. E' la sua firma -.
Giovanni non ebbe il tempo di finire la frase che un forte rumore di vetri rotti arrivò alle sue orecchie. I due, spaventati guardarono in direzione dello studio.
Il responsabile, ricoperto di vetri e con la testa piena di sangue e un enorme taglio alla gola, giaceva morto sulla sua sedia. Vito intanto, prese il bicchiere che fino a quel momento era stato capovolto sul tavolo e messolo poco al di sotto del bordo della scrivania, lo teneva fermo mentre con l'altra mano raccoglieva del whiskey spingendolo verso il bordo per versarlo nel bicchiere.
Riempitolo, bevve d'un sorso, gettò il piccolo contenitore di vetro sul corpo dell'uomo, prese la custodia della chitarra e uscì dallo studio.
Arrivato vicino a Giovanni disse soltanto - Sai che devi fare Giova' - e detto questo andò verso l'uscita.
Il cameriere terrorizzato guardava, prima uno e poi l'altro, il corpo del suo responsabile privo di vita e il collo della bottiglia di Jack Daniel's con la tipica etichetta nera e il vetro ricoperti di sangue.
Giovanni deglutì a fatica la saliva.
- Ora hai capito perché lo chiamano Black Jack? -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Inspirò profondamente, sputò con rabbia della saliva per terra e si guardò nuovamente intorno.
"Tanti anni lontano per poi vedere che non cambia mai un cazzo. E' davvero casa mia qui. Tutto si muove e tutto resta uguale".
Prese la custodia della chitarra e si diresse verso l'uscita della stazione. Non si aspettava certo di trovare qualcuno che gli desse il benvenuto. Forse, in fin dei conti, nemmeno avrebbe voluto trovarlo.
Uscito, si mosse a passo deciso verso un taxi parcheggiato lì vicino. Aprì il bagagliaio dell'auto senza nemmeno salutare l'autista poggiato sulla parte laterale sinistra del mezzo e posò la custodia della chitarra al suo interno. Chiuse e si andò a sedere sui sedili posteriori.
L'autista, stranito, si sedette al posto di guida e, come ebbe chiuso la sua portiera, sentì la mano dell'ospite toccargli la spalla destra e consegnarli un bigliettino.
- Conosci questa via? - domandò il cliente mentre con l'indice destro si lisciava la lunga striscia sottile di baffi che incorniciava il suo labbro superiore.
- Sì, conosco questo posto - rispose preoccupato il tassista.
L'uomo prese dall'interno del suo giubbotto il suo portafogli e, dopo averne estratto una banconota da 50€, la lanciò al conducente aggiungendo solo la parola - Vacci! -.
Non sapeva se la sua attività avesse cambiato nome, perciò l'unico modo per arrivarci era dare la via esatta.
Il taxi scivolò per le vie in tutta calma. Dopotutto, in città, quei mezzi erano davvero utilizzati poco.
La macchina si fermò dinnanzi ad una sala biliardo. Non aveva certo un bell'aspetto anche se l'insegna, a discapito dell'ingresso, sembrava essere più nuova e con un look decisamente più accattivante.
L'uomo scese dall'auto, prese il suo unico bagaglio e diede un colpo al cofano posteriore dell'auto per invitarlo ad andare via. Guardò l'insegna e, vedendo una scritta diversa da quella che ricordava, un moto di ira gli pervase tutto il corpo.
Alcuni avventori, davanti alla porta, lo guardarono cercando di capire chi fosse e cosa volesse.
L'uomo senza nemmeno curarsi di loro, aprì la porta ed entrò nel locale.
Entrato, vide che tutto all'interno era rimasto uguale a quando aveva lasciato quei luoghi. Mosse alcuni passi in avanti, fra il frastuono della gente e il rumore delle palle della carambola che sbattevano contro il pallino magistralmente colpito. Dopo alcuni passi, posò la custodia per terra e tolse gli occhiali da sole. Si guardò attorno nell'indifferenza della gente.
D'un tratto, però, l'uomo addetto al bar lo osservò attentamente e lo riconobbe. Spalancò gli occhi e tutti quelli a lui vicino gli chiesero che avesse. L'uomo sottovoce disse il motivo della sua apprensione e in brevissimo tempo la notizia si sparse per tutto il circolo creando un enorme silenzio.
"Il tempo rafforza la paura" pensò lui mentre pian piano vedeva il silenzio e la preoccupazione crescere.
Nel silenzio generale solo l'uomo addetto al bar, basso e non del tutto in forma, gli si avvicinò cercando di veicolare un po' di cordialità.
- Vito, mamma mia da quanto tempo. Non sapevo che saresti arrivato -.
- Dov'è? - rispose secco Vito.
- Chi? - rispose l'uomo.
- Quello che gestisce la baracca. Dov'è Giova'? -.
- E' dietro, nel piccolo studio. Oltre il bar sulla destra. Perché? - chiese il tale di nome Giovanni.
- Ti ho dato anche troppo tempo per parlare con me. Torna a fare quello che stavi facendo -.
Vito prese la custodia e si diresse verso il punto che gli aveva indicato Giovanni. Mentre percorreva la strada, passando davanti al bancone del bar e senza voltarsi, disse al cameriere che era rimasto dietro al bancone - "Portami del whiskey. Se non sai quale bevo, chiedi a Giovanni." -.
Arrivato nella piccola camera che fungeva da studio, aprì di colpo la porta e trovò l'uomo che stava cercando.
- Chi cazzo sei tu ora? - domandò il responsabile della sala biliardo, il quale, seduto dietro la piccola scrivania, era impegnato col suo computer a far quadrare la contabilità.
Vito stese il braccio destro e con l'indice alzato gli mimò l'ordine di attendere. Dopo alcuni attimi, arrivò dalle retrovie il ragazzo del bar che posò sulla scrivania la bottiglia di whiskey e un piccolo bicchiere.
Vito, dopo essersi seduto di fronte al responsabile, aprì la bottiglia, riempì il bicchiere e buttò giù il contenuto. Ripetè questa operazione per tre volte, capovolse il bicchiere e lo posò sulla scrivania. Poi cominciò a parlare.
- Due giorni -.
- Due giorni per cosa? - domandò il responsabile.
- Per sparire da qui - .
- Ahahah -. rise il resposabile che riprese senza alcuna preoccuazione il suo da fare.
- Due giorni - ripetè Vito con un tono più categorico.
Il responsabile guardò in faccia l'uomo, sbuffò e poi disse - Senti io ho da lavorare e non posso stare dietro a tutti voi che venite a giocare a fare i boss - .
Vito non si scompose e rilanciò - Ok, allora mettiamola così: hai 24 ore adesso. E fidati che ti sto dando una grande opportunità -.
Dall'altra parte del corridoio, Giovanni e l'addetto del bar osservavano quanto stava accadendo cercando di capire qualcosa.
- Ma chi è quel pazzo? - domandò Mimmo il cameriere.
- Quel pazzo? Mimmo quello è Black Jack -.
- Chi? -
- Vito Battaglia. Era l'ex proprietario di questa struttura. Ed era anche molto di più di un semplice proprietario di un biliardo -.
- E questo tizio col soprannome da telefilm viene a rompere le palle proprio qui? Che va cercando da noi? -.
- Se ti riferisci al nomignolo, bada che non è un soprannome quello. E' la sua firma -.
Giovanni non ebbe il tempo di finire la frase che un forte rumore di vetri rotti arrivò alle sue orecchie. I due, spaventati guardarono in direzione dello studio.
Il responsabile, ricoperto di vetri e con la testa piena di sangue e un enorme taglio alla gola, giaceva morto sulla sua sedia. Vito intanto, prese il bicchiere che fino a quel momento era stato capovolto sul tavolo e messolo poco al di sotto del bordo della scrivania, lo teneva fermo mentre con l'altra mano raccoglieva del whiskey spingendolo verso il bordo per versarlo nel bicchiere.
Riempitolo, bevve d'un sorso, gettò il piccolo contenitore di vetro sul corpo dell'uomo, prese la custodia della chitarra e uscì dallo studio.
Arrivato vicino a Giovanni disse soltanto - Sai che devi fare Giova' - e detto questo andò verso l'uscita.
Il cameriere terrorizzato guardava, prima uno e poi l'altro, il corpo del suo responsabile privo di vita e il collo della bottiglia di Jack Daniel's con la tipica etichetta nera e il vetro ricoperti di sangue.
Giovanni deglutì a fatica la saliva.
- Ora hai capito perché lo chiamano Black Jack? -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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