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giovedì 23 febbraio 2017

A ferro e fuoco - pt. 7

Aria trovò Francesco nel suo studio.
Era seduto sulla poltrona e poggiava il mento sulla sua mano destra, mentre guardava in un punto imprecisato della stanza.
La ragazza sapeva che, quando qualcosa lo turbava, Francesco non faceva altro che pensarci su.
Illuminato soltanto dalla luce della lampada, il ragazzo restava in silenzio.
Aria si mise al suo fianco e si sedette sulla scrivania.
- Che hai? - domandò la ragazza.
Lui, quasi ritornato da un mondo parallelo, guardò la sua compagna. Il suo fisico slanciato e bello si stagliava negli occhi di Francesco in maniera importante. La maglietta nera con una leggera scollatura, portata senza reggiseno, e un pantalone grigio, coprivano quel corpo che lui tanto adorava.
- Niente - rispose vago lui.
- Non prendermi in giro -.
Francesco sospirò, poi disse semplicemente - Vito Battaglia -.
La ragazza spalancò gli occhi e ripetè il nome appena sentito.
- Già - replicò secco lui.
Aria conosceva la storia di Vito Battaglia. Sapeva di quello che aveva fatto al papà di Francesco. Sapeva dell'usura e della violenza che il criminale aveva perpetuato nei confronti di quell'uomo, tanto da portarlo alla disperazione e al suicidio. Una vita distrutta per un debito di gioco di tremila euro. Valeva quella cifra la vita di un uomo? Di un padre?
Aria sospirò, poi subito si fece coraggio e cominciò a parlare.
- Non puoi farti condizionare così Francesco. Lo so che è dura, ma dobbiamo andare avanti per noi stessi e per Stefania -.
- Lo so -. disse il ragazzo con una espressione sconfitta. Poi continuò - Quello che mi preoccupa e che non so cosa stia tramando, cosa stia succedendo attorno a lui ed a noi -.
- Non possiamo saperlo prima Francesco. Il nostro compito è solo quello di vivere. E dobbiamo farlo nel migliore dei modi per insegnare a nostra figlia che dono importante è la vita -.
Aria si sedette sulle gambe di Francesco e lo baciò con tutto l'amore del mondo.
Poi disse - Vieni a letto. Passiamo un po' del tempo di questa notte soli io e te. Domani affronteremo tutto, ma stasera restiamo uniti. Così, tutti i problemi del mondo saranno sempre più piccoli dei nostri cuori -. E detto questo la ragazza si alzò, prese per mano il suo uomo e lo condusse in camera da letto.
Fecero l'amore non preoccupandosi di quello che stava accadendo intorno a loro e intorno a Vito Battaglia.
Si addormentarono stanchi e innamorati, ma quella calma per Francesco durò poco.
Si svegliò nel cuore della notte. Guardò l'orologio-sveglia posizionato sul comodino. Segnava le 03.15. Aveva bisogno di uscire, di evadere. Sentiva la necessità di correre e gridare.
Si vestì in maniera semplice: una tuta grigia e scarpe da ginnastica blu. Prima di uscire entrò di nuovo in camera da letto e senza far alcun rumore che potesse svegliare Aria, spostò il quadro raffigurante una spiaggia in un bellissimo giorno di sole. Aprì la cassaforte e prese la sua pistola. Di tutto ciò Aria non sapeva nulla. Conosceva la passione di Francesco per la caccia, ma non sapeva dell'esistenza di quell'arma. Francesco l'aveva comprata subito dopo i fatti che avevano coinvolto il padre. Per maggiore sicurezza per se stesso e per la sua famiglia.
Con il ritorno di Vito Battaglia in città tutto era cambiato. Non si sentiva più al sicuro e sapeva che quell'uomo aveva un conto in sospeso con lui. Come del resto Francesco con Black Jack.
Mise la pistola nella grossa tasca anteriore della felpa ed uscì di casa. Fuori all'aperto, si sincerò che fosse carica e accertatosi di questo cominciò a correre.
Corse per alcuni metri cercando di scaricare tutta la rabbia e la tensione.
Dopo alcuni minuti di corsa, attraversò la strada e virò a sinistra dirigendosi verso una pineta. Continuò a seguire il percorso illuminato, ma preso dai suoi pensieri si perse e si ritrovò in una parte buia della stessa.
Vistosi smarrito, si guardò attorno e sentì delle persone parlare e dei fari di una macchina illuminare una zona in particolare. Si diresse verso quel luogo per chiedere informazioni, ma vista la situazione e i personaggi coinvolti capì immediatamente che non era sicuro andare a parlare con loro né farsi vedere.
Stette a guardare tutta la scena, mentre la rabbia gli cresceva sempre di più. Era tanto che Francesco non provava quella sensazione.
L'ira cresceva nel suo corpo in maniera esponenziale. Le meningi gli si gonfiarono mentre il corpo cominciò quasi a tremare. Senza accorgersene la sua mano destra impugnò la pistola. La estrasse e, in un gesto quasi meccanico, il suo braccio destro si ritrovò disteso e in linea col suo occhio.
Alcuni attimi di buio profondo, un respiro forte, un fragore.
Silenzio.
Quelle persone guardarono nella sua direzione, mentre lui terrorizzato mosse alcuni passi indietro.
Il cielo era aperto quella sera, ma le stelle erano diventate testimoni scomodi.
Francesco, sentì la rabbia tramutarsi immediatamente in terrore. Cominciò a correre senza chiedersi dove. Corse velocissimo e senza accorgersene si ritrovò sul pianerottolo davanti alla porta della sua casa.
Si piegò su se stesso per recuperare fiato. Si rimise dritto e inspirò profondamente. Il corpo continuava a tremargli e il terrore continuava a pervadergli tutte le ossa.
Mise la mano nella felpa e non trovò nulla.
Francesco non aveva la pistola con se e il suo cuore batteva così forte da non fargli sentire nessun rumore attorno.
Perso nella sua paura e con gli occhi sbarrati, il ragazzo non si accorse che la porta blindata si aprì.
- Francesco! - esclamò Aria preoccupata.
"Mio Dio!!!" pensò lui.


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

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