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mercoledì 18 dicembre 2019

IL POVERETTO DEL QUARTIERE



(Fonte: qui)

Le monete emisero il loro tipico tintinnio cadendo nel capello girato dove Gustavo raccoglieva l'offerta dei passanti.
Faceva freddo quella sera.
Tutto sembrava essere rallentato.
"La magia del Natale" la chiamava qualcuno. Per altri era il periodo dei falsi buonismi. Ognuno, insomma, aveva la sua teoria.
Gustavo non aveva nulla, figuriamoci un pensiero su una festività.
Bevve un po' di cognac che gli aveva regalato Biagio, il barista del Bar Centrale. Il dono più bello di quel Natale.
Mentre guardava la sua bottiglia, arrivò Fausto il suo compagno di sventure.
- E non offri? - domandò l'altro vagabondo.
- I regali non si offrono - disse Gustavo schernendolo.
- Bastardo! - 
Risero.
- Anche quest'anno sta finendo Gustavo -
- Un altro anno di merda -
- E tanto, vista la nostra situazione, cosa potrebbe cambiare? - 
- Nulla -
Fausto lo osservò per un attimo, poi chiese - Che hai? Sei strano -
- Sono stanco -
- A chi lo dici -
- Non intendo fisicamente. Sono stanco di tutto Fausto - 
- Di cosa precisamente? -
- Sono stanco di elemosinare -
- Appena vinciamo la lotteria svoltiamo! - esclamò il barbone ridendo e bevendo il cognac.
- Sono stanco di elemosinare tutto quello che c'è in questa vita: l'amicizia, il lavoro, il tempo, l'amore. Sono stanco di sforzare di far credere che anche io possa meritarmi tutto questo. Alle volte sono stanco anche della vita. Più vado avanti e più mi accorgo che tutte le cose che ci fan credere possano essere per tutti, in realtà non lo sono. L'amore, l'amicizia, il lavoro, sono talenti. Non tutti li abbiamo. E poi chi come noi non ne ha nessuno, è completamente tagliato fuori. La felicità non è una scelta. L'amore non è qualcosa che si trova. La felicità è una dote, l'amore è una predisposizione. Non possiamo farci nulla. Io ad esempio ci ho provato Fausto. Ci ho provato tanto, ma più amavo e più perdevo tutto. Più piangevo più distruggevo. Più lavoravo più venivo estromesso. Ed ora eccomi qui: ad elemosinare. Ad elemosinare un saluto, un bacio, un abbraccio, un "mi manchi", un "ti amo". Sono molto più povero di quello che sembro, perché oltre al denaro ho perso anche tutto quello che mi teneva in vita -
Fausto lo guardò e, dentro di sé, capì cosa il suo amico stesse provando.
Il freddo di Roma quella notte fu molto molto rigido.
Talmente rigido che, quella volta, una bottiglia di cognac non bastò.

venerdì 29 novembre 2019

59 e 1 secondi



(Fonte: qui)


Avrei voluto sessanta secondi.
Per risolvere tutto.
Per prendermi sul serio e decidere di me.
Avrei impiegato cinquantanove secondi.
E non sarei stato in grado di contarli,
eppure sarei stato capace di capire che erano cinquantanove.
Né uno in più, né uno in meno.
Né con né senza.
Ne avrei usati cinquantanove.
Ne avrei lasciato uno.
Per Dio, per te.
Insomma, per tutto quello che di grande
avevo nella vita.

giovedì 28 novembre 2019

IL CONTADINO


(fonte: qui)





Il contadino Victor finalmente era riuscito nel suo intento.
Aveva colmato un secchio con le gocce delle piogge che avevano imperversato nella città della sorella Jasmine.
Con il calesse, poi, se l'era portato nel suo paese dove, stranamente, non pioveva da mesi.
Il mattino seguente al suo arrivo, Victor cominciò a spargere quell'acqua su tutto l'orto.
Jean, amico di lunga data, vedendolo disse - Che fai Victor? -
- Semino tempesta.
- Ma che dici?
L'uomo allora prese a spiegare la provenienza di quell'acqua all'amico.
- Sono le gocce delle tempeste.
- E ora semini tempesta - disse Jean divertito. - Un tempo si seminava il vento! - chiuse ridendo.
- No, non voglio il vento. Semino la tempesta direttamente. Il vento le cose le sposta, come le nuvole. Invece, io voglio che la pioggia cresca e si abbatta qui.
- E perché vuoi questo?
- Perché voglio sentire dentro di me tutti i sentimenti diversi rispetto a quelli che ho provato finora. Che la tempesta distrugga tutto il terreno e me. Che l'odio prenda il posto del bene che provo per ogni cosa e che io sia innamorato della rabbia, tanto quanto lo ero dell'amore.
- E tutto ciò perché?
- Perché io non sia più sotto il giogo di niente e di nessuno. Perché io non soffra più per tutto quello che non ho avuto e non sono.
- E cosa Victor? Cosa?
- Adulto. Volevo essere adulto. Volevo sentirmi grande anche io. Volevo avere un lavoro che mi portasse avanti. Poter sapere che le mie mani erano usate per costruire e non per essere sfruttate. Volevo vedere l'orgoglio negli occhi di mia moglie e non la solita amarezza per le privazioni. E non essere trattato da lei come un uomo da niente.
- Ma tutti ormai viviamo così!
- E io non voglio! E non voglio questo perché, a pensare alla meno peggio, si finisce per elevarsi a zero.
- Allora semina la tua tempesta Victor.
- Certo che la semino. Almeno questa volta, di tutti i danni che avrò, saprò con esattezza la loro origine.
Jean andò via lasciando il contadino col la sua terra e il suo secchio.
Il giorno dopo su quel bel paesino si abbatté una pioggia mai vista prima.
Victor quel dì era al centro del suo terreno, sotto la pioggia. 
Era il suo raccolto.
Morì di polmonite, solo e soddisfatto, qualche settimana dopo.

martedì 26 novembre 2019

Il Teatro Romano


(fonte: qui)



Quella sera di dicembre, Piazza Sant'Oronzo aveva un po' più della sua classica atmosfera natalizia.
Le luminarie installate per festeggiare il Santo Natale, rendevano tutto più magico.
Mattia lo percepì subito camminando per la piazza e fermandosi, ogni tanto, ad osservare le coppie e gli amici felici che scattavano selfie con i loro cellulari.
Sorrise Mattia, "è tutto così terribilmente bello quando hai una mancanza nel cuore. In quei momenti credi di sentire tutto l'amore e il dolore del mondo" pensò.
La gente gli impedì di camminare per un po'. Tutti ammassati nello stesso punto in cerca dello scatto perfetto.
Dopo alcune movenze, riuscì a divincolarsi e ad uscire dalla fiumana di gente.
Riprese a camminare costeggiando il meraviglioso teatro. Una rapida occhiata a quella stupenda struttura, poi volse di nuovo lo sguardo davanti a sé. E restò di sasso.
Angelica era proprio di fronte a lui. D'istinto, i suoi occhi guardarono intorno alla figura della ragazza, come se sperasse di trovare qualcuno. Lo avrebbe esonerato dal porgere un finto saluto. Non era mai stato capace di fare quella cosa. Se amava una persona, non riusciva a modulare i rapporti. O bianco o nero. Amici mai, come la vecchia canzone. 
Non vide nessuno e si sentì stupido perché, da quando l'aveva vista, non aveva più mosso un passo.
Angelica, dal canto suo, schiuse le sue bellissime labbra. Sorrise. Lo aveva sempre trovato dolcemente imbranato. 
La ragazza capì che doveva avvicinarsi. Dopotutto, per Mattia, rivederla era sicuramente uno shock. Dalla sera in cui gli aveva detto che sarebbe andata a convivere con Vito, non si erano più visti.
Mosse i passi verso di lui e non ebbe nemmeno il tempo di salutarlo che subito lui incalzò.
- Che ci fai qui?
- Buonasera a te Mattia.
- Che ci fai qui?
Angelica capì la sua difficoltà - Calmati! Sono venuta qui per te.
- E cosa vuoi da me?
- Devo darti una cosa. Domani è un giorno importante per te. Firmi il contratto con quella multinazionale vero?
- Come lo sai?
- Ha importanza?
- Per te ha importanza questo evento?
-Sì. Tantissima. 
Mattia sbuffò - Senti io vado. Non voglio metterti nei casini con il tuo uomo.
-Vito è tornato a Parigi. Sono venuta di nascosto qui per te. Torno a Parigi fra due giorni. Volevo lasciarti questa.
La ragazza prese uno scatolo lungo e lo porse a Mattia.
- Se è quello che penso, non la voglio - disse il giovane.
- E' quello che pensi. E devi prenderla.
- Quella penna l'abbiamo ordinata insieme. Serviva per firmare le nostre cose importanti.
- E, infatti, servirà per qualcosa di importante.
- Senti devo andare via - disse il ragazzo visibilmente commosso. 
Mattia cominciò ad avviarsi, ma fu fermato dalla voce di Angelica che alle sue spalle, in quel momento, gli domandava - Perché non possiamo volerci bene come tutti Mattia? Perché devi sempre complicare tutto?
- Perché ti amo Angelica - sbottò lui girandosi. - Perché ti amo e non ho intenzione di vivere nell'illusione tutta la vita.
- Che illusione? Io sono qui per te, perché sei una persona importante.
- Appunto! Sono una persona importante. Tu sei la persona che amo. - pausa. 
Sospiro - Sai qual è stato il mio più grande errore Angelica? Credere che tu fossi innamorata di me. E in questo errore ci sei caduta anche tu. Credevi di essere innamorata di me, quando invece eri solo innamorata del cambiamento che stava nascendo in te. E quando tutto si è compiuto, e il mio lavoro è finito, mi hai abbandonata e sei andata via con Vito -.
- Stai svilendo quello che siamo stati Mattia, lo sai anche tu -.
- No. Non sto facendo proprio nulla. Sto solo dando il giusto nome alle cose. Io non ero un uomo, ero un cambiamento. Ma i cambiamenti hanno un tempo in cui esauriscono il loro potere. Come me. - Mattia guardò lo scatolo e ci immaginò la penna dentro.
- Sai cosa amavo di più quando stavo con te? Il momento in cui mi correggevi.
- Addirittura.
- Ricordi Natale scorso? Quando in cucina preparavamo le pettole e tu mi bacchettavi su come le facessi?
- Sì certo - rispose lei malinconica.
- Adoravo essere corretto da te. Sentivo di diventare migliore. E' stupendo sapere di essere totalmente attaccati ad una persona. Era un orgoglio per me vivere quella cosa. Ogni tua correzione era per me un passo in più verso la felicità. Questo è amare: sapere di dipendere senza essere schiavo. Sapere di crescere senza sentirti inferiore.
Angelica guardò lo scatolo - Non ti ho mai creduto inferiore.
- Lo so, ma ora sei qui a cambiare o a tentare di cambiarmi.
- I rapporti cambiano.
- Sì, probabilmente. Ma qui non c'è niente che deve cambiare. Semplicemente perché non c'era un rapporto. Tu hai avuto un cambiamento, io l'ennesima sconfitta. Non puoi cambiare nulla perché nulla c'è da cambiare.
Restarono alcuni secondi in silenzio a guardarsi. Mattia si perdeva negli occhi di Angelica. Li osservava sperando di vederci un barlume di amore dentro.
Chiuse gli occhi per un attimo, prese un respiro. Si decise a dirle un ennesimo "ti amo".
Quando si decise, la vide andar via mentre al telefono diceva "Sto andando alla macchina, ci sentiamo tra un po'. Ti amo anche io".
Mattia guardò alla sua destra il Teatro Romano.
Pensò che a distanza di tempo, quella struttura continuava ad essere il palco di molte tragedie.


venerdì 22 novembre 2019

NEL BLU DIPINTO DI TU


(fonte: qui)






Mi verrai in mente.
E non dico "ti ricorderò".
Perché il ricordare è per le cose che si sono perse.
Per gli oggetti o le persone che per egoismo non vogliamo siano di altri.
Ma con te non è così.

Perciò, mi verrai in mente.
Verrai come venivi a casa a salutare.
A dimostrare che la vita vince sempre su tutto, che un sorriso piega sempre un male, che la gentilezza contamina più dell'odio.

E ti rivedrò.
In tutti quelli che mi chiameranno professore,
nel cielo limpido e blu dai cui i tuoi occhi hanno preso.
E dove ora sei a tingere un quadratino.
Nelle passeggiate, nel lavoro degli operai, nei padri che non mollano,
nelle fisarmoniche a festa quando una festa non c'era e comunque si poteva sempre creare.

A me resta ora questa vitalità.
Quella che mi hai trasmesso e che non mi ha fatto cedere allo sconforto.
Nessuno può essere immortale, è vero.
Ma si può essere eterni.

Resta allora, ogni posto e casa tua.
Perché ovunque tu sia andato, hai creato una famiglia.
E quella famiglia, ora,
ce l'ho dentro anche io.

mercoledì 20 novembre 2019

A ME GLI OCCHI


(Fonte: qui)


Quando Edward uscì dalla toilette dell’enoteca dov’era andato a bere, vide Annette seduta ad un tavolo.
Era splendida come sempre. Non capì se fosse accompagnata oppure no, ma il suo cuore in quel momento gli diceva che sarebbe stato un dettaglio trascurabile.
Andò spedito verso il suo tavolo e ci si sedette. La fiamma della candela si mosse all’arrivo di lui. Tutto il locale era illuminato da sole candele.
Annette sobbalzò nel vederlo, fece per rimproverarlo ma lui l’anticipò.
- Avrei voluto un figlio da te.
Lei fu scioccata, ma avendo sempre avuto per indole la risposta pronta, gli rispose immediatamente - Tu non vuoi avere figli!-.
- È vero, confermo. Ma avrei voluto un figlio con te.
- Non ha senso.
- Sì, invece.
- E quale?
- L’avrei voluto solo da te. Mi avrebbe fatto sentire al sicuro. Non avrebbe preso da me, non sarebbe assomigliato a me, non avrebbe avuto il mio carattere.
- Doveva prendere per forza qualcosa da te Edward. Non sarebbe stato tuo figlio allora.
- No. Sarei stato la parte debole. Come lo sono ora. Non ci sarebbe stato nulla. Avrei solo voluto che prendesse l'esperienza dei miei sbagli per non essere come me.
- Non sei la parte debole, sei semplicemente solo.
Annette vide la porta del bagno degli uomini aprirsi.
- Devi andare ora.
- Avrei voluto un figlio da te.
- Avrei voluto tanto altro io - replicò lei in fretta e senza pensare. - Vai! - aggiunse.
- Cosa ti fa più paura Annette?
Lei d'istinto rispose - Non sapere che stai bene. Perché anche divisi, il mio cuore batte nel tuo petto alla stessa velocità del mio. E il mio nel tuo. Perché siamo e saremo un amore diverso.
Ludwig era ormai quasi arrivato, ma una cameriera gli si parò dinnanzi e lo distrasse.
- Sai di cosa ho paura io? - disse lui.
Annette non staccava gli occhi da Ludwig per la paura.
- Sai di cosa?
- Cosa? - lei agitata
- Che i tuoi occhi non mi vedano più. Che tutto diventi così.
Il ragazzo soffiò sulla fiamma. Proprio in quell'istante, un avventore apriva la porta del locale. Una raffica di vento forte. Tutte le candele di colpo si spensero.
Ludwig arrivò con difficoltà al tavolo e accese la candela. Trovo Annette stremata.
- Sembra tu abbia visto un fantasma - disse l’uomo.
Annette continuava a guardare attorno a sé.
Edward non c’era più.
Di colpo, la ragazza capì che ciò che faceva paura al ragazzo era proprio la sensazione che lei non l’avesse mai ritenuto vero.

venerdì 8 novembre 2019

LETTERA DEL POETA SENZA INCHIOSTRO ALL'AMATA ALBA




(fonte: qui)



Ti sei presa il cuore.
E lo hai chiuso per sempre.
Mi hai tolto il sangue dalle vene, l'inchiostro dalla penna, la fantasia dalla mente.
Cara Alba, 
hai posto un tramonto così profondo su quest'uomo, a cui ora servirebbero tre Soli per rivedere un po' di luce.
Depauperato di ogni forza d'amore anelo alla Luna storta della Sorte, mentre tu sospiri alla Luna piena, tra i baci e le carezze di chi non son io.
E tutto tace.
Nella polvere del tempo, nelle pieghe dei giorni monotoni, nelle stanze buie dei vecchi pensieri.
Lì nemmeno c'è posto per tutto questo che ero io.
Chi ora avrà la forza, la voglia, il tempo, l'amore di recuperare un cuore fermo?
Ci sono storie che devono avere il loro percorso e personaggi che devono uscire di scena per far sì che quella possa proseguire.
Lo so bene io, tesoro mio, che ad uscir di scena si fa spazio. E anche una formica in una casa nuova è un ospite troppo ingombrante.
Ma in un singolo momento della tua vita, ricordati del cuore che hai chiuso a chi ti amava. Quello è il prezzo che hai scelto di pagare per la tua tranquillità.
Ma la tranquillità è una coperta corta che scalda il corpo ma non l'anima.
Per un rapporto che si è aperto, un amore e un cuore si sono spenti.
Possa tu non perdere mai la forza che io ti ho donato e che ti fa battere il cuore.
Possa tu non perderla mai.
Perché proprio quella è l'ultimo verso di un poeta senza più inchiostro.

venerdì 25 ottobre 2019

POLLICINA



(fonte: qui)





Domandati se non v'è alcuna differenza fra quei giorni e questi.
Domandati se tutte le ore sono identiche per emozione
o se qualcosa l'hai lasciata durante il tragitto.
Come Pollicino, hai reso quest'amore briciole
per poi buttarlo alle tue spalle.
Senza l'idea di ritornare a casa.
A casa nostra.
Casa nostra che erano i nostri occhi che si incrociavano,
i nostri silenzi che riempivano,
i respiri che spostano i secondi
trattenendo gli attimi.
Ma ora tu guardi tutto questo
dall'alto della tua vita,
perfetta come te.
E sarò ingenuo o stupido nel credere ancora
che, se non piangi almeno una volta,
se non senti qualcosa dentro che ti muove a fare
anche un semplice passo in più,
non è vero amore.
Perché l'amore si misura proprio da lì:
da tutte le regole che hai infranto.

sabato 19 ottobre 2019

LETTERA DEGLI INNAMORATI ABBANDONATI


(fonte: qui)



Vi ricorderete di noi.
Quando non basterà più la libertà,
quando non sarà più necessaria la tranquillità.
Vi ricorderete di noi.
Quando ogni cosa avrà l'aria del normale,
e non sentirete nessun battito d'emozione.
Quando un buongiorno sarà solo un buongiorno,
e non significherà che siamo ancora vicino a voi.
Vi ricorderete di noi.
Quando ad ogni litigio scoprirete di aver risolto senza drammi,
e non avrete mai il senso di essere andati avanti.
E rimpiangerete il nostro litigare,
il nostro urlare, il nostro lottare.
Certo che lo rimpiangerete.
Come si rimpiangono tutte le cose che fanno sentire vivi.
Vi ricorderete di noi,
quando, finita l'euforia dei primi momenti,
tornerete ad essere quello che siete davvero,
e loro, quelli bravi, vi diranno "sei cambiata - sei cambiato".
Mentre noi conoscevamo ogni vostra eclisse.
E vi abbiamo amato anche e soprattutto per quelle.
E vi amiamo ancora.
Vi ricorderete di noi.
Quando tutto avrà una perfetta collocazione e non un senso.
E vi sentirete meno persi, ma più soli.
Vi ricorderete di noi, 
mentre noi staremo sempre alla destra delle vostre spalle
e ad un palmo dalla vostra anima.

lunedì 14 ottobre 2019

IL BACIO REALE

(Fonte: qui)





Tutto sembrava far credere che sarebbe stata una bella serata.
Almeno questo pensava Giammarco entrando nel locale più in della città.
Ma, ovviamente, il destino fa sempre come gli pare. E, soprattutto, fa sempre quello che non dovrebbe.
Questo fu il secondo pensiero che il ragazzo fece quando, accomodatosi insieme alla sua attuale ragazza, vide di fronte a lui Alessia.
Lei era insieme alla sua comitiva di amici e, proprio quella sera, aveva deciso di andare in quel pub.
Si guardarono due secondi, che due secondi erano per il mondo intero, mentre per loro erano secoli vissuti e mai dimenticati.
Si amavano e tanto, ma avevano deciso di provare a restare distanti. Scelta troppo intelligente per le loro menti e troppo stupida per i loro cuori.
La sera passò fra chiacchierate e risate. Ma i loro occhi continuavano a cercarsi, sempre nel vano tentativo di non farsi scoprire dagli altri.
Tutto però cambiò in un momento: Elisa, attuale fidanzata di Giammarco, nel parlare lo baciò sulle labbra. Tipico gesto di una ragazza innamorata. Nulla di che, insomma.
Giammarco sorrise timido, mentre si volgeva verso Alessia.
Di questa, Giammarco amava lo sguardo: quei suoi occhi marroni potevano essere terra fertile dove costruire o terra dura che può sotterrare e distruggere. Era tuo il merito di godere della prima o il demerito di scatenare la seconda.
Alessia vide la scena e, dopo aver chiesto scusa ai suoi amici, uscì dal locale in tutta tranquillità.
Giammarco la seguì con gli occhi per tutto il tempo, finché non la vide andare via. Lei però non rientrò più.
Finita la serata, il ragazzo accompagnò Elisa e, dopo aver acceso l'auto innestò la marcia per partire.
Sentì in quell'istante il suono del suo cellulare. Lesse il nome di Alessia e vide il suo solito messaggio asciutto "Dove tu sai. Ora!". 
Giammarco provò un tuffo al cuore. Non la sentiva da molto e non era certo la ragazza che ti cercava.
Accelerò e si diresse verso quel posto che era solo il loro.
Arrivato, la trovò seduta sulla panchina a fumare. Restò in silenzio a guardarla in un mix di amore e timore.
Lei percepì la sua presenza e cominciò a parlare.
- Ma sei serio? Farsi baciare così?
- Così come Alessia? E' la mia ragazza, può baciarmi come vuole.
- E' la tua ragazza non la tua donna. E tu sei il suo fidanzato e non il suo uomo.
- Lei ora fa parte della mia vita.
- Certo, certo - disse la ragazza muovendo le mani verso l'alto mentre si alzava dalla panchina per dirigersi da lui.
- Che vuoi stasera Alessia?
- Dimostrarti la differenza fra noi e tutti.
- Non c'è un noi.
- Certo che c'è.
- No.
La ragazza fece uno scatto, prese il volto di Giammarco e lo baciò in maniera forte. Poi, fece scivolare il labbro inferiore del ragazzo in mezzo ai suoi denti e lo morse.
Lui, provò in principio un breve senso di dolore, poi tutto il resto. Glielo lasciò fare e non seppe spiegarsi perché.
Lei si staccò dolcemente e poi gli domandò - Sai cos'è questo?
- Un bacio con un morso.
- Questo è il bacio reale.
- Il bacio reale.
- Sì. Il bacio reale. Ed è differente da tutto il resto. È il bacio vero, quello che si prende tutto di te. Il fuori e soprattutto il dentro. Quello che senti fino alla pelle dell'anima.
- Questa mi è nuova.
- Non ti è nuovo. Anzi, sta lì da quando sei nato, da quando sono nata io. E solo chi si ama può darselo. È il bacio che si prende tutte le paure e ti dà le certezze. È quel bacio che si imprime sulle labbra e non va più via. Ed ogni bacio successivo è solo una unione di labbra. È il bacio che porta forza e dolcezza insieme. Quello che solo la tua donna sa dare. Perché se ti fa sentire solo dolore o se ti fa provare solo amore, allora non è la persona che aspetti. Perché solo lei sa farti provare quel dolore che sei disposto a sopportare. E, di contro, solo chi prova il vero amore sopporterà quel dolore. Perché sa che vale più di qualsiasi altra sofferenza al mondo. E ti lascerai mordere. Perché nessun uomo resta nella sofferenza se non perché si ama chi gliela procura. E attenderai che quel dolore diventi sapore si labbra conosciute che ti donano sollievo.
Giammarco pensò che aveva ragione. Nel bacio lui non si era staccato e l'aveva lasciata fare avendo la convinzione di provare una sensazione migliore dopo. Immediatamente, la prese e la baciò di nuovo.
Alessia si staccò di colpo. Non voleva.
- Che diavolo ti prende? Prima mi baci e poi ti ritrai se lo faccio io.
- Queste cose falle con lei, noi apparteniamo ad altro.
- A cosa?
Lei attese un po', poi rispose - All'eterno. Come le mie labbra ora sulle tue.
La ragazza lo guardò e andò via.


La sera dopo, Alessia trovò Giammarco davanti al suo portone.
Il giovane le andò incontro e fermò il suo volto a pochi centimetri da quello di lei.
- Baciami - disse lui.
- Ti ho già detto che queste cose le devi fare con la tua ragazza.
- Non parlo di questo. Voglio che ti prendi tutto.
- L'ho già fatto.
- Allora ridammi tutto e ristrappamelo via.
- E perché?
- Perché apparteniamo ad altro.
Pochi istanti, poi i denti di Alessia sulle labbra di lui.
Giammarco capì che, con quel bacio, si erano donati all'eternità.

martedì 8 ottobre 2019

IL RESTAURATORE


(Fonte: qui)




Quando Michele entrò nel laboratorio di Admir, tutto era illuminato dalla poca luce del sole che entrava dalla finestra sulla destra.
Insolitamente, lo trovò seduto sulla sedia a dondolo. Contemplava un manichino femmina a cui mancava il braccio destro e il piede sinistro.
Di fianco a questo, vi era un manichino uomo a cui pero mancavano le mani. Non lo aveva mai completato, né aveva mai provato a concludere la donna.
Admir era famoso in tutto il paese. Aveva uno strano potere: ogni volta che conosceva una donna, e lei gli raccontava la sua storia, l'uomo costruiva un manichino di legno. Ad alcune, quelle rarissime a cui aveva deciso di donare il suo cuore, il manichino era talmente perfetto che sembrava essere una gemella.
Ma la nota negativa nasceva sempre nel momento in cui l'uomo completava i manichini: appena finito, le donne andavano via. Erano pronte per la loro vita e, sistematicamente, abbandonavano il povero Admir innamorato, mentre loro andavano incontro al loro destino più forti. Trovavano l'amore e avevano figli.
E mentre loro ne uscivano più belle, più forti, più donne; lui ne usciva sempre più solo e sempre più svuotato.
Lo chiamavano Il restauratore di donne
Ma perché mai nessuna donna era mai rimasta con lui? Admir aveva smesso di chiederselo da molto tempo.
Michele si avvicinò e lo vide guardare i suoi manichini.
- Siamo agli sgoccioli?- disse il ragazzo.
- Sono vent'anni che sono fermi lì quei due.
- E perché mai?
- Perché non voglio perdere almeno loro.
- È così brutto amare Admir?
Lui sorrise amaramente e rispose - È la cosa più bella del mondo.- prese del tabacco, lo mise nella pipa e la accese. Poi domandò - Sai qual è il gesto più grande d'amore?
Michele ci pensò un po' poi disse - Il rispetto e la fedeltà.
Admir ispirò la pipa, buttò fuori una nuvola di fumo e poi replicò - Restituire.
-Restituire? Che intendi?
- Quando ami una persona e lei ti apre le porte della sua anima, il gesto d'amore più grande è riconsegnarle la sua vera vita. Se tu scorgi tutte le sue paure, i suoi sogni, i suoi limiti; se con il tuo lavoro e il tuo amore riesci a vincere tutto e a consegnare a lei il suo mondo libero da ogni turbamento o limitazione, quello è vero amore. Non resterà con te e molto probabilmente andrà tra le braccia di un altro che nemmeno conosce il valore della donna che ha appena incontrato. Ma amare vuol dire donare. E se sai donare il tuo cuore, allora il tuo amore ha avuto un senso.
- E tu che ci guadagni così? Vanno tutte via. Anche il tuo grande amore Julia è andata via.
- E perché ci devo guadagnare qualcosa? Se amo, ho già avuto un sentimento.
- Non la vedrai mai felice con te, non sarà con te, non avrà figli con te, non sarà né la tua sposa né la tua donna.
- No, non lo sarà.
- E allora?
- Allora tutto il mio amore non corrisposto avrà comunque un senso.
- Io non vedo alcun senso.
- Meglio così.
- E loro perché restano incompleti?
- Perché loro sono come me?
- Mutilati?
- Incompleti.



domenica 6 ottobre 2019

BUON GIORNO AMORE MIO

(Fonte: qui)






Nello studio legale tutto era in fermento.
Come ogni giorno.
In quella situazione, la presenza di Cosimo, il contadino del paese, era davvero singolare. Lui sembrava davvero essere fuori dal contesto. 
I suoi indumenti, il suo atteggiamento così dolce e pacato, tutto contrastava con quel luogo di borse luccicanti, frenesia e agitazione.
Dopo aver preso la giusta forza, dalla sua parte più intima, si diresse verso la stanza dell'Avvocato Cristina Medusa e vi entrò.
Cristina, salutò distrattamente il suo cliente ma si sentì, d’un tratto, pervasa da un insolito senso di fastidio perché non amava essere scortese, soprattutto con chi le dava da mangiare: i suoi clienti.
I due si guardarono per un po', poi Cristina sorrise e Cosimo, come se avesse letto in quel gesto un permesso, cominciò a parlare.
Tenne per tutto il tempo gli occhi fissi su quelli dell'Avvocato.
Ho pensato a come sarebbe la mia vita se ogni giorno potessi dirti buongiorno amore mio
Il viso di Cristina cambiò di colpo, passando da un sorriso gentile ad una espressione di profondo stupore.
Tuttavia, Cosimo non se ne curò e continuò a parlare. 
Ho pensato a come sarebbero le mie giornate se potessi dirti ti amo o potessi abbracciarti quando mi va o quando ne ho bisogno. Ho pensato a come sarebbe la vita di un avvocato se avesse a che fare con un contadino. Sì Cristina, lo penso. Penso da quando siamo bambini a noi. Ci conosciamo da quando avevamo 9 anni ed ogni giorno, da quando ti conosco, non ho fatto altro che pensare a questo.
Cristina tentò di fermarlo con un timido  Forse non è il luogo più adat.. ma Cosimo la interruppe.
Non è il luogo adatto, non è il tempo adatto e sicuramente io non sono nemmeno l'uomo adatto. Ma sono anni che mi adatto a questa situazione e sono stanco di stare qui a contemplare un tempo che vorrei vivere.
Il ragazzo poggiò le sue braccia sulla scrivania per avvicinarsi a Cristina, poi continuò
Tu sei migliore di me. E non perché io sia un contadino e tu un avvocato. Ma perché riesci a rendere me quello che sono ora, mentre ti sto parlando. Tu tiri fuori tutto quello che ho paura di far uscire e, per questo, sono felice.
Cosimo si avvicinò ancora un po' e disse sussurrando 
Abbiamo già vissuto la vita per come siamo. Proviamo a vivere quella che ci resta per come vorremmo che fosse: insieme.
Cristina strinse le labbra, quasi volesse mordere ogni parola che tentava disperatamente di uscire. Lo guardò come fosse l'unica cosa al mondo e ciò che le venne da dire fu solamente  Come vorremmo che fosse...
La mattina seguente, Cosimo sentì la sveglia suonare. Puntuale come tutti i giorni alle cinque di mattino. 
Allungò la mano per spegnere l'aggeggio infernale. Si stropicciò gli occhi e si voltò verso il lato opposto.
Vide Cristina, completamente nuda e coperta solo dal lenzuolo.
Lo guardava con quelli occhi che avevano l'espressione di chi aspettava quel momento da tutta la notte. O forse da tutta la vita.
Attendeva Cristina, e Cosimo pensò che non ci sarebbe stata mattinata più bella di quella.
Le si avvicinò, lui le diede un bacio sulle labbra e le disse con la semplicità di chi ha il cuore buono  Buongiorno amore mio! -.

sabato 28 settembre 2019

Time after time

Il tempo non è mai stato generoso con me.
Non ha cancellato le orme del passato,
Non ha colmato le differenze,
Non ha riscattato i pegni presi.
Il tempo non è mai stato galantuomo con me,
Con gli altri forse.
Ma poco importa ad oggi.
Il tempo non è mai stato tempo con me.
Forse è per questo che l'ho sempre perso.

LA STORIA SENZA FINE

Roberta odiava il suo cuscino.
Roberta odiava la sua stanza, il suo letto, il suo armadio. Roberta, insomma, odiava tutto quello che al suo risveglio stava osservando attorno a lei.
Odiava tutto perché tutto le faceva pensare a lui. Eppure lui, in quella stanza, non c'era mai entrato.
E proprio questa cosa la innervosiva. Lui là dentro non ci aveva mai messo piede, ma, stranamente, la mente della ragazza le faceva sentire l'odore della sua pelle, il profumo delle sue labbra. Quel cuscino, quel lenzuolo, quel materasso dove ora si girava e rigirava, le facevano sentire il peso di quell'assenza. L'assenza di quell'uomo. Perché, di tutto quello che si può chiedere ad un essere umano maschio, la caratteristica dell'essere uomo è sempre la più importante. Dopotutto, un uomo si compone di molteplici cose, di molteplici sfaccettature. Di tanti piccoli frammenti di qualità e di difetti. Nella bilancia del corteggiamento o della scelta, ognuno di noi sceglie, pondera e valuta tutte queste componenti per decidere.
Il suo essere uomo, il suo essere così maledettamente uomo.
Accidenti a lui e a dov'è ora pensò. Avrebbe voluto pensarlo in dialetto, perché come si sa il dialetto rafforza il concetto. Ma maledisse anche se stessa perché il suo dialetto lei non lo conosceva. Sapeva qualche parola qua e là, ma nulla più.
I suoi pensieri erano stati interrotti. La sua metodologia perfetta di sostituire una idea con un pensiero che la tormentava si era concretizzata ancora.
Non si poteva distrarre. Per nulla al mondo. Lei non era tarata per distrarsi. Lei non era fatta per distrarsi.
Lei era altro, tutt'altro dalle donne del mondo. Né  di più né di meno. 
Semplicemente era altro. E, come altro, doveva comportarsi in maniera diversa. Tutto qua.
Doccia? si domandò.
La promessa che da sempre la doccia porge, ovvero quella di poter lavare di dosso ogni negatività, fu talmente allettante che Roberta ci si aggrappò con tutta se stessa. Come si era aggrappata ad ogni cosa della sua vita: lo studio, la laurea, il lavoro.
E doccia sia! pensò. Anzi, convenne. Perché nel suo mondo c'era solo questo: decidere, valutare.
Si alzò dal suo letto e si diresse nel bagno che, per le dimensioni del suo corpo, sembrava essere gigante.
Guardò il suo corpo riflesso nello specchio lungo e verticale che aveva appeso volontariamente in bagno. Osservò ogni parte del suo corpo nudo. Era magra, con un bellissimo corpo, con gli occhi grandi che sapevano catturare.
Aveva imparato ad accettarsi con ironia. 
E con quella ironia si era saputa far amare.

giovedì 26 settembre 2019

SE MEMORIA NON MI INGANNA



(fonte: qui)




I tramonti sono tutti momenti di riflessione.
Questo pensò Ivan mentre, puntualissimo come ogni giorno, si sedeva su quella panchina che dava su una splendida veduta.
Da lì vedeva tutto il paese che sembrava essere una enorme miniatura.
Lì, poi, sarebbe stato precisamente 34 minuti. Un minuto per ogni anno che non aveva trascorso con Floriana.
Paradossalmente, aveva cominciato con un solo minuto, che il primo anno sembrò infinito. E poi così via. Ogni anno uno in più.
I suoi occhi neri si perdevano all'orizzonte, andando dove nessuno poteva sapere. Provava una sensazione strana quand'era lì. Era il suo tormento, ma anche l'unica maniera per sentirsi sereno. Un appiglio.
Floriana aveva cambiato città, paese, vita, tutto.
Si trovò a passare Peppino, amico storico di Ivan.
Si sedette di fianco a lui e scherzosamente disse - Non vuoi proprio mollare, eh!?
- E perché Pe'? Che male fa? E poi: alla mia età?
- Appunto. Ne hai spesi così tanti di anni a stare qui!
- Più che viverli inutilmente, ho preferito trascorrerli facendo qualcosa che mi facesse provare amore. E, quando il tempo lo si trascorre provando amore, non è mai vita sprecata.
- Lei una vita se l'è rifatta e tu stai qua a pensare a lei.
- Già. A pensare a lei.
- E' davvero tutto così triste.
Ivan fece un sospiro, guardò il cielo. Ci immaginò il volto di Floriana, immaginò i suoi occhi azzurri come quel cielo che stava per oscurarsi con l'arrivo della notte. Poi disse - Sai cosa è veramente triste per me?
- Cosa?
- Avere solo una vita da dedicare a pensarla.
- Perché, quante ne avresti volute sprecare?
- Tutte quelle che il cielo mi avrebbe regalato.
- Se esistesse un Dio, sono sicuro che non ti darebbe mai questo supplizio.
- Sì invece. Me lo concederebbe. E sai perché?
- Perché?
- Perché Dio è amore. E lui sa bene che il tempo che si spreca provando amore, non è mai vita sprecata.

martedì 17 settembre 2019

IL BENE CHE VOGLIAMO


(fonte: qui)




Quando Elisa aprì gli occhi era nel letto con suo padre.
Dall'alto dei suoi quattro anni, il papà sembrava un gigante brontolone.
- Papà - disse scuotendo l'uomo.
Emilio si svegliò di colpo, pensando fosse successo qualcosa.
- Che ore sono? - domandò lui.
- Sono le diesci.
- Dovremmo alzarci.
- Sì.
- Forza andiamo a fare colazione.
I due andarono in cucina e mangiarono qualcosa. Teresa e Claudia, le altre componenti della famiglia, erano uscite per fare delle compere.
Finito di fare colazione, Emilio ed Elisa uscirono in giardino a giocare. Successivamente, si sdraiarono sul prato della loro villetta.
La piccola esordì con una domanda.
- Papà tu vuoi più bene a me o a Claudia?
- Perché me lo chiedi?
- Perché voglio sapere se vuoi più bene a me o a lei.
Restando sdraiati, Emilio mise il braccio dietro il collo della bambina e la tenne vicino a sé. L'ombra dell'albero, intanto, li faceva stare al fresco.
- Vi amo entrambe. Quando sto con te voglio più bene a te, mentre quando sto con lei voglio più bene a lei.
- Non vale così.
- Sì che vale. Vale perché do importanza a chi sta con me. Bisogna sempre dare valore a chi sta vicino a noi, a chi usa il tempo per volerci bene. Possiamo amare tutti, in tutti i punti del mondo. Anche senza vederci mai. Ma dobbiamo sempre volere più bene a chi sta con noi, a chi è presente ora. Perché un domani potrebbe non esserci più o potrebbe andarsene perché non abbiamo dato valore alla sua presenza.
- E la mamma?
- La mamma è un'altra cosa. La amo e le voglio bene perché lei è ovunque. E' sempre con me, anche ora.
- Come?
- Grazie a te. Tu sei parte della mamma e lei è parte di te. Perciò è qui ed è con noi.
- Tu non sei come me?
- Certo tesoro, sono sempre con te.
- E quando non ci sei?
- Lo sono ancora di più.
- Ma tu volevi essere il mio papà?
- Sì, tanto.
- E perché?
- Perché sei tutto il bello di me, senza essere me.
- Papà.
- Dimmi.
- Io voglio più bene a mamma.
Emilio scoppiò a ridere, poi le diede un bacio sulla testa e si alzò.
Andò verso la porta di casa, ma fu frenato dalla voce della figlia.
- Papà... voglio più bene a mamma, ma voglio sempre te come mio papà.

domenica 15 settembre 2019

LA PRIMA NOTTE DI DOLORE






(fonte: qui)




Il giorno in cui Antonio pianse dal dolore, Susanna non si presentò.
Non tornò nemmeno a casa la notte per accertarsi se lui fosse ancora in buone condizioni o se avesse bisogno di conforto.
Il nulla.
Come se non fosse mai esistito.
Susanna tornò il giorno dopo.
Lo trovò in salone, vestito e sfatto in volto. Gli occhi rossi e ancora pieni di lacrime.
Lei capì immediatamente e, perciò, esordì dicendo - Dovevo scegliere fra rispettare me stessa o te. E ho scelto me. Puoi biasimarmi? -.
- No, non ti biasimo. Ma ti condanno.
- Per cosa? Per aver cercato la mia felicità?
- E qual è la tua felicità? Ciò che due sere fa chiamavi amore e ora è nulla o ciò che non ha fondamento ed ora occupa la tua mente?
- La tua è invidia, una delle tue solite emozioni momentanee.
- La mia è rabbia, è dolore. Cosa che prova solo chi ama. Ognuno di noi, nella sua vita, commette sbagli. Ma il crimine più grande è far soffrire chi prima avevamo detto di amare. Perché, anche quando tutto è finito, quando ogni cosa come per te è dimenticata, ebbene chi soffre merita almeno una volta un come stai o un aiuto. Almeno la prima notte. Perché la prima notte di dolore è quella che ferisce l'anima, poi il dolore sale fino alla mente e ai ricordi. - (respiro) - La prima notte di dolore tocca il cuore con dardi infuocati che bruciano, tramutando tutto in polvere. Ma ti tornerà tutto mia cara. Tornerà a te.
- Mi stai minacciando per caso?
- No. Ti sto solo avvertendo. Perché tutto torna. E il dolore procurato agli altri conosce le sue vie. Il male, come i cani, sa sempre la strada di casa -.
Detto questo, Antonio cominciò a piangere, si voltò e andò in camera.
Susanna attese qualche minuto. Poi decise di andare via di casa.
Non si videro più.
Ma lei lo pensò spesso.
Soprattutto nella sua prima notte di dolore.
Gli riconobbe la sofferenza provata e si scusò.
Si scusò perché il dolore è sempre perfetto.
E in quella perfezione ogni uomo sa  conoscere i propri limiti.

mercoledì 4 settembre 2019

LA TEMPESTA


(fonte: qui)




Pensavo proprio a te stasera.
Dirai che mi hai pensato, che ti ricordi e ricorderai di me.
Pensavo ai tuoi occhi quando sto per abbracciati. Perché tu sai quando sto per farlo. Oh sì se lo sai! Me lo dice il tuo sguardo. E poi il tuo corpo, che si lascia andare come se le mie braccia fossero un mare in cui tuffarsi.
Ed ora è tutto grigio, tutto in tempesta.
Piatto.
Come i paesaggi dei lidi di mare in inverno. Turbolenti, tempestosi eppure muti di vita.
Pensavo al tempo che ieri notte non abbiamo passato assieme. Alle giornate che non abbiamo passato assieme. Ai pomeriggi afosi di agosto che ti piace passare all’ombra di qualcosa.
Penso al tempo che non abbiamo vissuto.
Penso.
E tutto torna a te.

lunedì 2 settembre 2019

SANGRIA


(fonte: qui)



Mi ubriacherò oggi.
Di sangria, in verità.
Mi ubriacherò di sangria.
Berrò finché ricorderò tutto,
ma fino a non sentire più me stesso.
Affinché ogni ricordo sia un chiodo che appende
e non una lama che trafigge.
Berrò sangria, amore mio.
Perché ogni vino rosso
sa sempre
d'amore in due
e di peccato in uno.
E non domanderò come sia venuta
questa vita mia, perché non l'ho mai potuta vedere.
Come quella fotografia,
come quella panchina.
Berrò sangria, amore mio.
sotto una veduta,
sopra il monte più alto che c'è.
Non ricordo forse molto,
non ho detto abbastanza.
E allora bevo sangria, mentre tu brindi
a nuove fotografie.
E si svilupperanno sogni e desideri,
mentre io bevo solo sangria
e mi ubriaco
d'un qualcosa che non è me stesso
ma che è lo stesso
da sempre.

martedì 13 agosto 2019

LETTERA DI UN CONTE ALLA DUCHESSA


(Fonte: qui)



Cara Maria Elena,
la visione l'altra sera dei tuoi lunghi capelli neri, che coprono la tua bianca nuca, mi conferma che, per l'ennesima volta, tu ti sia allontanata da me. Non v'è dubbio alcuno che è tempo per me di andare via da qui e da te.
Non posso prometterti di ricordarti, perché è l'affetto il sentimento del passato.
E io t'amo.
E l'amore è un sentimento che si considera al presente e si declina al futuro.
Ti avrei amata male, malissimo.
E così facendo, sarei diventato un uomo migliore e tu una donna più libera.
Ti avrei amata con tutte le mie forze, ma non con tutta la mia forza perché quella è sinonimo di violenza e non di saggezza.
Così dunque ti perdo.
Così dunque ti lascio.
Così dunque t'amo.

sabato 10 agosto 2019

IL MEDESIMO

(fonte: qui)



- Si può sapere che diavolo ti è preso? - sbottò Jennifer da sopra la scala senza passamano, mentre Giancarlo scendeva a passo spedito.
Lei, spostandosi una ciocca di quei bellissimi capelli biondi lisci come la seta che oscuravano la visuale a due occhi blu magnetici, rincalzò domandando - Mi dici che hai? -.
Lui si fermò sull'ultimo gradino della scala. Non si volse nemmeno a guardarla. Un'unica parola: - Niente -.
- Smettila di fare il bambino. Dimmi che cosa hai e facciamola finita con questa idiozia.
- Ti ho risposto: niente. E non perché quel niente sia riferito al mio stato d'animo, che è palese. Ma a quello che ho in mano con te: non ho niente. Non ho costruito nulla. Non c'è alcuna cosa che si sia salvata. Nemmeno le basi di questo castello sono rimaste in piedi contro gli attacchi della tua personalità.
- Sei davvero pesante. 
- Come tutti Jennifer?
- No, di più.
- Almeno in questa cosa mi distinguo.
- Sei monotono e infantile. TI ho già detto come la penso. Ognuno dà all'altro delle cose a modo proprio. Punto. L'amicizia, l'aiuto, la compassione. Sono tutte le medesime cose, ma ognuno le dona a suo modo. E io apprezzo le tue.
- E allora perché bloccarmi qui Jennifer? Che cambia che sia io, lui, l'altro a starti vicino? Che differenza c'è? Siamo tutti la stessa colla, tutti il medesimo collante che può tenere attaccati i tuoi pezzi.
- Sei invidioso.
- No. Sono geloso. Sono geloso dei miei sacrifici, delle mie lotte, del mio tempo. Di tutte queste cose fatte per te, con te e per te. E sì mia cara: sono infantile. Perché come i bambini non scelgo chi amare, né lo decido. Mi abbandono al sorriso, all'aiuto, all'amore incondizionato. Sì Jennifer sono infantile e, con la dignità maestosa di un infante, ti dico che mi sono fatto male e che, a non dare valore a nulla, si finisce per non comprendere i contorni delle cose.
Jennifer si chiuse nel suo silenzio. La sua ragione valutava i pro e i contro di quella situazione.
Giancarlo nella penombra della fioca luce del pianerottolo di quella scala si volse a guardarla. 
- Non posso decidere di smetterti di tenere a te, di amarti, di lottare per te e starti accando nei momenti difficili. Ma posso scegliere di evitare le sfumature. E rendere tutto simile.
- Simile non è uguale - riuscì solo a dire Jennifer.
- Uguale non è comunque me.