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venerdì 9 dicembre 2022

VECCHIO E SOLO

 

Fonte: qui


Mi sono sentito solo e vecchio.
Nei meandri di una vita scandita. 
Nelle parole mancate degli amici assenti.
Mi sono sentito solo e vecchio.
Nella polvere dei desideri non espressi,
dei progetti non centrati,
degli obiettivi falliti.
Mi sono sentito solo e vecchio.
Nelle bugie che ho detto per un po' d'amore breve,
per un abbraccio che scalda il letto e non l'anima.
Mi sono sentito vecchio più che solo
nelle rughe dei sorrisi che il mio volto non ha fatto.
E mi sono sentito solo nei sorrisi donati per compiacere.
Ad un passo dalla maturità,
mi sono sentito troppo acerbo per crescere.
E, vecchio e solo, mi sono detto
che nessun tempo basta a chi perde
l'esistenza a cercare un'esistenza.
E piango per i giorni morti,
per i minuti vuoti.
Per tutte le prove d'amore fatte 
per cercare risposte e non per dare certezze.
Ad onor del vero
in verità non ho nessun amore.
E tutto ritorna dov'era.
O, forse, da lì non si è mai spostato.

mercoledì 2 novembre 2022

DARK LADY - parte 2

 

Fonte: qui



- Queste sono le conversazioni che mi piacciono.
- Abbiamo evitato una serie di ovvietà che sicuramente ti avrebbero seccata - rispose di getto Aurelio.
La ragazza stirò le meravigliose labbra in un accenno timido di sorriso.
- Può bastare così - e, detto questo, la ragazza andò via.
Il venerdì dopo, la cosa si ripeté. Per poi ripetersi altri venerdì.
Aurelio si stranì di come tutto questo gli piacesse e si domandò perché non le avesse mai chiesto di vedersi da altre parti, quale fosse il suo nome, di andare a cena, quali fossero i suoi hobbies.
Tutto questo finché, un venerdì, arrivato nel locale, non la vide. Non c'era in nessun angolo del bar.
Un cameriere, a sorpresa, gli portò una busta contenente una lettera.
Aurelio non capì, la aprì e la lesse.

    Sono per certi versi strana.
Alle volte mi stranisco da sola. Sono un po' come la corrente del mare. Lei è sotto il pelo dell'acqua. Eppure, le onde di questa mia corrente, sono dentro di voi. Quante parole abbiamo risparmiato nei nostri silenzi? Te lo sei mai chiesto? Quante parole potremmo risparmiarci se solo ci dedicassimo all'anima?
    So che ti resterò come una cicatrice nella mente. E così voglio! Tutte le volte che mi penserai, sarà come passare le dita sulla ferita chiusa. 
    Tu non mi hai mai parlato, ma mi hai conosciuta. E in tutta questa assenza di verbo, abbiamo avuto una costante presenza dell'essere.

La lettera finiva in questa maniera e Aurelio restò di sasso.
Si accorse poi che, nella stessa busta, vi era un biglietto ancora più piccolo. Lo prese e lo lesse. Restò ancora di più scioccato.
Il biglietto, infatti, recitava "Ti avrei rivisto in un altro luogo, mi chiamo Lisa, sarei andata a cena con te e il mio hobby è la musica".
Aurelio sorrise, Lisa aveva avuto ragione. Avevano parlato e molto. Più di tutti.
Strappò la lettera a brandelli e li lanciò dallo sky-bar.
Una piccola folata di vento li fece volare da qualche parte.
Un piccolo accenno di vento.
Come il piccolo accenno di sorriso che fece Lisa quando vide pezzetti di carta cadere dal cielo.

                                                                

martedì 25 ottobre 2022

DARK LADY - parte 1

 

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Quanto può fare soggezione una donna che resta immobile ed in silenzio.
Questo pensava Aurelio mentre, seduto in uno degli sky-bar di Budapest, osservava quella donna che veniva importunata da una serie infinita di uomini.
Quella donna.
Era bellissima, era bella come sono belle le cose pericolose. Aveva capelli lunghissimi, occhi grigi, labbra che sapevano d'amore e di amaro. Portava un abito nero, niente gioielli. Solo una finissima catenina al collo senza ciondoli.
Aurelio si stupì di come restasse in silenzio. Sempre. Le persone continuavano a parlarle, ma lei immobile restava al suo posto e continuava a bere la sua coca-cola zero.
Il ragazzo si alzò per andare a pagare il conto. Si diresse verso la cassa, diede la carta di credito e infine volse per l'ultima volta lo sguardo alle meraviglie di Budapest.
Mentre attendeva l'ok della transazione, Aurelio ebbe l'istinto di girarsi e cercare di nuovo quella donna. La cassa si trovava nella zona più a sinistra del locale. Lei, invece, era da tutt'altra parte. 
La rivide. E, mentre si accingeva ad andare via, continuò a guardarla.
Sembrava una Mona Lisa. Pur avendo lei lo sguardo fisso su ciò che aveva davanti, Aurelio ebbe la sensazione di essere osservato. Era come se quella ragazza fosse in grado di osservarti a prescindere dalla posizione in cui tu fossi.
Per tutta la settimana Aurelio pensò a quella donna. 
Il venerdì successivo, il ragazzo si ritrovò per puro caso nello stesso sky-bar. 
La ritrovò, come la ritrovò nelle settimane successive. Finché un giorno, seduto molto lontano da lei e non nella sua direzione, ebbe l'istinto di guardarla un po' più del dovuto.
La ragazza rivolse lo sguardo verso di lui e, senza alcuna esitazione, con un cenno del capo, gli indicò la sedia che lei aveva dinnanzi.
Aurelio non poteva crederci. Lo stava invitando.
Si alzò fra lo stupore generale degli amici e, senza dire nulla, si diresse verso il tavolo.
Arrivato, si sedette di fronte a lei. 
Era bellissima, oltre ogni fragilità e durezza. Sembrava una statua di marmo scolpita talmente bene da sembrare di carne. Oltre la materia.
La contemplò giusto il tempo di vedere gli occhi di lei stagliarsi su di lui e lì restare. Gli occhi grigi della ragazza erano una porta e una prigione. Aurelio cercava di capire chi fosse il prigioniero: se lui che la guardava o lei che glieli mostrava. Perché, alcune donne, sono prigioniere dei loro occhi più che del loro cuore. Sono vittime più delle loro menti che del mondo che le circonda.
Restarono in silenzio per minuti. Molti minuti. Sembrarono infiniti.
Poi il suono della voce di lei.


                                                                      (continua)


martedì 18 ottobre 2022

IL PONTE TIBETANO

 
Fonte: qui





- Resta da me stasera.
Così disse Samanta dopo il suo sorso di gin tonic.
Non brillava in altezza, ma spiccava per personalità e femminilità.
Personalità retta da un mix di allegria e dubbi: l’umorismo tipico delle persone intelligenti; i dubbi di chi ha il coraggio di agire per cambiare la propria vita.
Manuele sentì quella frase come un vento freddo addosso. Sentì i brividi su tutta la sua pelle. Provò a guardarla negli occhi. Si ricordò che non aveva mai capito di che colore fossero gli occhi di Samanta. Ma tutti sapevano che, quando un uomo cominciava a farsi quella domanda, voleva dire che era troppo vicino a lei. E lei, come un pitone, era capace di avvilupparsi alla mente prima ancora che al corpo.
Manuele aveva l’alibi di essere dolce, la forza di essere dolce. E Samanta questo lo sapeva.
- Hai mai incontrato una come me?
- Dovrei rispondere no ora, se voglio continuare a restare vivo.
- Non devi tenermi contenta.
- Infatti, voglio solo tenerti con me.
Lei sorrise - Hai mai attraversato un ponte tibetano?
- No.
- Io sono così. Puoi camminare dentro di me, arrivare persino dall’altra parte del ponte. Ma è ciò che hai sotto i piedi che fa la differenza. Il brivido di non potercela fare, il coraggio di rischiare, l’abilità di decidere se, quello che hai sotto i tuoi piedi, sia baratro o panorama.
Manuele guardò ancora gli occhi di Samanta seduta sul divano di fronte a lui. Il caminetto emise un suono. Come un segnale.
Il ragazzo si alzò, andò da lei e la baciò. E Samanta lo lasciò fare. E, mentre la spogliava, lei gli sussurrò nell’orecchio - Che cosa ci vedi tu?
- Un baratro.
- E perché lo stai facendo?
Lui le baciò il collo, risalì per arrivare alle labbra. Percorse con la sua lingua tutta la forma della bocca di Samanta e poi, guardandola negli occhi, disse - Perché preferisco stare nel baratro della tua anima che sulla cima della montagna di una vita che non mi appartiene.
- Ma da lì il panorama è più bello.
- Da qui giù, invece, con te, tutto quanto è cielo.
Samanta abbandonò il drink, abbandonò la stretta che aveva su di lui.
Quella morsa diventò abbraccio, quel morso diventò bacio.
Quel baratro diventò cielo.   

mercoledì 31 agosto 2022

A TEMPO SBAGLIATO - parte 2

 

Fonte: qui



Non ho mai fatto il corso da sommelier.
Il motivo per cui non l'ho mai fatto è perché ho sempre pensato che, in certi ambiti e in certe passioni, l'ignoranza aiutasse molto di più ad apprezzare il tutto più dello studio. Da ignorante ero libero di poter assaggiare tutti i vini con tutti i cibi, senza dovermi sentire in colpa per aver abbinato un pesce con un chianti. Non che i sommelier non siano professionisti che sperimentano, sia chiaro, ma, se studi, la logica del rosso-carne bianco-pesce un po' ti resta dentro.
L'ignoranza, quindi, alle volte poteva aiutare. 
Alle volte.
Non davanti ad una russa furibonda che ti chiede numi sul proprio rapporto con te.
Ero ancora lì, con il calice in mano e con l'eco di quella frase nelle orecchie.
Decisi di bere, per tanti motivi. Un po' anche per dare solennità a ciò che avrei detto e che non sapevo di dover dire.
- Sai Julia, io non ho condiviso nulla con te. Per certi versi non ti conosco nemmeno. Eppure, ogni cosa che faccio o penso o decido, la faccio pensando al tuo bene. E la cosa che più mi sorprende è che nemmeno so qual è il tuo bene.
- Appunto! Quindi smetti di fare il samaritano e assumiti una responsabilità.
- Cercare il bene di una persona non è una responsabilità Julia?
- La responsabilità è renderla felice.
- No, quello è il dovere che deriva dalla responsabilità. Che poi è anche un diritto. Anzi, se ci pensi bene, la cosa è affascinante.
- Cosa?
- Se ci pensi, far felice una persona è contemporaneamente un diritto, un dovere e una responsabilità di chi ti vuole vedere felice. Praticamente sei inaffondabile.
- Sei un coglione.
- Con dei diritti e dei doveri.
Julia rise. Rise con quel modo di fare che hanno le donne quando sanno che sarebbe tutto perfetto se solo si volesse.
- Vorrei solo stare con te Rosario -  replicò dolce come solo lei sapeva essere.
La baciai, conscio del fatto che quel bacio poteva avere un milione di significati. E lei, da donna, mi rispose con un bacio che ne poteva avere almeno due milioni.
In quel mix di significati non facemmo l'amore, ma ci amammo. Perché, quella piccola parentesi di tempo sbagliato, era giusta per noi. Mentre la baciavo, pensavo a quella clessidra piena di acqua. 
Perché l'acqua non detta il tempo, ma il suo scorrere. E se questo era il modo di percepirla, allora non si trattava più di capire se il tempo fosse giusto o sbagliato. Ma dovevamo solo lasciarlo scorrere.
E così facemmo.
Nessuno di noi prese per sé la clessidra, forti del fatto che il tempo è mutevole. Come l'amore e i sentimenti in genere.
Ma, tutte le volte che ci incontrammo in seguito, pensammo entrambi che quello era il nostro tempo. E ci perdonammo per tutto quello non passato insieme.
Alla fine ci amammo io e Julia.
Tanto. Più di tutto. Più di un momento, più dell'eternità. 
Ci amammo per il nostro essere giusti in un tempo tremendamente sbagliato.

venerdì 19 agosto 2022

A TEMPO SBAGLIATO - parte 1

 

Fonte: qui



Cercavo un punto di incontro con lei.
Un qualsiasi punto che mi mettesse in sintonia con lei.
Pareva un leone ferito. Voleva tutto e subito. Un po' la capivo anche.
Non aveva più voglia di aspettare, non aveva più il cuore per aspettare. Aspettare è una capacità dell'anima, non della mente. Obbliga il cuore a credere ed a sperare.
Voleva tutto nel minuto stesso in cui lo diceva. E anche questo capivo. Per tutto il dolore che aveva vissuto, per tutto quello che aveva passato, per tutto quello che le avevano promesso e che, puntualmente, non le avevano restituito.
Cercavo disperatamente di dirle qualcosa, mentre i suoi occhi scuri erano fissi su di me in un mix di rabbia, dovuta alla paura di un ennesimo fallimento, e disperazione, dovuta alla voglia di essere almeno quella volta salvata.
Capii che avevo bisogno di qualcosa, un oggetto, un feticcio su cui lei avrebbe scaraventato la sua attenzione mentre io le avrei parlato.
- Forse è il caso che continuiamo domani - dissi dopo quaranta minuti di chiacchierata furibonda.
- Lo sapevo io. - sbottò lei - Ma io pazienza non ne ho più!
- Non ti ho chiesto pazienza, ti ho chiesto tempo.
- Che è il vero problema fra di noi.
Boom!
Colpiti e affondati.
Julia, russa di nazionalità, italiana di adozione, meridionale di carattere, con una sola frase aveva colpito entrambi.
E lo sapeva bene visto che, subito dopo quella frase, si sgonfiò. La cosa, paradossalmente, tranquillizzò anche me.
Risposi un asettico- Già - e senza sapere perché, o forse semplicemente per la paura di non soffrire da soli a casa propria, ci salutammo con un bacio dolce sulle labbra.
La sera dopo mi presentai a casa sua.
Citofonai, come si faceva un tempo. Sapevo che non mi avrebbe risposto nessun papà e questa mi diede un po' di coraggio in più.
- Chi è?
- Scendi.
Silenzio di circa sette secondi.
- Ok.
Non mi aspettavo scendesse davvero in pochi minuti, ma quaranta mi sembrarono una ripicca troppo grande. Dovetti ammettere, però, che tutto quel tempo ne valse la pena.
Julia era bellissima. Pur essendo russa, quel look da gitana le stava benissimo e quella coda alta di capelli la rendevano ancora più giunonica.
- Sei troppo bella per lasciarti parlare in un portone. - dissi. Non fece nessuna espressione, ma capii che il complimento le aveva fatto piacere.
Avevo sempre avuto un piano b e anche in quella occasione l'avevo.
Andammo al b&b del mio amico Filippo. In realtà era una suite posta nell'attico di un palazzo che affacciava su Mar Grande. Scenario meraviglioso per una serata d'amore di un certo livello.
Non avevo mai portato Julia lì, ma non le nascosi la verità. Avevo una copia delle chiavi. Filippo me le aveva concesse per il piccolo aiuto economico che gli avevo dato per aprire quella attività. Ero una specie di socio occulto.
Avevo predisposto un tavolo, due calici e del Blangé freddo.
La feci accomodare e versai il vino. 
Il tintinnio dei calici.
Subito dopo il feticcio che mi ero ripromesso fece la sua apparizione.
Ebbe il suo effetto. Gli occhi di Julia si abbatterono su quella cosa come un falco.
- Interessante una clessidra vuota.
- Non è una clessidra vuota.
- Certo che lo è.
- Vedi bene.
Julia prese in mano l'oggetto e si accorse che avevo ragione. Era una clessidra, ma non era vuota. Era semplicemente piena di acqua.
- Piena di acqua? E che senso avrebbe? A che cosa serve?
- Il punto non è a cosa serve, ma cosa rappresenta.
- Sarebbe?
- Il nostro problema. Il tempo, ma più che il tempo, il tempo sbagliato.
Julia mi perse. Continuai.
- Le clessidre di solito segnano il tempo e lo fanno con la sabbia. Ma se due persone come noi si incontrassero in un tempo diverso, in un tempo che non compete ai loro corpi ma alle loro anime, a che servirebbe una clessidra che segna il tempo che non batte per loro? Siamo arrivati a noi in un tempo sbagliato per il mondo, ma non per le nostre essenze. Ecco perché sembra vuota. Perché, nel tempo che viviamo, il nostro è quello sbagliato.
- Che stai cercando di giustificare Rosario?
- Niente. Alcune cose non vanno giustificate. Vanno lasciate librare, come gli aquiloni in cielo.
Julia bevve il vino e, con un gesto che tradiva nervosismo e sensibilità, si versò da sola da bere. La lasciai fare, finché posato il calice sul tavolo e avendo dato un'occhiata al mare nero, mi seppe solo dire - Se l'eterno avesse un punto, quello sarebbe il tempo - .


(continua...)

T’AVESSI

 

Fonte: qui



T’avessi saputa amare,
avrei rimproverato alla mia anima molte meno cose
di quelle che rimprovero ora.
T’avessi saputa tenere,
avrei incolpato il mio cuore
di molti meno anni suicidi di tempo e parole.
T’avessi saputo parlare,
al cuore ti sarei arrivata,
che alle orecchie non c’era bisogno di strumento.
E a pensare queste cose
sono diventato vecchio, ma non saggio.
Sono diventato grande,
ma non maturo.
Sono diventato tutto quello che 
gli altri sapevano sarei diventato,
ma che io non avevo mai voluto 
essere.

mercoledì 17 agosto 2022

LE RONDINI

 
Fonte: qui




Alessia guardò il cielo e ci vide uno stormo di rondini.
Prese a dire - Hai mai pensato che le rondini in cielo sembrano tante virgole? Come se i pensieri che abbiamo in testa, come se i sentimenti che abbiamo nel cuore, avessero un continuo. Perché un punto è un punto. È una affermazione, una decisione. Una virgola, invece, è un cancello, una porta che ti traghetta da una parte all’altra. -
Sospirò, diede un’altra occhiata al cielo dopo aver bevuto un po’ d’acqua, e riprese - Io non ho mai preso decisioni definitive nella mia vita. E sai perché? Tutte le volte che ho guardato il cielo, c’era sempre una rondine.

mercoledì 22 giugno 2022

SMS - parte 3

 

Fonte: qui


(continua)
Ridemmo insieme.
Mi bastava solo quello, potevo anche morire.
Perché, quando due persone che si amano ridono insieme, si regalano l'eterno. Perché ogni risata è un passo verso la felicità.
- Siedi con me - le chiesi.
Si sedette.
Era bella, era sempre stata bella e, per me, lo sarebbe stata per sempre.
Mi chiese di smetterla di guardarla così intensamente. Non l'ascoltai. E non mi sentii in colpa.
- Come stai? - mi domandò.
- Non cadiamo in queste banalità Dominique - dissi - Non ci meritiamo questi dialoghi così scontati. Noi apparteniamo all'amore. E l'amore vero ha sempre parole nuove da dare e da dire.
- Vuoi sapere perché ho mollato? - domandò lei con il suo solito modo diretto.
- No, non ha importanza.
- E allora che facciamo? Restiamo a fissarci in silenzio?
- E che male ci sarebbe?
- Una coppia che non ha nulla da dirsi non ha sentimenti da vivere.
- Dipende dal silenzio.
- Il silenzio è il silenzio, non esistono tipi diversi.
- Invece sì, come è vero che esistono chiacchierate e chiacchierate.
- Quindi che silenzio siamo noi?
- Non è questione di che tipo siamo. E' questione di quanto lo sappiamo addomesticare. Perché, quando sai controllare il silenzio, allora parlano le anime, le mani, i respiri. Parla tutto ciò che non ha bisogno di metrica.
- Ogni cosa ha bisogno di metrica.
- Magari noi no.
- Magari.
Dominique sospirò - Devo andare ora.
- Ok tranquilla. Non ci sono problemi.
- Prima mi fermi e ora mi dici che posso tranquillamente andare?
- Certo. Puoi farlo per un'unica ragione.
- Sarebbe?
- Dentro di me ci sei sempre stata.
Andò via e io decisi di non prendere l'aereo il giorno dopo. Mi concessi un altro giorno. Quella mattina mi arrivò un messaggio.
Era lei.
- Resta - mi scrisse.
Digitai con calma e convinto - Non me ne sono mai andato.


Quando racconto questa storia a mia figlia, lei risponde sempre che non ci crede perché mamma non è così.
Io vorrei poterle rispondere, ma poi è sempre Dominique a ricordarle che sono le scelte che ci definiscono.

martedì 7 giugno 2022

SMS - Parte 2

Fonte: qui

 



10 anni dopo.
Quel viaggio di lavoro in Germania mi aveva finalmente scosso da un torpore in cui ero caduto da un po' di tempo.
Da quando tre anni prima Dominique aveva deciso di andare via, dividendo così le nostre strade, tutto era diventato meno completo.
Dusseldorf era una città piena di brio. Confidavo in questo.
Avevo prenotato un bel tavolo in un ristorante di sushi posto all'estremità più alta di una torre.
Il cibo e la vista avrebbero fatto da panacea.
Accomodatomi al tavolo, decisi di scollegare il cellulare da internet. Ultimo baluardo, stupido, di una privacy che, in quel periodo, nessuno avrebbe minacciato.
Mi ero totalmente dissociato da tutto, che tutti un po' si erano dissociati da me.
Arrivarono le porzioni richieste tramite un cameriere troppo biondo per avere tratti orientali.
Mangiavo e i miei occhi oscillavano fra la vista e i commensali attorno a me. Era come vedere una partita di tennis.
Tutto finché una sagoma colpì la mia attenzione.
Ed era una attenzione che non avevo donato a nessuno per molto tempo. Né era un'attenzione che nessuno era riuscito a conquistare.
Una ragazza di spalle con una silhouette che sapeva come disorientarti, bloccò il mio sguardo e la mia voglia di mangiare.
A quel punto, pensai che davvero per tutti poteva esserci un nuovo inizio. Anche per me.
L'idea di un nuovo capitolo della mia vita si frantumò nell'esatto momento in cui quella ragazza si voltò. Non era un nuovo capitolo, era un nuovo paragrafo di un capitolo che conoscevo bene.
Dominique si voltò e come se sapesse dove fossi seduto, direzionò lo sguardo verso di me. Fu uno shock per entrambi. Ci sorridemmo a vicenda. Sembrò ad entrambi la cosa più sensata da fare.
Ripresi a mangiare, sapendo che ora non ci sarebbe stato nessun panorama migliore del volto di Dominique.
Avrei voluto sapere cosa stesse provando lei in quei momenti, ma cercai di trattenere la mia sofferenza.
Mangiai con l'ansia che ha la persona innamorata quando sta seduta accanto alla persona che ama e non può amarla.
Lei fu sbrigativa nel bere il suo cocktail. Il locale aveva una zona bar dove la gente poteva semplicemente sorseggiare un drink senza dover per forza pranzare o cenare.
Dominique fece un cenno agli amici. Si stava congedando.
Venne verso di me. Non era un gesto spontaneo. Semplicemente l'uscita era alle mie spalle.
Mi passò di lato ed ebbi l'istinto di bloccarla da un braccio. Lo evitai, no volevo sembrare rozzo.
Mi concessi semplicemente una battuta.
- Raccontami di te.
Lei in quella frase ci vide quello che doveva essere visto: la richiesta di una persona ancora innamorata.
- Perché? - domandò con tenerezza.
La guardai, sorrisi e, ingenuamente, dissi - Perché il tuo nome lo so già.

lunedì 23 maggio 2022

SMS - Parte 1

Fonte: qui








Mi resi conto che l'avevo fissata più del dovuto.

Più del tempo concesso ad un uomo per guardare una donna: quello che ti concede lei.

Che poi, lei non me lo aveva proprio concesso.

Ma sono dettagli.

Forse.

Il punto è che non riuscivo proprio a non guardarla.

Ciò che mi consolava era l'aver percepito che lei aveva capito che non la guardavo con il fare famelico da tipo disperato che vuole rimorchiare. La osservavo perché mi aveva colpito allo sterno. E avrebbe messo molto poco tempo ad arrivare al cuore.

I capelli che componevano quel meraviglioso caschetto ondularono appena qualcuno fece il suo nome. Nome che tentai disperatamente di sentire, senza risultato.

Finì il mio calice di vino fantasticando su modi intelligenti per poterle parlare. Nulla di rilevante. In linea con quella serata.

Ci pensò lei.

- Dominique.

Capì che era il suo nome. Me lo aveva detto spontaneamente fermandosi accanto a me prima di uscire dal locale. La guardai come un eschimese guarderebbe un siciliano che gli parla in dialetto.

- Ora sai il mio nome.

Mi venne spontaneo rispondere con sincerità - E' un colpo basso. Se prima avevo qualche speranza di dormire stasera, ora sapendo il tuo nome non farò altro che pensare a quanto tempo ho sprecato a non sapere più cose su di te.

- Magari con la prossima ti andrà meglio.

- Se la "prossima" si riferisce all'altra occasione in cui ci rivedremo, va bene. Altrimenti resto qui. Non voglio concedermi un altro nome.

- Nessuno vuole andare avanti quando è da solo al tavolo con un calice di vino.

- Sono le scelte che ci definiscono.

- Già.

- Andiamo? - domandò l'amica.

- Rimani - feci eco io.

Mi pentì subito di quello che avevo detto. Sembro disperato pensai.

- E perché dovrei? - mi domandò lei.

Guardai tutto quello che avevo a tiro, come se cercassi un copione dove leggere la mia battuta. Nulla. Mi venne solo una frase.

- Sono le scelte che ci definiscono.

- E sono le conseguenze che ci forgiano - fece lei.

- Resta.

- Resto.

- Davvero? - domandò l'amica.

- Davvero - chiuse lei.

L'amica andò via più sbalordita di me. 

Dominique si sedette di fronte. Era bella, più bella del modo stesso in cui la idealizzavo. Più bella delle immaginazioni che avevo proiettato su di lei.

- Perché sei rimasta? - chiesi.

- Perché volevi una possibilità. E io te l'ho concessa.

- E come me la sono meritata?

- Perché hai avuto il coraggio di ammetterlo. Non hai usato espedienti, battute inutili, non mi hai cercato sui social e non lo avresti fatto dopo che sarei uscita di qui.

- Come sai che non ho provato a cercarti sui social?

- Non hai mai preso il telefono - rise.

- Mi stavi guardando!?

- La storia del multitasking per le donne la conosci?

- Sì sì. La conosco. 

- Un punto per te.

Sorrisi. 

Sorrise anche lei.

- Mi piace pensare che se una donna ti sorride è perché ha deciso di lasciarti entrare nel suo mondo.

- Non sempre. Ma te lo lascio continuare a credere.

- Sei sempre così diretta?

- Sempre.

- Mi lasci provare?

Quella domanda la spiazzò un po'.

- Cosa? - domandò lei.

- A restare... con te... nella tua vita, intendo.

- Ma non mi conosci nemmeno.

- Per questo voglio restare. Voglio rimanere perché non voglio trovarmi domani una immagine nella mente. Voglio una persona nel cuore.

Sorrise di nuovo.

Avrei voluto baciarla mentre sorrideva. Avrei voluto prendermi le labbra e l'anima in un solo bacio.

Mi fissò un po', poi una sola parola. Secca, diretta, come lei.

- Resta.

Restai per molto tempo. 

Quel tempo che trasforma due calici in un destino solo.


(continua)

venerdì 22 aprile 2022

ADELAIDE NON SAPEVA

 

Fonte: qui



Adelaide non sapeva quanto fosse difficile amare.
Anni passati ad odiare tutti quelli dopo, per colpa dell'unico venuto prima, le avevano impigrito il cuore. Però ci pensava tutto il tempo.
Era come per il calabrone. Il suo cuore aveva la struttura per amare, ma lei non lo sapeva e continuava ad odiare lo stesso.
Si chiese se valesse la pena continuare ad affrontare i suoi sentimenti così, ma lasciò perdere e si buttò nel suo calice di Barolo.
Se la vita si potesse bere, come la berresti? si domandò.
In tutto questo, si era dimenticata delle due più importanti cose della serata: 1) il Tizio che aveva di fronte (l'ennesimo Tizio che aveva tentato di approcciare); 2) il messaggio che era arrivato e che non aveva ancora letto.
Il ragazzo provò a fare qualcosa, ma i due occhi color nocciola di Adelaide lo obbligarono al silenzio.
La serata naufragò, come naufragarono molte delle idee che aveva in quel periodo.
Quegli occhi nocciola si trovarono a fissarsi nello specchio del bagno di casa sua. Severi e decisi come pochi. Nessun giudizio è più potente del proprio sguardo allo specchio.
Gli altri giudicano l'aspetto, le scelte, le amicizie. Gli occhi giudicano il non detto, il non costruito, il non essere o il non essere stato.
E così volò anche un'altra serata a domandarsi se sperare in un'altra vita è uguale a vivere con un obiettivo.
Si mise sul letto e gli scrisse. Gli scrisse con la spavalderia e la disperazione della tarda notte. Dove ogni parola è protetta dalle tenebre come una mamma che protegge il figlio.
La risposta tardò ad arrivare. Tardò, ma arrivò. Lui rispose con la spavalderia e la disperazione che ha solo chi crede che le cose fatte di notte non siano reali nella vita vera.
Adelaide decise di vestirsi per l'occasione: quella che fa l'uomo ladro e la donna mandante.
Si videro e fecero sesso. Puro. Vitale. Senza compromessi e domande.
Il giorno dopo, ognuno sarebbe tornato a credere che quello scheletro non aveva nessun armadio dove andare a nascondersi.
Il giorno seguente, recuperò la fermezza e la lucidità di dire NO a tutto e a tutti.
A tutti quelli che sarebbero venuti dopo, e solo perché la notte prima, come sempre, aveva detto sì a quello che era venuto prima di tutti.
Un altro giorno seguente.
E ancora una volta si era svegliata domandandosi se quel seguente era riferito al successivo o ad un qualcosa che semplicemente seguiva tutti gli altri, come una perenne catena fatta di anelli tutti uguali.
Che poi, la vita non è altro che una serie di catene più o meno aggrovigliate che pesano sempre di più.

lunedì 11 aprile 2022

L'APPARTENENZA

 
Fonte: qui





- Quanto tempo ho per dirti di restare?
La domanda arrivò come una freccia inaspettata.
Un colpo basso.
Non era una delle sue solite frasi ad effetto che aveva utilizzato tutte le volte in cui voleva qualcosa da lei. E, a pensarci bene, ne aveva utilizzate anche di migliori.
- Allora, quanto tempo ho?
Barbara si spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Sbuffò tentando di prendere ancora un po' di tempo.
- Quello che ti serve per dire ciò che devi dire - chiuse lei. E restò ad aspettare, trepidante, la risposta.
Angelo la guardò intensamente negli occhi. Sembrava come se, dopo quelle parole, non avrebbe più vissuto. Come se, più che una dichiarazione, fosse un discorso di congedo.
Che cosa vuoi dirle davvero? si domandò il ragazzo.
Barbara percepì la domanda e chiese - A cosa pensi? - sperando di alleggerire la situazione.
- A cosa voglio dirti davvero - rispose sinceramente Angelo.
- Andiamo bene. Eri partito così sicuro!
- Questo ti dovrebbe far capire quanto sia importante per me oggi.
- Mmh
- Hai mai pensato al fatto che diciamo un sacco di parole e poi quelle che veramente sentiamo, quelle in cui davvero ci riconosciamo non sono nemmeno un decimo?
- E con questo?
- Si parla sempre di imparare ad ascoltare, ma è importante anche saper parlare. Perché ci sono sentimenti, pensieri, sensazioni che non hanno bisogno di parole. Hanno bisogno di espressioni. Come con la faccia, hai presente?
Barbara a quell'esempio rise.
- L'altra volta abbiamo fatto l'amore e, mentre eri sopra di me, ho pensato fossi bellissima. Ma se ora dico che quella volta eri bella, tu penserai che per me tu lo sia stata solo quella volta.
- Infatti.
- Ecco perché è importante parlare bene. Perché per me sei bella sempre, ma quella volta eri bella perché eri serena. Eri bella dentro. Ed ero bello anche io, perché dentro ero come te.
Barbara sorrise di nuovo, poi scherzando disse - Vuoi fare l'amore con me stasera? E' per questo che mi dici queste cose?
- Voglio fare l'amore con te quando avrai voglia, come quella sera, di appartenermi. Perché, quando è voluto da uno solo, è sesso; quando lo è da due, è amore. Ma quando è scelto da dentro, allora è appartenenza.
Barbara si soffermò su "appartenenza". - Che vuoi dire?
Angelo ci pensò un po' e poi disse - Ricordi Gaber? L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
La ragazza si ricordò di quella frase. Gliela sentì dire una sera, mentre facevano l'amore vicino al camino.
Angelo sorrise e chiese - Quanto tempo ho per dirti di restare?
Barbara lo guardò e rispose - Quello che serve per appartenersi.
- Una notte?
- Una notte, sì... come da dieci anni a questa parte.

sabato 8 gennaio 2022

E' TEMPO DI LASCIARTI ANDARE

 

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E' tempo di lasciarti andare.
Dalla mia mente.
Il cuore mi ha voltato le spalle.
Lo sai com'è lui quando si parla di te. 
Come quella volta che volevi quel regalo
e mi ha fatto stare tutta la notte
sveglio per trovarlo.
E' tempo di lasciarti andare,
perché è tanto che il mio cuore è girato di spalle.
E se gli occhi non sono rivolti alla vita,
l'amore diventa nostalgia.
E la nostalgia ammala l'anima.
La mia è malata da tanto:
malata dei silenzi, dei vuoti,
delle parole che non sente.
E' magra la mia anima.
A digiuno dei tuoi sorrisi,
ha imparato ad imitarli.
E' tempo di lasciarti andare.
Per mettere tutto al proprio posto.
Come hai fatto tu con la tua vita,
mettendomi negli scaffali più alti della mente
dove esistono solo la polvere e il buio.
A tu per tu con l'oblio,
anche il nero diventa un colore.

martedì 4 gennaio 2022

DUE MINUTI, DUE ANNI - parte 2

 
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Andrea si fermò nella piazza del paese. Scesero dalla vettura e si diressero alla vecchia fontanella. Era una piccola fontana posizionata nei pressi di un belvedere che dava sulla vallata del paese.
Il posto del loro primo bacio, sei anni prima.
- Mi spieghi che hai? - esordì subito Margherita.
- Perché ti sconvolge tanto quello che ho fatto?
- Perché ne avevi tanti di modi per rovinare i festeggiamenti, ma questo proprio non me lo aspettavo.
- Rovinare?
- Sì
- Pensi che baciare la persona che ami a mezzanotte di capodanno sia rovinare la festa?
- No, non dico quello. Dipenda da come lo si fa.
Stavano per litigare. Ma Andrea non voleva quello.
Fece un respiro. Si voltò verso la veduta, mise i palmi delle mani sul muretto e guardò per un po' il paesaggio. Le piccole luci che si vedevano, facevano sembrare il paese un piccolo presepe.
- Siamo insieme da sei anni. E mai come quest'anno ci ho sentiti distanti. Ne abbiamo passate tante. Talmente tante che altri si sarebbero fermati molto tempo fa. Eppure tu sei ancora qui. Molto spesso non ci accorgiamo che, quando portiamo avanti la nostra vita, portiamo avanti anche le nostre cose irrisolte.
- Cosa vuoi dirmi Andrea?
Il ragazzo si voltò e la guardò negli occhi.
- Abbiamo passato tanti anni e tanti primo dell'anno insieme. Ma questa volta volevo qualcosa di diverso. Ti vedevo ballare e pensavo che eravamo più belli di così. Che meritavamo di più di un brindisi e un trenino. Io nel nuovo anno ci volevo entrare con te, portandomi non solo le cose irrisolte, ma anche tutto quello che abbiamo costruito. - Si avvicinò e prese le mani della ragazza - Ti ho baciata dalle 23.59 a 00.01. Due semplici minuti. Per tutti. Ma per me erano qualcosa di più. Ti ho baciata in quell'istante perché volevo cominciare il nuovo anno come una cosa sola. Ti ho dato un bacio in quel momento, perché volevo l'illusione di averti baciato per un anno intero e che il tempo stava cambiando tutto tranne noi. Che saremmo stati identici nel vecchio e nel nuovo. Volevo per me l'idea che se eravamo capaci di baciarci per due minuti, per due anni diversi, allora lo avremmo potuto fare per tutta la vita.
Una macchina piena di ragazzi passò in lontananza a grande velocità emettendo rumori e schiamazzi di festa. Andrea e Margherita non ci badarono.
- Un solo bacio, due anni. Un solo bacio, due cuori. Un solo bacio, un solo amore.
Disse quella frase Andrea con la solennità che hanno le parole sincere. Quella solennità che solo il riverbero del cuore sa dare.
- Perché non me l'hai detto? -  domandò Margherita.
- Perché stavi ballando.
- Quindi non era una cosa che avevi programmato?
- No.
- Siamo diventati romantici.
- Forse.
Margherita mise le braccia intorno al collo del ragazzo. - Quindi mi hai baciato in due anni diversi con un solo bacio!
- Sì. Ma, per restare romantici, possiamo dire che ci siamo baciati per un anno intero.
- Non è un anno intero.
- No, non lo è. Ma, alla fine, in amore il tempo è relativo.
Margherita lo baciò.
Un bacio intenso, lungo.
- Che anno è ora? - domandò scherzosamente la ragazza.
Andrea le sorrise e rispose semplicemente - Il nostro.

domenica 2 gennaio 2022

DUE MINUTI, DUE ANNI - parte 1

 
Fonte: qui





Le lingue di Menelik cominciarono ad emettere i loro strambi rumori mentre, da fuori le finestre, si cominciarono a sentire le prime esplosioni dei botti di fine anno.
Alla festa, Andrea non ci voleva proprio andare. Margherita, invece, aveva insistito perché, a suo dire, erano anni che non si divertivano.
Lui non era un grande festaiolo, ma dovette partecipare. Dopotutto, sapeva che lei se lo meritava.
Seduto sul divano del grande salone di casa Pompilio, guardò l'orologio appeso al muro: le 23.57. I suoi occhi cominciarono a palleggiare per un minuto dal quadrante a Margherita; da Margherita al quadrante. La sua mente ripercorse non solo il loro difficile anno che stava volgendo al termine, ma tutta la loro storia insieme.
23.58
La lancetta dei secondi si staccò dal numero 12 e cominciò la sua veloce corsa per ritornare al punto di partenza.
Andrea guardò Margherita.
Ballava nel suo bellissimo tubino nero. Alta e sinuosa, si muoveva come se la danza l'avesse inventata lei. Le sue forme, le sue curve così femminili, sapevano incantare quasi come il suo modo di parlare.
23.58.30
Andava male, andava bene, andava.
Si andava avanti nella vita e un po' sapevano di essere stanchi.
23.58.40
Perché doversi trascinare? Perché doversi abbandonare alla monotonia di quella lancetta che correva togliendoti ogni giorno un pezzo della tua infanzia, poi della tua esistenza e, infine, della tua vita?
23.58.50
Margherita continuava a ballare ignara di tutti quei pensieri del ragazzo. La festa impazzava, la musica era a tutto volume.
23.58.55
Basta così pensò Andrea. E cinque secondi bastarono per alzarsi, prendere Margherita da un braccio, farla girare e baciarla sulla bocca.
Margherita si lasciò prendere dal suo uomo, dimenticandosi per un po' di tutti i malumori con lui.
Come calcolato dal ragazzo, il bacio partì esattamente alle 23.59.
Alcuni secondi dopo, Margherita fece per staccarsi. Qualcuno degli ospiti aveva gridato Manca un minuto! e tutti, ovviamente, erano corsi attorno alla tavola, avevano preso in mano i flute vuoti e attendevano di poter fare il famoso conto alla rovescia.
Margherita, però, trovò la fortissima resistenza di Andrea. Provò a portare indietro la testa, ma lui gliel'aveva bloccata con una mano mentre l'altro suo braccio la cingeva dalla vita.
23.59.30
Margherita continuava a non capire e, per certi versi, cominciò ad innervosirsi. Perché si stava incaponendo così? Era forse uno dei suoi modi per rovinare i festeggiamenti?
23.59.40
Ormai la ragazza era stufa, non ne poteva più. Questa volta gliel'avrebbe fatta pagare. Decise di essere più vigorosa nei movimenti.
23.59.50
Mauro, il proprietario di casa, gridò Mancano dieci secondi! e subito tutti cominciarono a gridare Dieci, nove, otto....
Margherita mise le mani sul volto di Andrea per staccarlo, ma le sue dita sentirono le guance umide del ragazzo. Stava piangendo. Andrea non l'aveva mai fatto con lei in presenza di altre persone. Sentire quelle lacrime le fece perdere tutta la rabbia.
Sette, sei, cinque...
Lo lasciò fare.
Quattro, tre, due, unooooo....
00.00
Il tappo dello champagne fece da colonna sonora all'ingresso del nuovo anno.
Fuori dalla finestra i botti echeggiavano, mentre all'interno della casa tutti si abbracciavano e urlavano di felicità.
Andrea e Margherita erano ancora lì, al centro del salone, a baciarsi. Come se fossero estraniati da tutto. Un qualcosa a sé, che viveva in un altro universo.
La famosa lancetta dei secondi completò l'ennesimo suo giro, obbligando la sorella padrona dei minuti di muoversi di una tacca.
00.01
Andrea lentamente si staccò, guardò Margherita, che era del tutto sconvolta, negli occhi e semplicemente le disse sottovoce - Buon anno mia signora.
Vedendoli di nuovo staccati, tutti gli altri invitati li raggiunsero schernendoli.
I festeggiamenti ripresero.
La festa si concluse alle 03.40.
Andrea e Margherita tornarono a casa in macchina.
La ragazza tentò di lasciar correre la cosa, ma la curiosità era troppo forte.
- Mi dici che cosa ti è preso a mezzanotte?
- Tra poco - rispose lui.
- Che significa?
- Dammi qualche minuto.
E' davvero strano pensò la ragazza, che si aggiustò una ciocca di capelli.



(continua)