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Cercavo un punto di incontro con lei.
Un qualsiasi punto che mi mettesse in sintonia con lei.
Pareva un leone ferito. Voleva tutto e subito. Un po' la capivo anche.
Non aveva più voglia di aspettare, non aveva più il cuore per aspettare. Aspettare è una capacità dell'anima, non della mente. Obbliga il cuore a credere ed a sperare.
Voleva tutto nel minuto stesso in cui lo diceva. E anche questo capivo. Per tutto il dolore che aveva vissuto, per tutto quello che aveva passato, per tutto quello che le avevano promesso e che, puntualmente, non le avevano restituito.
Cercavo disperatamente di dirle qualcosa, mentre i suoi occhi scuri erano fissi su di me in un mix di rabbia, dovuta alla paura di un ennesimo fallimento, e disperazione, dovuta alla voglia di essere almeno quella volta salvata.
Capii che avevo bisogno di qualcosa, un oggetto, un feticcio su cui lei avrebbe scaraventato la sua attenzione mentre io le avrei parlato.
- Forse è il caso che continuiamo domani - dissi dopo quaranta minuti di chiacchierata furibonda.
- Lo sapevo io. - sbottò lei - Ma io pazienza non ne ho più!
- Non ti ho chiesto pazienza, ti ho chiesto tempo.
- Che è il vero problema fra di noi.
Boom!
Colpiti e affondati.
Julia, russa di nazionalità, italiana di adozione, meridionale di carattere, con una sola frase aveva colpito entrambi.
E lo sapeva bene visto che, subito dopo quella frase, si sgonfiò. La cosa, paradossalmente, tranquillizzò anche me.
Risposi un asettico- Già - e senza sapere perché, o forse semplicemente per la paura di non soffrire da soli a casa propria, ci salutammo con un bacio dolce sulle labbra.
La sera dopo mi presentai a casa sua.
Citofonai, come si faceva un tempo. Sapevo che non mi avrebbe risposto nessun papà e questa mi diede un po' di coraggio in più.
- Chi è?
- Scendi.
Silenzio di circa sette secondi.
- Ok.
Non mi aspettavo scendesse davvero in pochi minuti, ma quaranta mi sembrarono una ripicca troppo grande. Dovetti ammettere, però, che tutto quel tempo ne valse la pena.
Julia era bellissima. Pur essendo russa, quel look da gitana le stava benissimo e quella coda alta di capelli la rendevano ancora più giunonica.
- Sei troppo bella per lasciarti parlare in un portone. - dissi. Non fece nessuna espressione, ma capii che il complimento le aveva fatto piacere.
Avevo sempre avuto un piano b e anche in quella occasione l'avevo.
Andammo al b&b del mio amico Filippo. In realtà era una suite posta nell'attico di un palazzo che affacciava su Mar Grande. Scenario meraviglioso per una serata d'amore di un certo livello.
Non avevo mai portato Julia lì, ma non le nascosi la verità. Avevo una copia delle chiavi. Filippo me le aveva concesse per il piccolo aiuto economico che gli avevo dato per aprire quella attività. Ero una specie di socio occulto.
Avevo predisposto un tavolo, due calici e del Blangé freddo.
La feci accomodare e versai il vino.
Il tintinnio dei calici.
Subito dopo il feticcio che mi ero ripromesso fece la sua apparizione.
Ebbe il suo effetto. Gli occhi di Julia si abbatterono su quella cosa come un falco.
- Interessante una clessidra vuota.
- Non è una clessidra vuota.
- Certo che lo è.
- Vedi bene.
Julia prese in mano l'oggetto e si accorse che avevo ragione. Era una clessidra, ma non era vuota. Era semplicemente piena di acqua.
- Piena di acqua? E che senso avrebbe? A che cosa serve?
- Il punto non è a cosa serve, ma cosa rappresenta.
- Sarebbe?
- Il nostro problema. Il tempo, ma più che il tempo, il tempo sbagliato.
Julia mi perse. Continuai.
- Le clessidre di solito segnano il tempo e lo fanno con la sabbia. Ma se due persone come noi si incontrassero in un tempo diverso, in un tempo che non compete ai loro corpi ma alle loro anime, a che servirebbe una clessidra che segna il tempo che non batte per loro? Siamo arrivati a noi in un tempo sbagliato per il mondo, ma non per le nostre essenze. Ecco perché sembra vuota. Perché, nel tempo che viviamo, il nostro è quello sbagliato.
- Che stai cercando di giustificare Rosario?
- Niente. Alcune cose non vanno giustificate. Vanno lasciate librare, come gli aquiloni in cielo.
Julia bevve il vino e, con un gesto che tradiva nervosismo e sensibilità, si versò da sola da bere. La lasciai fare, finché posato il calice sul tavolo e avendo dato un'occhiata al mare nero, mi seppe solo dire - Se l'eterno avesse un punto, quello sarebbe il tempo - .
(continua...)

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