![]() |
| Fonte: qui |
Non ho mai fatto il corso da sommelier.
Il motivo per cui non l'ho mai fatto è perché ho sempre pensato che, in certi ambiti e in certe passioni, l'ignoranza aiutasse molto di più ad apprezzare il tutto più dello studio. Da ignorante ero libero di poter assaggiare tutti i vini con tutti i cibi, senza dovermi sentire in colpa per aver abbinato un pesce con un chianti. Non che i sommelier non siano professionisti che sperimentano, sia chiaro, ma, se studi, la logica del rosso-carne bianco-pesce un po' ti resta dentro.
L'ignoranza, quindi, alle volte poteva aiutare.
Alle volte.
Alle volte.
Non davanti ad una russa furibonda che ti chiede numi sul proprio rapporto con te.
Ero ancora lì, con il calice in mano e con l'eco di quella frase nelle orecchie.
Decisi di bere, per tanti motivi. Un po' anche per dare solennità a ciò che avrei detto e che non sapevo di dover dire.
- Sai Julia, io non ho condiviso nulla con te. Per certi versi non ti conosco nemmeno. Eppure, ogni cosa che faccio o penso o decido, la faccio pensando al tuo bene. E la cosa che più mi sorprende è che nemmeno so qual è il tuo bene.
- Appunto! Quindi smetti di fare il samaritano e assumiti una responsabilità.
- Cercare il bene di una persona non è una responsabilità Julia?
- La responsabilità è renderla felice.
- No, quello è il dovere che deriva dalla responsabilità. Che poi è anche un diritto. Anzi, se ci pensi bene, la cosa è affascinante.
- Cosa?
- Se ci pensi, far felice una persona è contemporaneamente un diritto, un dovere e una responsabilità di chi ti vuole vedere felice. Praticamente sei inaffondabile.
- Sei un coglione.
- Con dei diritti e dei doveri.
Julia rise. Rise con quel modo di fare che hanno le donne quando sanno che sarebbe tutto perfetto se solo si volesse.
- Vorrei solo stare con te Rosario - replicò dolce come solo lei sapeva essere.
La baciai, conscio del fatto che quel bacio poteva avere un milione di significati. E lei, da donna, mi rispose con un bacio che ne poteva avere almeno due milioni.
In quel mix di significati non facemmo l'amore, ma ci amammo. Perché, quella piccola parentesi di tempo sbagliato, era giusta per noi. Mentre la baciavo, pensavo a quella clessidra piena di acqua.
Perché l'acqua non detta il tempo, ma il suo scorrere. E se questo era il modo di percepirla, allora non si trattava più di capire se il tempo fosse giusto o sbagliato. Ma dovevamo solo lasciarlo scorrere.
E così facemmo.
Nessuno di noi prese per sé la clessidra, forti del fatto che il tempo è mutevole. Come l'amore e i sentimenti in genere.
Ma, tutte le volte che ci incontrammo in seguito, pensammo entrambi che quello era il nostro tempo. E ci perdonammo per tutto quello non passato insieme.
Alla fine ci amammo io e Julia.
Tanto. Più di tutto. Più di un momento, più dell'eternità.
Ci amammo per il nostro essere giusti in un tempo tremendamente sbagliato.
Ci amammo per il nostro essere giusti in un tempo tremendamente sbagliato.

Nessun commento:
Posta un commento