Più del tempo concesso ad un uomo per guardare una donna: quello che ti concede lei.
Che poi, lei non me lo aveva proprio concesso.
Ma sono dettagli.
Forse.
Il punto è che non riuscivo proprio a non guardarla.
Ciò che mi consolava era l'aver percepito che lei aveva capito che non la guardavo con il fare famelico da tipo disperato che vuole rimorchiare. La osservavo perché mi aveva colpito allo sterno. E avrebbe messo molto poco tempo ad arrivare al cuore.
I capelli che componevano quel meraviglioso caschetto ondularono appena qualcuno fece il suo nome. Nome che tentai disperatamente di sentire, senza risultato.
Finì il mio calice di vino fantasticando su modi intelligenti per poterle parlare. Nulla di rilevante. In linea con quella serata.
Ci pensò lei.
- Dominique.
Capì che era il suo nome. Me lo aveva detto spontaneamente fermandosi accanto a me prima di uscire dal locale. La guardai come un eschimese guarderebbe un siciliano che gli parla in dialetto.
- Ora sai il mio nome.
Mi venne spontaneo rispondere con sincerità - E' un colpo basso. Se prima avevo qualche speranza di dormire stasera, ora sapendo il tuo nome non farò altro che pensare a quanto tempo ho sprecato a non sapere più cose su di te.
- Magari con la prossima ti andrà meglio.
- Se la "prossima" si riferisce all'altra occasione in cui ci rivedremo, va bene. Altrimenti resto qui. Non voglio concedermi un altro nome.
- Nessuno vuole andare avanti quando è da solo al tavolo con un calice di vino.
- Sono le scelte che ci definiscono.
- Già.
- Andiamo? - domandò l'amica.
- Rimani - feci eco io.
Mi pentì subito di quello che avevo detto. Sembro disperato pensai.
- E perché dovrei? - mi domandò lei.
Guardai tutto quello che avevo a tiro, come se cercassi un copione dove leggere la mia battuta. Nulla. Mi venne solo una frase.
- Sono le scelte che ci definiscono.
- E sono le conseguenze che ci forgiano - fece lei.
- Resta.
- Resto.
- Davvero? - domandò l'amica.
- Davvero - chiuse lei.
L'amica andò via più sbalordita di me.
Dominique si sedette di fronte. Era bella, più bella del modo stesso in cui la idealizzavo. Più bella delle immaginazioni che avevo proiettato su di lei.
- Perché sei rimasta? - chiesi.
- Perché volevi una possibilità. E io te l'ho concessa.
- E come me la sono meritata?
- Perché hai avuto il coraggio di ammetterlo. Non hai usato espedienti, battute inutili, non mi hai cercato sui social e non lo avresti fatto dopo che sarei uscita di qui.
- Come sai che non ho provato a cercarti sui social?
- Non hai mai preso il telefono - rise.
- Mi stavi guardando!?
- La storia del multitasking per le donne la conosci?
- Sì sì. La conosco.
- Un punto per te.
Sorrisi.
Sorrise anche lei.
- Mi piace pensare che se una donna ti sorride è perché ha deciso di lasciarti entrare nel suo mondo.
- Non sempre. Ma te lo lascio continuare a credere.
- Sei sempre così diretta?
- Sempre.
- Mi lasci provare?
Quella domanda la spiazzò un po'.
- Cosa? - domandò lei.
- A restare... con te... nella tua vita, intendo.
- Ma non mi conosci nemmeno.
- Per questo voglio restare. Voglio rimanere perché non voglio trovarmi domani una immagine nella mente. Voglio una persona nel cuore.
Sorrise di nuovo.
Avrei voluto baciarla mentre sorrideva. Avrei voluto prendermi le labbra e l'anima in un solo bacio.
Mi fissò un po', poi una sola parola. Secca, diretta, come lei.
- Resta.
Restai per molto tempo.
Quel tempo che trasforma due calici in un destino solo.
(continua)

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