Il giovane magro e con un volto risoluto, vestito con una maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e un giubbotto smanicato con un cappuccio, finì il suo resoconto sui vari spostamenti di Don Carmelo Loperfido.
Giuseppe De Angelis lo aveva ascoltato con vivissimo interesse e, appena il racconto fu terminato, prese 7 banconote da 100 euro e le diede al ragazzo dicendo - Per il tuo disturbo -.
Il giovane, fatto un piccolo sorriso, prese le banconote sulla scrivania del direttore e senza dire altro andò via da lì.
Giuseppe De Angelis sorrise al pensiero di quello che stava per accadere. Se tutto fosse andato come nei suoi piani, lui non avrebbe avuto impicci in tutta quella storia e la strada per arrivare alla Italiana Ferri e Derivati SpA sarebbe stata in discesa.
Il Bianco prese il suo smartphone, compose il numero che gli interessava e avviò la chiamata.
Rispose una voce titubante.
- Pronto? -
- Passa da qui. Tutto è pronto. Ora devo solo istruirti -.
La conversazione fu chiusa. De Angelis si alzò dalla poltrona e cominciò ad ammirare il panorama che gli si presentava dalla finestra gonfio dell'orgoglio di chi ormai si sente sul trono della vittoria.
I suoi pensieri, però, furono interrotti dalla porta del suo studio che si apriva in maniera improvvisa.
Giuseppe si voltò e la sua euforia fu interrotta dalla presenza di Armando Sauro.
Pegaso lo guardò in faccia e disse - Nel vedermi hai la stessa felicità di mia moglie prima che la decapitassi -.
- Come vedi l'amore per te è una lingua universale -.
- Sei di buon umore Bianco? -.
- Lo ha appena eliminato la tua presenza -.
- Posso fare molto meglio sai? Tipo guastarti la giornata dicendoti che ti ho ucciso la segretaria e domandandoti come mai quel figlio di puttana di Fidel era nei tuoi uffici? -.
- Fidel? E chi cazzo è? Un nostalgico della Cuba comunista? -.
Sauro a quella risposta balzò in piedi, prese dalla testa De Angelis e, dopo averlo scaraventato sulla scrivania, cominciò a urlare - Non prendermi per il culo brutto figlio di puttana oppure ti farò rimpiangere il momento in cui mi hai fatto decidere di smettere di essere educato con te -.
Giuseppe De Angelis, con la guancia schiacciata sulla scrivania, cominciò a ridere e disse - Hai presente i punti di vista Pegaso? -.
Armado Sauro leggermente stranito rispose - E che cazzo mi significa ora sta domanda? -.
- Non sempre una posizione di vantaggio è realmente una posizione di vantaggio -.
Sauro guardò in basso e vide la mano di De Angelis impugnare il suo inconfondibile bisturi che era posizionato perfettamente all'altezza dell'arteria femorale con la punta che premeva sul pantalone.
- Stai diventando bravo Peppe -.
- Sei tu che stai diventando disattento - e finito di dire questo, Il Bianco fece un movimento brusco liberandosi dalla mossa dell'avversario.
Di nuovo in piedi, il direttore si aggiustò e disse - Non ti azzardare mai più a farmi una cosa simile, è chiaro? Ho avuto rispetto per te per i nostri rapporti, ma non pensare che io abbia paura di uno come te: di uno che si fa ammazzare il padre come un cane e per di più dal fratello piccolo -.
Al suono di quelle parole, Sauro spalancò gli occhi. Avrebbe potuto uccidere De Angelis in un secondo se avesse voluto, ma un minimo di intelligenza lo bloccò. Giuseppe era una pedina che al momento serviva più da viva che da morta.
Armando pose le mani sulla scrivania e sussurrò a Giuseppe - La differenza tra i vivi e i morti è che i secondi non possono vendicarsi di quello che hanno subito. E io Pe' sono ancora vivo -.
Finito di dire quelle parole, Sauro andò via.
- Pezzo di merda - disse fra i denti De Angelis.
Aria trovò Francesco nel suo studio.
Seduto sulla sua poltrona, continuava ad osservare il quadernetto.
- Ancora quel sogno? - domandò la ragazza.
- Sì, ma non è solo quello -.
- E cosa? -.
- Pensavo a tutto, a tutta la mia vita -.
- Che pensi della tua vita Francesco? -.
- Che è cominciata male e che finirà peggio -.
- Ma che dici? Non hai mica cento anni! Hai tutta la vita davanti -.
Quelle parole ferirono a morte Francesco. Nella sua mente il dubbio di quanto gli restasse ancora da vivere era gigantesco.
Aria si avvicinò al compagno, lo accarezzò e gli disse - E poi: cosa c'è che non va nella tua vita? Ti sei laureato con il massimo dei voti, hai un buon lavoro e un buon contratto, hai una compagna che ti ama e una figlia che ti adora come Dio in terra. E' vero! Stefania ha il tumore, ma questo purtroppo fa parte della vita. La morte è l'altra metà del cerchio, come il dolore per l'amore -.
Il ragazzo sospirò, poi disse - L'amore e il dolore, vero! -.
Francesco si alzò e cominciò a passeggiare per lo studio, poi voltandosi verso Aria - Sai: ieri pensavo ai miei genitori. Sopratutto a mio padre. Quando mia mamma e mio fratello sono morti nella sparatoria nella macelleria, avevo solo lui. Ho sempre cercato di amarlo e di renderlo fiero di me. Eppure lui mi ha sempre trattato con freddezza. Anche questa cosa che faccio con Stefania. La sento dentro di me, eppure mio padre credo non l'abbia mai fatta. Ho un ricordo sì, eppure alle volte non mi sembra lui, non mi sembro io. Quel quaderno, quei ricordi sembrano così estranei. E' come se avessi vissuto un'altra vita, una reminiscenza di una vita passata -.
Aria si diresse verso il compagno e l'abbracciò. - Tuo padre aveva forse modi sbagliati, ma ti voleva bene e ti ha cresciuto nel migliore dei modi. I bravi genitori fanno questo: fanno di tutto per i propri figli, anche con metodi sbagliati -.
Quella frase toccò nel profondo Francesco che, slegandosi da Aria, disse in maniera agitata - Devo andare -.
Detto questo il ragazzo andò in camera, si cambiò e in pochi minuti fu via di casa lasciando Aria in una solitudine che sapeva di paura.
Fidel vide uscire in maniera concitata Francesco dal portone di casa.
Lo vide dirigersi in fretta alla sua macchina, accenderla e uscire dal parcheggio per dirigersi nel luogo stabilito.
Fidel si voltò con aria interrogativa verso il passeggero che aveva alla sua destra.
Il giovane magro col volto risoluto, vestito con maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e il giubbotto smanicato con cappuccio, sorrise soddisfatto e disse - Tutto secondo i piani Fidel. Come vedi sono stato in gamba -.
- Ora voglio che tu sparisca dalla città. Ti farò sapere io quando tornare. Vai dai tuoi zii in Corsica. Lì sarai al sicuro. E non tornare fino a nuovo ordine. Ora per te questo luogo non è sicuro -.
Il giovane, fatta una smorfia, allungò la mano destra e, muovendo le dita avanti e indietro, disse - Per andare dagli zii ci vogliono finanziamenti -.
Fidel guardò la mano, girò la chiave nel quadrante dell'auto e, dopo averla accesa, rispose al ragazzo dicendo - Ti basteranno i soldi che ti ha dato De Angelis -.
Il giovane scosse la testa e divertito disse - Ma come cazzo ci riesci Fidel? -.
- Serpe (così era conosciuto il ragazzo nell'ambiente) ho molti anni più di te. A qualcosa serviranno -.
La macchina con i due si mosse e venti minuti dopo si fermò nel quartiere dove vi era la casa di Serpe.
- Fai come ti ho detto. Domani non voglio vederti in giro, chiaro? - ordinò Fidel.
- Ok - disse il ragazzo che andò via.
Fidel si allontanò con tranquillità da quel luogo.
Mentre guidava contattò Amanda che rispose in brevissimo tempo.
- Allora? - domandò la donna.
- Tutto secondo i piani. Ora devo solo avvisare i ragazzi che scortano Don Carmelo -.
- Sì bravo. Lui, intanto, sta venendo qui da me -.
- Ok -.
Fidel chiuse la conversazione. Aveva direttive da dare.
Amanda nella sua villa pensò al tempo.
Ogni lancetta, prima o poi, ripassa dalle 12.
Francesco in piedi davanti a De Angelis si sentì piccolo e inutile.
L'uomo gli parlava e le parole rimbombavano nella sua testa quasi fossero motori di automobili di formula uno. Riusciva soltanto a dire sì.
Giuseppe, con i suoi occhi di ghiaccio, guardava Francesco nei suoi occhi blu e ci intravedeva la disperazione di un padre con una figlia malata e la paura di un uomo con l'animo buono.
- Io ora vado - disse Il Bianco.
Francesco deglutì un po' di saliva.
De Angelis pose una mano sulla spalla del ragazzo e disse - Tua figlia sarà per sempre orgogliosa di te! Sarai il suo eroe per sempre -.
Francesco tremò al solo pensiero della figlia, mentre Il Bianco continuava a sorridergli con il suo tipico sorriso diabolico.
- Bene! E' tempo di andare. Finalmente porrò fine a tutto e ognuno di noi avrà ciò che cerca -.
Detto questo, De Angelis si diresse verso la sua macchina e, una volta entrato, accese l'auto e si avviò verso il suo obiettivo. "Stasera la parola 'fine' sarà l'unica cosa che conoscerai Carmé." pensò Giuseppe mentre al semaforo volse lo sguardo verso il sedile del passeggero dove era adagiata una pistola carica e pronta per portare a termine il suo mortale compito.
Francesco respirava affannosamente. Sentì mancargli l'aria.
Sentì il suo cuore esplodergli nel petto.
Pensò a sua figlia.
Qual'era la differenza fra un bravo papà e una delusione?
La linea di confine era proprio quella notte.
Fidel vide uscire in maniera concitata Francesco dal portone di casa.
Lo vide dirigersi in fretta alla sua macchina, accenderla e uscire dal parcheggio per dirigersi nel luogo stabilito.
Fidel si voltò con aria interrogativa verso il passeggero che aveva alla sua destra.
Il giovane magro col volto risoluto, vestito con maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e il giubbotto smanicato con cappuccio, sorrise soddisfatto e disse - Tutto secondo i piani Fidel. Come vedi sono stato in gamba -.
- Ora voglio che tu sparisca dalla città. Ti farò sapere io quando tornare. Vai dai tuoi zii in Corsica. Lì sarai al sicuro. E non tornare fino a nuovo ordine. Ora per te questo luogo non è sicuro -.
Il giovane, fatta una smorfia, allungò la mano destra e, muovendo le dita avanti e indietro, disse - Per andare dagli zii ci vogliono finanziamenti -.
Fidel guardò la mano, girò la chiave nel quadrante dell'auto e, dopo averla accesa, rispose al ragazzo dicendo - Ti basteranno i soldi che ti ha dato De Angelis -.
Il giovane scosse la testa e divertito disse - Ma come cazzo ci riesci Fidel? -.
- Serpe (così era conosciuto il ragazzo nell'ambiente) ho molti anni più di te. A qualcosa serviranno -.
La macchina con i due si mosse e venti minuti dopo si fermò nel quartiere dove vi era la casa di Serpe.
- Fai come ti ho detto. Domani non voglio vederti in giro, chiaro? - ordinò Fidel.
- Ok - disse il ragazzo che andò via.
Fidel si allontanò con tranquillità da quel luogo.
Mentre guidava contattò Amanda che rispose in brevissimo tempo.
- Allora? - domandò la donna.
- Tutto secondo i piani. Ora devo solo avvisare i ragazzi che scortano Don Carmelo -.
- Sì bravo. Lui, intanto, sta venendo qui da me -.
- Ok -.
Fidel chiuse la conversazione. Aveva direttive da dare.
Amanda nella sua villa pensò al tempo.
Ogni lancetta, prima o poi, ripassa dalle 12.
Francesco in piedi davanti a De Angelis si sentì piccolo e inutile.
L'uomo gli parlava e le parole rimbombavano nella sua testa quasi fossero motori di automobili di formula uno. Riusciva soltanto a dire sì.
Giuseppe, con i suoi occhi di ghiaccio, guardava Francesco nei suoi occhi blu e ci intravedeva la disperazione di un padre con una figlia malata e la paura di un uomo con l'animo buono.
- Io ora vado - disse Il Bianco.
Francesco deglutì un po' di saliva.
De Angelis pose una mano sulla spalla del ragazzo e disse - Tua figlia sarà per sempre orgogliosa di te! Sarai il suo eroe per sempre -.
Francesco tremò al solo pensiero della figlia, mentre Il Bianco continuava a sorridergli con il suo tipico sorriso diabolico.
- Bene! E' tempo di andare. Finalmente porrò fine a tutto e ognuno di noi avrà ciò che cerca -.
Detto questo, De Angelis si diresse verso la sua macchina e, una volta entrato, accese l'auto e si avviò verso il suo obiettivo. "Stasera la parola 'fine' sarà l'unica cosa che conoscerai Carmé." pensò Giuseppe mentre al semaforo volse lo sguardo verso il sedile del passeggero dove era adagiata una pistola carica e pronta per portare a termine il suo mortale compito.
Francesco respirava affannosamente. Sentì mancargli l'aria.
Sentì il suo cuore esplodergli nel petto.
Pensò a sua figlia.
Qual'era la differenza fra un bravo papà e una delusione?
La linea di confine era proprio quella notte.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Nessun commento:
Posta un commento