Aria
non riconosceva più Francesco.
Era un'altra persona. Perennemente taciturno e silenzioso, vagava per la casa come un ossesso.
Anche le sue visite in clinica erano radicalmente diminuite e questa cosa feriva Stefania più di qualsiasi altra.
La bambina sentiva il peso dell'assenza di Francesco. Per lei il padre era qualsiasi cosa, e notare come Francesco non si presentasse da quasi cinque giorni era un dolore troppo grande oltre già quello che viveva per la sua malattia.
Aria, anche quel pomeriggio, lo trovò seduto nel suo studio con il quadernetto "delle mani" sulla scrivania.
Francesco la vide entrare e dopo un po' posò nuovamente gli occhi sul quaderno e poi prese a parlare - Ieri ho fatto un sogno Aria. Ma non mi sembrava un vero e proprio sogno. Sembrava quasi un ricordo annebbiato -.
- Che hai sognato? - domandò la ragazza mentre si sedeva sulla sedia di fronte a lui.
- Ho sognato me stesso bambino, che facevo la stessa cosa che faccio io con Stefania -.
- E cosa c'è di strano? -.
- Questo: non mi sembrava un sogno. Sembrava vero. Sembrava tutto così reale. E stranamente in questi mesi questo sogno è capitato diverse volte -.
Detto questo il ragazzo si portò la mano destra e si massaggiò la fronte per far passare il mal di testa.
Aria si alzò e andò per abbracciare il suo compagno, ma come gli fu vicino Francesco scattò dalla poltrona quasi impaurito.
- Si può sapere che ti prende? - domandò lei ormai contrariata dal modo di fare del ragazzo.
Era un'altra persona. Perennemente taciturno e silenzioso, vagava per la casa come un ossesso.
Anche le sue visite in clinica erano radicalmente diminuite e questa cosa feriva Stefania più di qualsiasi altra.
La bambina sentiva il peso dell'assenza di Francesco. Per lei il padre era qualsiasi cosa, e notare come Francesco non si presentasse da quasi cinque giorni era un dolore troppo grande oltre già quello che viveva per la sua malattia.
Aria, anche quel pomeriggio, lo trovò seduto nel suo studio con il quadernetto "delle mani" sulla scrivania.
Francesco la vide entrare e dopo un po' posò nuovamente gli occhi sul quaderno e poi prese a parlare - Ieri ho fatto un sogno Aria. Ma non mi sembrava un vero e proprio sogno. Sembrava quasi un ricordo annebbiato -.
- Che hai sognato? - domandò la ragazza mentre si sedeva sulla sedia di fronte a lui.
- Ho sognato me stesso bambino, che facevo la stessa cosa che faccio io con Stefania -.
- E cosa c'è di strano? -.
- Questo: non mi sembrava un sogno. Sembrava vero. Sembrava tutto così reale. E stranamente in questi mesi questo sogno è capitato diverse volte -.
Detto questo il ragazzo si portò la mano destra e si massaggiò la fronte per far passare il mal di testa.
Aria si alzò e andò per abbracciare il suo compagno, ma come gli fu vicino Francesco scattò dalla poltrona quasi impaurito.
- Si può sapere che ti prende? - domandò lei ormai contrariata dal modo di fare del ragazzo.
-
Non ti ci mettere anche tu Aria! Già il periodo che sto passando è
difficile! -.
-
Che stai passando? Ma da quando sei diventato così egoista
Francesco? Tu stai passando un brutto momento? Solo tu? Vorrei
ricordarti che tua figlia ha un tumore! E in tutta questa storia,
oltre una bambina malata che non ti degni di visitare da quasi una
settimana, c’è una mamma e una compagna che soffre! -.
Aria
si asciugò le lacrime che avevano cominciato a scenderle sul volto e
andò verso la camera da letto, dove si chiuse a chiave.
Francesco
sospirò, conoscendo quanto aveva dentro. Si diresse verso la porta
della camera e dopo aver bussato disse – Aria, perdonami. Ho detto
cose senza senso. Purtroppo sto cercando di sistemare le cose. Forse
ho trovato una soluzione -.
A
quella parola Francesco sentì una fitta allo stomaco. Gli venne in
mente Giuseppe De Angelis e quell’incontro in clinica.
Non
sentì nessun cenno da parte di Aria.
Pertanto,
si mise la tuta e le scarpe da ginnastica e decise di andare a
correre.
Cominciò
a correre a più non posso, quasi volesse scappare da tutto quello
che aveva dentro. Corse per venti minuti ad una andatura elevata,
finché per uno strano scherzo del destino si ritrovò nella stessa
pineta di alcuni mesi prima.
Sentì
il peso dei ricordi che riaffioravano e di alcuni momenti di quella
notte che erano nella sua mente vaghi.
Si
guardò attorno, come se avesse paura che tutti i protagonisti di
quella sera avessero pensato di presentarsi in quel luogo come aveva
fatto lui.
La
paura e i ricordi lo attanagliarono finché, ormai piegato dal
dolore, Francesco emise un urlo incredibile.
Cadde
sulle sue stesse ginocchia e cominciò a piangere. Sentì il cuore esplodergli quasi nel petto tanto era il dolore che provava.
Si
asciugò il viso con le mani e successivamente le guardò.
Non
sapeva cosa provare mentre le guardava.
Continuò a osservare, mentre le lacrime gli rigavano gli occhi.
Davanti
al dolore, ogni uomo è abbastanza solo da sentirsi unico.
Gilda
quella sera decise che era il momento di correre ai ripari.
Armando
Sauro era una persona che odorava di terrore e sapeva di morte.
Decise
di mettersi in malattia e trovare un luogo più riparato finché
quell’uomo non si fosse allontanato dalla città. In tanti anni di
lavoro, non aveva mai mancato un giorno.
Ora
le cose erano cambiate, si era alleata con Fidel e questo era per lei
un motivo sufficiente per dover salvaguardare la sua stessa vita.
Preparò
con cura il trolley da viaggio e si accertò di aver portato tutto
l’occorrente. In una delle mattine in cui Fidel le aveva fatto
visita, durante l’assenza di Giuseppe De Angelis, il figlio le
aveva indicato un piccolo bad&breakfast non molto lontano dalla
città dove avrebbero potuto vedersi. Bastava soltanto che Gilda
componesse un numero da una cabina telefonica, facesse tre squilli e
riagganciasse, per avere immediatamente la chiamata di Fidel.
Così
decise di fare.
Dato
un ultimo sguardo alla valigia, chiuse tutto e prese dal portafoglio
il piccolo biglietto dove era scritto il numero che avrebbe dovuto
comporre.
Mentre
lo leggeva, sentì un rumore strano provenire dalla finestra.
Non
ci fece tanto caso, dopotutto di rumori in quel condominio se ne
sentivano molti.
Il
suono però si risentì pochi minuti dopo e in quel momento Gilda
capì che avrebbe dovuto accertarsi di cosa stesse accadendo.
Si
diresse verso la finestra, che trovò aperta, e guardò giù. Non
vide nulla di strano e decise di chiuderla.
Fece
per ritornare nella sua stanza, ma fu avvolta dal buio. Il contatore
della luce sembrava essere saltato.
-
Dannazione! Tutte oggi mi stanno capitando – disse.
Si
voltò per dirigersi in cucina, ma si sentì prendere alle spalle
mentre una mano le tappava la bocca.
Gilda
sentì l’odore della pelle dell’uomo che la stringeva e capì
tutto. Non tentò nemmeno di gridare.
Gli
venne in mente Fidel e pensò che il dolore più grande che si
sarebbe portata per l’eternità sarebbe stato il rimpianto di tutto
il tempo che aveva perso con suo figlio.
L’uomo
intanto che intuì la resa della donna, le tolse la mano dalla bocca,
prese un piccolo ago molto appuntito dalla tasca della giacca e avvicinando la
sua bocca all’orecchio dell’anziana donna disse – Il tuo
tradimento vale molto più di trenta denari -.
Con
un colpo netto, Armando Sauro conficcò quella punta sottilissima e
acuminata nel cranio della donna. Il buco, totalmente invisibile, non
fece riversare nemmeno una goccia di sangue per terra. L’anziana
donna morì immediatamente e vide il buio dell’eternità prendere il
posto della mancanza di luce artificiale e della vita con i suoi
colori e con i suoi profumi.
Pegaso
senza scomporsi adagiò il corpo della donna per terra e tastandola
con le mani si accorse del bigliettino.
Lo
mise in tasca e, in maniera furtiva, uscì dalla casa.
Arrivato
in auto, estrasse il bigliettino dalla tasca e lesse il numero che vi
era sopra.
Sorrise
di nuovo e disse nella solitudine dell’abitacolo – Siamo davvero
all’era della pietra. Mi meraviglio di te Fidel! -.
Detto
questo accese la macchina e si allontanò da quel luogo allungando
così la sua scia di morte sulla città.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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