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domenica 13 agosto 2017

A ferro e fuoco - pt. 33

Anche quella mattina Aria si svegliò sola in casa.
La presenza di Francesco stava diventando sempre più rara e non riusciva a comprenderne il motivo.
In cuor suo, immaginava questa situazione non dipendesse certo da questioni sentimentali. Francesco, nelle sue poche presenze in casa e in quelle rarissime all'ospedale, dimostrava comunque un amore immenso per lei e la bambina.
Cosa dunque agitava così tanto il suo compagno? Forse la malattia della figlia? Se fosse stato così: perché non confidarsi con lei? Perché reagire in quella maniera e tenersi tutto dentro?
Aria tirò un lungo sospiro. Cercò di alzarsi dal letto, ma proprio in quell'istante sentì il suono del campanello della porta.
- Forse è Francesco - pensò.
La ragazza indossò in maniera rapida il pantaloncino che aveva piegato e riposto sulla sedia la sera prima e, senza preoccuparsi del suo aspetto, andò ad aprire la porta.
Come fu aperta, Aria scoprì con sua grande sorpresa che ad attendere non c'era Francesco, ma Amanda Lacava.
Aria aveva imparato a conoscerla tramite i telegiornali locali e nazionali. Dopotutto la Italiana Ferri e Derivati SpA era stata al centro di alcuni fatti di cronaca, come esplosioni e agitazioni, nonché voci di acquisizione da parte di gruppi non proprio definiti.
- Spero avrà la gentilezza di farmi entrare signora - disse gentilmente Amanda.
Aria scosse un po' il capo quasi a volersi riprendere e rispose - Certo dottoressa, entri pure - e detto questo fece spazio per far entrare la donna.
Come Amanda fu dentro, Aria chiuse la porta e invitò l'ospite ad accomodarsi nel salone. Quest'ultima sorrise e seguì la padrona di casa.
Arrivati in salone, Aria fece accomodare Amanda sul divano e chiese se gradisse qualcosa.
- Un caffè se non le è di troppo disturbo -.
- Certo, con piacere - rispose Aria che andò immediatamente in cucina a prepararlo.
Nel frattempo, Amanda cominciò a guardare avidamente tutto quello che era attorno a lei cercando di cogliere o carpire ogni minima cosa di Francesco. Vide le foto e sentì l'amore che traspariva per la compagna e la figlia. Vide i tanti libri posti in ordine nella libreria.
Capì che aveva studiato tanto quel ragazzo e che aveva dovuto lavorare sodo per cercare di restare onesto.
Amanda, però, comprese che quel salone non gli bastava. Doveva sapere di più.
Aria arrivò col piccolo vassoio con sopra la zuccheriera e le due tazzine di caffè.
- Prego -  disse mentre offriva la tazza ad Amanda.
- Grazie - replicò l'ospite.
Le due donne bevvero in silenzio il loro caffè, poi Aria introdusse il discorso.
- Come mai è venuta a farci visita dottoressa? -
- Chiamami Amanda, questi convenevoli non ci servono. E poi: potrei essere tua madre - disse Amanda ridendo.
Aria sorrise mentre guardava l'ospite e pensò che non le sarebbe dispiaciuto avere una mamma così. Amanda Lacava era una donna molto influente ed intelligente.
La donna, come ebbe finito di bere il suo caffè, pose la tazzina sul tavolino davanti al divano e, guardando Aria, cominciò a parlare.
- Sono venuta perché volevo sapere un po' di Francesco. Da alcuni giorni a lavoro non rende più come prima. Da donna, avevo pensato fosse una cosa matrimoniale. Ed essendo il ragazzo una risorsa valida, ho voluto sincerarmi che nella sua famiglia tutto fosse in ordine -.
Aria, sentendo quelle parole, comprese che il malessere di Francesco stava inficiando anche la sua vita lavorativa. Amanda notò il leggero sussulto delle spalle di Aria e chiese - Ci sono problemi con tuo marito? So che non dovrei farti una domanda simile, ma credimi per tanti aspetti ne sono autorizzata -.
- No no, anzi. Francesco, comunque, non è mio marito ma è come se fossimo sposati. Purtroppo, il problema non è l'amore ma nostra figlia -.
Amanda notò anche la profonda angoscia che si celava dietro la parola figlia. Restò in silenzio in attesa.
- Stefania ha un tumore. Ora è ricoverata presso la clinica Villaggio dei Ciliegi -.
- Sì conosco. Un'ottima struttura devo dire -.
- Sì, è vero -.
Amanda colse la palla al balzo anche se sapeva di correre il rischio di sembrare un po' indelicata. Pose nuovamente la tazzina sul tavolino dopo aver bevuto l'ultimo sorso di caffè, e disse - Ma che casa meravigliosa! Mi piacerebbe vederla -.
- Certo, venga... ops... volevo dire vieni -.
Le due donne si alzarono e Aria mostrò all'ospite tutti i vani. Fu un'ottima padrona di casa e fece visionare tutto l'immobile lasciando per ultimo lo studio di Francesco.
- E per finire questo è lo spazio di Francesco -.
Amanda entrò con grande curiosità. Osservò ogni minimo dettaglio finché i suoi occhi non caddero sul quadernetto.
- E questo? - domandò.
Aria sorrise, poi disse - E' il piccolo rito di Francesco e mia figlia -.
Amanda lo prese fra le mani e cominciò a sfogliarlo. Come vide quanto era riportato sopra, la donna spalancò gli occhi scioccata.
- Mio Dio! - disse sottovoce.
- C'è qualcosa che non va? - domandò stupita Aria.
- No, no, assolutamente. Sembra una cosa molto dolce -.
- Sì lo è. Ogni anno, nel giorno del compleanno di nostra figlia, Francesco disegna su un foglio la sua mano e poi... -.
- Disegna la mano della figlia - completò la frase Amanda, pensando che tutto torna soprattutto i grandi amori.
- Sì, appunto -.
Amanda ripose il quadernetto sulla scrivania e, osservando lo scenario dalla finestra, disse - Speriamo che alla clinica facciano bene il proprio lavoro -.
- Lo spero, anche se quel direttore De Angelis non mi convince tantissimo -.
- De Angelis? - domandò Amanda voltandosi di scatto verso Aria.
- Si, Giuseppe De Angelis - rispose un po' turbata la ragazza.
Amanda immediatamente sentì gli ingranaggi del suo cervello lavorare freneticamente: Francesco, il quaderno, la clinica, De Angelis, la pineta che aveva appena visto dalla finestra.
- Mi scusi, ora devo proprio andare - disse in maniera sbrigativa Amanda che lasciò Aria sul posto e andò via da lì.
Aria restò di sasso non sapendo cosa pensare.
Appena Amanda fu dentro la sua auto, prese il cellulare e compose un numero. Attese qualche minuto e rispose al numero sconosciuto che ora la stava chiamando.
- Novità? - domandò Amanda.
- Ho trovato un'altra bomboniera. Tutto come avevamo ipotizzato - rispose Fidel.
La donna restò in silenzio, poi disse - Ora ho capito quanto è successo quella notte nella pineta. Torna immediatamente. Dobbiamo fermare la cosa prima che sia troppo tardi -.
Detto questo Amanda chiuse. Doveva tornare a casa al più presto.


Clinica Villaggio dei Ciliegi (qualche ora prima)
Fidel si stranì nel non trovare Gilda davanti alla porta d'ingresso dello studio del direttore.
Conoscendola, sapeva bene che non era una persona che mancava da lavoro senza un giustificato motivo. Pensò che, finito quel lavoro, l'avrebbe cercata per capire se fosse tutto ok.
Dentro lo studio, Fidel cominciò a cercare quella che simpaticamente aveva battezzato "bomboniera". La prima era stata trovata ed era proprio nella cassaforte custodita dietro al quadro. Ciò che la sua lunga carriera da militare gli aveva insegnato era che molto spesso le cose importanti sono celate proprio nei luoghi più semplici.
La semplicità vince su ogni cosa, anche in guerra.
Cominciò a guardare tutti i posti più semplici e più facili da raggiungere. Guardò nei libri e dietro ogni quadro. Cercò sotto il tappeto, per concludere la ricerca con la scrivania.
Osservò ogni punto della stessa e controllò minuziosamente tutti i cassetti, finché non ne trovò uno chiuso. Prese dalla tasca il suo coltellino e andò per scassinare il piccolo nottolino, quando qualcosa non lo convinse. Era troppo facile. Prese un piccolo macchinario che segnava i campi magnetici e vide che dentro quel cassetto vi era un dispositivo ad onde wifi che comunicava con qualcosa. Evidentemente, pensò, era lo stesso meccanismo che segnalava gli ingressi nella stanza. Prese allora il cellulare e con un piccolo programma cominciò a disturbare il segnale. Come questo fu perso, immediatamente cominciò a scassinare la piccola serratura e aprì il cassetto. Trovò alcuni documenti con la dicitura TOP SECRET, ma non ci diede peso. Tolse tutto finché non esaminò il fondale. Lo toccò in ogni sua parte battendo qualche colpo qua e la. "E' un doppio fondale" pensò.
Fece per toglierlo e sotto di questo trovò quello che cercava.
Sentì che il suo programmino non riusciva a disturbare più il segnale. Perciò ripose tutto come era originariamente e chiuse lo scaffale.
Mise la bomboniera nella tasca e con fare sicuro e spedito uscì dalla stanza. Senza guardarsi intorno, continuò a camminare nel silenzio del piano che, stranamente, era tutto vuoto.
Si diresse verso la rampa di scale, ma una voce alle sue spalle lo fermò.
- Ti conviene prendere l'ascensore. Stanno salendo le guardie -.
Fidel, sentita quella voce, si voltò piano e guardò negli occhi la persona che gli si presentava dinnanzi.
- Armando? - domandò.
- Ciao Fidel - disse sorridendo Sauro che continuò - Purtroppo è così! Anche i demoni hanno le seconde possibilità -.
- Dio ha un grande senso dell'umorismo -.
- Io direi che ha buon gusto -.
Fidel fece per dire qualcosa, ma sentì i passi delle guardie che stavano salendo dalle rampe di scale.
Armando lo guardò e con un movimento del capo indicò l'ascensore che proprio in quel momento si aprì.
Fidel si lanciò nell'ascensore e prima che le porte si chiusero disse semplicemente - Troverò il modo di mandarti a trovarlo -.
Le porte dell'ascensore si chiusero mentre Armando, con un sorriso tetro in volto, rispondeva - Tranquillo: a nostro padre sta facendo compagnia tua madre -.
Le porte si chiusero.
Fidel visse in un solo attimo il ritrovamento di un fratello e la perdita di una madre.

 
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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