Vigliacco.
A tratti infame, con te stesso e col mondo.
Fatto solo di pensieri che non hanno consistenza,
di sogni che non hanno forma,
di obiettivi che non hanno certezza.
Vigliacco,
quanti sogni hai tradito con frasi di circostanza e con speranze mal riposte?
Vigliacco.
A te e a chi non te lo dice.
A te, alla tua voce,
ad ogni parte di corpo che con te si muove.
Ed ora resta lì fermo,
immobile, quasi morto.
Vigliacco.
Tutto quello che sei è al di qua
di tutto quello che dovresti essere.
lunedì 28 agosto 2017
sabato 26 agosto 2017
ALLO SPECCHIO
(l'immagine è tratta dal sito http://envoi.tumblr.com/post/4207351180)
Quando si svegliò tutto era strano, quasi senza tempo.
Ogni cosa sembrava immobile, fissa, senza anima né vita. Che cosa stava succedendo al mondo? Era sempre lo stesso mondo in cui era andato a dormire la notte prima?
L'uomo scese le scale della zona notte della sua villa e si diresse verso il bagno.
Arrivato all'ultimo scalino, sentì un rumore di piccoli passi. Guardò in alto, all'inizio della scala, e scorse un bambino che, tenendosi alle aste di legno che delimitavano lo spazio della scala, lo guardava dall'alto curioso.
L'uomo strabuzzò gli occhi credendo di aver visto un fantasma e dopo aver riguardato nello stesso punto non vide nessuno. Si diresse in bagno, andò verso il lavandino e si lavò la faccia accuratamente. Lavò denti ed ascelle e si diresse verso la camera che aveva al suo interno la cabina armadio.
Vi era un enorme specchio che utilizzava per guardarsi.
Scelse i vestiti e li indossò. Successivamente, si guardò allo specchio, ma quest'ultimo rifletté tutt'altro.
All'interno, vi era l'immagine di un bambino, lo stesso bambino che da sopra le scale lo scrutava.
L'uomo strizzò nuovamente gli occhi, ma questa volta il bambino non sparì. Anzi, uscì dallo specchio e gli si parò davanti.
Si guardarono per alcuni lunghi minuti, poi l'uomo esclamò "Mio Dio!".
Riconobbe il bambino: era sé stesso a cinque anni vestito con la maglietta a mezze maniche di Topolino bianca e un pantaloncino blu.
- Mi chiamo Giuseppe - disse il bimbo - e ho cinque anni. Sono nato il 19 marzo 1985. Tu chi sei? -.
L'uomo, del tutto spaesato, restò a bocca aperta.
- Chi sei tu? - domandò ancora il bambino.
- Mi chiamo Giuseppe - balbettò lui - ho 32 anni e sono nato il 19 marzo 1985 -.
- Io gioco sempre a fantasticare e mi piace tanto usare la penna e il foglio. A nove anni scriverò poesie perché col tempo mi piacerà scrivere. Tu che fai? -.
- Lavoro -.
- E scrivere? -.
- Mi piace molto, è la mia più grande passione -.
- E che fine ha fatto? -.
- Nessuna fine, scrivo inutilmente cose che non legge nessuno -.
- Giuseppe ama giocare a calcio, tu giochi? -.
- Non più. Mi hanno obbligato a non farlo e io mi sono piegato -.
- A Giuseppe piace stare con la gente, fare ridere. A dieci anni sarò nella stanza ad immaginare degli spettacoli e farò le imitazioni e farò ridere tutti. Che fine ha fatto questa cosa? -.
- La faccio per far ridere e per farmi accettare, ma senza risultato. Non ho amici e non ho mai amato come si deve -.
- Anche questo hai perso? -.
- Forse -.
- Sei felice? Io pensò che da grande mi vorranno tutti bene. Sono un bravo bambino e faccio sempre tutto quello che mi dicono gli altri -.
- Non sono felice. Gli altri non ci sono e faccio ancora tutto quello che mi dicono gli altri -.
Il bambino piegò la testa e lacrimando disse - E che cosa è rimasto di me Giuseppe? Perché non mi hai voluto bene? -.
L'uomo cominciò a piangere a sua volta - Ti ho perso -.
- Perché mi hai abbandonato così? Io ti volevo bene. Volevo il pallone per giocare, la penna per scrivere, volevo recitare, volevo scoprire il mondo. Perché sei diventato così vigliacco? Perché tutti hanno deciso della tua vita e ti hanno allontanato da me? -.
- Non ho avuto il coraggio di starti accanto -.
- E a chi mi hai consegnato? Nelle mani di chi mi hai messo? -.
- Non lo so. Ormai nemmeno la mia vita è nelle mie mani. Hanno tutto loro in mano: padre, madre, fratelli, amici, voci. Sono loro che decidono di me e per me -.
- E vagherò piangendo per l'eternità nei meandri del tuo corpo? Vienimi a prendere, mi manchi -.
- Non ho il coraggio -.
- Ma quando pensavamo di fare il calciatore? Di scrivere? Di comprare una villa e un cane? Di avere una figlia? Tutto questo siamo noi. Sono io che te lo chiedo. I sogni vanno protetti -.
- I sogni li ha chi ha coraggio. E io non ne ho. Abbiamo perso entrambi: tu i tuoi sogni, io te -.
Il bambino cominciò a sparire mentre l'uomo, guardandosi allo specchio, notò di diventare sempre più vecchio.
- Che mi succede? - domandò Giuseppe grande.
- Stai morendo dentro e io sto morendo con te - rispose Giuseppe vecchio.
- E ora cosa accadrà? -.
Il bambino scomparendo per sempre disse semplicemente - Nulla, come in tutta la tua vita -.
martedì 22 agosto 2017
LA STRADA CHE SOLO TU SAI
(l'immagine è tratta dal sito https://coracourtney.wordpress.com/2011/12/)
Giulio guardava il panorama che gli si presentava davanti.
Era grato a Teresa per quel piccolo, inaspettato regalo. Al ragazzo piacevano da sempre le vedute. Le città dall'alto sembravano più belle, più buone.
Un po' come gli astronauti che guardano il mondo dallo spazio e sembra un paradiso. E dimenticano le morti, i dolori, i drammi e tutto quello che invece striscia sulla terra ferma inquinando ogni cosa.
Giulio pensò a sé stesso e al mondo. Rifletté dall'alto di quella posizione su quanto fosse piccola la sua figura nel contesto generale. Guardò poi negli occhi di Teresa e si sentì dentro quelli ancora più minuscolo.
Quante anime riescono a contenere gli occhi? Loro hanno una memoria diversa, un qualcosa di solitario e acuto.
Teresa gli sorrise e domandò - A che pensi? -.
- Ai tuoi occhi. Mi piacciono. Mi fanno sentire a casa, anche quando alle volte mi ci perdo dentro -.
- Si ok! E poi? -.
- Non ti piacciono proprio i complimenti vero? -.
- Per la parte in cui mi portano ad imbarazzarmi, li odio -.
I due si misero a ridere, poi Giulio riprese a parlare.
- A parte gli scherzi, pensavo a dove sto andando. A cosa sto combinando. Mi sembra di essere un piccolo uomo errante -.
La ragazza andò dietro Giulio e lo abbracciò e, posizionando le labbra vicino al suo orecchio, disse - I piccoli erranti finiscono sempre per trovare quello che cercano -.
- Speriamo -.
Teresa abbracciò più forte Giulio e rispose - Penso che quasi certamente sarà così. In ogni caso, sarà il mio augurio per te -.
Giulio sorrise e, mentre la ragazza si staccava per allontanarsi, le disse - Posso dirti che ti amo? -.
- Appena mi troverai -.
- E quando ti troverò? -.
- Quando non avrai bisogno di farmi quella domanda -.
sabato 19 agosto 2017
COME NASCE UN AMORE?
(l'immagine riprodotta è della scrittrice e illustratrice Gypsie Raleigh, dall’Oregon)
Il papà scese dalla macchina e, fatto il giro, aprì la portiera per far scendere sua figlia.
Anche se la cosa la faceva vergognare parecchio, l'uomo le prese la mano e l'accompagnò per alcuni passi al portone, dove vi era la mamma ad aspettarla.
I due ridevano finché la ragazzina dall'alto dei suoi 13 anni, prima di staccarsi per raggiungere la madre, si voltò verso il padre e disse - Papà posso farti un'ultima domanda? -.
- Non sarà mai l'ultima domanda per te. Dimmi -.
- Come nasce un amore? -.
L'uomo smise di ridere, come se avesse ricevuto una pugnalata in pieno petto. Sospirò, tentando di espellere un dolore talmente grande che avrebbe inquinato la sua risposta.
Preso dal turbinio di quelle sensazioni, si ricordò di dover rispondere a quella domanda.
Volse il suo viso verso la donna che era a qualche metro da lui e che, inevitabilmente, aveva sentito le parole della figlia e che aveva, in maniera mal riuscita, nascosto un'aria seccata dopo quella domanda.
La donna, vedendo il silenzio dell'uomo, sbottò dicendo - Che vuoi che ne sappia dell'amore lui. Che ne sa uno che gioca con i sentimenti delle persone. Non sono mai stata così convinta delle mie decisioni -.
Gli altri due guardarono la donna, straniti dalla sua rabbia, immotivata in quel momento seppur motivata nella vita in generale.
La figlia poi rispose - Era un discorso che stavamo affrontando mamma. E se la cosa non ti piace, allontanati un attimo -.
La madre innervosita da quell'atteggiamento, fece per rimproverare la ragazza ma fu interrotta dall'uomo che, intanto, aveva trovato il coraggio e, soprattutto, le parole.
- Vedi tesoro mio: l'amore è una cosa molto naturale. La più naturale che c'è. E' come uno sbadiglio, hai presente uno sbadiglio? Tutti hanno una teoria su cosa sia e su come nasca e sul perché il corpo ce lo faccia fare. Eppure nessuno sa precisamente come funzioni! L'amore è un po' così: tutti ci scrivono canzoni, poesie, fanno gesti, dicono di cosa sia composto. Tutti parlano di tenerlo vivo, di accenderlo, di responsabilità. Poi nella vita reale ti trovi semplicemente a fare tutto quello che ti viene naturale. Anche soffrire ti viene naturale, pure sbagliare e fare male il tuo. L'amore può nascere da una battuta fatta in modo sbagliato che però ti ha fatto ridere! Può nascere da lunghe conversazioni, anche in chat non importa, se fatte col cuore. Può nascere mentre sei a letto e hai la sua testa tra il tuo braccio e il tuo corpo che quando lei si alza senti quell'odore che sa di completo, che sa di casa. Un po' come quando ti svegli e senti l'odore del caffè e pensi che il mondo finisce lì, che tanto i pianeti stanno a girare intorno a te, mentre a te di loro poco importa. L'amore ha tante di quelle regole che finiamo per non seguirne nemmeno una, tanto alla fine è il risultato che conta. Nasce quando hai la fantasia di ridere di tutto quello che ti capita, o quando sotto le coperte immagini di essere nella pancia di una balena, o quando ogni scusa è buona per creare un tormentone fra di voi o per strappare una emozione -.
L'uomo fece una pausa attraverso un sospiro e poi riprese.
- Ma l'amore, tesoro mio, imparerai che è un cubo enorme di ghiaccio e che pian piano può sciogliersi. E che non puoi tenerlo nelle mani perché, pur essendo freddo, brucia e ti fa male. Imparerai che il ghiaccio si forma in tanto tempo e che basta il secondo di un piccolo errore per farlo sciogliere. E vedrai ogni cosa di quel ghiaccio sciogliersi, finché non resterà nulla. Sai bambina mia: alle volte gli amori vengono dimenticati. Tutte le persone del mondo sbagliano e perdono l'amore. Ben venga chi sa amare! A loro è destinato il bene più prezioso: il cuore delle persone. Ma dimenticare un amore è strano, è innaturale. L'amore ha una memoria più forte di ogni cosa. Anche della morte stessa. E anche chi sbaglia ama, anche se non sembra e anche se non lo merita per nulla -.
L'uomo prese il volto della ragazzina, le diede un bacio sulla fronte e disse - Ad ogni buon conto, ama tesoro mio. Come nasce un amore e come si tenga in piedi non lo sa nessuno. Ama per il tuo modo di amare: sarà il miglior modo del mondo -.
La ragazza sorrise e si diresse verso la madre che, impassibile e in silenzio pur vogliosa di dimostrare quanto fosse stato un pessimo uomo, aveva osservato tutto.
Come la ragazza fu affianco alla donna, si voltò e disse - Papà? -.
- Dimmi -.
- E come si dimentica un amore? -.
L'uomo sorrise amaramente e rispose - Chiedilo a tua madre -.
I due ridevano finché la ragazzina dall'alto dei suoi 13 anni, prima di staccarsi per raggiungere la madre, si voltò verso il padre e disse - Papà posso farti un'ultima domanda? -.
- Non sarà mai l'ultima domanda per te. Dimmi -.
- Come nasce un amore? -.
L'uomo smise di ridere, come se avesse ricevuto una pugnalata in pieno petto. Sospirò, tentando di espellere un dolore talmente grande che avrebbe inquinato la sua risposta.
Preso dal turbinio di quelle sensazioni, si ricordò di dover rispondere a quella domanda.
Volse il suo viso verso la donna che era a qualche metro da lui e che, inevitabilmente, aveva sentito le parole della figlia e che aveva, in maniera mal riuscita, nascosto un'aria seccata dopo quella domanda.
La donna, vedendo il silenzio dell'uomo, sbottò dicendo - Che vuoi che ne sappia dell'amore lui. Che ne sa uno che gioca con i sentimenti delle persone. Non sono mai stata così convinta delle mie decisioni -.
Gli altri due guardarono la donna, straniti dalla sua rabbia, immotivata in quel momento seppur motivata nella vita in generale.
La figlia poi rispose - Era un discorso che stavamo affrontando mamma. E se la cosa non ti piace, allontanati un attimo -.
La madre innervosita da quell'atteggiamento, fece per rimproverare la ragazza ma fu interrotta dall'uomo che, intanto, aveva trovato il coraggio e, soprattutto, le parole.
- Vedi tesoro mio: l'amore è una cosa molto naturale. La più naturale che c'è. E' come uno sbadiglio, hai presente uno sbadiglio? Tutti hanno una teoria su cosa sia e su come nasca e sul perché il corpo ce lo faccia fare. Eppure nessuno sa precisamente come funzioni! L'amore è un po' così: tutti ci scrivono canzoni, poesie, fanno gesti, dicono di cosa sia composto. Tutti parlano di tenerlo vivo, di accenderlo, di responsabilità. Poi nella vita reale ti trovi semplicemente a fare tutto quello che ti viene naturale. Anche soffrire ti viene naturale, pure sbagliare e fare male il tuo. L'amore può nascere da una battuta fatta in modo sbagliato che però ti ha fatto ridere! Può nascere da lunghe conversazioni, anche in chat non importa, se fatte col cuore. Può nascere mentre sei a letto e hai la sua testa tra il tuo braccio e il tuo corpo che quando lei si alza senti quell'odore che sa di completo, che sa di casa. Un po' come quando ti svegli e senti l'odore del caffè e pensi che il mondo finisce lì, che tanto i pianeti stanno a girare intorno a te, mentre a te di loro poco importa. L'amore ha tante di quelle regole che finiamo per non seguirne nemmeno una, tanto alla fine è il risultato che conta. Nasce quando hai la fantasia di ridere di tutto quello che ti capita, o quando sotto le coperte immagini di essere nella pancia di una balena, o quando ogni scusa è buona per creare un tormentone fra di voi o per strappare una emozione -.
L'uomo fece una pausa attraverso un sospiro e poi riprese.
- Ma l'amore, tesoro mio, imparerai che è un cubo enorme di ghiaccio e che pian piano può sciogliersi. E che non puoi tenerlo nelle mani perché, pur essendo freddo, brucia e ti fa male. Imparerai che il ghiaccio si forma in tanto tempo e che basta il secondo di un piccolo errore per farlo sciogliere. E vedrai ogni cosa di quel ghiaccio sciogliersi, finché non resterà nulla. Sai bambina mia: alle volte gli amori vengono dimenticati. Tutte le persone del mondo sbagliano e perdono l'amore. Ben venga chi sa amare! A loro è destinato il bene più prezioso: il cuore delle persone. Ma dimenticare un amore è strano, è innaturale. L'amore ha una memoria più forte di ogni cosa. Anche della morte stessa. E anche chi sbaglia ama, anche se non sembra e anche se non lo merita per nulla -.
L'uomo prese il volto della ragazzina, le diede un bacio sulla fronte e disse - Ad ogni buon conto, ama tesoro mio. Come nasce un amore e come si tenga in piedi non lo sa nessuno. Ama per il tuo modo di amare: sarà il miglior modo del mondo -.
La ragazza sorrise e si diresse verso la madre che, impassibile e in silenzio pur vogliosa di dimostrare quanto fosse stato un pessimo uomo, aveva osservato tutto.
Come la ragazza fu affianco alla donna, si voltò e disse - Papà? -.
- Dimmi -.
- E come si dimentica un amore? -.
L'uomo sorrise amaramente e rispose - Chiedilo a tua madre -.
venerdì 18 agosto 2017
A ferro e fuoco - pt. 34
Il giovane magro e con un volto risoluto, vestito con una maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e un giubbotto smanicato con un cappuccio, finì il suo resoconto sui vari spostamenti di Don Carmelo Loperfido.
Giuseppe De Angelis lo aveva ascoltato con vivissimo interesse e, appena il racconto fu terminato, prese 7 banconote da 100 euro e le diede al ragazzo dicendo - Per il tuo disturbo -.
Il giovane, fatto un piccolo sorriso, prese le banconote sulla scrivania del direttore e senza dire altro andò via da lì.
Giuseppe De Angelis sorrise al pensiero di quello che stava per accadere. Se tutto fosse andato come nei suoi piani, lui non avrebbe avuto impicci in tutta quella storia e la strada per arrivare alla Italiana Ferri e Derivati SpA sarebbe stata in discesa.
Il Bianco prese il suo smartphone, compose il numero che gli interessava e avviò la chiamata.
Rispose una voce titubante.
- Pronto? -
- Passa da qui. Tutto è pronto. Ora devo solo istruirti -.
La conversazione fu chiusa. De Angelis si alzò dalla poltrona e cominciò ad ammirare il panorama che gli si presentava dalla finestra gonfio dell'orgoglio di chi ormai si sente sul trono della vittoria.
I suoi pensieri, però, furono interrotti dalla porta del suo studio che si apriva in maniera improvvisa.
Giuseppe si voltò e la sua euforia fu interrotta dalla presenza di Armando Sauro.
Pegaso lo guardò in faccia e disse - Nel vedermi hai la stessa felicità di mia moglie prima che la decapitassi -.
- Come vedi l'amore per te è una lingua universale -.
- Sei di buon umore Bianco? -.
- Lo ha appena eliminato la tua presenza -.
- Posso fare molto meglio sai? Tipo guastarti la giornata dicendoti che ti ho ucciso la segretaria e domandandoti come mai quel figlio di puttana di Fidel era nei tuoi uffici? -.
- Fidel? E chi cazzo è? Un nostalgico della Cuba comunista? -.
Sauro a quella risposta balzò in piedi, prese dalla testa De Angelis e, dopo averlo scaraventato sulla scrivania, cominciò a urlare - Non prendermi per il culo brutto figlio di puttana oppure ti farò rimpiangere il momento in cui mi hai fatto decidere di smettere di essere educato con te -.
Giuseppe De Angelis, con la guancia schiacciata sulla scrivania, cominciò a ridere e disse - Hai presente i punti di vista Pegaso? -.
Armado Sauro leggermente stranito rispose - E che cazzo mi significa ora sta domanda? -.
- Non sempre una posizione di vantaggio è realmente una posizione di vantaggio -.
Sauro guardò in basso e vide la mano di De Angelis impugnare il suo inconfondibile bisturi che era posizionato perfettamente all'altezza dell'arteria femorale con la punta che premeva sul pantalone.
- Stai diventando bravo Peppe -.
- Sei tu che stai diventando disattento - e finito di dire questo, Il Bianco fece un movimento brusco liberandosi dalla mossa dell'avversario.
Di nuovo in piedi, il direttore si aggiustò e disse - Non ti azzardare mai più a farmi una cosa simile, è chiaro? Ho avuto rispetto per te per i nostri rapporti, ma non pensare che io abbia paura di uno come te: di uno che si fa ammazzare il padre come un cane e per di più dal fratello piccolo -.
Al suono di quelle parole, Sauro spalancò gli occhi. Avrebbe potuto uccidere De Angelis in un secondo se avesse voluto, ma un minimo di intelligenza lo bloccò. Giuseppe era una pedina che al momento serviva più da viva che da morta.
Armando pose le mani sulla scrivania e sussurrò a Giuseppe - La differenza tra i vivi e i morti è che i secondi non possono vendicarsi di quello che hanno subito. E io Pe' sono ancora vivo -.
Finito di dire quelle parole, Sauro andò via.
- Pezzo di merda - disse fra i denti De Angelis.
Aria trovò Francesco nel suo studio.
Seduto sulla sua poltrona, continuava ad osservare il quadernetto.
- Ancora quel sogno? - domandò la ragazza.
- Sì, ma non è solo quello -.
- E cosa? -.
- Pensavo a tutto, a tutta la mia vita -.
- Che pensi della tua vita Francesco? -.
- Che è cominciata male e che finirà peggio -.
- Ma che dici? Non hai mica cento anni! Hai tutta la vita davanti -.
Quelle parole ferirono a morte Francesco. Nella sua mente il dubbio di quanto gli restasse ancora da vivere era gigantesco.
Aria si avvicinò al compagno, lo accarezzò e gli disse - E poi: cosa c'è che non va nella tua vita? Ti sei laureato con il massimo dei voti, hai un buon lavoro e un buon contratto, hai una compagna che ti ama e una figlia che ti adora come Dio in terra. E' vero! Stefania ha il tumore, ma questo purtroppo fa parte della vita. La morte è l'altra metà del cerchio, come il dolore per l'amore -.
Il ragazzo sospirò, poi disse - L'amore e il dolore, vero! -.
Francesco si alzò e cominciò a passeggiare per lo studio, poi voltandosi verso Aria - Sai: ieri pensavo ai miei genitori. Sopratutto a mio padre. Quando mia mamma e mio fratello sono morti nella sparatoria nella macelleria, avevo solo lui. Ho sempre cercato di amarlo e di renderlo fiero di me. Eppure lui mi ha sempre trattato con freddezza. Anche questa cosa che faccio con Stefania. La sento dentro di me, eppure mio padre credo non l'abbia mai fatta. Ho un ricordo sì, eppure alle volte non mi sembra lui, non mi sembro io. Quel quaderno, quei ricordi sembrano così estranei. E' come se avessi vissuto un'altra vita, una reminiscenza di una vita passata -.
Aria si diresse verso il compagno e l'abbracciò. - Tuo padre aveva forse modi sbagliati, ma ti voleva bene e ti ha cresciuto nel migliore dei modi. I bravi genitori fanno questo: fanno di tutto per i propri figli, anche con metodi sbagliati -.
Quella frase toccò nel profondo Francesco che, slegandosi da Aria, disse in maniera agitata - Devo andare -.
Detto questo il ragazzo andò in camera, si cambiò e in pochi minuti fu via di casa lasciando Aria in una solitudine che sapeva di paura.
Fidel vide uscire in maniera concitata Francesco dal portone di casa.
Lo vide dirigersi in fretta alla sua macchina, accenderla e uscire dal parcheggio per dirigersi nel luogo stabilito.
Fidel si voltò con aria interrogativa verso il passeggero che aveva alla sua destra.
Il giovane magro col volto risoluto, vestito con maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e il giubbotto smanicato con cappuccio, sorrise soddisfatto e disse - Tutto secondo i piani Fidel. Come vedi sono stato in gamba -.
- Ora voglio che tu sparisca dalla città. Ti farò sapere io quando tornare. Vai dai tuoi zii in Corsica. Lì sarai al sicuro. E non tornare fino a nuovo ordine. Ora per te questo luogo non è sicuro -.
Il giovane, fatta una smorfia, allungò la mano destra e, muovendo le dita avanti e indietro, disse - Per andare dagli zii ci vogliono finanziamenti -.
Fidel guardò la mano, girò la chiave nel quadrante dell'auto e, dopo averla accesa, rispose al ragazzo dicendo - Ti basteranno i soldi che ti ha dato De Angelis -.
Il giovane scosse la testa e divertito disse - Ma come cazzo ci riesci Fidel? -.
- Serpe (così era conosciuto il ragazzo nell'ambiente) ho molti anni più di te. A qualcosa serviranno -.
La macchina con i due si mosse e venti minuti dopo si fermò nel quartiere dove vi era la casa di Serpe.
- Fai come ti ho detto. Domani non voglio vederti in giro, chiaro? - ordinò Fidel.
- Ok - disse il ragazzo che andò via.
Fidel si allontanò con tranquillità da quel luogo.
Mentre guidava contattò Amanda che rispose in brevissimo tempo.
- Allora? - domandò la donna.
- Tutto secondo i piani. Ora devo solo avvisare i ragazzi che scortano Don Carmelo -.
- Sì bravo. Lui, intanto, sta venendo qui da me -.
- Ok -.
Fidel chiuse la conversazione. Aveva direttive da dare.
Amanda nella sua villa pensò al tempo.
Ogni lancetta, prima o poi, ripassa dalle 12.
Francesco in piedi davanti a De Angelis si sentì piccolo e inutile.
L'uomo gli parlava e le parole rimbombavano nella sua testa quasi fossero motori di automobili di formula uno. Riusciva soltanto a dire sì.
Giuseppe, con i suoi occhi di ghiaccio, guardava Francesco nei suoi occhi blu e ci intravedeva la disperazione di un padre con una figlia malata e la paura di un uomo con l'animo buono.
- Io ora vado - disse Il Bianco.
Francesco deglutì un po' di saliva.
De Angelis pose una mano sulla spalla del ragazzo e disse - Tua figlia sarà per sempre orgogliosa di te! Sarai il suo eroe per sempre -.
Francesco tremò al solo pensiero della figlia, mentre Il Bianco continuava a sorridergli con il suo tipico sorriso diabolico.
- Bene! E' tempo di andare. Finalmente porrò fine a tutto e ognuno di noi avrà ciò che cerca -.
Detto questo, De Angelis si diresse verso la sua macchina e, una volta entrato, accese l'auto e si avviò verso il suo obiettivo. "Stasera la parola 'fine' sarà l'unica cosa che conoscerai Carmé." pensò Giuseppe mentre al semaforo volse lo sguardo verso il sedile del passeggero dove era adagiata una pistola carica e pronta per portare a termine il suo mortale compito.
Francesco respirava affannosamente. Sentì mancargli l'aria.
Sentì il suo cuore esplodergli nel petto.
Pensò a sua figlia.
Qual'era la differenza fra un bravo papà e una delusione?
La linea di confine era proprio quella notte.
Fidel vide uscire in maniera concitata Francesco dal portone di casa.
Lo vide dirigersi in fretta alla sua macchina, accenderla e uscire dal parcheggio per dirigersi nel luogo stabilito.
Fidel si voltò con aria interrogativa verso il passeggero che aveva alla sua destra.
Il giovane magro col volto risoluto, vestito con maglia bianca, jeans blu, scarpe da ginnastica e il giubbotto smanicato con cappuccio, sorrise soddisfatto e disse - Tutto secondo i piani Fidel. Come vedi sono stato in gamba -.
- Ora voglio che tu sparisca dalla città. Ti farò sapere io quando tornare. Vai dai tuoi zii in Corsica. Lì sarai al sicuro. E non tornare fino a nuovo ordine. Ora per te questo luogo non è sicuro -.
Il giovane, fatta una smorfia, allungò la mano destra e, muovendo le dita avanti e indietro, disse - Per andare dagli zii ci vogliono finanziamenti -.
Fidel guardò la mano, girò la chiave nel quadrante dell'auto e, dopo averla accesa, rispose al ragazzo dicendo - Ti basteranno i soldi che ti ha dato De Angelis -.
Il giovane scosse la testa e divertito disse - Ma come cazzo ci riesci Fidel? -.
- Serpe (così era conosciuto il ragazzo nell'ambiente) ho molti anni più di te. A qualcosa serviranno -.
La macchina con i due si mosse e venti minuti dopo si fermò nel quartiere dove vi era la casa di Serpe.
- Fai come ti ho detto. Domani non voglio vederti in giro, chiaro? - ordinò Fidel.
- Ok - disse il ragazzo che andò via.
Fidel si allontanò con tranquillità da quel luogo.
Mentre guidava contattò Amanda che rispose in brevissimo tempo.
- Allora? - domandò la donna.
- Tutto secondo i piani. Ora devo solo avvisare i ragazzi che scortano Don Carmelo -.
- Sì bravo. Lui, intanto, sta venendo qui da me -.
- Ok -.
Fidel chiuse la conversazione. Aveva direttive da dare.
Amanda nella sua villa pensò al tempo.
Ogni lancetta, prima o poi, ripassa dalle 12.
Francesco in piedi davanti a De Angelis si sentì piccolo e inutile.
L'uomo gli parlava e le parole rimbombavano nella sua testa quasi fossero motori di automobili di formula uno. Riusciva soltanto a dire sì.
Giuseppe, con i suoi occhi di ghiaccio, guardava Francesco nei suoi occhi blu e ci intravedeva la disperazione di un padre con una figlia malata e la paura di un uomo con l'animo buono.
- Io ora vado - disse Il Bianco.
Francesco deglutì un po' di saliva.
De Angelis pose una mano sulla spalla del ragazzo e disse - Tua figlia sarà per sempre orgogliosa di te! Sarai il suo eroe per sempre -.
Francesco tremò al solo pensiero della figlia, mentre Il Bianco continuava a sorridergli con il suo tipico sorriso diabolico.
- Bene! E' tempo di andare. Finalmente porrò fine a tutto e ognuno di noi avrà ciò che cerca -.
Detto questo, De Angelis si diresse verso la sua macchina e, una volta entrato, accese l'auto e si avviò verso il suo obiettivo. "Stasera la parola 'fine' sarà l'unica cosa che conoscerai Carmé." pensò Giuseppe mentre al semaforo volse lo sguardo verso il sedile del passeggero dove era adagiata una pistola carica e pronta per portare a termine il suo mortale compito.
Francesco respirava affannosamente. Sentì mancargli l'aria.
Sentì il suo cuore esplodergli nel petto.
Pensò a sua figlia.
Qual'era la differenza fra un bravo papà e una delusione?
La linea di confine era proprio quella notte.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
martedì 15 agosto 2017
lunedì 14 agosto 2017
INNAMORATEVI
Innamoratevi.
Ad agosto, al freddo, al tramonto. Lasciate che ogni spazio della vostra vita sia dedicato a quella odiosa pratica che ci condanna alla gioia più grande e al dolore più immenso.
Innamoratevi.
Abbandonate l'idea del vivere da soli perché soli si sta bene. Falso! Vivere soli rende soli per sempre.
Innamoratevi.
Al falò, stasera, fra un drink di troppo e un bacio di meno. Ditelo! Ditelo quel "ti amo", affinché ogni ti amo voli nell'aria raggiungendo chiunque, soprattutto chi non ama.
Innamoratevi, per Dio fatelo!
A che servono altrimenti quelle cicatrici sul cuore? A quale guancia appartengono quelle lacrime? A chi le storie d'amore consegneranno il loro messaggio?
Innamoratevi.
E col vostro amore salvate e perdonate davanti a Dio chi come me non sa amare.
Ad agosto, al freddo, al tramonto. Lasciate che ogni spazio della vostra vita sia dedicato a quella odiosa pratica che ci condanna alla gioia più grande e al dolore più immenso.
Innamoratevi.
Abbandonate l'idea del vivere da soli perché soli si sta bene. Falso! Vivere soli rende soli per sempre.
Innamoratevi.
Al falò, stasera, fra un drink di troppo e un bacio di meno. Ditelo! Ditelo quel "ti amo", affinché ogni ti amo voli nell'aria raggiungendo chiunque, soprattutto chi non ama.
Innamoratevi, per Dio fatelo!
A che servono altrimenti quelle cicatrici sul cuore? A quale guancia appartengono quelle lacrime? A chi le storie d'amore consegneranno il loro messaggio?
Innamoratevi.
E col vostro amore salvate e perdonate davanti a Dio chi come me non sa amare.
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domenica 13 agosto 2017
A ferro e fuoco - pt. 33
Anche quella mattina Aria si svegliò sola in casa.
La presenza di Francesco stava diventando sempre più rara e non riusciva a comprenderne il motivo.
In cuor suo, immaginava questa situazione non dipendesse certo da questioni sentimentali. Francesco, nelle sue poche presenze in casa e in quelle rarissime all'ospedale, dimostrava comunque un amore immenso per lei e la bambina.
Cosa dunque agitava così tanto il suo compagno? Forse la malattia della figlia? Se fosse stato così: perché non confidarsi con lei? Perché reagire in quella maniera e tenersi tutto dentro?
Aria tirò un lungo sospiro. Cercò di alzarsi dal letto, ma proprio in quell'istante sentì il suono del campanello della porta.
- Forse è Francesco - pensò.
La ragazza indossò in maniera rapida il pantaloncino che aveva piegato e riposto sulla sedia la sera prima e, senza preoccuparsi del suo aspetto, andò ad aprire la porta.
Come fu aperta, Aria scoprì con sua grande sorpresa che ad attendere non c'era Francesco, ma Amanda Lacava.
Aria aveva imparato a conoscerla tramite i telegiornali locali e nazionali. Dopotutto la Italiana Ferri e Derivati SpA era stata al centro di alcuni fatti di cronaca, come esplosioni e agitazioni, nonché voci di acquisizione da parte di gruppi non proprio definiti.
- Spero avrà la gentilezza di farmi entrare signora - disse gentilmente Amanda.
Aria scosse un po' il capo quasi a volersi riprendere e rispose - Certo dottoressa, entri pure - e detto questo fece spazio per far entrare la donna.
Come Amanda fu dentro, Aria chiuse la porta e invitò l'ospite ad accomodarsi nel salone. Quest'ultima sorrise e seguì la padrona di casa.
Arrivati in salone, Aria fece accomodare Amanda sul divano e chiese se gradisse qualcosa.
- Un caffè se non le è di troppo disturbo -.
- Certo, con piacere - rispose Aria che andò immediatamente in cucina a prepararlo.
Nel frattempo, Amanda cominciò a guardare avidamente tutto quello che era attorno a lei cercando di cogliere o carpire ogni minima cosa di Francesco. Vide le foto e sentì l'amore che traspariva per la compagna e la figlia. Vide i tanti libri posti in ordine nella libreria.
Capì che aveva studiato tanto quel ragazzo e che aveva dovuto lavorare sodo per cercare di restare onesto.
Amanda, però, comprese che quel salone non gli bastava. Doveva sapere di più.
Aria arrivò col piccolo vassoio con sopra la zuccheriera e le due tazzine di caffè.
- Prego - disse mentre offriva la tazza ad Amanda.
- Grazie - replicò l'ospite.
Le due donne bevvero in silenzio il loro caffè, poi Aria introdusse il discorso.
- Come mai è venuta a farci visita dottoressa? -
- Chiamami Amanda, questi convenevoli non ci servono. E poi: potrei essere tua madre - disse Amanda ridendo.
Aria sorrise mentre guardava l'ospite e pensò che non le sarebbe dispiaciuto avere una mamma così. Amanda Lacava era una donna molto influente ed intelligente.
La donna, come ebbe finito di bere il suo caffè, pose la tazzina sul tavolino davanti al divano e, guardando Aria, cominciò a parlare.
- Sono venuta perché volevo sapere un po' di Francesco. Da alcuni giorni a lavoro non rende più come prima. Da donna, avevo pensato fosse una cosa matrimoniale. Ed essendo il ragazzo una risorsa valida, ho voluto sincerarmi che nella sua famiglia tutto fosse in ordine -.
Aria, sentendo quelle parole, comprese che il malessere di Francesco stava inficiando anche la sua vita lavorativa. Amanda notò il leggero sussulto delle spalle di Aria e chiese - Ci sono problemi con tuo marito? So che non dovrei farti una domanda simile, ma credimi per tanti aspetti ne sono autorizzata -.
- No no, anzi. Francesco, comunque, non è mio marito ma è come se fossimo sposati. Purtroppo, il problema non è l'amore ma nostra figlia -.
Amanda notò anche la profonda angoscia che si celava dietro la parola figlia. Restò in silenzio in attesa.
- Stefania ha un tumore. Ora è ricoverata presso la clinica Villaggio dei Ciliegi -.
- Sì conosco. Un'ottima struttura devo dire -.
- Sì, è vero -.
Amanda colse la palla al balzo anche se sapeva di correre il rischio di sembrare un po' indelicata. Pose nuovamente la tazzina sul tavolino dopo aver bevuto l'ultimo sorso di caffè, e disse - Ma che casa meravigliosa! Mi piacerebbe vederla -.
- Certo, venga... ops... volevo dire vieni -.
Le due donne si alzarono e Aria mostrò all'ospite tutti i vani. Fu un'ottima padrona di casa e fece visionare tutto l'immobile lasciando per ultimo lo studio di Francesco.
- E per finire questo è lo spazio di Francesco -.
Amanda entrò con grande curiosità. Osservò ogni minimo dettaglio finché i suoi occhi non caddero sul quadernetto.
- E questo? - domandò.
Aria sorrise, poi disse - E' il piccolo rito di Francesco e mia figlia -.
Amanda lo prese fra le mani e cominciò a sfogliarlo. Come vide quanto era riportato sopra, la donna spalancò gli occhi scioccata.
- Mio Dio! - disse sottovoce.
- C'è qualcosa che non va? - domandò stupita Aria.
- No, no, assolutamente. Sembra una cosa molto dolce -.
- Sì lo è. Ogni anno, nel giorno del compleanno di nostra figlia, Francesco disegna su un foglio la sua mano e poi... -.
- Disegna la mano della figlia - completò la frase Amanda, pensando che tutto torna soprattutto i grandi amori.
- Sì, appunto -.
Amanda ripose il quadernetto sulla scrivania e, osservando lo scenario dalla finestra, disse - Speriamo che alla clinica facciano bene il proprio lavoro -.
- Lo spero, anche se quel direttore De Angelis non mi convince tantissimo -.
- De Angelis? - domandò Amanda voltandosi di scatto verso Aria.
- Si, Giuseppe De Angelis - rispose un po' turbata la ragazza.
Amanda immediatamente sentì gli ingranaggi del suo cervello lavorare freneticamente: Francesco, il quaderno, la clinica, De Angelis, la pineta che aveva appena visto dalla finestra.
- Mi scusi, ora devo proprio andare - disse in maniera sbrigativa Amanda che lasciò Aria sul posto e andò via da lì.
Aria restò di sasso non sapendo cosa pensare.
Appena Amanda fu dentro la sua auto, prese il cellulare e compose un numero. Attese qualche minuto e rispose al numero sconosciuto che ora la stava chiamando.
- Novità? - domandò Amanda.
- Ho trovato un'altra bomboniera. Tutto come avevamo ipotizzato - rispose Fidel.
La donna restò in silenzio, poi disse - Ora ho capito quanto è successo quella notte nella pineta. Torna immediatamente. Dobbiamo fermare la cosa prima che sia troppo tardi -.
Detto questo Amanda chiuse. Doveva tornare a casa al più presto.
Clinica Villaggio dei Ciliegi (qualche ora prima)
Fidel si stranì nel non trovare Gilda davanti alla porta d'ingresso dello studio del direttore.
Conoscendola, sapeva bene che non era una persona che mancava da lavoro senza un giustificato motivo. Pensò che, finito quel lavoro, l'avrebbe cercata per capire se fosse tutto ok.
Dentro lo studio, Fidel cominciò a cercare quella che simpaticamente aveva battezzato "bomboniera". La prima era stata trovata ed era proprio nella cassaforte custodita dietro al quadro. Ciò che la sua lunga carriera da militare gli aveva insegnato era che molto spesso le cose importanti sono celate proprio nei luoghi più semplici.
La semplicità vince su ogni cosa, anche in guerra.
Cominciò a guardare tutti i posti più semplici e più facili da raggiungere. Guardò nei libri e dietro ogni quadro. Cercò sotto il tappeto, per concludere la ricerca con la scrivania.
Osservò ogni punto della stessa e controllò minuziosamente tutti i cassetti, finché non ne trovò uno chiuso. Prese dalla tasca il suo coltellino e andò per scassinare il piccolo nottolino, quando qualcosa non lo convinse. Era troppo facile. Prese un piccolo macchinario che segnava i campi magnetici e vide che dentro quel cassetto vi era un dispositivo ad onde wifi che comunicava con qualcosa. Evidentemente, pensò, era lo stesso meccanismo che segnalava gli ingressi nella stanza. Prese allora il cellulare e con un piccolo programma cominciò a disturbare il segnale. Come questo fu perso, immediatamente cominciò a scassinare la piccola serratura e aprì il cassetto. Trovò alcuni documenti con la dicitura TOP SECRET, ma non ci diede peso. Tolse tutto finché non esaminò il fondale. Lo toccò in ogni sua parte battendo qualche colpo qua e la. "E' un doppio fondale" pensò.
Fece per toglierlo e sotto di questo trovò quello che cercava.
Sentì che il suo programmino non riusciva a disturbare più il segnale. Perciò ripose tutto come era originariamente e chiuse lo scaffale.
Mise la bomboniera nella tasca e con fare sicuro e spedito uscì dalla stanza. Senza guardarsi intorno, continuò a camminare nel silenzio del piano che, stranamente, era tutto vuoto.
Si diresse verso la rampa di scale, ma una voce alle sue spalle lo fermò.
- Ti conviene prendere l'ascensore. Stanno salendo le guardie -.
Fidel, sentita quella voce, si voltò piano e guardò negli occhi la persona che gli si presentava dinnanzi.
- Armando? - domandò.
- Ciao Fidel - disse sorridendo Sauro che continuò - Purtroppo è così! Anche i demoni hanno le seconde possibilità -.
- Dio ha un grande senso dell'umorismo -.
- Io direi che ha buon gusto -.
Fidel fece per dire qualcosa, ma sentì i passi delle guardie che stavano salendo dalle rampe di scale.
Armando lo guardò e con un movimento del capo indicò l'ascensore che proprio in quel momento si aprì.
Fidel si lanciò nell'ascensore e prima che le porte si chiusero disse semplicemente - Troverò il modo di mandarti a trovarlo -.
Le porte dell'ascensore si chiusero mentre Armando, con un sorriso tetro in volto, rispondeva - Tranquillo: a nostro padre sta facendo compagnia tua madre -.
Le porte si chiusero.
Fidel visse in un solo attimo il ritrovamento di un fratello e la perdita di una madre.
- No no, anzi. Francesco, comunque, non è mio marito ma è come se fossimo sposati. Purtroppo, il problema non è l'amore ma nostra figlia -.
Amanda notò anche la profonda angoscia che si celava dietro la parola figlia. Restò in silenzio in attesa.
- Stefania ha un tumore. Ora è ricoverata presso la clinica Villaggio dei Ciliegi -.
- Sì conosco. Un'ottima struttura devo dire -.
- Sì, è vero -.
Amanda colse la palla al balzo anche se sapeva di correre il rischio di sembrare un po' indelicata. Pose nuovamente la tazzina sul tavolino dopo aver bevuto l'ultimo sorso di caffè, e disse - Ma che casa meravigliosa! Mi piacerebbe vederla -.
- Certo, venga... ops... volevo dire vieni -.
Le due donne si alzarono e Aria mostrò all'ospite tutti i vani. Fu un'ottima padrona di casa e fece visionare tutto l'immobile lasciando per ultimo lo studio di Francesco.
- E per finire questo è lo spazio di Francesco -.
Amanda entrò con grande curiosità. Osservò ogni minimo dettaglio finché i suoi occhi non caddero sul quadernetto.
- E questo? - domandò.
Aria sorrise, poi disse - E' il piccolo rito di Francesco e mia figlia -.
Amanda lo prese fra le mani e cominciò a sfogliarlo. Come vide quanto era riportato sopra, la donna spalancò gli occhi scioccata.
- Mio Dio! - disse sottovoce.
- C'è qualcosa che non va? - domandò stupita Aria.
- No, no, assolutamente. Sembra una cosa molto dolce -.
- Sì lo è. Ogni anno, nel giorno del compleanno di nostra figlia, Francesco disegna su un foglio la sua mano e poi... -.
- Disegna la mano della figlia - completò la frase Amanda, pensando che tutto torna soprattutto i grandi amori.
- Sì, appunto -.
Amanda ripose il quadernetto sulla scrivania e, osservando lo scenario dalla finestra, disse - Speriamo che alla clinica facciano bene il proprio lavoro -.
- Lo spero, anche se quel direttore De Angelis non mi convince tantissimo -.
- De Angelis? - domandò Amanda voltandosi di scatto verso Aria.
- Si, Giuseppe De Angelis - rispose un po' turbata la ragazza.
Amanda immediatamente sentì gli ingranaggi del suo cervello lavorare freneticamente: Francesco, il quaderno, la clinica, De Angelis, la pineta che aveva appena visto dalla finestra.
- Mi scusi, ora devo proprio andare - disse in maniera sbrigativa Amanda che lasciò Aria sul posto e andò via da lì.
Aria restò di sasso non sapendo cosa pensare.
Appena Amanda fu dentro la sua auto, prese il cellulare e compose un numero. Attese qualche minuto e rispose al numero sconosciuto che ora la stava chiamando.
- Novità? - domandò Amanda.
- Ho trovato un'altra bomboniera. Tutto come avevamo ipotizzato - rispose Fidel.
La donna restò in silenzio, poi disse - Ora ho capito quanto è successo quella notte nella pineta. Torna immediatamente. Dobbiamo fermare la cosa prima che sia troppo tardi -.
Detto questo Amanda chiuse. Doveva tornare a casa al più presto.
Clinica Villaggio dei Ciliegi (qualche ora prima)
Fidel si stranì nel non trovare Gilda davanti alla porta d'ingresso dello studio del direttore.
Conoscendola, sapeva bene che non era una persona che mancava da lavoro senza un giustificato motivo. Pensò che, finito quel lavoro, l'avrebbe cercata per capire se fosse tutto ok.
Dentro lo studio, Fidel cominciò a cercare quella che simpaticamente aveva battezzato "bomboniera". La prima era stata trovata ed era proprio nella cassaforte custodita dietro al quadro. Ciò che la sua lunga carriera da militare gli aveva insegnato era che molto spesso le cose importanti sono celate proprio nei luoghi più semplici.
La semplicità vince su ogni cosa, anche in guerra.
Cominciò a guardare tutti i posti più semplici e più facili da raggiungere. Guardò nei libri e dietro ogni quadro. Cercò sotto il tappeto, per concludere la ricerca con la scrivania.
Osservò ogni punto della stessa e controllò minuziosamente tutti i cassetti, finché non ne trovò uno chiuso. Prese dalla tasca il suo coltellino e andò per scassinare il piccolo nottolino, quando qualcosa non lo convinse. Era troppo facile. Prese un piccolo macchinario che segnava i campi magnetici e vide che dentro quel cassetto vi era un dispositivo ad onde wifi che comunicava con qualcosa. Evidentemente, pensò, era lo stesso meccanismo che segnalava gli ingressi nella stanza. Prese allora il cellulare e con un piccolo programma cominciò a disturbare il segnale. Come questo fu perso, immediatamente cominciò a scassinare la piccola serratura e aprì il cassetto. Trovò alcuni documenti con la dicitura TOP SECRET, ma non ci diede peso. Tolse tutto finché non esaminò il fondale. Lo toccò in ogni sua parte battendo qualche colpo qua e la. "E' un doppio fondale" pensò.
Fece per toglierlo e sotto di questo trovò quello che cercava.
Sentì che il suo programmino non riusciva a disturbare più il segnale. Perciò ripose tutto come era originariamente e chiuse lo scaffale.
Mise la bomboniera nella tasca e con fare sicuro e spedito uscì dalla stanza. Senza guardarsi intorno, continuò a camminare nel silenzio del piano che, stranamente, era tutto vuoto.
Si diresse verso la rampa di scale, ma una voce alle sue spalle lo fermò.
- Ti conviene prendere l'ascensore. Stanno salendo le guardie -.
Fidel, sentita quella voce, si voltò piano e guardò negli occhi la persona che gli si presentava dinnanzi.
- Armando? - domandò.
- Ciao Fidel - disse sorridendo Sauro che continuò - Purtroppo è così! Anche i demoni hanno le seconde possibilità -.
- Dio ha un grande senso dell'umorismo -.
- Io direi che ha buon gusto -.
Fidel fece per dire qualcosa, ma sentì i passi delle guardie che stavano salendo dalle rampe di scale.
Armando lo guardò e con un movimento del capo indicò l'ascensore che proprio in quel momento si aprì.
Fidel si lanciò nell'ascensore e prima che le porte si chiusero disse semplicemente - Troverò il modo di mandarti a trovarlo -.
Le porte dell'ascensore si chiusero mentre Armando, con un sorriso tetro in volto, rispondeva - Tranquillo: a nostro padre sta facendo compagnia tua madre -.
Le porte si chiusero.
Fidel visse in un solo attimo il ritrovamento di un fratello e la perdita di una madre.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
domenica 6 agosto 2017
OLTRE L'ORIZZONTE
James tese il braccio e, indicando un punto imprecisato, cominciò a parlare così.
- Vedi? C'è il mare, con il suo senso di vastità e di corrente; e poi c'è il cielo, con quel suo senso di immenso e di sconosciuto -.
Poi sempre tenendo il braccio teso indicando un punto indefinito che, per un attimo sembrò diventare certo, continuò dicendo - Io sono quel punto la. Qualcuno lo chiama orizzonte quando lo indico. Eppure io non parlo di quel punto in particolare. L'orizzonte è il mezzo con cui scindiamo il cielo e il mare, il nostro strumento di scelta per decidere cosa guardare o a chi ispirarsi. Io, invece, sono precisamente appena dietro l'orizzonte. Quel punto indefinito e un po' inutile che nessuno vede o che tutti vedono, ma disinteressati dalla sua inutilità, non osservano per tendere all'orizzonte. Così, dunque, è questa mia vita. Non è cielo, non è mare. Ed è priva di strumenti per definirla. È una vita fatta male la mia. È una vita di rimorsi che sanno di sensi di colpa, di rimpianti che sanno di respiri persi, di lacrime più amare del veleno che le ha generate -.
James abbassò il braccio, sospirò e tornò a guardare quel punto oltre tutto, tanto oltre da non sembrare presente.
- Per me quello è comunque l'orizzonte - disse il suo amico.
- Per chi sa di sé stesso, ogni cosa è definita. Per chi non sa niente della propria anima, ogni cosa è indefinita. Come quel punto nel mondo dove ogni cosa si perde -.
Sospirò e concluse - Quella è casa mia: dove tutto si perde -.
mercoledì 2 agosto 2017
A ferro e fuoco - pt. 32
Aria
non riconosceva più Francesco.
Era un'altra persona. Perennemente taciturno e silenzioso, vagava per la casa come un ossesso.
Anche le sue visite in clinica erano radicalmente diminuite e questa cosa feriva Stefania più di qualsiasi altra.
La bambina sentiva il peso dell'assenza di Francesco. Per lei il padre era qualsiasi cosa, e notare come Francesco non si presentasse da quasi cinque giorni era un dolore troppo grande oltre già quello che viveva per la sua malattia.
Aria, anche quel pomeriggio, lo trovò seduto nel suo studio con il quadernetto "delle mani" sulla scrivania.
Francesco la vide entrare e dopo un po' posò nuovamente gli occhi sul quaderno e poi prese a parlare - Ieri ho fatto un sogno Aria. Ma non mi sembrava un vero e proprio sogno. Sembrava quasi un ricordo annebbiato -.
- Che hai sognato? - domandò la ragazza mentre si sedeva sulla sedia di fronte a lui.
- Ho sognato me stesso bambino, che facevo la stessa cosa che faccio io con Stefania -.
- E cosa c'è di strano? -.
- Questo: non mi sembrava un sogno. Sembrava vero. Sembrava tutto così reale. E stranamente in questi mesi questo sogno è capitato diverse volte -.
Detto questo il ragazzo si portò la mano destra e si massaggiò la fronte per far passare il mal di testa.
Aria si alzò e andò per abbracciare il suo compagno, ma come gli fu vicino Francesco scattò dalla poltrona quasi impaurito.
- Si può sapere che ti prende? - domandò lei ormai contrariata dal modo di fare del ragazzo.
Era un'altra persona. Perennemente taciturno e silenzioso, vagava per la casa come un ossesso.
Anche le sue visite in clinica erano radicalmente diminuite e questa cosa feriva Stefania più di qualsiasi altra.
La bambina sentiva il peso dell'assenza di Francesco. Per lei il padre era qualsiasi cosa, e notare come Francesco non si presentasse da quasi cinque giorni era un dolore troppo grande oltre già quello che viveva per la sua malattia.
Aria, anche quel pomeriggio, lo trovò seduto nel suo studio con il quadernetto "delle mani" sulla scrivania.
Francesco la vide entrare e dopo un po' posò nuovamente gli occhi sul quaderno e poi prese a parlare - Ieri ho fatto un sogno Aria. Ma non mi sembrava un vero e proprio sogno. Sembrava quasi un ricordo annebbiato -.
- Che hai sognato? - domandò la ragazza mentre si sedeva sulla sedia di fronte a lui.
- Ho sognato me stesso bambino, che facevo la stessa cosa che faccio io con Stefania -.
- E cosa c'è di strano? -.
- Questo: non mi sembrava un sogno. Sembrava vero. Sembrava tutto così reale. E stranamente in questi mesi questo sogno è capitato diverse volte -.
Detto questo il ragazzo si portò la mano destra e si massaggiò la fronte per far passare il mal di testa.
Aria si alzò e andò per abbracciare il suo compagno, ma come gli fu vicino Francesco scattò dalla poltrona quasi impaurito.
- Si può sapere che ti prende? - domandò lei ormai contrariata dal modo di fare del ragazzo.
-
Non ti ci mettere anche tu Aria! Già il periodo che sto passando è
difficile! -.
-
Che stai passando? Ma da quando sei diventato così egoista
Francesco? Tu stai passando un brutto momento? Solo tu? Vorrei
ricordarti che tua figlia ha un tumore! E in tutta questa storia,
oltre una bambina malata che non ti degni di visitare da quasi una
settimana, c’è una mamma e una compagna che soffre! -.
Aria
si asciugò le lacrime che avevano cominciato a scenderle sul volto e
andò verso la camera da letto, dove si chiuse a chiave.
Francesco
sospirò, conoscendo quanto aveva dentro. Si diresse verso la porta
della camera e dopo aver bussato disse – Aria, perdonami. Ho detto
cose senza senso. Purtroppo sto cercando di sistemare le cose. Forse
ho trovato una soluzione -.
A
quella parola Francesco sentì una fitta allo stomaco. Gli venne in
mente Giuseppe De Angelis e quell’incontro in clinica.
Non
sentì nessun cenno da parte di Aria.
Pertanto,
si mise la tuta e le scarpe da ginnastica e decise di andare a
correre.
Cominciò
a correre a più non posso, quasi volesse scappare da tutto quello
che aveva dentro. Corse per venti minuti ad una andatura elevata,
finché per uno strano scherzo del destino si ritrovò nella stessa
pineta di alcuni mesi prima.
Sentì
il peso dei ricordi che riaffioravano e di alcuni momenti di quella
notte che erano nella sua mente vaghi.
Si
guardò attorno, come se avesse paura che tutti i protagonisti di
quella sera avessero pensato di presentarsi in quel luogo come aveva
fatto lui.
La
paura e i ricordi lo attanagliarono finché, ormai piegato dal
dolore, Francesco emise un urlo incredibile.
Cadde
sulle sue stesse ginocchia e cominciò a piangere. Sentì il cuore esplodergli quasi nel petto tanto era il dolore che provava.
Si
asciugò il viso con le mani e successivamente le guardò.
Non
sapeva cosa provare mentre le guardava.
Continuò a osservare, mentre le lacrime gli rigavano gli occhi.
Davanti
al dolore, ogni uomo è abbastanza solo da sentirsi unico.
Gilda
quella sera decise che era il momento di correre ai ripari.
Armando
Sauro era una persona che odorava di terrore e sapeva di morte.
Decise
di mettersi in malattia e trovare un luogo più riparato finché
quell’uomo non si fosse allontanato dalla città. In tanti anni di
lavoro, non aveva mai mancato un giorno.
Ora
le cose erano cambiate, si era alleata con Fidel e questo era per lei
un motivo sufficiente per dover salvaguardare la sua stessa vita.
Preparò
con cura il trolley da viaggio e si accertò di aver portato tutto
l’occorrente. In una delle mattine in cui Fidel le aveva fatto
visita, durante l’assenza di Giuseppe De Angelis, il figlio le
aveva indicato un piccolo bad&breakfast non molto lontano dalla
città dove avrebbero potuto vedersi. Bastava soltanto che Gilda
componesse un numero da una cabina telefonica, facesse tre squilli e
riagganciasse, per avere immediatamente la chiamata di Fidel.
Così
decise di fare.
Dato
un ultimo sguardo alla valigia, chiuse tutto e prese dal portafoglio
il piccolo biglietto dove era scritto il numero che avrebbe dovuto
comporre.
Mentre
lo leggeva, sentì un rumore strano provenire dalla finestra.
Non
ci fece tanto caso, dopotutto di rumori in quel condominio se ne
sentivano molti.
Il
suono però si risentì pochi minuti dopo e in quel momento Gilda
capì che avrebbe dovuto accertarsi di cosa stesse accadendo.
Si
diresse verso la finestra, che trovò aperta, e guardò giù. Non
vide nulla di strano e decise di chiuderla.
Fece
per ritornare nella sua stanza, ma fu avvolta dal buio. Il contatore
della luce sembrava essere saltato.
-
Dannazione! Tutte oggi mi stanno capitando – disse.
Si
voltò per dirigersi in cucina, ma si sentì prendere alle spalle
mentre una mano le tappava la bocca.
Gilda
sentì l’odore della pelle dell’uomo che la stringeva e capì
tutto. Non tentò nemmeno di gridare.
Gli
venne in mente Fidel e pensò che il dolore più grande che si
sarebbe portata per l’eternità sarebbe stato il rimpianto di tutto
il tempo che aveva perso con suo figlio.
L’uomo
intanto che intuì la resa della donna, le tolse la mano dalla bocca,
prese un piccolo ago molto appuntito dalla tasca della giacca e avvicinando la
sua bocca all’orecchio dell’anziana donna disse – Il tuo
tradimento vale molto più di trenta denari -.
Con
un colpo netto, Armando Sauro conficcò quella punta sottilissima e
acuminata nel cranio della donna. Il buco, totalmente invisibile, non
fece riversare nemmeno una goccia di sangue per terra. L’anziana
donna morì immediatamente e vide il buio dell’eternità prendere il
posto della mancanza di luce artificiale e della vita con i suoi
colori e con i suoi profumi.
Pegaso
senza scomporsi adagiò il corpo della donna per terra e tastandola
con le mani si accorse del bigliettino.
Lo
mise in tasca e, in maniera furtiva, uscì dalla casa.
Arrivato
in auto, estrasse il bigliettino dalla tasca e lesse il numero che vi
era sopra.
Sorrise
di nuovo e disse nella solitudine dell’abitacolo – Siamo davvero
all’era della pietra. Mi meraviglio di te Fidel! -.
Detto
questo accese la macchina e si allontanò da quel luogo allungando
così la sua scia di morte sulla città.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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