Quando l'Avvocato Livio Leopoldi chiamò Francesco, era del tutto ignaro del dramma che si stava vivendo in quella casa.
Contento della notizia che avrebbe dovuto dare al ragazzo, non aveva minimamente preso in considerazione l'ipotesi che il giovane potesse avere qualcosa di più grave a cui pensare.
Il telefono fisso squillò nella casa di Francesco e Aria rimbombando per tutti i vani.
Come sentì quel suono metallico, Aria provò una stretta allo stomaco. Da quanto avevano appreso delle condizioni della figlia e avevano cominciato il percorso difficile ma obbligatorio, ogni rumore, discorso o scena, suscitava in lei preoccupazione e terrore.
Si diresse a passi svelti verso il telefono. Arrivata vicino all'apparecchio deglutì, si fece forza e prese la cornetta e, dopo essersela portata all'orecchio, disse - Pronto? -.
- Il tempo è sempre galantuomo! - rispose una voce squillante dall'altro capo dell'apparecchio.
- Chi è lei, mi scusi - domandò Aria, ancora rintronata dalla paura.
- Aria sono l'Avvocato Leopoldi, non mi riconosci? -.
-Ah! Avvocato. Scusi, ero indaffarata ed ho risposto in maniera distratta. Mi dica: cosa è successo? -.
- Tranquilla. Con un lavoro, una figlia da crescere e soprattutto un marito come Francesco è normale che la testa giri - e detto questo scoppiò a ridere. Aria sentendo quella risata avrebbe voluto riagganciare, ma sapeva bene che quell'uomo non conosceva la difficile situazione in cui la sua famiglia si ritrovava.
Dopo la risata, l'avvocato riprese a parlare - Francesco è lì con te? -.
- Sì. Ora glielo vado a chiamare -.
Aria pose la cornetta sul tavolino e andò in salone dove trovò Francesco intento a giocare con Stefania. Vedendo la scena, non riuscì a non commuoversi. Il ragazzo, vedendola, con una scusa si staccò dalla bambina e si diresse verso di lei abbracciandola.
- Dai Aria, non puoi fare così ogni volta. Dobbiamo essere forti anche e soprattutto per lei. Forza. Io sono convinto che le cose si sistemeranno -.
La ragazza, fece un cenno con la testa mentre con la mano si asciugava gli occhi.
- E' per te al telefono. E' l'Avvocato Leopoldi - disse dopo essersi un po' ripresa.
Il ragazzo andò verso il telefono.
- Pronto Avvocato -.
- Come dicevo ad Aria il tempo è galantuomo amico mio -.
Francesco rifletté su quella frase: forse il tumore della figlia era il dazio che doveva pagare per il modo in cui si era comportato nella sua vita?
Leopoldi non avendo alcuna risposta, continuò a parlare. - Non so se hai saputo di quanto è successo ieri -.
- No, non mi sono informato sinceramente -.
- Ieri sera qualcuno ha fatto saltare in aria lo Strike&Pull di Vito Battaglia. Hanno trovato un cadavere, ma non è il suo -.
Francesco sentì quella notizia entrargli dentro. In un altro momento avrebbe gioito di questa cosa. Sapere che qualcuno aveva eliminato Vito Black Jack Battaglia o qualsiasi cosa lo riguardasse, era per lui motivo di grande gioia. Ma in quel momento proprio no.
- Ma si può sapere che hai Francesco? - domandò Leopoldi che aveva ormai capito ci fosse qualcosa di importante alle spalle del silenzio del ragazzo.
- Mia figlia ha un tumore Livio - disse secco Francesco.
- Mio Dio! - rispose semplicemente l'Avvocato.
- Quello a cui sto rivolgendo le mie preghiere -.
Quando la sua fidata segretaria si presentò nella Direzione per informarlo di quanto fosse accaduto in città e, nello specifico, al locale di Vito Battaglia, Giuseppe De Angelis era seduto dietro alla sua scrivania a portare avanti la sua più grande attività di facciata.
- Dottore buongiorno - disse in prima battuta la signora Gilda.
- Mia cara signora, venga -.
- Mi scusi se la interrompo, ma mi hanno pregata di riferirle questa notizia -.
- Si accomodi signora. Se è entrata evidentemente è una cosa di grande importanza -.
Gilda si accomodò sulla poltrona posta di fronte a De Angelis e con un tono di voce basso disse - Mi hanno chiesto di avvisarla che ieri notte qualcuno ha fatto esplodere il locale di un certo Vito Battaglia. Mi hanno anche detto di riferirle che hanno trovato un cadavere sul luogo, ma che dai rilevamenti non risulta essere di questo Battaglia -.
De Angelis poggiò la sua schiena sul sostegno della poltrona in pelle nera, mentre con la mano destra si grattò per un attimo il mento.
- Grazie signora Gilda. Può andare - disse risoluto Il Bianco.
- Con permesso - rispose semplicemente la donna che si alzò e abbandonò l'ufficio.
De Angelis prese il suo smartphone e compose un numero. Il telefono squillò due volte, poi una voce rauca - Dimmi -.
- Ti voglio nel mio ufficio in cinque minuti - e detto questo De Angelis agganciò.
Il proprietario di quella voce rauca all'altro capo del telefono non tardò a fare il suo ingresso nell'ufficio. Era basso con dei capelli lunghi e neri. Portava una enorme collana d'oro con un crocifisso altrettanto pesante e dello stessa materiale. Vestito con un jeans scolorito e una camicia bianca non abbottonata in modo da far vedere il suo possente collier e una robusta quantità di peli sul petto, rappresentava in modo impeccabile l'icona di anni ormai passati.
- Che cazzo vi tengo a fare se la mattina mi sveglio e scopro che un locale me lo hanno fatto saltare in aria? -.
- Ma non è territorio nostro quello Bianco - rispose senza scomporsi Gargiulo detto Vipera.
De Angelis batté il pugno sulla scrivania e gridò - Questa fottuta città è tutta territorio mio idiota! - e finito di dire queste cose, si aggiustò il nodo della cravatta e il ciuffo.
Diede un colpo di tosse, si alzò e si diresse verso la vetrata e, mentre guardava fuori, chiese - Si sa almeno chi è stato? -.
- Mauro Di Stani. Vito Battaglia ha fatto passi davvero falsi se per tentare di eliminarlo è sceso addirittura il braccio destro di Don Carmelo - e detto questo scoppiò a ridere emettendo il tipico suono con la sua voce rauca, motivo per cui gli era stato dato quel soprannome.
A quella risata, e soprattutto a quel nome, De Angelis non ci vide più. Si voltò di colpo, prese il tagliacarte, si scaraventò contro Gargiulo e buttatolo sulla poltrona dopo averlo preso dalla gola gli disse - Un'altra volta devi ridere Vipera e ti giuro che prendo questo tagliacarte, te lo ficco nelle palle e ci faccio un spiedino che ti farò mangiare, è chiaro? Non ti ho fatto venire qui per i tuoi commentini del cazzo! Devi dirmi solo quello che sai ok? -. Disse tutto questo tenendo salda la presa sul collo dell'uomo che, intanto, annaspava in cerca di ossigeno.
Dopo un po', De Angelis lasciò la presa e Vipera poté riprendere a respirare.
Con una voce ancora più rauca rispetto a quella che già aveva, Gargiulo disse - Io so solo che erano tre quattro macchine e che il lavoro lo ha portato a termine Mauro Di Stani. Questo so -.
- Vattene! - concluse De Angelis dando le spalle a Gargiulo.
Come fu solo, Il Bianco sbottò in un moto d'ira gridando davanti alla vetrata che dava sulla Italiana Ferri e Derivati SpA - Dannato vecchio di merda! Con chi credi che hai a che fare? Con uno che ha l'anello al naso? Con uno che non sa che due più due fa quattro? - e, finito di dire questo, cominciò a girare per l'ufficio.
Girando girando, il suo sguardo si pose sul quadro che proteggeva la cassaforte.
Si bloccò di colpo. Fissò il quadro e poi rivolse i suoi occhi sulla scrivania. Fece questa operazione due volte.
- Già! Due più due fa sempre quattro! -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Nessun commento:
Posta un commento