Mauro finì la sua tisana al finocchio.
Guardò il suo monolocale e si sentì soddisfatto del modo in cui lo aveva arredato.
Da quando lavorava per Don Carmelo Loperfido, aveva deciso di non abitare più con la sua famiglia. Era un modo come un altro per proteggerli, anche se era conscio del fatto che in quel mondo la protezione era davvero un concetto troppo labile.
Ovviamente, Don Carmelo gli aveva garantito che la sua famiglia avrebbe avuto la massima copertura e che nessuno avrebbe torto un solo capello alla moglie e ai suoi due bambini.
Prese il cordless e chiamò la moglie. Parlarono come ogni sera del più e del meno. La donna abitava a 450 km di distanza dalla città e, ogni volta che poteva, Mauro Di Stani partiva per passare un week end con lei.
Finita la chiamata, l'uomo si sedette sul piccolo tavolo che in quell'immobile ricopriva più ruoli: tavolo da pranzo, scrivania etc.
Prese il fascicolo con gli appunti che aveva preso in merito alla questione Italiana Ferri e Derivati SpA. Non potendo comparire personalmente nelle riunioni del Consiglio di Amministrazione, Don Carmelo aveva fatto in modo che Mauro Di Stani ne diventasse uno dei membri.
Attraverso di lui, Don Carmelo sapeva tutto quanto quello che accadeva nel Consiglio. C'era anche Amanda, ma il vecchio boss sapeva che una donna con i sentimenti non sempre era una buona messaggera e non sempre una campana che suona la verità.
Rilesse quanto aveva scritto cercando di farsi una propria idea. Non aveva mai amato essere un pappagallo. Mauro aveva sempre cercato di conoscere ed imparare tutto quello che gli capitava a tiro. Fin da quando si era laureato in Economia e Commercio, in ogni esperienza che aveva vissuto, aveva cercato di trarne il massimo profitto. La conoscenza poi con Don Carmelo gli cambiò totalmente la vita.
Quell'incontro avvenne per caso.
Fresco laureato, quel giorno Mauro Di Stani portò il suo curriculum alla Italiana Ferri e Derivati SpA per proporre la sua candidatura alla posizione ricercata dall'azienda. Una segretaria fascinosa e molto a modo, annotò l'appuntamento del giovane Di Stani e lo invitò a presentarsi nel pomeriggio della stessa giornata.
Di Stani quel giorno mangiò qualcosa fuori e, in maniera svizzera, si presentò puntualissimo alla sede dell'azienda. La stessa segretaria fascinosa lo invitò a prendere l'ascensore e di salire al quarto piano e di entrare nella seconda porta a destra, dove ad attenderlo vi era il Responsabile alle Risorse Umane.
Entrò nell'ascensore, ma non ebbe il tempo di pigiare il tasto con il numero 4 che le porte si chiusero e l'ascensore scese al piano -1.
Quando lo stesso si riaprì, Mauro si trovò di fronte un uomo sulla quarantina vestito di tutto punto con a fianco due guardie del corpo. I due body-guard immediatamente si scaraventarono su di lui e lo immobilizzarono chiedendogli in maniera concitata come si trovasse lì.
Il ragazzo terrorizzato e spiazzato disse che non era colpa sua e che doveva andare semplicemente al quarto piano per sostenere un colloquio.
- Fermi - tuonò l'uomo in doppiopetto che in tutto quel frangente non si era mai scomposto. - Non vedete che il dottore potrebbe essere un collega? Lasciatelo stare - e detto questo gli uomini lasciarono la presa.
- Mi scusi dottore, purtroppo il servizio di sicurezza ha i suoi metodi -.
- Non si preoccupi, capisco - disse il ragazzo.
- Permette? - domandò l'uomo che si avvicinò a Mauro e gli aggiustò il nodo della cravatta. - Ora va meglio. Bel completo, lei ha gusto - disse l'uomo sorridendo.
- Grazie - disse Mauro.
- Quarto piano - ordinò l'elegante signore.
Una delle guardie pigiò il tasto numero quattro, le porte si chiusero e l'ascensore prese a salire.
- Quindi lei è qui per il colloquio? - domandò l'uomo.
- Si - rispose Mauro.
- E su cosa punterà per convincere il selezionatore? -.
- Semplicemente su quello che sono -.
- E se non bastasse? -.
- Sul 100% di quello che sono -.
L'uomo sorrise, le porte si aprirono e lo stesso uscì. Fece alcuni passi, poi si voltò e disse al ragazzo - In bocca al lupo allora -.
- Viva il lupo - rispose Mauro.
Il ragazzo vide l'uomo andare via nel silenzio dell'azienda e fra i saluti ossequiosi di qualcuno. Non capì e si diresse verso la porta indicatagli dalla segretaria.
Entrò e sostenne il colloquio con un signore distinto. Durante la selezione, il responsabile ricevette una chiamata. Rispose, e Mauro vide subito il cambio di atteggiamento di quest'ultimo che appena mise giù disse - Lei ha dei Santi in paradiso Di Stani - e accompagnandolo alla porta lo salutò dicendogli - Ci vediamo domani, lei è assunto -.
Mauro restò di sasso a quella notizia. Non sapeva che fare. Vide l'uomo salutare l'elegante signore che era stato ospite con lui nell'ascensore, che intanto passava per il corridoio.
Curioso, Mauro domandò - Ma quell'uomo chi è? -.
Il responsabile rise e disse - Il tuo Santo in Paradiso -.
Quel lungo flashback fu interrotto dal suono del telefono. Mauro scosse la testa e andò a rispondere nella convinzione che fosse la moglie.
- Pronto? -.
Dall'altro capo del telefono non provenì nessun suono.
Mauro ripeté quella frase altre due volte, poi seccato mise giù.
Si diresse verso il tavolo ma in quell'istante suonò il campanello della porta. Mauro cominciò ad insospettirsi e prese la pistola che aveva incastrata alle sue spalle, nei pantaloni.
Senza far rumore si diresse verso la porta e osservò dallo spioncino. Vide la foto della sua famiglia sul muro di fronte alla porta d'ingresso della sua casa e sotto una piccola busta per lettere. Un brivido di freddo corse lungo tutta la schiena dell'uomo. Attese ancora qualche secondo e sentì l'ascensore emettere un rumore e scendere.
Attese alcuni minuti ancora, poi con fare lento, aprì la porta e si diresse verso la foto.
Prese la busta dove c'era scritto con una calligrafia pessima Dott. Di Stani. Aprì e prese il bigliettino che c'era all'interno. Lo lesse e vide che su di esso c'era scritto semplicemente "Colpisci e tira!". D'un tratto un colpo fortissimo al cranio.
Il buio lo avvolse prima di sentire il suo corpo franare al suolo.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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