Mauro aprì gli occhi.
Ci volle un po' perché mettesse a fuoco quello che gli stava attorno.
Vide polvere e detriti, un devasto totale e una piccola luce di una lampada che illuminava maldestramente quanto era presente insieme a lui.
Cercò di capirci qualcosa, ma seduto sulla sedia e con le mani legate e il corpo ben stretto sulla sedia dalla stessa corda che gli imbrigliava gli arti superiori, insieme al fortissimo dolore alla testa, ebbe difficoltà a raggiungere il suo scopo.
- Hai mai provato l'angoscia della distruzione Mauro? - domandò una voce alle sue spalle. - L'angoscia di quando demoliscono tutti i tuoi sforzi e tutti i tuoi sacrifici? -.
Mauro riconobbe la voce e rispose - Una volta non mi hanno ammesso ad un master a cui tenevo tanto -.
Detto questo, Di Stani sorrise nella convinzione che Vito Battaglia mai avrebbe mosso un dito contro di lui e senza l'autorizzazione di Giuseppe De Angelis. Inoltre, tutti in città sapevano che apparteneva a Don Carmelo Loperfido. Black Jack era una barca troppo piccola per affrontare quell'oceano.
Vito gli si piazzò davanti e lo vide sorridere. La rabbia sorda che aveva dentro lo scosse talmente tanto che sferrò un pugno micidiale che fece franare Mauro al suolo.
Fatto questo si voltò e fece alcuni passi in direzione di un piccolo zaino posato per terra non molto distante da lì.
Lo aprì e prese una bottiglia di Jack Daniel's. Tenne la bottiglia dal collo mentre tornava da Mauro di Stani.
Arrivato vicino all'uomo ancora riverso per terra, posò l'alcolico e rimise su Mauro.
L'uomo vide la bottiglia e con la stessa sfrontatezza di prima chiese - Che si fa? Festeggiamo? -.
- Sì - disse secco Vito. - Festeggerò alla grande -.
Detto questo prese la bottiglia, svitò il tappo e bevve un lungo sorso di whiskey. Fatto questo, impugnò la bottiglia dal collo e la frantumò contro la colonna alla sua destra. Mauro, al suono dei vetri rotti, chiuse gli occhi in un gesto involontario.
Immediatamente, Black Jack si fiondò sull'uomo prendendolo dai capelli e tirandogli la testa all'indietro.
- Sei sempre stato bravo a seguire gli ordini. Ora vediamo se sei altrettanto bravo a seguire il tuo destino -.
Finito di dire così, Vito conficcò la parte di vetro della bottiglia che gli era rimasta in mano, nella gola di Mauro. Cominciò a uscire sangue mentre i gemiti dell'uomo risultavano strozzati. Sporco in viso del sangue della sua vittima, Vito non si fermò e cominciò a muovere con forza la bottiglia all'interno del collo di Di Stani, mentre tagliava la carne andando da destra verso sinistra.
Vide gli occhi sbarrati dell'uomo che soffocata nel suo stesso sangue, sentì l'odore della morte e la soddisfazione sorda della vendetta.
Arrivato quasi ad aver tagliato tutto il collo decise di fermarsi e lasciare la presa. Vide il cranio dell'uomo penzolare e si sentì soddisfatto.
Guardò la bottiglia e, sorridendo, la conficcò all'altezza dello sterno del cadavere.
- Ora devo scopare - disse nel vuoto delle macerie dello Strike&Pull.
Sdraiato sul suo meraviglioso letto matrimoniale, nell'attico in pieno centro da cui si vedeva il mare di quella splendida città, Giuseppe De Angelis dormiva nella più totale inconsapevolezza di quanto gli stava per franare addosso.
Il telefono del suo appartamento cominciò a suonare in maniera frenetica. Giuseppe si svegliò e guardò l'orologio. Le quattro e venti della mattina. Chi diavolo poteva volerlo a quell'ora?
- Pronto? - domandò il Il Bianco.
- Sotto al Ponte di Pietra. Ora - e detto questo la conversazione fu chiusa.
- Carmelo Loperfido che mi chiama? - pensò De Angelis. - Vuoi vedere che dopo tutto questo tempo, il vecchio di merda si è convinto a farsi da parte? -.
Si alzò in fretta e furia dal letto e si preparò col suo solito stile. Durante la preparazione sentì il suo smartphone suonare. Numero Privato.
Decise di rispondere. Forse erano ulteriori indicazioni di Carmelo.
- Allora? - domandò immediatamente De Angelis.
- Devo parlarti - rispose secco l'uomo dall'altro capo.
- Non ho proprio tempo di parlare con te - replicò Il Bianco avendo riconosciuto Vito Battaglia all'altro capo del telefono.
- E' urgente -.
- Le tue solite cazzate - e detto questo mise giù.
Finito di prepararsi, Giuseppe si mise in auto e si diresse verso il punto stabilito.
Arrivato non vide nulla attorno se non una Mercedes-Maybach S600 bianca perla parcheggiata.
De Angelis spense il motore della sua vettura e attese al suo interno qualche cenno da parte del suo ospite.
Vide l'autista scendere dalla vettura, dirigersi verso la porta posteriore ed aprirla. Fatto questo, attese che arrivasse l'ospite.
Giuseppe capì che doveva entrare. Guardò all'interno della sua giacca e vide la fondina con dentro la sua pistola. Si aggiustò il polsino e dette un'occhiata al piccolo bisturi che portava sempre con sé al polso, attaccato ad una custodia creata da lui in pelle.
Accertatosi di tutto, scese e andò verso la lussuosa limousine.
Arrivato nei pressi, fece per entrare ma l'autista lo bloccò invitandolo a consegnare l'arma.
- E chi ti ha detto che ho un'arma? -.
- Il buon senso -.
- Dagliela Giuseppe - disse la voce all'interno del Mercedes.
Sentita la voce di Loperfido, Il Bianco diede la pistola all'uomo, poi entrò nell'auto accomodandosi mentre la portiera si chiudeva.
Davanti a sé dalla parte opposta vide un elegantissimo Don Carmelo con un viso indurito da una rabbia e un odio enormi. Per un attimo De Angelis pensò che forse c'era qualcosa che non sapeva.
- Da quando ti sei dato agli appuntamenti romantici Carmé? -
- Prendi - disse Don Carmelo mentre gli indicava con un gesto del capo un cofanetto posto sul piccolo tavolo presente nella autovettura.
De Angelis prese il cofanetto e lo aprì.
Vide dentro una carta napoletana raffigurante un asso di spade. La carta capovolta era l'unica cosa presente nel cofanetto.
- Un asso di spade? - chiese De Angelis mentre rideva di gusto.
Don Carmelo stranamente non disse nulla, restò a fissarlo tutto il tempo.
- Mi hai fatto venire qui per un asso di spade? Non ho proprio tempo per queste cose Carmelo. -
- Vattene - ordinò secco Loperfido. - E portati la carta, ti servirà -.
- Stai tirando troppo la corda Carmé. Prima o poi la mezzanotte arriva per tutti -.
- Ed è proprio quello che sto attendendo. Ora esci e vattene -.
Giuseppe andò per uscire e si ricordò di non aver preso il dono del boss.
- Ah! La carta - disse sorridendo.
Poi uscì e si diresse verso la sua vettura.
Don Carmelo restò a fissare i sedili di fronte a lui.
Pensò che gli anni che aveva impiegato per diventare saggio erano sempre la metà di quelli che gli stavano servendo per gestire l'odio.
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