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sabato 29 aprile 2017

A ferro e fuoco - pt. 18

L’ennesimo atto vandalico nei confronti della Italiana Ferri e Derivati SpA oltre a spazientire Amanda, rese nervoso tutto il Consiglio di Amministrazione.
Il discorso fatto da Don Carmelo lo aveva per un attimo rassicurato, ma dopo l’ennesimo atto lesivo della struttura e dell’immagine dell’azienda, molti volevano passare alle vie legali.
Ovviamente Don Carmelo non aveva minimamente preso in considerazione l’ipotesi di coinvolgere le Forze dell’Ordine. Capì dunque che doveva fare alla vecchia maniera.
Rivide le registrazioni di sicurezza e osservò il solito uomo magro, incappucciato e con un giubbotto di pelle nera cospargere di benzina tutta la portineria, dare fuoco alla stessa e poi rivolgersi verso la telecamera mostrando il dito medio. Infine, sparire tra il fumo e le fiamme.
Don Carmelo, arrivato nella sua dimora e parcheggiata l’auto nell’atrio della villa, compose il numero sul telefono presente nella stessa.
Il telefono squillò tre volte, poi il vecchio chiuse la chiamata.
Attese finché non fu il suo apparecchio telefonico a squillare.
Alzò la cornetta, la portò all’orecchio destro e sentì la voce dall’altro capo chiedere – Di cosa ha bisogno Don Carmelo? -.
- Ho bisogno che vieni qui Mauro -.
- Arrivo -.
Detto questo, chiuse la conversazione ed entrò nella villa, mentre le sentinelle facevano il loro lavoro come di consueto.
Dentro casa, Don Carmelo spiegò il piano a Mauro Di Stani.
- Fabio Salamida deve morire. E dev’essere una cosa eclatante e soprattutto fatta in un determinato modo ed insieme ad un’altra azione. Dobbiamo spostare la palla nell’altro campo. Bisogna saper attendere, ma bisogna anche saper colpire nell’attimo giusto. Anche la vita mostra il fianco alle volte e capire quell’attimo è la vera fortuna dell’uomo -.
- Ok Don Carmelo, ho già in mente delle persone fidate a cui commissionare la cosa -.
- Ottimo. Tu andrai con loro? -.
- Sì. Sono sicuramente persone fidate, ma come lei ben sa la fiducia è una merce che si baratta facilmente con la paura -.
- Questa è davvero bella – disse in tono ironico Don Carmelo – se non ti conoscessi penserei che l’hai letta nei cioccolatini -.
- Se fosse così capirei la ragione della mia cultura e del mio diabete – rispose nello stesso tono Mauro Di Stani.
I due risero e dopo questo momento di leggerezza, Don Carmelo riprese le redini della discussione e riportò la stessa nei binari più consoni.
- Diamoci da fare Mauro -.
- Non si preoccupi Don Carmelo -.
- Puoi andare -.
- Buona serata -.
- A te -.

Lo Strike&Pull ormai viaggiava col suo mood usuale.
Vito Battaglia aveva finalmente ripristinato il suo equilibrio e, oltre a far tornare tutto all’origine, era riuscito anche a recuperare la vecchia clientela che dopo la sua fuga all’estero aveva abbandonato il locale in cerca di altri luoghi di ritrovo.
Intento a bere birra vicino al bancone, quella sera Black Jack non si accorse che all’interno del locale aveva fatto il suo ingresso un Fabio Salamida tutto trafelato.
Quest’ultimo corse verso di lui.
- Vì’ ti devo parlare -.
- Non è il momento, ci sono persone nel mio locale. Inoltre sto da solo. Quell’imbecille del ragazzo che ho assunto si è licenziato e devo controllare la sala, oltre a fare tutto da me -.
- E’ urgente Vì’ -.
- Forse non ti è chiaro. Devi sparire. Torna fra un’oretta che chiudo il locale e parliamo -.
Fabio fece un cenno nervoso col capo e sparì.
- Cacasotto – chiosò Vito Battaglia dando l’ultimo sorso alla birra che stava bevendo.
Quasi fosse un orologio svizzero, Fabio Salamida si ripresentò precisamente un’ora dopo allo Strike&Pull.
Il locale ormai vuoto vista la tarda ora notturna sembrava ancor di più spettrale. Fabio trovò Black Jack intento a spazzare il pavimento.
- Vì’ - esordì sempre più impaurito Fabio.
- Ancora tu? Ma si può sapere che vuoi? -.
- Mi dovete aiutare. Qua la cosa sta diventando troppo grossa -.
- Mi dovete chi? Non è con me che hai preso accordi, quindi rivolgiti alla persona giusta -.
Mentre disse queste parole, fuori al locale si sentirono stridere dei pneumatici. I due però intenti nella discussione non ci fecero caso.
- Vito forse non avete capito. Qua la situazione è pericolosa. Io non me la sento più -.
A quella frase Vito perse la pazienza.
- Non te la senti più? Ora ascolta brutto pezzo di merda. Adesso te ne vai e porti a termine il lavoro che hai deciso di concludere con De Angelis e non vieni più a rompere il cazzo a me ok? - e detto questo prese il pover’uomo da un braccio e lo portò fino alla porta d’ingresso.
Arrivati all’esterno del locale, Black Jack scaraventò sul marciapiede Fabio e andò per dirgli qualcosa.
Ma, alzati gli occhi, vide un SUV che ben conosceva e due macchine. Vide di colpo scendere una squadra di persone armate di tutto punto che puntati i fucili cominciarono a sparare verso la sua direzione.
Immediatamente Black Jack si lanciò all’interno del locale e tentò di chiudere la porta, senza riuscirci del tutto.
Il fragore degli spari e dei vetri che si rompevano lo convincevano sempre di più che doveva scappare prima di ritrovarsi ad uscire da quel luogo coperto da un lenzuolo bianco.
Si diresse verso lo studio e scaraventata con forza la sedia al lato, spostò un tappeto e tirò verso l'alto,  tramite una maniglia,  una specie di portellone che dava ad un sottoscala. Scese in fretta quelle scale dopo aver chiuso il portellone sopra di sé.
Due sicari, intanto, entrarono con circospezione nel locale per controllare e dopo aver fatto un cenno d’assenso fecero entrare altri due uomini armati di mitra.
Cercarono con foga Vito Battaglia che non riuscirono a trovare. D’un tratto, il rumore dei vetri rotti fece da sottofondo all’ingresso di Mauro Di Stani.
- E’ andato via. Allontaniamoci in fretta da qui anche noi – e detto questo l’uomo uscì dal locale.
Vito Battaglia sbucato dall’altra parte dell’isolato, assetato di rabbia e vendetta ritornò a spiare cosa stesse accadendo davanti al suo locale.
Vide i quattro uomini uscire e un quinto parlare con un signore col cappotto. Riconobbe in quell’uomo Mauro Di Stani e provò una rabbia ancora più sorda.
Lo osservò mentre dava indicazioni a quel soldato.
Poi ciò che non avrebbe mai sperato di vedere. Uno dei quattro si avvicinò alla porta di ingresso mentre le macchine messe in moto e piene dei passeggeri si preparavano a partire.
Il sicario davanti alla porta prese dalla tasca un ordigno e dopo averne estratto la sicura lo lanciò nel locale, si allontanò immediatamente dalla porta e con una velocità spaventosa ripeté quel gesto lanciando così un altro ordigno nel locale, per poi salire nell’auto e correre via insieme alle altre vetture.
L’esplosione fu fortissima e lo Strike&Pull fu letteralmente raso al suolo.
Vito Battaglia vide le fiamme avvolgere il suo locale, i pezzi di vetro e i detriti sparsi sul pavimento, il corpo senza vita di Fabio Salamida riverso per terra.
Sentì le sirene in lontananza avvicinarsi sempre di più e decise di andare via benché stordito.
Correndo verso un posto imprecisato si fece una promessa.
Qualcuno di lì a poco sarebbe morto.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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