L’ennesimo
atto vandalico nei confronti della Italiana
Ferri e Derivati SpA
oltre a spazientire Amanda, rese nervoso tutto il Consiglio
di Amministrazione.
Il
discorso fatto da Don Carmelo lo
aveva per un attimo rassicurato,
ma dopo l’ennesimo atto lesivo della struttura e dell’immagine
dell’azienda, molti volevano passare alle vie legali.
Ovviamente
Don Carmelo non aveva minimamente
preso
in considerazione l’ipotesi di coinvolgere
le Forze dell’Ordine. Capì dunque che doveva fare alla vecchia
maniera.
Rivide
le registrazioni di sicurezza e osservò
il solito uomo magro, incappucciato e con un giubbotto di pelle nera
cospargere di benzina tutta la portineria, dare fuoco alla stessa e
poi rivolgersi verso la telecamera mostrando il dito medio. Infine,
sparire tra il fumo e le fiamme.
Don
Carmelo, arrivato nella sua dimora e parcheggiata l’auto nell’atrio
della villa, compose il numero sul telefono presente nella stessa.
Il
telefono squillò tre volte, poi il vecchio chiuse la chiamata.
Attese
finché non fu il suo apparecchio telefonico a squillare.
Alzò
la cornetta, la portò all’orecchio destro e sentì la voce
dall’altro capo chiedere – Di cosa ha bisogno Don Carmelo? -.
-
Ho bisogno che vieni qui Mauro -.
-
Arrivo -.
Detto
questo, chiuse la conversazione ed entrò nella villa, mentre le
sentinelle facevano il loro lavoro come di consueto.
Dentro
casa, Don Carmelo spiegò il piano a Mauro Di Stani.
-
Fabio Salamida deve morire. E dev’essere una cosa eclatante e
soprattutto fatta in un determinato modo
ed insieme ad un’altra azione.
Dobbiamo spostare la palla nell’altro campo. Bisogna saper
attendere, ma bisogna anche saper colpire nell’attimo giusto. Anche
la vita mostra il fianco alle volte e
capire quell’attimo è la vera fortuna dell’uomo -.
-
Ok Don Carmelo, ho già in mente delle persone fidate a cui
commissionare la cosa -.
-
Ottimo. Tu andrai con loro? -.
-
Sì. Sono sicuramente persone fidate, ma come lei ben sa la fiducia è
una merce che si baratta facilmente con la paura -.
-
Questa è
davvero bella – disse in tono ironico Don Carmelo – se non ti
conoscessi penserei che l’hai letta nei cioccolatini -.
-
Se
fosse così capirei
la ragione
della mia
cultura e del
mio diabete – rispose nello stesso tono Mauro Di Stani.
I
due risero e dopo questo momento di leggerezza, Don Carmelo riprese
le redini della discussione e riportò la stessa nei binari più
consoni.
-
Diamoci da fare Mauro -.
-
Non si preoccupi Don Carmelo -.
-
Puoi andare -.
-
Buona serata -.
-
A te -.
Lo
Strike&Pull
ormai
viaggiava col suo mood usuale.
Vito
Battaglia aveva finalmente ripristinato il suo equilibrio e, oltre a
far tornare tutto all’origine,
era riuscito anche a recuperare la vecchia clientela che dopo la sua
fuga all’estero aveva abbandonato il locale in cerca di altri
luoghi di ritrovo.
Intento
a bere birra vicino al bancone,
quella
sera Black
Jack
non si accorse che all’interno del locale aveva fatto il suo
ingresso un
Fabio
Salamida tutto trafelato.
Quest’ultimo
corse
verso di lui.
-
Vì’ ti devo parlare -.
-
Non è il momento, ci sono persone nel mio locale. Inoltre sto da
solo. Quell’imbecille
del ragazzo che ho assunto
si è licenziato e devo controllare la sala, oltre
a fare tutto da me
-.
-
E’ urgente Vì’ -.
-
Forse non ti è chiaro. Devi sparire. Torna fra un’oretta che
chiudo il locale e parliamo -.
Fabio
fece un cenno nervoso col capo e sparì.
-
Cacasotto – chiosò Vito Battaglia dando l’ultimo sorso alla
birra che stava bevendo.
Quasi
fosse un orologio svizzero, Fabio Salamida si ripresentò
precisamente un’ora dopo allo Strike&Pull.
Il
locale ormai vuoto vista la tarda ora notturna sembrava ancor di più
spettrale. Fabio trovò Black
Jack intento
a spazzare il pavimento.
-
Vì’ - esordì sempre più impaurito Fabio.
-
Ancora tu? Ma si può sapere che vuoi? -.
-
Mi dovete aiutare. Qua la cosa sta diventando troppo grossa -.
-
Mi dovete chi? Non è con me che hai preso accordi, quindi rivolgiti
alla
persona giusta -.
Mentre
disse queste parole, fuori al
locale si
sentirono stridere dei pneumatici. I due però intenti nella
discussione non ci fecero caso.
-
Vito forse non avete capito. Qua la situazione è pericolosa. Io non
me la sento più -.
A
quella frase Vito perse la pazienza.
-
Non te la senti più? Ora ascolta brutto pezzo di merda. Adesso te ne
vai e porti a termine il lavoro che hai deciso di concludere con De
Angelis e non vieni più a rompere il cazzo a me ok? - e detto questo
prese il pover’uomo da un braccio e lo portò fino alla porta
d’ingresso.
Arrivati
all’esterno del locale, Black
Jack scaraventò
sul marciapiede Fabio e andò per dirgli qualcosa.
Ma,
alzati gli occhi, vide un SUV che ben conosceva e due macchine. Vide
di colpo scendere una
squadra di persone armate di tutto punto che puntati i fucili
cominciarono a sparare verso la sua direzione.
Immediatamente
Black Jack si
lanciò all’interno del locale e tentò di chiudere la porta, senza
riuscirci del tutto.
Il
fragore degli spari e dei vetri che si rompevano lo convincevano
sempre di più che doveva scappare prima di ritrovarsi ad uscire da
quel luogo coperto
da un lenzuolo bianco.
Si
diresse verso lo studio e scaraventata
con forza la sedia al
lato,
spostò un tappeto e tirò verso l'alto, tramite una maniglia, una
specie di portellone che dava ad un sottoscala. Scese in fretta
quelle scale dopo aver chiuso il portellone sopra di sé.
Due
sicari, intanto,
entrarono con circospezione nel locale per controllare e dopo aver
fatto un cenno d’assenso fecero entrare altri due uomini armati di
mitra.
Cercarono
con foga Vito Battaglia che non riuscirono a trovare. D’un tratto,
il rumore dei vetri rotti fece da sottofondo all’ingresso di Mauro
Di Stani.
-
E’ andato via. Allontaniamoci in fretta da qui anche
noi –
e detto questo l’uomo uscì dal locale.
Vito
Battaglia sbucato dall’altra parte dell’isolato, assetato di
rabbia e vendetta ritornò a spiare cosa stesse accadendo davanti al
suo locale.
Vide
i quattro uomini uscire e un quinto parlare con un signore col
cappotto. Riconobbe in quell’uomo Mauro Di Stani e provò una
rabbia ancora più sorda.
Lo
osservò
mentre
dava
indicazioni a quel soldato.
Poi
ciò che non avrebbe mai sperato di vedere. Uno dei quattro si
avvicinò alla porta di ingresso mentre le macchine messe in moto e
piene dei passeggeri si preparavano a partire.
Il
sicario davanti alla porta prese dalla tasca un ordigno e dopo averne
estratto la sicura lo lanciò nel locale, si allontanò
immediatamente dalla porta e con una velocità spaventosa ripeté
quel gesto lanciando così un altro ordigno nel locale, per
poi salire nell’auto e correre via insieme alle altre vetture.
L’esplosione
fu fortissima e lo Strike&Pull
fu letteralmente raso al suolo.
Vito
Battaglia vide le fiamme avvolgere il suo locale, i pezzi di vetro e
i detriti sparsi sul pavimento, il corpo senza vita di Fabio Salamida
riverso per terra.
Sentì
le sirene in lontananza avvicinarsi sempre di più e decise di andare
via benché stordito.
Correndo
verso un posto imprecisato si fece una promessa.
Qualcuno
di lì a poco sarebbe morto.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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