2014.
Il rumore dei cocci di creta che cadevano e si sparpagliavano per terra in mille pezzi non si percepì all'esterno del negozio.
Giuseppe Il Bianco aveva abbassato la saracinesca del negozio di Fabio Salamida.
Era un piccolo artigiano che produceva articoli con la creta come vasi, salvadanai e dei piccoli Carabinieri con un simpatico fischietto posto in direzione del deretano.
Fabio ricevette un pugno da Vito Battaglia che intanto lo picchiava e lo sbatteva da una parte all'altra del locale provocandogli ferite nonché danni al locale.
- Non sono venuto a perdere tempo Fabio - disse Giuseppe.
- Che vuoi da me Bianco? Che diavolo ti ho fatto? - chiese supplicante Fabio, a cui Black Jack aveva dato un po' di respiro per rispondere.
- Ti ho detto cosa voglio -.
- Non posso farlo Pe', sono fuori da tutto ormai -.
Giuseppe portò le labbra in avanti, poi guardò Vito e gli fece un cenno. Black Jack capì e si allontanò da Fabio. Come fu abbastanza distante, vide De Angelis scaraventarsi contro Fabio, prendergli la testa, sbattergliela contro il tavolo e invitare a guardarlo.
- Sono io che decido chi entra e chi esce coglione! E il tuo turno ancora non è arrivato - urlò Giuseppe - Inoltre mi devi un favore se non erro, vero? Ricordi quando hai mandato via Michelino Treruote e lui voleva farti sparare? Chi ha sparato lui invece? Chi Fabio?- .
- Vito Battaglia - rispose l'uomo a stento.
- Non ho sentito! - incalzò De Angelis.
- Vito Battaglia - urlò l'altro.
- E chi lo ha mandato Vito Battaglia? -
- Tu - rispose sempre urlando Fabio.
- Ora tu farai come ti ho detto oppure... - e con un braccio indicò Vito Battaglia.
Fabio, obbligato da De Angelis, guardò in direzione di Black Jack e vide lo stesso estrarre da uno zaino una bottiglia del suo fedele whiskey.
L'artigiano, alla vista di quel superalcolico, sbarrò gli occhi e preso dalla paura disse - No, no, ti prego Pe' ti prego -.
- Ti prego un cazzo Fabio bello, il signore qui presente ha sete e se tu non prendi la decisione corretta lui comincerà a dissetarsi a spese di qualcuno -.
Ormai con le spalle al muro, Fabio acconsentì al ricatto del Bianco.
- Ok, ok, farò quello che mi hai detto -.
A quelle parole Giuseppe guardò Battaglia, gli fece un cenno col capo e questi ripose la bottiglia nello zaino. Poi lasciò la presa e disse - Quanto mi piace quando usi il cervello Fabio. Sei sempre stato una persona lungimirante -.
Detto questo andò dritto verso la saracinesca che intanto Vito Battaglia aveva provveduto ad aprire. Prima di uscire si voltò e guardò il povero artigiano. Mise una mano nella tasca della sua giacca e prese il portafoglio. Estrasse due banconote da € 100 e le gettò in direzione del povero uomo accasciato al suolo.
- Vedi di rimettere tutto in ordine, la sporcizia proprio non la sopporto -.
Detto questo, i due si allontanarono dal locale lasciando il povero Fabio in compagnia dei suoi lividi e dei suoi tanti rimorsi.
Quando nella notte il campanello della sua villa cominciò a suonare, Don Carmelo capì che c'era qualcosa che non andava.
L'esperienza gli aveva insegnato che le notizie date di notte erano oscure come il cielo che le ospitava.
Don Carmelo prese la pistola da sotto al cuscino posto al suo fianco e si diresse in maniera circospetta alla grande finestra che dava sull'ingresso della villa. Vide davanti al suo cancello il SUV di Mauro Di Stani e capì che c'era davvero una questione molto importante di cui parlare se quell'uomo si era scomodato a quell'ora per andarlo a trovare.
Andò verso il suo comodino e pigiò una combinazione di tasti sul telefono fisso che fece aprire il cancello. Mauro vide aprirsi la cancellata, si rimise in macchina ed entrò nel giardino. Spense la macchina, scese e aspettò che il cancello fosse completamente chiuso prima di dirigersi verso la porta d'ingresso dell'abitazione.
Arrivato, trovò Don Carmelo sulla porta, in pigiama e avvolto nella sua vestaglia, che lo attendeva.
- Mi dispiace importunarla a quest'ora Don Carmelo -.
- Accomodati Mauro -.
Carmelo fece entrare Mauro nel suo studio e prima di cominciare a parlare, gli offrì un bicchiere di whiskey con un cubetto di ghiaccio
- Grazie - rispose Di Stani con un timbro di voce preoccupato.
Don Carmelo si sedette sulla sua poltrona di fronte a Mauro, prese un sigaro e lo accese. Poi con il palmo della mano rivolto verso l'alto fece un gesto e disse semplicemente - Prego -.
Di Stani pose il bicchiere sulla scrivania e cominciò il suo racconto.
- E' esplosa una bomba davanti all'ingresso dedicato alle ditte appaltatrici. A quanto sembra era una Fiat Uno piena di esplosivo. Abbiamo chiesto in giro, ai dipendenti, agli addetti alla sicurezza, ma ovviamente nessuno sa nulla. Soltanto uno delle nostre vedette, che lei mi ha fatto collocare dentro lo stabilimento dopo i colloqui con Franciacorta, ha riferito di aver visto un uomo pelato e magro parcheggiare un auto e allontanarsi. Di più per il momento non sappiamo -.
Don Carmelo scosse la testa, poi disse - Black Jack -.
Restò in silenzio, poi riprese - Com'è la situazione ora lì? -.
- Ci sono i Vigili del Fuoco e la Polizia. Fortunatamente non c'era nessuno in quel momento, perciò nessun morto e nessun ferito -.
- Logico, non miravano a quello -.
Detto questo Don Carmelo si alzò e guardò dalla finestra. Fece un lungo respiro e poi disse - E' cominciata -.
- Cosa? - domandò Mauro.
- Amanda dov'è ora? -.
- Penso a casa a dormire. Appena saputa la notizia sono corso immediatamente qui da lei Don Carmelo -.
- Chiamatela, dopotutto lei è a tutti gli effetti la proprietaria dell'azienda. A meno che non l'abbia fatto già la polizia -.
Finito di dire quella frase, il citofono prese a suonare in maniera assillante.
Don Carmelo guardò verso la cancellata e vide Amanda.
Andò celermente verso il telefono e rifece il codice che aveva fatto prima.
Dopo pochi minuti fece la sua comparsa nello studio Amanda preoccupata.
Don Carmelo la guardò.
- Che diavolo succede Carmè? -.
Quando nella notte il campanello della sua villa cominciò a suonare, Don Carmelo capì che c'era qualcosa che non andava.
L'esperienza gli aveva insegnato che le notizie date di notte erano oscure come il cielo che le ospitava.
Don Carmelo prese la pistola da sotto al cuscino posto al suo fianco e si diresse in maniera circospetta alla grande finestra che dava sull'ingresso della villa. Vide davanti al suo cancello il SUV di Mauro Di Stani e capì che c'era davvero una questione molto importante di cui parlare se quell'uomo si era scomodato a quell'ora per andarlo a trovare.
Andò verso il suo comodino e pigiò una combinazione di tasti sul telefono fisso che fece aprire il cancello. Mauro vide aprirsi la cancellata, si rimise in macchina ed entrò nel giardino. Spense la macchina, scese e aspettò che il cancello fosse completamente chiuso prima di dirigersi verso la porta d'ingresso dell'abitazione.
Arrivato, trovò Don Carmelo sulla porta, in pigiama e avvolto nella sua vestaglia, che lo attendeva.
- Mi dispiace importunarla a quest'ora Don Carmelo -.
- Accomodati Mauro -.
Carmelo fece entrare Mauro nel suo studio e prima di cominciare a parlare, gli offrì un bicchiere di whiskey con un cubetto di ghiaccio
- Grazie - rispose Di Stani con un timbro di voce preoccupato.
Don Carmelo si sedette sulla sua poltrona di fronte a Mauro, prese un sigaro e lo accese. Poi con il palmo della mano rivolto verso l'alto fece un gesto e disse semplicemente - Prego -.
Di Stani pose il bicchiere sulla scrivania e cominciò il suo racconto.
- E' esplosa una bomba davanti all'ingresso dedicato alle ditte appaltatrici. A quanto sembra era una Fiat Uno piena di esplosivo. Abbiamo chiesto in giro, ai dipendenti, agli addetti alla sicurezza, ma ovviamente nessuno sa nulla. Soltanto uno delle nostre vedette, che lei mi ha fatto collocare dentro lo stabilimento dopo i colloqui con Franciacorta, ha riferito di aver visto un uomo pelato e magro parcheggiare un auto e allontanarsi. Di più per il momento non sappiamo -.
Don Carmelo scosse la testa, poi disse - Black Jack -.
Restò in silenzio, poi riprese - Com'è la situazione ora lì? -.
- Ci sono i Vigili del Fuoco e la Polizia. Fortunatamente non c'era nessuno in quel momento, perciò nessun morto e nessun ferito -.
- Logico, non miravano a quello -.
Detto questo Don Carmelo si alzò e guardò dalla finestra. Fece un lungo respiro e poi disse - E' cominciata -.
- Cosa? - domandò Mauro.
- Amanda dov'è ora? -.
- Penso a casa a dormire. Appena saputa la notizia sono corso immediatamente qui da lei Don Carmelo -.
- Chiamatela, dopotutto lei è a tutti gli effetti la proprietaria dell'azienda. A meno che non l'abbia fatto già la polizia -.
Finito di dire quella frase, il citofono prese a suonare in maniera assillante.
Don Carmelo guardò verso la cancellata e vide Amanda.
Andò celermente verso il telefono e rifece il codice che aveva fatto prima.
Dopo pochi minuti fece la sua comparsa nello studio Amanda preoccupata.
Don Carmelo la guardò.
- Che diavolo succede Carmè? -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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