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mercoledì 26 aprile 2017

A ferro e fuoco - pt. 17

Come Francesco fu arrivato in ospedale, trovò Aria tutta scossa e ancora piangente.
La vide nei suoi abiti di casa e con le scarpe da ginnastica. Vederla in quello stato gli fece stringere il cuore nel petto.
Immediatamente, il ragazzo corse da lei e l'abbracciò forte. Lei immersa nel suo abbraccio, riprese a piangere con tutte le lacrime che aveva negli occhi e nel cuore. Si sentì quasi senza forze.
- Sediamoci qui Aria su - disse Francesco.
Lei non rispose nulla, seguì semplicemente il consiglio del compagno.
Seduti, il ragazzo continuava ad abbracciarla e a darle dei baci sulla testa cercando di rincuorarla.
- Vedrai andrà tutto bene - disse Francesco tentando di prendere in mano la situazione.
- E' stato bruttissimo - esordì lei - davvero Francesco credimi -.
- Cosa è successo? Spiegami -.
- Eravamo a casa e ci stavamo preparando per uscire. Stefania aveva detto di non voler andare a scuola oggi e, dato che non ha mai fatto assenze in quest'anno e visto che si comporta sempre bene a scuola, ho deciso di non farla andare. Mi sono diretta un secondo in bagno ed appena sono entrata ho sentito la sua voce dire "mamma". A quel punto ho sporto la testa fuori nel corridoio e le ho chiesto cosa volesse. Lì ho visto la scena peggiore del mondo: lei era bianca, aveva gli occhi vitrei ed ha semplicemente detto "Aiuto", poi le si son girati gli occhi ed è caduta per terra violentemente. - e detto questo la ragazza riprese a piangere con tutto il dolore che può provare una madre per una situazione simile.
- Shh! Tranquilla Aria, tranquilla. Vedrai che andrà bene. Non fasciamoci la testa prima di rompercela - disse Francesco cercando di convincere più se stesso che la sua compagna. 
D'un tratto sbucò il dottor Lanzafame, amico di famiglia di Aria. L'uomo non aveva un'espressione rassicurante, ma Francesco cercò di non lasciarsi vincere dalla paura.
- Dottore allora? -
- Salve Francesco - disse in prima battuta il medico che, dopo un piccolo sbuffo, riprese a parlare - Le condizioni non sono per nulla tranquille. Ci sono dei valori che non mi convincono. Occorrerà fare degli esami più specifici. Con tutto il bene che vi voglio non vi dico di fare questi esami qui e vi consiglio di rivolgervi ad una clinica specializzata. In questa città ne conosco solo una che è all'avanguardia -.
- Sarebbe? - chiese Aria in maniera ansiosa.
- La clinica Villaggio dei Ciliegi -.
- Mi sembra di averla già sentita - rispose Francesco.
- E' la migliore in zona. Ho un mio amico, che è anche un collega, che lavora lì. Vi lascio il suo numero così vi dirà cosa fare -.
- Grazie dottore - disse Francesco mentre Aria, con gli occhi gonfi, restò in silenzio incapace di dire qualsiasi cosa.
- Forza Aria, mettiamoci in contatto con questa struttura -.
I due ragazzi si attivarono nella convinzione che nella vita l'unica cosa da fare è lottare e che nessun uomo si può immaginare senza la propria croce.

Il verdetto degli specialisti della clinica Villaggio dei Ciliegi arrivò freddo e inesorabile: tumore.
I due ragazzi rimasero abbracciati tentando disperatamente di reggersi in piedi facendosi forza l'uno con l'altro.
Quella "cosa" così presente in città eppure considerata stupidamente lontana. Quel male che sapeva di uomo adulto e non di bambino.
I medici parlavano di chemioterapia, di trapianto. Ma tutte le informazioni non venivano percepite dalle orecchie dei ragazzi, quasi fossero immersi in una specie di bolla di sapone.
In piedi davanti alla scrivania del medico a cui era stata assegnata la vita di Stefania, Francesco e Aria avevano profonde difficoltà a capire cosa stesse succedendo nelle loro esistenze.
Diedero un cenno di assenso con un piccolo movimento del capo alla domanda del medico e dopo uscirono in silenzio da quello studio così bello e moderno.
Usciti, Aria chiuse la porta alle sue spalle. I due ragazzi restarono in silenzio per alcuni minuti e immobili dinnanzi a quella porta. 
Francesco fu urtato da un uomo che gli chiese scusa, ma lui non ci fece neppure caso e dopo aver detto alla compagna - Usciamo, ho bisogno di prendere ossigeno - si mosse in direzione dell'uscita.
Quell'uomo, però, prestò molta attenzione al volto di Francesco, tanto che chiese scusa alle persone con cui si stava intrattenendo e, con fare deciso, entrò nella stanza davanti al quale i due ragazzi avevano sostato.
Entrato, vide il medico intento a scrivere al suo computer. Il dottore, invece, non ebbe il tempo di voltarsi che trovò l'uomo a frugare nel fascicolo che aveva sulla scrivania.
- Questa documentazione medica si riferisce ai ragazzi che sono appena usciti vero? - domandò secco l'uomo.
- Sì - disse titubante il dottore mentre si toglieva gli occhiali da vista.
- Di che si tratta? -
- In realtà si parla della loro figlia. Ha un tumore alla ... -
- Figlia? - domandò l'ospite interrompendo il medico.
- Sì figlia -.
- Molto interessante! - esclamò quello sorridendo di un sorriso maligno.
Il dottore deglutì nella totale consapevolezza di essere impotente.
- Questo fascicolo viene con me per ora. Lo riavrà a breve. Ci sono obiezioni? -.
- No, no, assolutamente -.
- Benissimo. Buon lavoro Dottor Leserri -.
- Buon lavoro a lei Direttore De Angelis -. 

 Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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