La
sera dopo Don Carmelo dovette presentarsi davanti ad Amanda.
Per
un uomo come lui, avere un qualsivoglia dovere nei confronti di
qualcuno era cosa davvero strana. Sapeva, però, che quella donna
meritava tutto il suo rispetto per due semplici motivi: l’amava ed
era ricambiato; Amanda, a livello legale, era pur sempre a capo della
Italiana Ferri e Derivati SpA.
Arrivato
nel giardino della villa, parcheggiò l’auto al suo solito posto ed
entrò in casa.
Trovò
Amanda ancora vestita con gli abiti della mattina. Intenta com’era
a cercare di capire cosa stesse succedendo, aveva passato tutta la
giornata ad informarsi attraverso i suoi collaboratori, a leggere
giornali, a rimuginare su quanto fosse accaduto.
-
Dovresti riposare – disse lui dandole un bacio sulla testa.
-
Sei tu – rispose lei saltando dalla sedia. - Mi hai spaventata
Carmé -.
-
Scusami, non volevo -.
-
Questa cosa mi irrita da morire. E mi irrita ancor di più sapere che
tu conosci ogni aspetto di questa storia e non me ne hai mai parlato
-.
-
Non volevo creare inutili allarmismi -.
-
Un’autobomba davanti alla portineria è un motivo sufficiente per
parlarmene Carmelo? -.
-
Credo di sì -.
-
Avanti, sono tutta orecchi -.
Carmelo
cominciò a raccontare ad Amanda tutta la storia. Le parlò della
voglia di Giuseppe De Angelis di acquisire la società, delle
continue visite dell’Avvocato Franciacorta che tentava in più
modi di convincerlo a cedere. Le raccontò della sua tenacia nel non
voler abbandonare la sua industria ad un uomo troppo votato al male.
-
Tu non sei votato al male Carmè? -.
-
No, non lo sono Amanda -.
-
Ah no? E che vita facciamo DON Carmelo? -.
-
Una vita che tutti ti invidiano Amanda -.
-
Ma davvero? Una vita dove ogni giorno sei a rischio di morire, dove
ogni sirena che senti pensi sia un presagio di ergastolo, dove ogni
rumore è sinonimo di paura. Questa è una vita da invidiare Carmelo?
Ti ho accettato perché ti amo, ma essere innamorati non significa
essere stupidi -.
Don
Carmelo, visibilmente contrariato, alzò il sopracciglio destro e poi
disse semplicemente – Essere impauriti non significa poter dire
cose senza senso e fuori luogo -.
Detto
questo, Don Carmelo si voltò ed andò verso la porta d’ingresso.
Girò il pomello della porta e prima di andare via disse – Inoltre,
non ti ho mai costretto a stare con me come non ti ho mai costretto a
fare quello che fai. Tutti scegliamo e tu hai scelto. Sei abbastanza
donna per prenderti le responsabilità di quello che fai. E se non lo
sei, puoi essere abbastanza codarda da poter andare via -.
Fece
un passo verso l’esterno della villa e Amanda lo bloccò.
-
Ti ho appena detto che ti amo e tu mi fai una paternale? Sei
incredibile Carmelo -.
Lui
la guardò e mosse ancora un altro passo. Amanda lo fermò ancora.
-
Dimmi che mi ami Carmelo -.
Lui
abbassò il capo e disse semplicemente – Lo sai -.
Si
diresse verso la macchina, chiuse la portiera e guardò la porta
d’ingresso.
-
Ti amo più di me stesso Amanda -.
L'eco di quella frase restò celato nell’abitacolo di una Mercedes-Benz.
Nella
sua casa Don Carmelo pensò di trovare tranquillità. Niente di più
sbagliato.
Come
fu seduto sul suo divano, senti il campanello squillare. Entrò nel
salone una delle guardie che gli disse che il Maresciallo De Cosmo
voleva urgentemente parlare con lui.
Don
Carmelo disse di farlo accomodare nel suo studio.
La
guardia fece un cenno con il capo e andò via.
Dopo
alcuni minuti Don Carmelo entrò nel suo studio e vide seduto sulla
poltrona il Maresciallo Michele De Cosmo.
Era
un uomo molto legato a Don Carmelo. Da giovane quell’uomo, che
all’inizi della sua carriera seguiva le prime indagini contro lo
stesso don, fu da quest’ultimo proprio aiutato.
Il
Carabiniere si alzò e tese la mano a Carmelo salutandolo con
rispetto.
-
Accomodati Michele -.
-
Grazie Don Carmelo -.
Il
vecchio sorrise a quell’appellativo. Essere chiamato DON da un
militare dell’Arma era davvero buffo.
-
Sei troppo preoccupato per i miei gusti Michele – cominciò Don
Carmelo – Vuoi qualcosa da bere? -.
-
Un bicchiere d’acqua, grazie -.
Don
Carmelo andò verso l’angolo bar che aveva nel suo studio, prese la
bottiglia d’acqua e un bicchiere e, poggiato quest’ultimo davanti
al Maresciallo, lo riempì.
Michele
bevve tutto di un fiato poi prese a parlare.
-
Lo sa don Carmelo che io sono sempre a stretto contatto col
Comandante Pasculli -. Don Carmelo fece un cenno d’assenso col capo
e lo invitò a continuare. - Bene. Ieri mi arriva una chiamata da
Fabio Salamida, l’Artigiane per essere più chiari. Mi
chiede di incontrarlo. Io vado all’appuntamento e ci troviamo nei
pressi dei Magazzini Armenia, il cementificio in disuso. Gli chiedo
cosa vuole e mi dice che ha bisogno di protezione perché deve
denunciare un omicidio -.
Don
Carmelo portò le labbra in avanti, ma restò in silenzio in attesa
della fine del racconto. Michele continuò.
-
Gli chiedo di che si tratta e lui mi dice di un omicidio di qualche
anno fa in una pineta e che questa cosa coinvolge due persone di cui una siete
voi Don Carmelo -.
Don
Carmelo strinse il pugno, e ritornò con la mente alla morte di
Santanastasia. Poi domandò – E l’altra chi sarebbe? -.
-
Non ne ho idea, abbiamo interrotto la conversazione perché sono
arrivate delle persone e Salamida preso dalla paura è voluto andare
via. Lei sa cosa significa se quell’uomo parla Don Carmelo? -.
-
Sì, l’arresto -.
-
Bhe sì, anche se dovremmo anche tenere conto dell’attendibilità del soggetto.
Dopotutto Fabio Salamida è una persona molto conosciuta da noi, visti i suoi
svariati precedenti penali -.
-
L’attendibilità – disse sorridendo Don Carmelo. Poi domandò –
E cos’è l’attendibilità Michele? -.
Michele
restò spiazzato dalla domanda, mentre Don Carmelo dava da solo la
risposta.
-
E’ la capacità di far combaciare le azioni con le parole dette,
mio caro -.
-
Cosa vuole che faccia Don Carmè? - chiese preoccupato il
Carabiniere.
-
Non fare nulla. Accertati solo che quell’uomo parli con te, se
proprio deve parlare e se riuscirà a farlo eventualmente -.
Don
Carmelo si alzò, andò verso Michele e gli diede una pacca sulla
spalla. - Vai a casa e goditi la tua famiglia -.
Detto
questo Don Carmelo uscì dallo studio per andare a riflettere.
Michele
De Cosmo tornò a casa facendosi la solita domanda: nel mondo chi
sono i buoni e chi sono i cattivi?
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Nessun commento:
Posta un commento