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giovedì 20 aprile 2017

A ferro e fuoco - pt. 15

La sera dopo Don Carmelo dovette presentarsi davanti ad Amanda.
Per un uomo come lui, avere un qualsivoglia dovere nei confronti di qualcuno era cosa davvero strana. Sapeva, però, che quella donna meritava tutto il suo rispetto per due semplici motivi: l’amava ed era ricambiato; Amanda, a livello legale, era pur sempre a capo della Italiana Ferri e Derivati SpA.
Arrivato nel giardino della villa, parcheggiò l’auto al suo solito posto ed entrò in casa.
Trovò Amanda ancora vestita con gli abiti della mattina. Intenta com’era a cercare di capire cosa stesse succedendo, aveva passato tutta la giornata ad informarsi attraverso i suoi collaboratori, a leggere giornali, a rimuginare su quanto fosse accaduto.
- Dovresti riposare – disse lui dandole un bacio sulla testa.
- Sei tu – rispose lei saltando dalla sedia. - Mi hai spaventata Carmé -.
- Scusami, non volevo -.
- Questa cosa mi irrita da morire. E mi irrita ancor di più sapere che tu conosci ogni aspetto di questa storia e non me ne hai mai parlato -.
- Non volevo creare inutili allarmismi -.
- Un’autobomba davanti alla portineria è un motivo sufficiente per parlarmene Carmelo? -.
- Credo di sì -.
- Avanti, sono tutta orecchi -.
Carmelo cominciò a raccontare ad Amanda tutta la storia. Le parlò della voglia di Giuseppe De Angelis di acquisire la società, delle continue visite dell’Avvocato Franciacorta che tentava in più modi di convincerlo a cedere. Le raccontò della sua tenacia nel non voler abbandonare la sua industria ad un uomo troppo votato al male.
- Tu non sei votato al male Carmè? -.
- No, non lo sono Amanda -.
- Ah no? E che vita facciamo DON Carmelo? -.
- Una vita che tutti ti invidiano Amanda -.
- Ma davvero? Una vita dove ogni giorno sei a rischio di morire, dove ogni sirena che senti pensi sia un presagio di ergastolo, dove ogni rumore è sinonimo di paura. Questa è una vita da invidiare Carmelo? Ti ho accettato perché ti amo, ma essere innamorati non significa essere stupidi -.
Don Carmelo, visibilmente contrariato, alzò il sopracciglio destro e poi disse semplicemente – Essere impauriti non significa poter dire cose senza senso e fuori luogo -.
Detto questo, Don Carmelo si voltò ed andò verso la porta d’ingresso. Girò il pomello della porta e prima di andare via disse – Inoltre, non ti ho mai costretto a stare con me come non ti ho mai costretto a fare quello che fai. Tutti scegliamo e tu hai scelto. Sei abbastanza donna per prenderti le responsabilità di quello che fai. E se non lo sei, puoi essere abbastanza codarda da poter andare via -.
Fece un passo verso l’esterno della villa e Amanda lo bloccò.
- Ti ho appena detto che ti amo e tu mi fai una paternale? Sei incredibile Carmelo -.
Lui la guardò e mosse ancora un altro passo. Amanda lo fermò ancora.
- Dimmi che mi ami Carmelo -.
Lui abbassò il capo e disse semplicemente – Lo sai -.
Si diresse verso la macchina, chiuse la portiera e guardò la porta d’ingresso.
- Ti amo più di me stesso Amanda -.
L'eco di quella frase restò celato nell’abitacolo di una Mercedes-Benz.

Nella sua casa Don Carmelo pensò di trovare tranquillità. Niente di più sbagliato.
Come fu seduto sul suo divano, senti il campanello squillare. Entrò nel salone una delle guardie che gli disse che il Maresciallo De Cosmo voleva urgentemente parlare con lui.
Don Carmelo disse di farlo accomodare nel suo studio.
La guardia fece un cenno con il capo e andò via.
Dopo alcuni minuti Don Carmelo entrò nel suo studio e vide seduto sulla poltrona il Maresciallo Michele De Cosmo.
Era un uomo molto legato a Don Carmelo. Da giovane quell’uomo, che all’inizi della sua carriera seguiva le prime indagini contro lo stesso don, fu da quest’ultimo proprio aiutato.
Il Carabiniere si alzò e tese la mano a Carmelo salutandolo con rispetto.
- Accomodati Michele -.
- Grazie Don Carmelo -.
Il vecchio sorrise a quell’appellativo. Essere chiamato DON da un militare dell’Arma era davvero buffo.
- Sei troppo preoccupato per i miei gusti Michele – cominciò Don Carmelo – Vuoi qualcosa da bere? -.
- Un bicchiere d’acqua, grazie -.
Don Carmelo andò verso l’angolo bar che aveva nel suo studio, prese la bottiglia d’acqua e un bicchiere e, poggiato quest’ultimo davanti al Maresciallo, lo riempì.
Michele bevve tutto di un fiato poi prese a parlare.
- Lo sa don Carmelo che io sono sempre a stretto contatto col Comandante Pasculli -. Don Carmelo fece un cenno d’assenso col capo e lo invitò a continuare. - Bene. Ieri mi arriva una chiamata da Fabio Salamida, l’Artigiane per essere più chiari. Mi chiede di incontrarlo. Io vado all’appuntamento e ci troviamo nei pressi dei Magazzini Armenia, il cementificio in disuso. Gli chiedo cosa vuole e mi dice che ha bisogno di protezione perché deve denunciare un omicidio -.
Don Carmelo portò le labbra in avanti, ma restò in silenzio in attesa della fine del racconto. Michele continuò.
- Gli chiedo di che si tratta e lui mi dice di un omicidio di qualche anno fa in una pineta e che questa cosa coinvolge due persone di cui una siete voi Don Carmelo -.
Don Carmelo strinse il pugno, e ritornò con la mente alla morte di Santanastasia. Poi domandò – E l’altra chi sarebbe? -.
- Non ne ho idea, abbiamo interrotto la conversazione perché sono arrivate delle persone e Salamida preso dalla paura è voluto andare via. Lei sa cosa significa se quell’uomo parla Don Carmelo? -.
- Sì, l’arresto -.
- Bhe sì, anche se dovremmo anche tenere conto dell’attendibilità del soggetto. Dopotutto Fabio Salamida è una persona molto conosciuta da noi, visti i suoi svariati precedenti penali -.
- L’attendibilità – disse sorridendo Don Carmelo. Poi domandò – E cos’è l’attendibilità Michele? -.
Michele restò spiazzato dalla domanda, mentre Don Carmelo dava da solo la risposta.
- E’ la capacità di far combaciare le azioni con le parole dette, mio caro -.
- Cosa vuole che faccia Don Carmè? - chiese preoccupato il Carabiniere.
- Non fare nulla. Accertati solo che quell’uomo parli con te, se proprio deve parlare e se riuscirà a farlo eventualmente -.
Don Carmelo si alzò, andò verso Michele e gli diede una pacca sulla spalla. - Vai a casa e goditi la tua famiglia -.
Detto questo Don Carmelo uscì dallo studio per andare a riflettere.
Michele De Cosmo tornò a casa facendosi la solita domanda: nel mondo chi sono i buoni e chi sono i cattivi?


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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