Finalmente
le cose fra Aria e Francesco si erano sistemate. C’era voluto del
tempo, ma con l’amore e i sacrifici i due ragazzi avevano
recuperato il loro equilibrio e la loro voglia di stare insieme.
Non
si erano lasciati abbattere dalle avversità, aggrappandosi all’idea
che l’amore vince ogni cosa e che il tempo e il dialogo sono la
panacea contro ogni male.
Toccato
il fondo, si poteva solo salire se si voleva lavorare sul serio. E
loro avevano fatto proprio questo.
Come
sempre, però, il sole che sorge porta con se anche le sue ombre.
Quella
mattina, Francesco si svegliò come al suo solito alle sei meno un
quarto e si preparò per andare a lavoro. Stranamente trovò sveglia
anche Aria.
-
Come mai sei già sveglia? -.
-
Non riesco a dormire -.
-
Ti turba qualcosa? -.
-
Non lo so. Ho un brutto presentimento -.
-
Calmati dai – disse Francesco che abbracciò la ragazza con tutta
la dolcezza del mondo. Poi riprese – Prova a farti una tisana o una
doccia calda, magari ti rilassa -.
-
Sì, credo farò così – e detto questo Aria diede un bacio a
Francesco e si diresse verso il bagno.
Il
ragazzo, intanto, prese il suo giubbotto e andò verso la porta
d’ingresso. Fece per aprirla e sentì il rumore dell’acqua che
scendeva dalla doccia. Sorrise contento del fatto che Aria avesse
seguito il suo consiglio. Uscì e chiuse piano la porta dietro le sue
spalle, poi andò via.
Mentre
percorreva la strada per andare a lavoro, Francesco pensava allo
strano stato emotivo di Aria di quella mattina. Era una ragazza forte
e molto concreta, i presentimenti non erano per niente una cosa che
la contraddistinguevano.
Forse
c’era qualcosa che non gli aveva detto? Forse doveva dargli una
notizia? O una decisione?
Tutti
questi dubbi fecero crescere nell’animo del ragazzo un senso di
timore.
Arrivato
al parcheggio, Francesco trovò un posto e vi lascio l’auto. Scese
e si diresse verso la portineria. Appoggiò il suo badge al sensore
del tornello. Questo, dopo aver emesso un segnale acustico e aver
attivato la luce verde, gli diede la possibilità di accedere.
Come
ogni mattina salutò Gianfranco, la guardia presente all’ingresso e
si diresse verso il parcheggio interno dello stabilimento dove erano
collocate le auto autorizzate a transitare all’interno della
Italiana Ferri e Derivati SpA.
Intento
a chattare con Aria tramite il suo smartphone mentre si dirigeva
verso la vettura aziendale, non si accorse di quello che gli stava
accadendo intorno.
Ma
non ebbe nemmeno il tempo di realizzarlo, perché il suo destino gli
venne incontro come un’onda contro le rocce.
Quella
mattina Don Carmelo decise di andare con Amanda alla Direzione della
Italiana Ferri e Derivati SpA.
Tutto
quello che stava accadendo, e tutto quello che sarebbe accaduto da
quel giorno in poi, avrebbe avuto un impatto notevole sull’azienda
e sul suo futuro, nonché sul fatturato.
Il
consiglio di amministrazione doveva essere avvisato ed informato. E
doveva essere proprio lui a farlo.
I
due si accomodarono sui sedili posteriori della bellissima
Mercedes-Benz nera.
-
Hai preso tutto? - domandò Don Carmelo.
-
Sì. Tu hai portato la calma Carmè? -.
-
Sto portando la mia parola. E quella basta - rispose secco lui.
Detto
questo, fece un cenno con la mano al conducente che accese il motore
e partì alla volta dell’azienda.
Durante
tutto il percorso i due non si parlarono, ognuno immerso nei suoi
pensieri e nei suoi dubbi. Amanda, ormai da tempo, aveva imparato a
sopportare i silenzi di Carmelo che volevano dire tutto e niente.
Arrivati
all’ingresso principale, l’autista azionò per tre volte i fari
abbaglianti dell’auto e la guardia immediatamente azionò il
meccanismo per far alzare la sbarra.
L’auto
scivolò cupa verso l’interno dell’azienda. I suoi vetri
oscurati, la sua blindatura, il suo colore davano il senso di quello
che portava all’interno.
Tutti
i dipendenti sapevano che quell’auto apparteneva a Don Carmelo e
che quando lui faceva visita in Direzione, qualcosa stava per
cambiare o, peggio ancora, finire.
Mentre
l’auto continuava il suo percorso, Don Carmelo guardava fuori dal finestrino. D'un tratto qualcosa lo destò.
-
Rallenta – disse imperioso il boss al conducente.
Don
Carmelo fissò un ragazzo che camminava verso le auto parcheggiate.
Lo osservò con tutta l’attenzione del mondo, finché non lo
riconobbe.
Gli
vennero in mente le parole del Maresciallo De Cosmo: “un
omicidio di qualche anno fa in una pineta e che coinvolge due
persone”. Due persone di cui una era lui.
Si
ricordò di quell'uomo: il ragazzo in tuta che correva via dalla pineta.
-
Fermati! - disse immediatamente al conducente.
Non
attese nemmeno che la macchina si fermasse del tutto per scendere dal
veicolo.
Quel
ragazzo che intanto leggeva i messaggi sullo schermo del cellulare,
sentì una frenata brusca di un automobile vicino a lui e, destatosi
dai suoi pensieri, alzò la testa per capire cosa stesse succedendo.
Ma
non ebbe il tempo di capirlo, perché dinnanzi a lui si stagliava nel
suo elegantissimo abito e nel suo carisma l’uomo più potente della
città.
-
Tu! - disse in tono grave e rabbioso Don Carmelo che prese dal collo
il ragazzo, realizzando che lui era la chiave di volta di tutta
quella situazione.
-
Che succede? - domandò spaesato il ragazzo con gli occhi azzurri.
-
Tu! - ripeté Don Carmelo.
-
Fermo Carmè! - urlò Amanda che, vista la scena, uscì
immediatamente dall’autovettura.
-
Leva le mani di dosso a quel ragazzo – continuò la donna.
Don
Carmelo guardò Amanda con un sguardo intriso di rabbia mentre
continuava a tenere per il collo il ragazzo.
-
Ti ho detto di lasciarlo andare Carmè. Questa è la mia azienda e tu
non farai casini, è chiaro? -.
-
Mi spiegate cosa volete da me? - chiese terrorizzato il ragazzo.
Don
Carmelo fece un lungo sospiro e lasciò la presa. - Non ti azzardare
mai più – disse avvicinandosi all’orecchio di Amanda, per poi
andare verso l’auto.
La
donna a quella frase provò un senso di gelo. Rarissime volte Carmelo
si era arrabbiato con lei, ma mai così.
Amanda
deglutì, poi guardò il ragazzo e disse semplicemente – Vada
Francesco, vada. Non si preoccupi. E’ stato solo un malinteso -.
Francesco,
che sapeva benissimo chi fosse quella donna, disse semplicemente –
Grazie signora – e si allontanò da quel luogo mentre la donna
risalì sull’auto.
Francesco
arrivato alla macchina aziendale, scosso ancora da quanto era
accaduto, rifletté.
-
Ma come faceva Amanda Lacava a sapere il mio nome? E quell’uomo che
voleva da me?-.
Il
telefono squillò improvvisamente. Francesco lesse sul display Amore
mio.
-
Dimmi -.
-
Stefania sta male, stiamo correndo in Ospedale. Sbrigati a venire! -
rispose piangendo Aria.
-
Corro – disse concitato Francesco che cominciò a correre verso la
portineria.
“Mio
Dio, ma che cosa sta succedendo alla mia vita?” pensò mentre
correva verso sua figlia.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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