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sabato 22 aprile 2017

A ferro e fuoco - pt. 16

Finalmente le cose fra Aria e Francesco si erano sistemate. C’era voluto del tempo, ma con l’amore e i sacrifici i due ragazzi avevano recuperato il loro equilibrio e la loro voglia di stare insieme.
Non si erano lasciati abbattere dalle avversità, aggrappandosi all’idea che l’amore vince ogni cosa e che il tempo e il dialogo sono la panacea contro ogni male.
Toccato il fondo, si poteva solo salire se si voleva lavorare sul serio. E loro avevano fatto proprio questo.
Come sempre, però, il sole che sorge porta con se anche le sue ombre.
Quella mattina, Francesco si svegliò come al suo solito alle sei meno un quarto e si preparò per andare a lavoro. Stranamente trovò sveglia anche Aria.
- Come mai sei già sveglia? -.
- Non riesco a dormire -.
- Ti turba qualcosa? -.
- Non lo so. Ho un brutto presentimento -.
- Calmati dai – disse Francesco che abbracciò la ragazza con tutta la dolcezza del mondo. Poi riprese – Prova a farti una tisana o una doccia calda, magari ti rilassa -.
- Sì, credo farò così – e detto questo Aria diede un bacio a Francesco e si diresse verso il bagno.
Il ragazzo, intanto, prese il suo giubbotto e andò verso la porta d’ingresso. Fece per aprirla e sentì il rumore dell’acqua che scendeva dalla doccia. Sorrise contento del fatto che Aria avesse seguito il suo consiglio. Uscì e chiuse piano la porta dietro le sue spalle, poi andò via.
Mentre percorreva la strada per andare a lavoro, Francesco pensava allo strano stato emotivo di Aria di quella mattina. Era una ragazza forte e molto concreta, i presentimenti non erano per niente una cosa che la contraddistinguevano.
Forse c’era qualcosa che non gli aveva detto? Forse doveva dargli una notizia? O una decisione?
Tutti questi dubbi fecero crescere nell’animo del ragazzo un senso di timore.
Arrivato al parcheggio, Francesco trovò un posto e vi lascio l’auto. Scese e si diresse verso la portineria. Appoggiò il suo badge al sensore del tornello. Questo, dopo aver emesso un segnale acustico e aver attivato la luce verde, gli diede la possibilità di accedere.
Come ogni mattina salutò Gianfranco, la guardia presente all’ingresso e si diresse verso il parcheggio interno dello stabilimento dove erano collocate le auto autorizzate a transitare all’interno della Italiana Ferri e Derivati SpA.
Intento a chattare con Aria tramite il suo smartphone mentre si dirigeva verso la vettura aziendale, non si accorse di quello che gli stava accadendo intorno.
Ma non ebbe nemmeno il tempo di realizzarlo, perché il suo destino gli venne incontro come un’onda contro le rocce.

Quella mattina Don Carmelo decise di andare con Amanda alla Direzione della Italiana Ferri e Derivati SpA.
Tutto quello che stava accadendo, e tutto quello che sarebbe accaduto da quel giorno in poi, avrebbe avuto un impatto notevole sull’azienda e sul suo futuro, nonché sul fatturato.
Il consiglio di amministrazione doveva essere avvisato ed informato. E doveva essere proprio lui a farlo.
I due si accomodarono sui sedili posteriori della bellissima Mercedes-Benz nera.
- Hai preso tutto? - domandò Don Carmelo.
- Sì. Tu hai portato la calma Carmè? -.
- Sto portando la mia parola. E quella basta - rispose secco lui.
Detto questo, fece un cenno con la mano al conducente che accese il motore e partì alla volta dell’azienda.
Durante tutto il percorso i due non si parlarono, ognuno immerso nei suoi pensieri e nei suoi dubbi. Amanda, ormai da tempo, aveva imparato a sopportare i silenzi di Carmelo che volevano dire tutto e niente.
Arrivati all’ingresso principale, l’autista azionò per tre volte i fari abbaglianti dell’auto e la guardia immediatamente azionò il meccanismo per far alzare la sbarra.
L’auto scivolò cupa verso l’interno dell’azienda. I suoi vetri oscurati, la sua blindatura, il suo colore davano il senso di quello che portava all’interno.
Tutti i dipendenti sapevano che quell’auto apparteneva a Don Carmelo e che quando lui faceva visita in Direzione, qualcosa stava per cambiare o, peggio ancora, finire.
Mentre l’auto continuava il suo percorso, Don Carmelo guardava fuori dal finestrino. D'un tratto qualcosa lo destò.
- Rallenta – disse imperioso il boss al conducente.
Don Carmelo fissò un ragazzo che camminava verso le auto parcheggiate. Lo osservò con tutta l’attenzione del mondo, finché non lo riconobbe.
Gli vennero in mente le parole del Maresciallo De Cosmo: “un omicidio di qualche anno fa in una pineta e che coinvolge due persone”. Due persone di cui una era lui.
Si ricordò di quell'uomo: il ragazzo in tuta che correva via dalla pineta.
- Fermati! - disse immediatamente al conducente.
Non attese nemmeno che la macchina si fermasse del tutto per scendere dal veicolo.
Quel ragazzo che intanto leggeva i messaggi sullo schermo del cellulare, sentì una frenata brusca di un automobile vicino a lui e, destatosi dai suoi pensieri, alzò la testa per capire cosa stesse succedendo.
Ma non ebbe il tempo di capirlo, perché dinnanzi a lui si stagliava nel suo elegantissimo abito e nel suo carisma l’uomo più potente della città.
- Tu! - disse in tono grave e rabbioso Don Carmelo che prese dal collo il ragazzo, realizzando che lui era la chiave di volta di tutta quella situazione.
- Che succede? - domandò spaesato il ragazzo con gli occhi azzurri.
- Tu! - ripeté Don Carmelo.
- Fermo Carmè! - urlò Amanda che, vista la scena, uscì immediatamente dall’autovettura.
- Leva le mani di dosso a quel ragazzo – continuò la donna.
Don Carmelo guardò Amanda con un sguardo intriso di rabbia mentre continuava a tenere per il collo il ragazzo.
- Ti ho detto di lasciarlo andare Carmè. Questa è la mia azienda e tu non farai casini, è chiaro? -.
- Mi spiegate cosa volete da me? - chiese terrorizzato il ragazzo.
Don Carmelo fece un lungo sospiro e lasciò la presa. - Non ti azzardare mai più – disse avvicinandosi all’orecchio di Amanda, per poi andare verso l’auto.
La donna a quella frase provò un senso di gelo. Rarissime volte Carmelo si era arrabbiato con lei, ma mai così.
Amanda deglutì, poi guardò il ragazzo e disse semplicemente – Vada Francesco, vada. Non si preoccupi. E’ stato solo un malinteso -.
Francesco, che sapeva benissimo chi fosse quella donna, disse semplicemente – Grazie signora – e si allontanò da quel luogo mentre la donna risalì sull’auto.
Francesco arrivato alla macchina aziendale, scosso ancora da quanto era accaduto, rifletté.
- Ma come faceva Amanda Lacava a sapere il mio nome? E quell’uomo che voleva da me?-.
Il telefono squillò improvvisamente. Francesco lesse sul display Amore mio.
- Dimmi -.
- Stefania sta male, stiamo correndo in Ospedale. Sbrigati a venire! - rispose piangendo Aria.
- Corro – disse concitato Francesco che cominciò a correre verso la portineria.
Mio Dio, ma che cosa sta succedendo alla mia vita?” pensò mentre correva verso sua figlia.


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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