(l'immagine è tratta dal sito http://www.adrianabiase.it/2014/02/la-psicoterapia-spiegata-a-mia-nipote-di-5-anni/)
La domenica era arrivata.
Come sempre, il piccolo Alberto si preparava a passare la giornata a casa dei nonni paterni.
Era molto contento di poterlo fare. Il suo volto assumeva un'aria felice e i suoi occhi marroni diventavano enormi, quasi volesse rubare ogni cosa al mondo per tenerlo con sé.
Aveva un ottimo rapporto con nonno Erminio e nonna Rosa.
Il primo era sempre pronto a giocare con lui e, spesso, gli raccontava belle storie. La seconda lo viziava a suon di prelibatezze fatte in casa e coccole.
Aveva da poco compiuto dieci anni Alberto e, avere due numeri a formare la sua età, gli dava quella sensazione di essere adulto. Come se avesse qualcosa in più degli altri bambini.
Si accomodò nella parte posteriore dell'auto di papà Antonio, mentre davanti si accomodò mamma Sandra.
La macchina scivolava tranquilla per le vie della città di Taranto.
- Oggi il nonno ha detto che mi insegna a giocare a scacchi - esordì euforico Alberto.
- Davvero? Ma che cosa bella - rispose sorridendo mamma Sandra che si voltò a guardare suo figlio. Vide i suoi capelli lisci scuri, i suoi occhi marroni e quei lineamenti che ricordavano per lo più il padre, mentre il sorriso e il carattere erano, a dire di tutti, più tendenti a lei.
Alberto vide il volto della mamma e provò quell'amore che sentono tutti i bambini verso le loro mamme. Quell'amore che sa riconoscere il valore immenso di una donna, talento che purtroppo via via l'uomo perde con gli anni.
- Allora un giorno ti sfiderò - aggiunse papà Antonio intento alla guida.
- Sai giocare anche tu papà? - domandò Alberto.
- Certo! Non ti dimenticare che tuo nonno è sempre mio padre - e detto questo sorrise.
- A me insegnerà meglio e vincerò - ribatté convinto il piccolo.
Vi fu una risata generale nella macchina, mentre la destinazione era sempre più vicina.
Arrivati a casa di nonno Erminio, il bambino scese dall'automobile e corse al citofono. Schiacciò il tasto in corrispondenza del cognome del familiare e dopo aver risposto con "Nonno sono io apri" al "Chi è?" dell'anziano, salutò in fretta i genitori e sparì dietro la porta del palazzo.
Uscito dall'ascensore, Alberto non ebbe il tempo di suonare il campanello di casa perché, ad accoglierlo sul pianerottolo vi era nonna Rosa.
Quest'ultima lo abbracciò forte e lo baciò come faceva di consueto.
- Nonno dov'è? - domandò Alberto.
- Sempre a pensare al nonno stai! Mai che pensi alla nonna - scherzò Rosa.
- Mi deve insegnare gli scacchi! - disse solenne il bimbo.
- E' nello studio. Vai! -.
Il bambino annuì e corse verso lo studio.
Arrivato, trovò nonno Erminio seduto sulla sua poltrona con gli occhiali inforcati, che leggeva un libro molto grosso.
- Ciao nonno! -
L'uomo sussultò un attimo un po' spaventato, si voltò, vide il nipote e, tolti gli occhiali, lo salutò con un grande sorriso.
Il bambino osservò il nonno come faceva sempre. Vide le enormi macchie bianche che coloravano il suo corpo e la enorme cicatrice che gli ornava il viso e che per poco non gli sarebbe costato un occhio.
Alberto non sapeva che tutte quelle cose, e il resto che non vedeva sul corpo del nonno, erano ricordi di una guerra troppo brutta e troppo grave. Una guerra che aveva lasciato cicatrici nelle anime, non solo sui corpi.
- Ho preparato tutto - disse nonno Erminio indicando la scacchiera.
- E' bellissima - gridò Alberto catapultandosi sopra la stessa.
- Aspetta però Alberto - ammonì il nonno - Prima devi imparare le regole e le basi. Poi potrai utilizzare la scacchiera -.
- Ma io voglio giocare! - disse seccato il bimbo.
- Lo so! Ma, per giocare, devi prima conoscere le regole -.
- Ci vuole molto? -.
- Il tempo che ne necessita -.
- Io voglio fare subito -.
- Tesoro mio, imparerai nella vita che il tempo è una cosa che va gestita bene, altrimenti niente andrà come vorrai. Un po' come gli scacchi: anche loro richiedono tempo se vuoi vincere una partita -.
- Non mi interessa del tempo. Voglio fare subito -.
Il nonno sorrise, invitò il piccolo ad andargli vicino e, come questo gli fu a fianco, lo prese e lo fece sedere sulle sue gambe.
- Prima di incominciare, ti racconterò una piccola storia sul tempo. Anche così posso insegnarti a giocare a scacchi. E forse ti insegnerò anche qualcosa in più, chi lo sa. Tu ami viaggiare Alberto? -.
- Sì -.
- Bene. Allora adesso con la nostra fantasia andremo nella città più bella del mondo: Roma -.
- Tu sei romano nonno? -.
- No. Ma per un momento lo diventerò. Nonno tuo ha viaggiato molto e conosce molti dialetti. Perciò, adesso mi trasformerò in un nonno romano -.
Detto questo i due si misero a ridere.
- Rosa! - gridò Erminio - Prepara il caffè: noi partiamo per Roma! -.
La donna, sorridendo, rispose ironicamente - Mandatemi una cartolina appena arrivate! -.
I due si guardarono e nonno Erminio disse sottovoce al nipote - Invidiosa! Solo perché non la portiamo con noi -.
- Quindi si parte? - domandò Alberto.
- Sì, si parte: benvenuto a ROMA -.

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