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venerdì 22 settembre 2017

I racconti del Vernacolo - MILITE (Roma)

(questa immagine è tratta dal sito http://www.infinityhotel.it/files/hotel/rome-italy/hotel-roma-piazza-spagna-001.jpg)


Milite prese a scendere le scale del suo palazzo in una tranquilla mattinata romana. 
Scese non curante di nulla, come se niente avesse un senso. Aprì il portone e svoltò a sinistra per fare il suo solito giro che non cambiava da anni; da quando aveva perso tutto ed era caduto in disgrazia umana. 
Percorse Viale Ippocrate in direzione Piazzale delle Province. A metà strada incontrò Erminio detto “Er Merlo” per le sue doti orali che, anche in quell’occasione, non mancò di dimostrare.
- A Milite! Ancora a fa sti passi. So tre anni che nun cambi. Ma che t'aspetti de ripiatte sta vita? Che pensi che n' c'ho sapemo che in Sicilia c'hai costruito tutto e c'hai perso de più? E a che te serve sto dolore se poi ner petto er core nun impara a vive mejo? Ascorta a Merlo tuo Mi': abbandona pure er pensiero de st'amore. Nun c'hai mai avuto er fegato de tenette 'e persone. Vattene dellà, và pe l’Università, vedi 'e vie nuove. Che quanno nasciamo Iddio 'no stradario 'n c'ho da -. (1)
Milite, intanto, continuava a camminare, mentre Il Merlo lo seguiva. 
- A Cì! Bello de zio tuo: nun te n'anna giù. Nun lo vedi che sta strada è in discesa? Nun lo vedi che da sopra se vede prima er fondo? Datte na pacca su 'a spalla come farebbe n' amico e cori dietro l'ore tue, che manco n'giudice pò condannà a vita quanno te ruba er tempo -. (2)
Milite rallentò il passo a poco a poco mentre il Merlo parlava. Senza volerlo, si accorse di essersi fermato. 
Merlo gli poggiò una mano sulla spalla destra e gli disse - A Milite, te ricordi perché te chiameno così? De tutte 'e lotte c'hai fatto p'ave qu'amore? Come n'sordato vero? -. (3)
Milite, con gli occhi nel vuoto, disse - Una volta che hai visto Roma, poi è uguale tutti i giorni -. 
- Ma nun la vedi tutta tutti i giorni. L’amore nun se girovaga. L’amore c'ha na strada tutta sua. E più ce piazzi n'itinerario, più te ce perdi negli ostacoli -. (4)
- Lasciamo ai vivi i viaggi loro, che ai morti come me le strade non servono più -. 
- E quanno morirai -. 
- Magari morissi! Forse comincerei a vivere -. 
Detto questo, Milite riprese a camminare nella sua strada ma non nella sua vita. Merlo cominciò a fischiare come faceva sempre quando vi erano quei rari momenti in cui non aveva nulla da dire. 
Il giorno dopo, Merlo ripassò alla stessa ora in quella via. 
Stranamente, quella mattina, non incrociò Milite ma vide un capannello di gente dalla parte opposta a dove il ragazzo di solito si dirigeva. Era la parte “alta” della strada in discesa. 
Vide il trambusto di persone, vide la confusione, il vociare. Scorse anche la bella siciliana che tanto Milite amava, con un'aria disperata e preoccupata, assieme al suo compagno.  
“E tu che ce fai qua?” si domandò vedendola. Lei che aveva demolito quel giovane, che lo aveva abbandonato come si abbandonano le cose che non si ricordano più. Che lo aveva riposto come le fotografie sbiadite. 
Merlo si diresse a passo svelto verso il punto dove la gente si era raggrumata. Spostò chiunque gridando - Sò Er Merlo! Sò Er Merlo! Fateme da passà!! -. 
Arrivato al punto, osservò la scena e un dolore gli prese lo stomaco. Quel dolore che solo i “pazzi” possono sentire, perché più vicini all’anima delle cose. Vide la macchina col parabrezza rotto e sporco, i vetri per terra, l’agitazione e la commozione. 
E lui. 
Lo trovò steso, con quell’aria bella e forte che gli aveva regalato l’appellativo di Milite. Immerso nel dolore fisico e interiore, Milite vide il Merlo
Abbozzò un sorriso e gli disse - Te chiameno Er Merlo ma, tra i due, so io che mo pò vola -.(5) 
Merlo cominciò a piangere e annuì semplicemente con la testa. 
- Posso volà pur'io mo Me'! -. 
- Si Milite - rispose con voce rotta il Merlo - Ora poi volà -.



Per la traduzione in vernacolo romano si ringrazia Simone Lancia.
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(1) Milite! Ancora a fare questi passi. Sono tre anni che non cambi. Ma che aspetti a riprenderti la vita? Che non lo sappiamo che in Sicilia ci hai costruito tutto e ci hai perso di più? E a che ti serve sto dolore se poi nel petto il cuore non impara a vivere meglio? Senti a Merlo tuo Milite: abbandona pure il pensiero di questo amore. Non hai mai avuto fegato di tenerti le persone. Vattene di là, vai per l’Università, vedi vie nuove. Che quando nasciamo Iddio uno stradario non ce lo da.
(2) A Mì! Bello di zio Merlo tuo: non te ne andare giù. Non lo vedi che questa strada è in discesa? Non lo vedi che da sopra si vede in anticipo il fondo? Datti una pacca sulla spalla come fa un amico e rincorri le ore tue, che nessun giudice può condannare la vita quando ti ruba il tempo.
(3) Milite, ti ricordi perché ti chiamano così? Di tutte le lotte che hai fatto per avere quell’amore? Come un soldato vero?
(4) Ma non la vedi tutta tutti i giorni. L’amore non si girovaga. L’amore ha una strada tutta sua. E più ci piazzi un itinerario, più ti perdi negli ostacoli.
(5) Ti chiamano Merlo ma, tra i due, io ora posso volare.



 

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