Quando Don Carmelo uscì, Amanda prese il cellulare che le squillava e, risposto, sentì quanto le si doveva dire.
Prese quello che le serviva e fece quanto dettole.
La casa piombò nel buio e nel silenzio più totale. Tutto fu avvolto da uno strano senso di tragedia, misto a paura.
Le macchine sfrecciavano tranquille per la strada, illuminando porzioni d'asfalto con le loro luci anabbaglianti.
Una lunga folata di vento coprì per un attimo i suoni di una notte troppo intensa.
D'un tratto un piccolo rumore cominciò ad inquinare quell'atmosfera tanto silenziosa. Un rumore costante, tecnico, che culminò con il pomello della porta che girava e la stessa che si apriva.
L'inatteso ospite fece il suo ingresso nell'abitazione e si mosse nel buio con una strana agilità.
Si accodò al regime di silenzio che vigeva in quel momento e non produsse alcun rumore. Anche il suo respiro fu quasi insonoro.
L'uomo, piano piano, salì le scale che portavano alla zona notte della camera e con passo sempre più lento si avvicinò alla stanza da letto che gli interessava.
Anche qui, il pomello della porta girò con lentezza ed eleganza, lasciando che l'intruso entrasse nella camera.
L'uomo, con in mano una pistola trattata e strutturata per non essere riconoscibile, strizzò gli occhi e fece in modo che le sue pupille si allargassero affinché potesse avere una migliore visibilità in quelle condizioni di buio. Piccolo espediente che, in prima battuta e per alcuni secondi, poteva anche essere efficace. E così fu. Per un attimo l'uomo ebbe una vista migliore del panorama che gli si presentava davanti e scoprì che la sua preda non era presente in quella stanza.
- Maledizione! - imprecò sottovoce.
Non ebbe il tempo di finire quella parola che un rumore di pneumatici raggiunse le sue orecchie.
- Brutta puttana! - esclamò e immediatamente scese le scale e uscì in giardino dove però non ebbe la possibilità di fare nulla, se non guardare l'auto di Amanda sfrecciare via.
Battè i piedi per terra, maledicendo la sfortuna che aveva avuto proprio quella sera. Ma non aveva ancora realizzato che nella vita le cose possono sempre peggiorare.
D'un tratto una voce alle sue spalle chiamò il suo nome.
- Ciao Pe' -.
Giuseppe De Angelis si voltò e vide Fidel con la pistola puntata verso di lui.
"Cazzo!" pensò.
- Credo che questa partita di scacchi sia terminata. Abbandona la gara Bianco. Il re è mangiato. Butta la pistola, ora! -.
- Bene Fidel! Devo dire che sei stato in gamba, anche se non penso sia farina del tuo sacco - disse De Angelis mentre posava la pistola per terra.
- Le guerre non si vincono da soli - rispose Fidel.
D'un tratto un sibilo veloce e rapido si spense nel corpo della guardia del corpo che, ricevuto il colpo, cadde rovinosamente al suolo urlando.
Il dolore percorse tutto il corpo di Fidel che a terra cercava di riprendere la pistola che aveva perso dalle mani.
Sdraiato per terra e con il proiettile incastonato nella spalla destra, tentò di allungare il braccio per prendere l'arma ma ebbe solo la forza di vedere due nuove scarpe e una voce che gli diceva - Le torri Fidel! Le torri sono fondamentali, le hai sempre snobbate -.
La guardia del corpo di Amanda alzò lo sguardo e vide quello che non avrebbe creduto possibile vedere.
- Proprio tu - disse con un filo di voce.
- Si, proprio io. Mi dispiace per te - disse l'uomo che immediatamente con il calcio della sua arma sferrò un colpo sul volto di Fidel che abbracciò un buio più tetro del suo terrore.
Casa di Francesco e Aria (quella notte)
Il telefono squillò quella notte come se fosse una campana destinata a segnare la morte.
Aria rispose con la mano sudata. Si aspettava quella chiamata prima o poi.
- Dov'è? - domandò la voce.
- E' uscito alle otto di questa sera. Non so dove sia andato, ma l'ultima cosa che mi ha detto è che mi ama e che oggi tutto si sarebbe aggiustato perché il direttore aveva trovato un modo per sistemare per sempre le cose -.
- Fidati di me Aria, fidati di me. Quella cosa è qui con me, grazie per avermela data -.
La ragazza, piangendo, disse semplicemente - Prego - e detto questo chiuse.
Casa di Don Carmelo (quella notte - si collega alla puntata n. 1)
- Vedo che le frasi ad effetto ti piacciono parecchio, soprattutto quelle degli altri - disse Don Carmelo guardando la canna della pistola.
- Non è il momento di parlare di queste stupidaggini - disse l'uomo di fronte al don.
- Posa quella cosa, non è il tuo mondo questo. Lasciala là e vai via. Farò finta di dimenticare questa tua sciocchezza -.
- Non voglio lezioni da una persona come te! -.
- Come me? E tu ora come sei? Diverso da me? Sei qui per uccidermi, non ti fa tanto diverso da me - disse sorridendo Don Carmelo che ispirò di nuovo dal suo sigaro per poi espellere una grossa nuvola di fumo.
- Io non sono come te, io non ho nulla a che fare con te - disse l'uomo con una voce sempre più nervosa, mentre caricava il colpo.
Don Carmelo restò stranamente fermo e impassibile, continuando a fumare il sigaro, e questo suo comportamento innervosì ancora di più il suo killer.
- Hai fatto una stupidaggine in quella pineta e io mi sono preso la responsabilità di tutto, per amore di una persona che qui non c'è e perché ho capito che sei una persona buona. Senti a me, torna a casa e viviti una vita normale da persona normale. Fai fare agli altri il loro mestiere -.
A quelle parole, l'uomo spalancò i suoi occhi, come se quel ricordo lo avesse intimamente colpito come fanno le pallottole ben indirizzate.
- Abbassa la pistola - ordinò Don Carmelo che sembrò diventare quasi ipnotico.
L'uomo vide pian piano il suo braccio scendere, sotto il peso di un sentire interno che non conosceva e non capiva, mentre il suo pollice abbassava il cane della pistola.
- Perché diavolo ho sempre questa sensazione davanti a te? Sei il peggior uomo di questa città, ogni cosa si muove in base alle tue parole e ora passa anche la mia vita da ogni minuto che vivi -.
- E' una cosa che provano un po' tutti - rispose sorridendo Don Carmelo che intanto spegneva il suo sigaro.
- Vattene e tutto tornerà come prima. Stai con tua moglie e fai crescere tua figlia - e detto questo Carmelo Loperfido si voltò per prendere un po' di whiskey dal suo piccolo angolo bar.
L'uomo sentì la parola "figlia" e di colpo tutto l'odio, la disperazione e il terrore ripresero il sopravvento.
Don Carmelo sentì il peso della pistola alle sue spalle e l'uomo che gli rispondeva - Appunto! Devo tornare a casa per far crescere mia figlia -.
- Stai per renderla orfana, mio caro. E' l'ultimo avvertimento - disse con voce di ghiaccio Don Carmelo.
- Il tuo tempo è finito. Addio - rispose l'uomo che tirò indietro nuovamente il cane della pistola e andò per sparare quando una voce femminile urlò alle sue spalle.
- Fermo! -.
Entrambi gli uomini si voltarono e videro davanti la porta della stanza Amanda.
L'uomo vedendo una nuova figura in quella situazione pensò che ora la sua posizione era davvero difficile. Avrebbe dovuto uccidere anche lei.
- Non lo fare Francesco! Non è quella la strada, fermati, sei ancora in tempo -.
- Sì che è questa la strada. Devo salvare mia figlia. E la sua vita passa da lui -.
- Fermo. Non renderti autore di un gesto così scellerato. Io solo so la verità. La tua vita, la pineta, tua figlia. Fermati -.
D'un tratto si sentì una nuova pistola caricarsi e Franscesco si voltò nuovamente e vide don Carmelo con la sua arma personale puntata nella sua direzione.
- Getta l'arma o giuro su Dio che del tuo corpo non troveranno i resti nemmeno i vermi -.
- Fermi entrambi! E' una follia. Lasciatemi parlare - gridò di colpo Amanda mentre si mise fra i due.
- Levati Amanda! - ordinò Don Carmelo.
- Non puoi sparare a questo ragazzo Carmelo. Non puoi -.
- Certo che posso -
- No - e detto questo buttò sulla scrivania un quadernetto che Francesco ben conosceva.
- Che diavolo è? -.
- Uno dei motivi. Quel ragazzo non puoi toccarlo. Come ti ho sempre detto da quando è piccolo è sotto la mia protezione -.
- Che significa? - domandò Francesco - Quale protezione? Di che sta parlando -.
- Protezione? - chiese Don Carmelo.
- Sì. Fin da piccolo Fidel lo ha seguito. E lo ha seguito anche quella notte in pineta - disse Amanda che rivolgendosi a Francesco continuò - Quella notte non sparasti tu. Alle tue spalle vi era Giuseppe De Angelis che ha sparato nello stesso momento in cui tu avevi la pistola puntata. La tua pistola non ha esploso nessun colpo. Sei scappato via per il timore, perdendola, e per tua disgrazia l'ha trovata prima il Bianco che Fidel. Ma tu purtroppo quel frangente non lo ricordi -.
- Mi ricordo di quella sera anche se ho un momento di vuoto - confessò Franscesco che riprese - ma ho esploso io il colpo, mi sento così certo della cosa -.
- No, non lo sei e non lo puoi essere. E sai perché? Perché soffri di un disturbo che ti fa dimenticare le cose che ti fanno soffrire. Come la morte di una mamma e di un fratello o l'abbandono di una persona cara. La stessa che colpisce Don Carmelo -.
- Che vorresti dire? - domandò il boss.
- Apri il quaderno Carmé -.
Don Carmelo aprì il quaderno e vide i disegni di due mani, una dentro l'altra.
- Quindi? Cosa è questa storia? - domandò seccato Don Carmelo.
Amanda cominciò allora a recitare una specie di filastrocca - Tra le stelle e le stalle, contro tutti gli affanni, in tutti i compleanni... -
- Le mani danno e le mani fanno. E se domani saranno grandi non avremo spazio sul foglio - continuò Francesco a memoria.
- Ma pieni d'orgoglio e pieni di umiltà, tu sarai mio figlio e io ti sarò papà - concluse Don Carmelo, che concludendo quella strofa osservò Amanda uscire un altro quadernetto più vecchio che pose vicino a quello di Francesco.
- I cuori hanno una memoria molto più forte. Tua moglie e tuo figlio Carmelo furono uccisi durante un attentato. Lei sapeva che tu eri il mio uomo e prima di morire mi fece promettere che mi sarei occupata di tutto io -.
- Occupata di tutto? - domandò sempre più spiazzato don Carmelo.
Amanda si voltò a quel punto verso Franscesco e disse - Tua mamma e tuo fratello sono stati uccisi nella macelleria e tu sei rimasto con quel tuo "padre". Ho sempre cercato di proteggerti visto che dovevo mantenere una promessa e visto che a morire in quella macelleria furono Maria Cristina Ricca e Guglielmo Loperfido, lasciando al mondo solamente te: Francesco Loperfido -.
Francesco lasciò cadere per terra la pistola e avvicinandosi alla scrivania vide i due quaderni, uno affianco all'altro, diversi nella struttura e praticamente identici nel contenuto.
Dopo aver osservato con cura i quaderni, con gli occhi spalancati, Francesco guardò il volto del boss difronte a lui e si perse nei suoi enormi occhi blu, blu come i suoi.
Amanda gli toccò la spalla e disse - Non rendere Stefania figlia di un criminale e orfana di un nonno. Tu che sei l'unico e il solo Loperfido rimasto in famiglia. Tu che sedevi sulla sua gamba destra e che sentivi ogni compleanno quella strofa che hai cantato e che, a tua volta hai cantato a tua figlia. Tu che ti chiami Francesco Loperfido. Tu che ora puoi chiamare le cose col il loro vero nome -.
Francesco commosso e spiazzato tenendo gli occhi fissi in quelli di Carmelo che, intanto, aveva perso la sua freddezza dinnanzi a quella scena, riuscì con un filo di voce a dire quello che non avrebbe mai pensato di pronunciare.
- Papà? -.
Fine prima stagione
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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