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venerdì 29 novembre 2019

59 e 1 secondi



(Fonte: qui)


Avrei voluto sessanta secondi.
Per risolvere tutto.
Per prendermi sul serio e decidere di me.
Avrei impiegato cinquantanove secondi.
E non sarei stato in grado di contarli,
eppure sarei stato capace di capire che erano cinquantanove.
Né uno in più, né uno in meno.
Né con né senza.
Ne avrei usati cinquantanove.
Ne avrei lasciato uno.
Per Dio, per te.
Insomma, per tutto quello che di grande
avevo nella vita.

giovedì 28 novembre 2019

IL CONTADINO


(fonte: qui)





Il contadino Victor finalmente era riuscito nel suo intento.
Aveva colmato un secchio con le gocce delle piogge che avevano imperversato nella città della sorella Jasmine.
Con il calesse, poi, se l'era portato nel suo paese dove, stranamente, non pioveva da mesi.
Il mattino seguente al suo arrivo, Victor cominciò a spargere quell'acqua su tutto l'orto.
Jean, amico di lunga data, vedendolo disse - Che fai Victor? -
- Semino tempesta.
- Ma che dici?
L'uomo allora prese a spiegare la provenienza di quell'acqua all'amico.
- Sono le gocce delle tempeste.
- E ora semini tempesta - disse Jean divertito. - Un tempo si seminava il vento! - chiuse ridendo.
- No, non voglio il vento. Semino la tempesta direttamente. Il vento le cose le sposta, come le nuvole. Invece, io voglio che la pioggia cresca e si abbatta qui.
- E perché vuoi questo?
- Perché voglio sentire dentro di me tutti i sentimenti diversi rispetto a quelli che ho provato finora. Che la tempesta distrugga tutto il terreno e me. Che l'odio prenda il posto del bene che provo per ogni cosa e che io sia innamorato della rabbia, tanto quanto lo ero dell'amore.
- E tutto ciò perché?
- Perché io non sia più sotto il giogo di niente e di nessuno. Perché io non soffra più per tutto quello che non ho avuto e non sono.
- E cosa Victor? Cosa?
- Adulto. Volevo essere adulto. Volevo sentirmi grande anche io. Volevo avere un lavoro che mi portasse avanti. Poter sapere che le mie mani erano usate per costruire e non per essere sfruttate. Volevo vedere l'orgoglio negli occhi di mia moglie e non la solita amarezza per le privazioni. E non essere trattato da lei come un uomo da niente.
- Ma tutti ormai viviamo così!
- E io non voglio! E non voglio questo perché, a pensare alla meno peggio, si finisce per elevarsi a zero.
- Allora semina la tua tempesta Victor.
- Certo che la semino. Almeno questa volta, di tutti i danni che avrò, saprò con esattezza la loro origine.
Jean andò via lasciando il contadino col la sua terra e il suo secchio.
Il giorno dopo su quel bel paesino si abbatté una pioggia mai vista prima.
Victor quel dì era al centro del suo terreno, sotto la pioggia. 
Era il suo raccolto.
Morì di polmonite, solo e soddisfatto, qualche settimana dopo.

martedì 26 novembre 2019

Il Teatro Romano


(fonte: qui)



Quella sera di dicembre, Piazza Sant'Oronzo aveva un po' più della sua classica atmosfera natalizia.
Le luminarie installate per festeggiare il Santo Natale, rendevano tutto più magico.
Mattia lo percepì subito camminando per la piazza e fermandosi, ogni tanto, ad osservare le coppie e gli amici felici che scattavano selfie con i loro cellulari.
Sorrise Mattia, "è tutto così terribilmente bello quando hai una mancanza nel cuore. In quei momenti credi di sentire tutto l'amore e il dolore del mondo" pensò.
La gente gli impedì di camminare per un po'. Tutti ammassati nello stesso punto in cerca dello scatto perfetto.
Dopo alcune movenze, riuscì a divincolarsi e ad uscire dalla fiumana di gente.
Riprese a camminare costeggiando il meraviglioso teatro. Una rapida occhiata a quella stupenda struttura, poi volse di nuovo lo sguardo davanti a sé. E restò di sasso.
Angelica era proprio di fronte a lui. D'istinto, i suoi occhi guardarono intorno alla figura della ragazza, come se sperasse di trovare qualcuno. Lo avrebbe esonerato dal porgere un finto saluto. Non era mai stato capace di fare quella cosa. Se amava una persona, non riusciva a modulare i rapporti. O bianco o nero. Amici mai, come la vecchia canzone. 
Non vide nessuno e si sentì stupido perché, da quando l'aveva vista, non aveva più mosso un passo.
Angelica, dal canto suo, schiuse le sue bellissime labbra. Sorrise. Lo aveva sempre trovato dolcemente imbranato. 
La ragazza capì che doveva avvicinarsi. Dopotutto, per Mattia, rivederla era sicuramente uno shock. Dalla sera in cui gli aveva detto che sarebbe andata a convivere con Vito, non si erano più visti.
Mosse i passi verso di lui e non ebbe nemmeno il tempo di salutarlo che subito lui incalzò.
- Che ci fai qui?
- Buonasera a te Mattia.
- Che ci fai qui?
Angelica capì la sua difficoltà - Calmati! Sono venuta qui per te.
- E cosa vuoi da me?
- Devo darti una cosa. Domani è un giorno importante per te. Firmi il contratto con quella multinazionale vero?
- Come lo sai?
- Ha importanza?
- Per te ha importanza questo evento?
-Sì. Tantissima. 
Mattia sbuffò - Senti io vado. Non voglio metterti nei casini con il tuo uomo.
-Vito è tornato a Parigi. Sono venuta di nascosto qui per te. Torno a Parigi fra due giorni. Volevo lasciarti questa.
La ragazza prese uno scatolo lungo e lo porse a Mattia.
- Se è quello che penso, non la voglio - disse il giovane.
- E' quello che pensi. E devi prenderla.
- Quella penna l'abbiamo ordinata insieme. Serviva per firmare le nostre cose importanti.
- E, infatti, servirà per qualcosa di importante.
- Senti devo andare via - disse il ragazzo visibilmente commosso. 
Mattia cominciò ad avviarsi, ma fu fermato dalla voce di Angelica che alle sue spalle, in quel momento, gli domandava - Perché non possiamo volerci bene come tutti Mattia? Perché devi sempre complicare tutto?
- Perché ti amo Angelica - sbottò lui girandosi. - Perché ti amo e non ho intenzione di vivere nell'illusione tutta la vita.
- Che illusione? Io sono qui per te, perché sei una persona importante.
- Appunto! Sono una persona importante. Tu sei la persona che amo. - pausa. 
Sospiro - Sai qual è stato il mio più grande errore Angelica? Credere che tu fossi innamorata di me. E in questo errore ci sei caduta anche tu. Credevi di essere innamorata di me, quando invece eri solo innamorata del cambiamento che stava nascendo in te. E quando tutto si è compiuto, e il mio lavoro è finito, mi hai abbandonata e sei andata via con Vito -.
- Stai svilendo quello che siamo stati Mattia, lo sai anche tu -.
- No. Non sto facendo proprio nulla. Sto solo dando il giusto nome alle cose. Io non ero un uomo, ero un cambiamento. Ma i cambiamenti hanno un tempo in cui esauriscono il loro potere. Come me. - Mattia guardò lo scatolo e ci immaginò la penna dentro.
- Sai cosa amavo di più quando stavo con te? Il momento in cui mi correggevi.
- Addirittura.
- Ricordi Natale scorso? Quando in cucina preparavamo le pettole e tu mi bacchettavi su come le facessi?
- Sì certo - rispose lei malinconica.
- Adoravo essere corretto da te. Sentivo di diventare migliore. E' stupendo sapere di essere totalmente attaccati ad una persona. Era un orgoglio per me vivere quella cosa. Ogni tua correzione era per me un passo in più verso la felicità. Questo è amare: sapere di dipendere senza essere schiavo. Sapere di crescere senza sentirti inferiore.
Angelica guardò lo scatolo - Non ti ho mai creduto inferiore.
- Lo so, ma ora sei qui a cambiare o a tentare di cambiarmi.
- I rapporti cambiano.
- Sì, probabilmente. Ma qui non c'è niente che deve cambiare. Semplicemente perché non c'era un rapporto. Tu hai avuto un cambiamento, io l'ennesima sconfitta. Non puoi cambiare nulla perché nulla c'è da cambiare.
Restarono alcuni secondi in silenzio a guardarsi. Mattia si perdeva negli occhi di Angelica. Li osservava sperando di vederci un barlume di amore dentro.
Chiuse gli occhi per un attimo, prese un respiro. Si decise a dirle un ennesimo "ti amo".
Quando si decise, la vide andar via mentre al telefono diceva "Sto andando alla macchina, ci sentiamo tra un po'. Ti amo anche io".
Mattia guardò alla sua destra il Teatro Romano.
Pensò che a distanza di tempo, quella struttura continuava ad essere il palco di molte tragedie.


venerdì 22 novembre 2019

NEL BLU DIPINTO DI TU


(fonte: qui)






Mi verrai in mente.
E non dico "ti ricorderò".
Perché il ricordare è per le cose che si sono perse.
Per gli oggetti o le persone che per egoismo non vogliamo siano di altri.
Ma con te non è così.

Perciò, mi verrai in mente.
Verrai come venivi a casa a salutare.
A dimostrare che la vita vince sempre su tutto, che un sorriso piega sempre un male, che la gentilezza contamina più dell'odio.

E ti rivedrò.
In tutti quelli che mi chiameranno professore,
nel cielo limpido e blu dai cui i tuoi occhi hanno preso.
E dove ora sei a tingere un quadratino.
Nelle passeggiate, nel lavoro degli operai, nei padri che non mollano,
nelle fisarmoniche a festa quando una festa non c'era e comunque si poteva sempre creare.

A me resta ora questa vitalità.
Quella che mi hai trasmesso e che non mi ha fatto cedere allo sconforto.
Nessuno può essere immortale, è vero.
Ma si può essere eterni.

Resta allora, ogni posto e casa tua.
Perché ovunque tu sia andato, hai creato una famiglia.
E quella famiglia, ora,
ce l'ho dentro anche io.

mercoledì 20 novembre 2019

A ME GLI OCCHI


(Fonte: qui)


Quando Edward uscì dalla toilette dell’enoteca dov’era andato a bere, vide Annette seduta ad un tavolo.
Era splendida come sempre. Non capì se fosse accompagnata oppure no, ma il suo cuore in quel momento gli diceva che sarebbe stato un dettaglio trascurabile.
Andò spedito verso il suo tavolo e ci si sedette. La fiamma della candela si mosse all’arrivo di lui. Tutto il locale era illuminato da sole candele.
Annette sobbalzò nel vederlo, fece per rimproverarlo ma lui l’anticipò.
- Avrei voluto un figlio da te.
Lei fu scioccata, ma avendo sempre avuto per indole la risposta pronta, gli rispose immediatamente - Tu non vuoi avere figli!-.
- È vero, confermo. Ma avrei voluto un figlio con te.
- Non ha senso.
- Sì, invece.
- E quale?
- L’avrei voluto solo da te. Mi avrebbe fatto sentire al sicuro. Non avrebbe preso da me, non sarebbe assomigliato a me, non avrebbe avuto il mio carattere.
- Doveva prendere per forza qualcosa da te Edward. Non sarebbe stato tuo figlio allora.
- No. Sarei stato la parte debole. Come lo sono ora. Non ci sarebbe stato nulla. Avrei solo voluto che prendesse l'esperienza dei miei sbagli per non essere come me.
- Non sei la parte debole, sei semplicemente solo.
Annette vide la porta del bagno degli uomini aprirsi.
- Devi andare ora.
- Avrei voluto un figlio da te.
- Avrei voluto tanto altro io - replicò lei in fretta e senza pensare. - Vai! - aggiunse.
- Cosa ti fa più paura Annette?
Lei d'istinto rispose - Non sapere che stai bene. Perché anche divisi, il mio cuore batte nel tuo petto alla stessa velocità del mio. E il mio nel tuo. Perché siamo e saremo un amore diverso.
Ludwig era ormai quasi arrivato, ma una cameriera gli si parò dinnanzi e lo distrasse.
- Sai di cosa ho paura io? - disse lui.
Annette non staccava gli occhi da Ludwig per la paura.
- Sai di cosa?
- Cosa? - lei agitata
- Che i tuoi occhi non mi vedano più. Che tutto diventi così.
Il ragazzo soffiò sulla fiamma. Proprio in quell'istante, un avventore apriva la porta del locale. Una raffica di vento forte. Tutte le candele di colpo si spensero.
Ludwig arrivò con difficoltà al tavolo e accese la candela. Trovo Annette stremata.
- Sembra tu abbia visto un fantasma - disse l’uomo.
Annette continuava a guardare attorno a sé.
Edward non c’era più.
Di colpo, la ragazza capì che ciò che faceva paura al ragazzo era proprio la sensazione che lei non l’avesse mai ritenuto vero.

venerdì 8 novembre 2019

LETTERA DEL POETA SENZA INCHIOSTRO ALL'AMATA ALBA




(fonte: qui)



Ti sei presa il cuore.
E lo hai chiuso per sempre.
Mi hai tolto il sangue dalle vene, l'inchiostro dalla penna, la fantasia dalla mente.
Cara Alba, 
hai posto un tramonto così profondo su quest'uomo, a cui ora servirebbero tre Soli per rivedere un po' di luce.
Depauperato di ogni forza d'amore anelo alla Luna storta della Sorte, mentre tu sospiri alla Luna piena, tra i baci e le carezze di chi non son io.
E tutto tace.
Nella polvere del tempo, nelle pieghe dei giorni monotoni, nelle stanze buie dei vecchi pensieri.
Lì nemmeno c'è posto per tutto questo che ero io.
Chi ora avrà la forza, la voglia, il tempo, l'amore di recuperare un cuore fermo?
Ci sono storie che devono avere il loro percorso e personaggi che devono uscire di scena per far sì che quella possa proseguire.
Lo so bene io, tesoro mio, che ad uscir di scena si fa spazio. E anche una formica in una casa nuova è un ospite troppo ingombrante.
Ma in un singolo momento della tua vita, ricordati del cuore che hai chiuso a chi ti amava. Quello è il prezzo che hai scelto di pagare per la tua tranquillità.
Ma la tranquillità è una coperta corta che scalda il corpo ma non l'anima.
Per un rapporto che si è aperto, un amore e un cuore si sono spenti.
Possa tu non perdere mai la forza che io ti ho donato e che ti fa battere il cuore.
Possa tu non perderla mai.
Perché proprio quella è l'ultimo verso di un poeta senza più inchiostro.