La porta della splendida Maybach limousine venne aperta dal conducente.
Don Carmelo scese con la sua solita calma dalla vettura, si aggiustò il cappotto lungo nero e indossò il suo Borsalino nero anch'esso.
Ringraziò il conducente che gli aveva aperto la porta e si diresse verso l'ingresso dell'edificio della direzione della Italiana Ferri e Derivati SpA.
Originariamente la direzione era collocata all'esterno della fabbrica e precisamente in una città del nord. Dopo l'acquisto, fu proprio Don Carmelo che ordinò di creare un edificio all'interno dello stabilimento stesso, sotto l'idea che non può esistere una vera direzione se i capi non sono a stretto contatto con la realtà di cui hanno le responsabilità. Il palazzo, quindi, fu costruito in fretta e con tutti i criteri migliori.
Ogni anno, inoltre, Don Carmelo cercava di mantenere aggiornato e all'avanguardia l'enorme complesso industriale di cui era responsabile occulto.
Mosse alcuni passi dalla macchina e si trovò dinnanzi un ragazzo con i capelli brizzolati e gli occhi blu belli, ma che al loro interno celavano un velo di tristezza mista a paura o altro. Don Carmelo non riuscì in quel momento a decifrarlo, ma sapeva che non era nulla di positivo.
Guardò il ragazzo e si ricordò di lui. Come osava quel piccolo uomo pararsi così di fronte a lui? Volle scoprirlo, perciò a dispetto dell'altra volta Don Carmelo rimase impassibile e in silenzio in attesa della mossa del ragazzo.
Francesco capì che il silenzio dell'uomo che aveva di fronte era un invito a parlare.
- Mi scusi se la disturbo ma mi servirebbero sette giorni di ferie - disse il ragazzo.
Don Carmelo fece una smorfia con le labbra e poi, dopo un piccolo sorriso, rispose - Deve parlare con chi si occupa della gestione del personale -.
- Chi meglio di lei allora? E' lei il padrone di tutto -.
- Io non sono padrone di nulla. Nessuno è padrone di qualcosa in questo mondo -.
Detto questo, Don Carmelo fece per andare via, ma Francesco lo bloccò dal braccio.
- Siamo tutti sotto un padrone invece don Carmelo: sotto l'egida di una persona, sotto quella di un vizio, di una promessa o di una colpa -.
Il vecchio boss guardò la mano del giovane che gli bloccava il braccio, poi lo guardò dritto negli occhi e disse - Lei ha delle persone che ama? -.
- Sì - rispose Francesco, che intanto sentiva la paura crescere in quel momento sotto l'effetto degli occhi di Don Carmelo.
- Allora usi bene le sue mani signore - replicò il don togliendo la mano del ragazzo dal suo braccio e continuando - altrimenti le mani che si perdono toccando cose non dovute, finiscono per non sfiorare più nessun amore -.
- Che ne sa lei dell'amore? - disse sottovoce Francesco.
Don Carmelo sorrise di nuovo e prima di andare via domandò - E tu che sai della vita? -.
Francesco vide l'uomo entrare nel palazzo della Direzione a passo tranquillo. Voltò lo sguardo sul conducente della lussuosa macchina che, intanto, era stato tutto il tempo a tenere d'occhio la scena.
Mise la mano in tasca e prese un foglio. Lo guardò.
Da quel giorno e per sei giorni era in ferie.
Chi di competenza, quei giorni, glieli aveva riconosciuti senza batter ciglio.
Per la terza volta in tre giorni da quando era partito, lo smartphone di Giuseppe De Angelis vibrò e non per un messaggio o una chiamata.
Il lungimirante direttore aveva installato nel suo telefonino un programma collegato ad una telecamera di sicurezza che lo avvertiva di ogni accesso di una persona nel suo studio.
Attraverso un amico programmatore, oltre a vedere in tempo reale cosa stesse accadendo, il direttore riusciva anche a vedere le registrazioni dei giorni precedenti.
Anche quel giorno nel suo studio era entrata la signora Gilda con dei fascicoli in mano e con dei fogli che lasciava in maniera ordinata o sopra la scrivania o che riponeva negli scaffali.
Era normale amministrazione, dopotutto Gilda entrava tantissime volte in studio per fare qualcosa.
De Angelis, però, sdraiato sul suo lussuoso letto matrimoniale ebbe una sensazione strana.
Gilda era una persona professionale e, soprattutto, molto rispettosa. In tanti anni di viaggi difficilmente era entrata nel suo studio e, quando lo aveva fatto, era capitato rarissime volte.
Tre volte in tre giorni era una cosa davvero eccezionale.
Inoltre, la permanenza dell'anziana segretaria nello studio era eccessivamente lunga rispetto al tempo che si impiega per lasciare dei fascicoli.
In quel momento, quindi, Giuseppe decise di vedere in diretta cosa stesse combinando la signora.
La vide, tramite la piccola telecamera posizionata sopra una delle librerie dello studio che dava la possibilità di tenere sotto controllo la totalità dello studio, organizzare i fascicoli e mettere in ordine. D'un tratto la signora assunse un'aria titubante e cominciò a guardarsi attorno.
De Angelis attese per vedere cosa sarebbe successo di lì a poco. Vide la signora Gilda fare un movimento, ma non ebbe il tempo di capire cosa stesse per fare.
Proprio in quel momento un piccolo scopettino, che di solito usano gli inservienti per spolverare, occultò la vista a Giuseppe che non ebbe la possibilità di vedere cosa stesse accadendo.
Dopo alcuni secondi, l'oggetto sparì dalla videocamera e lo schermo dello smartphone restituì di nuovo la scena della signora Gilda che dava l'ultima controllata alla scrivania ed usciva.
Il Bianco osservò minuziosamente tutta la scena cercando di capire. Non trovò, però, alcun elemento strano.
Continuò a non capire e, dentro di sé, a pensare che c'era qualcosa che in tutto questo non lo convinceva.
Decise allora di vedere le registrazioni.
Vide i precedenti due giorni e le scene, seppur difformi in alcuni punti, sembravano essere collegati da un copione unico: la segretaria entrava, lasciava della roba o prendeva degli oggetti dalla scrivania, si guardava attorno e poi usciva. Incredibilmente, anche la scena dello scopettino per la polvere si era ripetuta in una delle due registrazioni.
Giuseppe De Angelis riavvolse la registrazione dove si vedeva anche l'occultamento della telecamera con l'aggeggio per fare le pulizie. La rivide un paio di volte.
Successivamente, torno a vedere il suo studio in tempo reale e osservò minuziosamente tutto quanto ci fosse in quel luogo.
D'un tratto trovò la prova che dimostrava i suoi cattivi pensieri.
- Traditrice! -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Vide i precedenti due giorni e le scene, seppur difformi in alcuni punti, sembravano essere collegati da un copione unico: la segretaria entrava, lasciava della roba o prendeva degli oggetti dalla scrivania, si guardava attorno e poi usciva. Incredibilmente, anche la scena dello scopettino per la polvere si era ripetuta in una delle due registrazioni.
Giuseppe De Angelis riavvolse la registrazione dove si vedeva anche l'occultamento della telecamera con l'aggeggio per fare le pulizie. La rivide un paio di volte.
Successivamente, torno a vedere il suo studio in tempo reale e osservò minuziosamente tutto quanto ci fosse in quel luogo.
D'un tratto trovò la prova che dimostrava i suoi cattivi pensieri.
- Traditrice! -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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