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mercoledì 5 luglio 2017

A ferro e fuoco - pt. 28

La casa era molto silenziosa.
Quel giorno toccava a Francesco di occuparsi della dimora domestica. Aria era rimasta con Stefania per farle compagnia e in serata sarebbe ritornata perché il giorno dopo avrebbe dovuto fare delle commissioni per la madre.
Il pomeriggio sembrava non passare mai e questo pesava molto su Francesco.
Cercava di distrarsi in mille maniere, eppure la sua mente restava incollata al pensiero di Stefania e di Vito Battaglia.
Pensò inevitabilmente agli ultimi anni trascorsi. Non era stato facile per lui. L’ultimo periodo della sua vita Francesco lo aveva vissuto vedendo il destino colpirlo nelle certezze che aveva: l’amore, la famiglia, la vita, i valori. Tutto era stato messo in discussione e alle volte riesumato. Come il ritorno di Vito Battaglia che qualcuno, non sapeva chi, poi aveva eliminato per sempre da questo mondo.
Andò nel suo studio Francesco stringendo nella mano destra una birra in bottiglia. Non sapeva perché, ma aveva deciso di berne una.
Si sedette sulla poltrona e guardò in un punto qualsiasi della stanza. Bevve un altro sorso di birra e dopo guardò quello che c’era sulla scrivania. Vide il quadernetto e, dopo averlo preso, lo aprì sfogliandolo dalla prima pagina. Vide il lento crescere della manina di Stefania all’interno della sua che restava un disegno fisso, una certezza.
A quella vista cominciò a piangere. Tra le lacrime che gli scendevano copiose, Francesco sentì il suono del telefono cellulare provenire dalla tasca.
Senza far passare molto tempo, prese il cellulare e lesse sul display il nome di chi lo stesse chiamando. Lesse Numero Privato e all’inizio non volle rispondere. Poi pensò che avrebbe potuto essere Aria dalla clinica e questo gli bastò per decidersi a rispondere.
- Pronto? -.
- I figli sono un bene prezioso – disse la voce scura dall’altra parte.
- Chi è lei mi scusi? - domandò preoccupato Francesco.
- Qualcuno che ha a cuore la sua situazione -.
- Che cosa cerca da me? Chi è lei? -.
- Non cada in nessuna trappola e non ceda a nulla, mi raccomando -.
- A cosa devo ced.. -.
Francesco non ebbe il tempo di finire la frase che l’uomo dall’altro capo del telefono aveva già chiuso la conversazione.
Ma chi diavolo era?” si domandò guardando intontito il display del suo cellulare.
Avvolto nel suo enigma, il ragazzo non si accorse che in casa era entrata Aria.
- Sei qui – disse la ragazza.

- Ciao Aria – disse lui quasi ritornando nella realtà che lo circondava.
- E’ successa una cosa – continuò lei.
- Questo fine 2016 ci sta regalando troppi accadimenti. Non ce la faccio più -.
- E lo so, ma dobbiamo essere forti e pazienti. Lo sai – replicò lei.
- Cosa è successo questa volta? - domandò Francesco strizzandosi gli occhi con le dita della mano sinistra.
- Il Direttore della clinica vuole parlare con te. Stamattina mi ha comunicato questa volontà e io gli ho risposto che avrebbe potuto tranquillamente dire a me dato che essendo entrambi i genitori di Stefania ognuno di noi poteva essere informato di tutto di modo che avrebbe successivamente comunicato le notizie all’altro -.
- Quindi? -.
- Niente Fra. Lui ha insistito per parlare esclusivamente con te. Ha detto che fra padri ci si capisce, ma a quanto so De Angelis non ha figli -.
- Sarà una di quelle frasi ad effetto che dicono i dottori o i direttori per calmare i pazienti, o meglio la clientela -.
Il ragazzo, finito di dire questa frase sbuffò, bevve un altro sorso di birra e poi disse – Va bene. Andrò a parlare con De Angelis appena possibile -.
- Va bene. Io vado a farmi una doccia, ho bisogno di rinfrescarmi un po’ - e detto così la ragazza diede un bacio al compagno e andò in bagno.
Rimasto solo nella stanza, Francesco guardò il piccolo calendario posto all’angolo sinistro del tavolo.
Bisesto funesto” pensò.

Don Carmelo, poggiò il bicchiere di tonica con ghiaccio e limone sul tavolino e con tono alquanto seccato disse – Spiegami perché uno dei tuoi collaboratori va a seccare alcuni dipendenti in posti di interesse preminente ora nella mia vita -.
Amanda senza scomporsi, pur essendo stata colta di sorpresa dall’uscita del suo compagno, rispose – Io non ho collaboratori amore mio. Io sono solo a capo della tua azienda -.
- Amore mio è un modo elegante per dirmi che sono uomo e, quindi, più idiota della donna in genere e soprattutto della donna che ho di fronte -.
- Sai che ti amo proprio per il fatto che non sei mai stato uno stupido – replicò ancora Amanda.
Don Carmelo, spazientito dal modo di fare della donna, roteò il bicchiere in senso orario poi disse – Ma con chi credi di avere a che fare Amanda? Non mi trattare da idiota -.
- Sono anni che mi tratti da stupida Carmelo. Ogni volta con sta storia che sai le mie mosse, che sai le mie azioni. Allora adesso ti dirò una cosa che ti darà fastidio: le sai le cose? Benissimo! Questa discussione allora è una presa in giro. Le sai le risposte quindi ora da me cosa vuoi? Che ti chieda scusa? Non ti chiederò scusa di nulla perché ho la coscienza pulita. E, inoltre, distingui bene chi è cattivo e chi è buono. Domani potresti pentirti delle tue azioni -.
Finito di dire queste cose, Amanda prese la borsa poggiata sulla poltrona del salone che li ospitava e si diresse verso la porta d’ingresso della villa.
- Dove stai andando? - domandò senza alcuna espressione Don Carmelo.
- Sto facendo quello che vuoi: sparisco per lasciarti riflettere. - rispose lei in maniera acida.
- Dimmi che mi ami Amanda – ribatté veloce lui.
La donna si fermò, si voltò per guardare in faccia il compagno e dopo una breve pausa, che utilizzò per guardare tutta la figura che gli si parava davanti, disse – Ti amo Carmelo -.
Andò per voltarsi, ma si bloccò di nuovo. Guardò il possente boss per l’ennesima volta e disse - Sai qual è la bellezza dell’amore Carmelo? -.
- Quale? -.
- Che ti rende ogni giorno più forte -.
- E la forza ora dove l’avresti avuta? - domandò ironico Don Carmelo.
- Ad aver gettato un “ti amo”. E ogni “ti amo” gettato, è un pezzo di cuore che non si incolla più all’anima -.
E detto questo andò via lasciando Don Carmelo, per la prima volta, solo.
Don Carmelo sentì il rumore del ghiaccio che si scioglieva nel bicchiere. Con esso si sciolse pure la sua forza.
- Ti amo da morire Amanda -.
Le porte blindate, però, non sono adatte a far passare le parole d’amore.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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