Qualche giorno dopo il colloquio con Aria, Francesco si presentò all'ultimo piano della clinica dove ad aspettarlo vi era il Direttore Giuseppe De Angelis.
Il suono del segnale acustico anticipò l'apertura delle porte e, come fu uscito, Francesco si trovò davanti ad un corridoio delimitato ai due lati da lastre di vetro trasparente che lasciavano intravedere i vari uffici sparsi ai lati dello stesso. Il corridoio si interrompeva con due enormi porte di vetro con i manici in ferro laccato che lasciavano intravedere una enorme scrivania dove, seduta, vi era una anziana segretaria.
Il ragazzo percorse quel corridoio con passo lento, come se sentisse nell'animo che entrare in quello studio non sarebbe stato affatto una mossa giusta.
Il corridoio sembrò non finire mai e arrivato dinnanzi alle porte a vetro, per un attimo il ragazzo provò un senso di preoccupazione misto a ripensamento. Soltanto il pensiero della figlia malata gli diede la forza di aprire una delle due porte ed entrare augurando un "Buon giorno" troppo timido.
Al suono della voce del ragazzo, la signora tolse gli occhiali e, sollevando lo sguardo, sorrise al ragazzo e disse - Buon giorno a lei. Aveva appuntamento con il Direttore vero? -.
- Sì, alle 10:30. Sono un po' in anticipo e mi scuso. Purtroppo sono una persona troppo puntuale -.
Gilda guardò il quadrante del suo orologio da polso e vide che erano ancora le 10:10. Sorrise.
- La puntualità è sempre una cosa gradita - concluse.
Detto questo, la signora Gilda prese la cornetta del telefono fisso posto sulla sua scrivania, digitò alcuni numeri e attese che dall'altro capo qualcuno aprisse la conversazione.
- Direttore, la persona che stava aspettando è già qui. Vuole che la faccia entrare ora? -.
Gilda attese qualche secondo in silenzio, poi dopo un leggero movimento del capo, mise giù la cornetta.
Andò per dire qualcosa a Francesco, ma venne anticipata dalla porta dell'ufficio del Direttore che si aprì e dalla voce di Giuseppe De Angelis.
- Ragazzo mio benvenuto - disse andando incontro a Francesco e tendendogli la mano.
Francesco strinse in maniera titubante la mano a Giuseppe e disse semplicemente - Buon giorno Direttore -.
Non era un timido Francesco né un vigliacco. Ma quella persona non gli ispirava alcuna fiducia e, quando provava quella sensazione, il giovane si trincerava in un silenzio che celava un grande studio.
- Vista la questione di cui dobbiamo parlare, non mi sembrava il caso di attendere. Prego accomodiamoci nel mio ufficio - disse il Direttore che poi, rivolgendosi a Gilda, disse - Signora cortesemente ci porti due caffè -.
- Certo Direttore -.
- Andiamo - concluse De Angelis spingendo Francesco nell'ufficio e chiudendo la porta alle sue spalle.
Francesco guardò l'enorme ufficio di De Angelis e si meravigliò della bellezza dello stesso. Vide oltre la scrivania del Direttore l'enorme vetrata che lasciava la possibilità di ammirare il mastodontico colosso industriale chiamato Italiana Ferri e Derivati SpA.
Francesco guardò la sua azienda e fu stretto fra la morsa di chi quel posto di lavoro lo conserva perché non ha altro con cui vivere e la voglia di distruggerlo per regalare un altro futuro ai propri figli.
E in quel momento gli venne in mente Stefania, così piccola e già alle prese con quel brutto mostro di nome "tumore".
De Angelis si diresse verso la scrivania e si accomodò sulla sua enorme poltrona in stile ultra moderno.
- Prego -.
Francesco, sempre meno convinto, si sedette di fronte al Direttore.
L'uomo aprì il fascicolo che aveva di fronte e che conteneva la situazione della piccola Stefania.
De Angelis diede un colpo di tosse per schiarirsi la voce, poi cominciò il suo discorso.
- Come lei ben sa, sua figlia necessita di un trapianto. La questione, come ovvio, è delicata e come sempre in questi casi la tempestività è la migliore arma nonché la migliore medicina -.
Finita quella frase nello studio entrò la signora Gilda con i caffè precedentemente richiesti. La donna li pose sulla scrivania insieme a due bicchieri d'acqua ed uscì dalla stanza senza dire una sola parola, ma guardando attentamente tutta la scena.
Giuseppe con un cenno della mano invitò Francesco a servirsi e il ragazzo, dopo aver zuccherato il caffè, si portò la tazzina alle labbra e bevve. Stessa cosa fece De Angelis che riprese a parlare.
- In un'altra situazione le cose andrebbero lisce: la bambina verrebbe messa in lista e dopo aver avuto l'organo compatibile, si procederebbe all'operazione. Purtroppo nel suo caso vi è un intoppo -.
- Intoppo? - domandò preoccupato Francesco - Il dottore non mi aveva parlato di nessun problema. Anzi si era espresso in termini positivi e speranzosi - concluse il ragazzo.
- I dottori parlano di salute, qui si parla di molto altro -.
- Senta Direttore: qui stiamo parlando della vita di mia figlia! E' una questione di soldi? Mi sta ricattando? Cosa vuole da me? - sbottò il ragazzo.
- Si calmi, si calmi. Nessuno sta parlando di ricatti ragazzo mio. Ma come lei ben sa, nella vita tutto ha un prezzo -.
Francesco, che avrebbe fatto di tutto per la figlia, domandò - Quanto vuole? -.
De Angelis rise di gusto, poi disse - Non si tratta di soldi. Il suo prezzo è semplicemente un nome -.
- Un nome? - chiese stordito Francesco.
- Sì, un nome - replicò Giuseppe.
- E sarebbe? -.
- Carmelo Loperfido -.
Francesco spalancò gli occhi. Avendo lavorato in uno studio legale penale ben conosceva la figura di Don Carmelo Loperfido. Inoltre, essendo un operaio della Italiana Ferri e Derivati SpA, era a conoscenza che dietro la figura di Amanda si celasse il don in persona.
- Che centra con me Carmelo Loperfido? -.
A quella domanda, Giuseppe si alzò dalla poltrona e si diresse verso il grande tavolo mentre diceva - Sono contento che mi hai fatto questa domanda. Diamoci del tu mio caro, da adesso in poi il "lei" non servirà -.
Arrivato vicino al tavolo, Giuseppe mise le mani su un cofanetto che aprì.
Francesco, spazientito, ripeté la domanda e aggiunse - Non capisco davvero che legame ci sia fra me e quel personaggio. Io sono una persona rispettabile -.
Giuseppe guardò negli occhi Francesco e sorrise in maniera macabra. Poi, spostando il cofanetto in direzione del ragazzo al fine di mostragli il contenuto, disse - Forse con te non ha nessun legame. Eppure, la vita annoda sempre i fili delle nostre esistenze in maniera incomprensibile, rendendoci tutti un po' più vicini -.
Francesco si alzò lentamente dalla sedia e si diresse verso il tavolo. Guardò nel cofanetto e spalancò gli occhi.
- Ogni cosa ha un prezzo mio caro. Ora vediamo dove l'amore può spingere un uomo -.
Francesco guardò negli occhi Giuseppe De Angelis e ci vide tutto il male del mondo.
Clinica Villaggio dei Ciliegi. Stessa mattina. Fuori dall'ufficio del Direttore.
Gilda continuava ad annotare sull'agenda tutti gli impegni e le cose da fare che in quella mattinata avrebbe dovuto fare il direttore.
Assorta nello scrivere, non si accorse dell'arrivo di una persona a lei conosciuta.
Gilda alzò lo sguardo e restò di ghiaccio.
- Fidel! Mio Dio, che ci fai qui? Sei impazzito? De Angelis è dentro nello studio a colloquio con una persona e potrebbe uscire da un momento all'altro -.
- Tranquilla, non lo farà -.
- Non fare il veggente Fidel, De Angelis è una persona pericolosa e piena di risorse negative -.
- Anche io posso essere pericoloso se voglio -.
Fidel poggiò le mani sulla scrivania e avvicinò il viso a quello di Gilda e le chiese sottovoce - Hai fatto quelle ricerche che ti ho chiesto di fare durante la chiamata dell'altra volta? -.
- Sì Fidel, ma devo trovare il momento opportuno. A quanto sto vedendo dall'agenda, De Angelis andrà a Strasburgo per un convegno la settimana prossima e resterà lì per cinque giorni -.
- Va bene Gilda. Ci vediamo fra sette giorni -.
Detto questo, Fidel si rimise dritto e si diresse verso l'ascensore. Incrociò un uomo della sicurezza che immediatamente lo fermò.
- Chi è lei? - chiese il vigilante.
- Sono l'addetto della foto copisteria. Ero venuto a controllare il computer della segretaria e a rifornire la carta -.
L'uomo della sicurezza guardò Fidel con scetticismo. Andò per dire qualcosa, ma fu anticipato da Gilda.
- Sono stato io a farlo salire, mi perdoni. Ho molte cose da fare per il direttore e il computer ha dato problemi e per l'urgenza ho chiesto io al signore di venire qui. Mi dispiace -.
Il vigilante, conoscendo la professionalità e l'indole della signora Gilda, non dubitò di quella spiegazione e invitò semplicemente Fidel ad andare via.
L'uomo guardò Gilda con un espressione di ringraziamento e andò via da lì.
Gilda si sedette sulla sua poltrona mentre il cuore gli batteva a mille.
Subito la porta della direzione si aprì ed uscirono De Angelis e Francesco.
- Signora Gilda, cosa ha? La vedo turbata! - disse Giuseppe.
L'anziana signora, quasi scossa da quella domanda, guardò prima il direttore e poi il ragazzo in viso e abbozzò un sorriso.
Vide i due personaggi andare in direzione dell'ascensore e pensò che quella mattina ad essere turbate erano molte più persone.
Francesco, sempre meno convinto, si sedette di fronte al Direttore.
L'uomo aprì il fascicolo che aveva di fronte e che conteneva la situazione della piccola Stefania.
De Angelis diede un colpo di tosse per schiarirsi la voce, poi cominciò il suo discorso.
- Come lei ben sa, sua figlia necessita di un trapianto. La questione, come ovvio, è delicata e come sempre in questi casi la tempestività è la migliore arma nonché la migliore medicina -.
Finita quella frase nello studio entrò la signora Gilda con i caffè precedentemente richiesti. La donna li pose sulla scrivania insieme a due bicchieri d'acqua ed uscì dalla stanza senza dire una sola parola, ma guardando attentamente tutta la scena.
Giuseppe con un cenno della mano invitò Francesco a servirsi e il ragazzo, dopo aver zuccherato il caffè, si portò la tazzina alle labbra e bevve. Stessa cosa fece De Angelis che riprese a parlare.
- In un'altra situazione le cose andrebbero lisce: la bambina verrebbe messa in lista e dopo aver avuto l'organo compatibile, si procederebbe all'operazione. Purtroppo nel suo caso vi è un intoppo -.
- Intoppo? - domandò preoccupato Francesco - Il dottore non mi aveva parlato di nessun problema. Anzi si era espresso in termini positivi e speranzosi - concluse il ragazzo.
- I dottori parlano di salute, qui si parla di molto altro -.
- Senta Direttore: qui stiamo parlando della vita di mia figlia! E' una questione di soldi? Mi sta ricattando? Cosa vuole da me? - sbottò il ragazzo.
- Si calmi, si calmi. Nessuno sta parlando di ricatti ragazzo mio. Ma come lei ben sa, nella vita tutto ha un prezzo -.
Francesco, che avrebbe fatto di tutto per la figlia, domandò - Quanto vuole? -.
De Angelis rise di gusto, poi disse - Non si tratta di soldi. Il suo prezzo è semplicemente un nome -.
- Un nome? - chiese stordito Francesco.
- Sì, un nome - replicò Giuseppe.
- E sarebbe? -.
- Carmelo Loperfido -.
Francesco spalancò gli occhi. Avendo lavorato in uno studio legale penale ben conosceva la figura di Don Carmelo Loperfido. Inoltre, essendo un operaio della Italiana Ferri e Derivati SpA, era a conoscenza che dietro la figura di Amanda si celasse il don in persona.
- Che centra con me Carmelo Loperfido? -.
A quella domanda, Giuseppe si alzò dalla poltrona e si diresse verso il grande tavolo mentre diceva - Sono contento che mi hai fatto questa domanda. Diamoci del tu mio caro, da adesso in poi il "lei" non servirà -.
Arrivato vicino al tavolo, Giuseppe mise le mani su un cofanetto che aprì.
Francesco, spazientito, ripeté la domanda e aggiunse - Non capisco davvero che legame ci sia fra me e quel personaggio. Io sono una persona rispettabile -.
Giuseppe guardò negli occhi Francesco e sorrise in maniera macabra. Poi, spostando il cofanetto in direzione del ragazzo al fine di mostragli il contenuto, disse - Forse con te non ha nessun legame. Eppure, la vita annoda sempre i fili delle nostre esistenze in maniera incomprensibile, rendendoci tutti un po' più vicini -.
Francesco si alzò lentamente dalla sedia e si diresse verso il tavolo. Guardò nel cofanetto e spalancò gli occhi.
- Ogni cosa ha un prezzo mio caro. Ora vediamo dove l'amore può spingere un uomo -.
Francesco guardò negli occhi Giuseppe De Angelis e ci vide tutto il male del mondo.
Clinica Villaggio dei Ciliegi. Stessa mattina. Fuori dall'ufficio del Direttore.
Gilda continuava ad annotare sull'agenda tutti gli impegni e le cose da fare che in quella mattinata avrebbe dovuto fare il direttore.
Assorta nello scrivere, non si accorse dell'arrivo di una persona a lei conosciuta.
Gilda alzò lo sguardo e restò di ghiaccio.
- Fidel! Mio Dio, che ci fai qui? Sei impazzito? De Angelis è dentro nello studio a colloquio con una persona e potrebbe uscire da un momento all'altro -.
- Tranquilla, non lo farà -.
- Non fare il veggente Fidel, De Angelis è una persona pericolosa e piena di risorse negative -.
- Anche io posso essere pericoloso se voglio -.
Fidel poggiò le mani sulla scrivania e avvicinò il viso a quello di Gilda e le chiese sottovoce - Hai fatto quelle ricerche che ti ho chiesto di fare durante la chiamata dell'altra volta? -.
- Sì Fidel, ma devo trovare il momento opportuno. A quanto sto vedendo dall'agenda, De Angelis andrà a Strasburgo per un convegno la settimana prossima e resterà lì per cinque giorni -.
- Va bene Gilda. Ci vediamo fra sette giorni -.
Detto questo, Fidel si rimise dritto e si diresse verso l'ascensore. Incrociò un uomo della sicurezza che immediatamente lo fermò.
- Chi è lei? - chiese il vigilante.
- Sono l'addetto della foto copisteria. Ero venuto a controllare il computer della segretaria e a rifornire la carta -.
L'uomo della sicurezza guardò Fidel con scetticismo. Andò per dire qualcosa, ma fu anticipato da Gilda.
- Sono stato io a farlo salire, mi perdoni. Ho molte cose da fare per il direttore e il computer ha dato problemi e per l'urgenza ho chiesto io al signore di venire qui. Mi dispiace -.
Il vigilante, conoscendo la professionalità e l'indole della signora Gilda, non dubitò di quella spiegazione e invitò semplicemente Fidel ad andare via.
L'uomo guardò Gilda con un espressione di ringraziamento e andò via da lì.
Gilda si sedette sulla sua poltrona mentre il cuore gli batteva a mille.
Subito la porta della direzione si aprì ed uscirono De Angelis e Francesco.
- Signora Gilda, cosa ha? La vedo turbata! - disse Giuseppe.
L'anziana signora, quasi scossa da quella domanda, guardò prima il direttore e poi il ragazzo in viso e abbozzò un sorriso.
Vide i due personaggi andare in direzione dell'ascensore e pensò che quella mattina ad essere turbate erano molte più persone.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
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