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venerdì 28 luglio 2017

NELLA PANCIA DELLA BALENA

Nella pancia della balena sono stato,
raggiante di speranze e scoperte.
Nella pancia della balena ho dormito,
di quel riposo che sa di casa e riempito.
Nella pancia della balena sono stato,
che per quanto buia e tetra possa sembrare
aveva l'amore tra le sue insenature.
Nella pancia della balena sono stato,
mai solo, mai affranto, mai triste,
ma con i battiti folli di cose mai viste.
Ma ogni balena, prima o poi, s'immerge,
portando dietro le storie e le ombre.
Balena mia dove dirigi ora
quello spazio che sempre per me fu dimora?
Balena mia, semmai risalirai,
non t'attardare a chiedermi "dove vai?"
Più errante di un naufrago è chi,
tra gli spazi vasti del mondo intero,
non ha un posto dove sentirsi sincero.


<3 8

mercoledì 26 luglio 2017

A ferro e fuoco - pt. 31

Amanda fissò quell'oggetto posto sul tavolo del suo salone per molto tempo.
Le ricordava tutto quello che aveva fatto, che aveva sopportato e ingoiato per Carmelo. Le dava la dimostrazione di tutto il suo amore. Amore che andava oltre qualsiasi cosa e che era riuscito a "non vedere" anche di più. 
Ci giocò un po' pensando, come da molti anni ormai faceva, se era arrivato o no il tempo perché venisse fuori. Ma nella sua vita Amanda aveva capito che le cose importanti il tempo se lo prendono da sole.
D'un tratto sentì bussare alla porta. Immediatamente prese l'oggetto e lo ripose nella borsa che aveva con sé. Il bussare la tranquillizzò sul fatto che non fosse Carmelo. Lui non aveva l'abitudine di bussare quando rientrava "a casa sua".
- Avanti - disse Amanda.
La porta si aprì e nel salone fece il suo ingresso Fidel.
- Scusami se ti ho importunata così senza preavviso Amanda, ma la questione ha carattere d'urgenza -.
- Prego Fidel, accomodati -.
L'uomo chiuse la porta e andò a salutare Amanda. 
Fidel e Amanda si erano conosciuti per caso durante uno degli spostamenti di Carmelo che richiedevano un certo livello di sicurezza. Era un bodyguard mercenario, ex militare delle forze speciali, cacciato dalle stesse per alcuni atti non proprio rispettosi della divisa e del decoro militare.
Amanda ne capì subito le qualità e decise di metterlo nel suo libro paga. Fidel aveva un prezzo alto, ma di questo, visti i risultati, la donna non si era mai lamentata.
- Carmelo dov'è? - domandò preoccupata Amanda.
- E' ancora nella Direzione della Italiana Ferri e Derivati SpA -.
- Meglio così - disse la donna sospirando, che successivamente domandò - Allora Fidel: cosa volevi dirmi? -.
- Ci sono due cose veramente che dovrei comunicarti. E come nella più classica delle situazioni, una è bella e l'altra è pessima -.
- Cominciamo da quella bella - disse Amanda che si sedette sul divano.
- Eccola! - rispose Fidel porgendole un cofanetto.
Amanda lo prese, lo aprì e sorrise compiaciuta guardando il contenuto. - Ma guarda un po'! Ora la portiamo da chi sai tu e ci facciamo dare un po' di notizie -.
- Ho già contattato chi di dovere.  Verrà questa notte al solito posto -.
- Ottimo lavoro Fidel. Ora passiamo alle note dolenti -.
- Non so per quale motivo, ma è tornato -.
- Chi? - domandò Amanda stupita di vedere una leggera preoccupazione sul volto di Fidel.
- Pegaso -.
Amanda spalancò gli occhi al suono di quel nome. Mancava dalla città da ben sette anni eppure ogni cosa sembrava essere rimasta sotto la sua egida.
- Per quale motivo è tornato? - domandò preoccupatissima Amanda.
- E' quello che mi domando anche io - risposte pensieroso Fidel.


(Clinica Villaggio dei Ciliegi)
La sua età e il suo costante vivere nel mondo del malaffare non potevano non permettere a Gilda di riconoscere chi quella mattina si stagliava di fronte a lei.
Restò in silenzio, mentre lui le disse con un tono di voce secco e gelido - Ciao Gilda -.
- Buongiorno signore - rispose la segretaria abbassando lo sguardo.
L'uomo vestito con un abito meraviglioso blu e con una camicia bianca che lasciava intravedere una enorme cicatrice alla base del collo, sulla parte destra, scoppiò a ridere e poi disse - Quanti formalismi Gilda! Proprio da te che mi hai quasi cresciuto -.
- E' quel quasi che ha fatto la differenza - disse sottovoce Gilda.
- Che hai detto? - domandò lui con un tono ancora più gelido di prima.
- Niente signore -.
- Dov'è? -
- Nel suo ufficio -.
- Devi annunciarmi o entro? -.
- La annuncio -.
Gilda prese la cornetta e compose il solito numero interno, attese qualche secondo e sentì la conversazione aprirsi dall'altra parte.
- Direttore c'è una visita per lei -.
- Non voglio vedere nessuno per il momento Gilda, ho un sacco di problemi. Rimanda tutto -.
- Mi scusi se insisto Direttore, ma credo che questa volta lei debba fare uno strappo alla regola -.
- Davvero? E chi è che mi è venuto a trovare? Gesù Cristo? -.
L'uomo che aveva sentito la domanda, per il tono molto alto che stava utilizzando Giuseppe De Angelis, prese la cornetta dalle mani di Gilda, se la portò vicino alla bocca e disse - Gesù Cristo no. Armando Sauro sì -.
Detto questo, l'uomo chiuse la conversazione.
Immediatamente le porte dell'ufficio si aprirono e un Giuseppe tutto trafelato vide di fronte a lui quello che pensava non avrebbe mai visto.
- Mio Dio - pensò ad alta voce Il Bianco.
- Ti sei dato alla religione Pe'? -.
- Entra - continuò il direttore.
Il tale Armando Sauro entrò nello studio. Giuseppe andò per chiudere la porta e prima di farlo si voltò verso Gilda e disse - Non ci sono per nessuno -.
Chiusa la porta Giuseppe si trovò nella stanza con uno dei più potenti uomini della nazione.
- Accomodati Arm... -
- Ssshhh! - fece lui puntando il dito contro Giuseppe.
De Angelis deglutì della saliva e attese. Armando Sauro cominciò a camminare per tutta la stanza guardando ogni minima cosa, finché il suo occhio non si posò su un angolo della libreria. Andò vicino e si accorse di un piccolissimo oggetto. Lo staccò e dopo averlo buttato per terra lo distrusse col piede.
Continuò la sua ispezione per altri venti minuti finché di quelle microspie non ne trovò un'altra nascosta tra i fiori nel vaso vicino ad una targa di elogio per Giuseppe De Angelis.
Finita quella operazione, Armando cominciò a parlare - Bisogna sempre conoscere perfettamente il campo di battaglia. Vedo che stai perdendo colpi Giuseppe -.
- Non sono stato in città in questo periodo -.
- Io manco da questa città da sette anni e so più cose di te, come la mettiamo? -.
- Hai un peso diverso infatti Armando -.
- Ho sempre amato la tua diplomazia - disse sorridendo Sauro.
- Perché sei tornato? -.
- Per venire a vedere come gestisci le cose -.
- Ho qualche intoppo ma sto per ultimare tutto. Certo se non avessi le serpi in seno sarebbe tutto più facile -.
Armando Sauro piegò la testa per cercare di capire cosa stesse dicendo Giuseppe. Il Bianco allora gli mostrò le videoregistrazioni.
- Mio Dio! Siamo all'era della pietra qui - disse scocciato Armando.
- Scusami Pegaso, dimenticavo che sei un pezzo grosso ora -.
Sauro si avvicinò a De Angelis e con la faccia vicinissima alla sua disse - Lo sono sempre stato Giuseppe, anche quando ti davo gli ordini durante i primi colpi in Città Vecchia -.
- Gli ordini sono parole al vento senza braccia forti e capaci Armà. La tua fortuna sono state le tue braccia e le tue braccia sono io -.
- Le braccia non partono senza un cervello, e il tuo cervello sono io -.
Detto questo Pegaso fece per andare via, poi si voltò verso De Angelis e disse - Vediamo di sbrigarci con sta storia. Il tempo ne brucia parecchi di soldi. E comunque per le serpi in seno tranquillo te la risolvo io. Prendilo come un gentile omaggio da parte di un tuo vecchio amico -.
De Angelis restò in silenzio mentre vedeva andare via un uomo più buio della sua stessa ombra.



Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

giovedì 13 luglio 2017

A ferro e fuoco - pt. 30

La porta della splendida Maybach limousine venne aperta dal conducente.
Don Carmelo scese con la sua solita calma dalla vettura, si aggiustò il cappotto lungo nero e indossò il suo Borsalino nero anch'esso.
Ringraziò il conducente che gli aveva aperto la porta e si diresse verso l'ingresso dell'edificio della direzione della Italiana Ferri e Derivati SpA.
Originariamente la direzione era collocata all'esterno della fabbrica e precisamente in una città del nord. Dopo l'acquisto, fu proprio Don Carmelo che ordinò di creare un edificio all'interno dello stabilimento stesso, sotto l'idea che non può esistere una vera direzione se i capi non sono a stretto contatto con la realtà di cui hanno le responsabilità. Il palazzo, quindi, fu costruito in fretta e con tutti i criteri migliori. 
Ogni anno, inoltre, Don Carmelo cercava di mantenere aggiornato e all'avanguardia l'enorme complesso industriale di cui era responsabile occulto.
Mosse alcuni passi dalla macchina e si trovò dinnanzi un ragazzo con i capelli brizzolati e gli occhi blu belli, ma che al loro interno celavano un velo di tristezza mista a paura o altro. Don Carmelo non riuscì in quel momento a decifrarlo, ma sapeva che non era nulla di positivo.
Guardò il ragazzo e si ricordò di lui. Come osava quel piccolo uomo pararsi così di fronte a lui? Volle scoprirlo, perciò a dispetto dell'altra volta Don Carmelo rimase impassibile e in silenzio in attesa della mossa del ragazzo.
Francesco capì che il silenzio dell'uomo che aveva di fronte era un invito a parlare.
- Mi scusi se la disturbo ma mi servirebbero sette giorni di ferie - disse il ragazzo.
Don Carmelo fece una smorfia con le labbra e poi, dopo un piccolo sorriso, rispose - Deve parlare con chi si occupa della gestione del personale -.
- Chi meglio di lei allora? E' lei il padrone di tutto -.
- Io non sono padrone di nulla. Nessuno è padrone di qualcosa in questo mondo -.
Detto questo, Don Carmelo fece per andare via, ma Francesco lo bloccò dal braccio.
- Siamo tutti sotto un padrone invece don Carmelo: sotto l'egida di una persona, sotto quella di un vizio, di una promessa o di una colpa -.
Il vecchio boss guardò la mano del giovane che gli bloccava il braccio, poi lo guardò dritto negli occhi e disse - Lei ha delle persone che ama? -.
- Sì - rispose Francesco, che intanto sentiva la paura crescere in quel momento sotto l'effetto degli occhi di Don Carmelo.
- Allora usi bene le sue mani signore - replicò il don togliendo la mano del ragazzo dal suo braccio e continuando - altrimenti le mani che si perdono toccando cose non dovute, finiscono per non sfiorare più nessun amore -.
- Che ne sa lei dell'amore? - disse sottovoce Francesco.
Don Carmelo sorrise di nuovo e prima di andare via domandò - E tu che sai della vita? -.
Francesco vide l'uomo entrare nel palazzo della Direzione a passo tranquillo. Voltò lo sguardo sul conducente della lussuosa macchina che, intanto, era stato tutto il tempo a tenere d'occhio la scena. 
Mise la mano in tasca e prese un foglio. Lo guardò.
Da quel giorno e per sei giorni era in ferie.
Chi di competenza, quei giorni, glieli aveva riconosciuti senza batter ciglio.


Per la terza volta in tre giorni da quando era partito, lo smartphone di Giuseppe De Angelis vibrò e non per un messaggio o una chiamata.
Il lungimirante direttore aveva installato nel suo telefonino un programma collegato ad una telecamera di sicurezza che lo avvertiva di ogni accesso di una persona nel suo studio.
Attraverso un amico programmatore, oltre a vedere in tempo reale cosa stesse accadendo, il direttore riusciva anche a vedere le registrazioni dei giorni precedenti.
Anche quel giorno nel suo studio era entrata la signora Gilda con dei fascicoli in mano e con dei fogli che lasciava in maniera ordinata o sopra la scrivania o che riponeva negli scaffali.
Era normale amministrazione, dopotutto Gilda entrava tantissime volte in studio per fare qualcosa.
De Angelis, però, sdraiato sul suo lussuoso letto matrimoniale ebbe una sensazione strana. 
Gilda era una persona professionale e, soprattutto, molto rispettosa. In tanti anni di viaggi difficilmente era entrata nel suo studio e, quando lo aveva fatto, era capitato rarissime volte.
Tre volte in tre giorni era una cosa davvero eccezionale.
Inoltre, la permanenza dell'anziana segretaria nello studio era eccessivamente lunga rispetto al tempo che si impiega per lasciare dei fascicoli.
In quel momento, quindi, Giuseppe decise di vedere in diretta cosa stesse combinando la signora.
La vide, tramite la piccola telecamera posizionata sopra una delle librerie dello studio che dava la possibilità di tenere sotto controllo la totalità dello studio, organizzare i fascicoli e mettere in ordine. D'un tratto la signora assunse un'aria titubante e cominciò a guardarsi attorno.
De Angelis attese per vedere cosa sarebbe successo di lì a poco. Vide la signora Gilda fare un movimento, ma non ebbe il tempo di capire cosa stesse per fare.
Proprio in quel momento un piccolo scopettino, che di solito usano gli inservienti per spolverare, occultò la vista a Giuseppe che non ebbe la possibilità di vedere cosa stesse accadendo.
Dopo alcuni secondi, l'oggetto sparì dalla videocamera e lo schermo dello smartphone restituì di nuovo la scena della signora Gilda che dava l'ultima controllata alla scrivania ed usciva.
Il Bianco osservò minuziosamente tutta la scena cercando di capire. Non trovò, però, alcun elemento strano.
Continuò a non capire e, dentro di sé, a pensare che c'era qualcosa che in tutto questo non lo convinceva.
Decise allora di vedere le registrazioni.
Vide i precedenti due giorni e le scene, seppur difformi in alcuni punti, sembravano essere collegati da un copione unico: la segretaria entrava, lasciava della roba o prendeva degli oggetti dalla scrivania, si guardava attorno e poi usciva. Incredibilmente, anche la scena dello scopettino per la polvere si era ripetuta in una delle due registrazioni.
Giuseppe De Angelis riavvolse la registrazione dove si vedeva anche l'occultamento della telecamera con l'aggeggio per fare le pulizie. La rivide un paio di volte.
Successivamente, torno a vedere il suo studio in tempo reale e osservò minuziosamente tutto quanto ci fosse in quel luogo.
D'un tratto trovò la prova che dimostrava i suoi cattivi pensieri.
- Traditrice! -.


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

lunedì 10 luglio 2017

A ferro e fuoco - pt. 29

Clinica Villaggio dei Ciliegi. Dicembre 2016.
Qualche giorno dopo il colloquio con Aria, Francesco si presentò all'ultimo piano della clinica dove ad aspettarlo vi era il Direttore Giuseppe De Angelis.
Il suono del segnale acustico anticipò l'apertura delle porte e, come fu uscito, Francesco si trovò davanti ad un corridoio delimitato ai due lati da lastre di vetro trasparente che lasciavano intravedere i vari uffici sparsi ai lati dello stesso. Il corridoio si interrompeva con due enormi porte di vetro con i manici in ferro laccato che lasciavano intravedere una enorme scrivania dove, seduta, vi era una anziana segretaria.
Il ragazzo percorse quel corridoio con passo lento, come se sentisse nell'animo che entrare in quello studio non sarebbe stato affatto una mossa giusta.
Il corridoio sembrò non finire mai e arrivato dinnanzi alle porte a vetro, per un attimo il ragazzo provò un senso di preoccupazione misto a ripensamento. Soltanto il pensiero della figlia malata gli diede la forza di aprire una delle due porte ed entrare augurando un "Buon giorno" troppo timido.
Al suono della voce del ragazzo, la signora tolse gli occhiali e, sollevando lo sguardo, sorrise al ragazzo e disse - Buon giorno a lei. Aveva appuntamento con il Direttore vero? -.
- Sì, alle 10:30. Sono un po' in anticipo e mi scuso. Purtroppo sono una persona troppo puntuale -.
Gilda guardò il quadrante del suo orologio da polso e vide che erano ancora le 10:10. Sorrise.
- La puntualità è sempre una cosa gradita - concluse.
Detto questo, la signora Gilda prese la cornetta del telefono fisso posto sulla sua scrivania, digitò alcuni numeri e attese che dall'altro capo qualcuno aprisse la conversazione.
- Direttore, la persona che stava aspettando è già qui. Vuole che la faccia entrare ora? -.
Gilda attese qualche secondo in silenzio, poi dopo un leggero movimento del capo, mise giù la cornetta.
Andò per dire qualcosa a Francesco, ma venne anticipata dalla porta dell'ufficio del Direttore che si aprì e dalla voce di Giuseppe De Angelis.
- Ragazzo mio benvenuto - disse andando incontro a Francesco e tendendogli la mano.
Francesco strinse in maniera titubante la mano a Giuseppe e disse semplicemente - Buon giorno Direttore -.
Non era un timido Francesco né un vigliacco. Ma quella persona non gli ispirava alcuna fiducia e, quando provava quella sensazione, il giovane si trincerava in un silenzio che celava un grande studio.
- Vista la questione di cui dobbiamo parlare, non mi sembrava il caso di attendere. Prego accomodiamoci nel mio ufficio - disse il Direttore che poi, rivolgendosi a Gilda, disse - Signora cortesemente ci porti due caffè -.
- Certo Direttore -.
- Andiamo - concluse De Angelis spingendo Francesco nell'ufficio e chiudendo la porta alle sue spalle.
Francesco guardò l'enorme ufficio di De Angelis e si meravigliò della bellezza dello stesso. Vide oltre la scrivania del Direttore l'enorme vetrata che lasciava la possibilità di ammirare il mastodontico colosso industriale chiamato Italiana Ferri e Derivati SpA.
Francesco guardò la sua azienda e fu stretto fra la morsa di chi quel posto di lavoro lo conserva perché non ha altro con cui vivere e la voglia di distruggerlo per regalare un altro futuro ai propri figli. 
E in quel momento gli venne in mente Stefania, così piccola e già alle prese con quel brutto mostro di nome "tumore".
De Angelis si diresse verso la scrivania e si accomodò sulla sua enorme poltrona in stile ultra moderno.
- Prego -.
Francesco, sempre meno convinto, si sedette di fronte al Direttore.
L'uomo aprì il fascicolo che aveva di fronte e che conteneva la situazione della piccola Stefania.
De Angelis diede un colpo di tosse per schiarirsi la voce, poi cominciò il suo discorso.
- Come lei ben sa, sua figlia necessita di un trapianto. La questione, come ovvio, è delicata e come sempre in questi casi la tempestività è la migliore arma nonché la migliore medicina -.
Finita quella frase nello studio entrò la signora Gilda con i caffè precedentemente richiesti. La donna li pose sulla scrivania insieme a due bicchieri d'acqua ed uscì dalla stanza senza dire una sola parola, ma guardando attentamente tutta la scena.
Giuseppe con un cenno della mano invitò Francesco a servirsi e il ragazzo, dopo aver zuccherato il caffè, si portò la tazzina alle labbra e bevve. Stessa cosa fece De Angelis che riprese a parlare.
- In un'altra situazione le cose andrebbero lisce: la bambina verrebbe messa in lista e dopo aver avuto l'organo compatibile, si procederebbe all'operazione. Purtroppo nel suo caso vi è un intoppo -.
- Intoppo? - domandò preoccupato Francesco - Il dottore non mi aveva parlato di nessun problema. Anzi si era espresso in termini positivi e speranzosi - concluse il ragazzo.
- I dottori parlano di salute, qui si parla di molto altro -.
- Senta Direttore: qui stiamo parlando della vita di mia figlia! E' una questione di soldi? Mi sta ricattando? Cosa vuole da me? - sbottò il ragazzo.
- Si calmi, si calmi. Nessuno sta parlando di ricatti ragazzo mio. Ma come lei ben sa, nella vita tutto ha un prezzo -.
Francesco, che avrebbe fatto di tutto per la figlia, domandò - Quanto vuole? -.
De Angelis rise di gusto, poi disse - Non si tratta di soldi. Il suo prezzo è semplicemente un nome -.
- Un nome? - chiese stordito Francesco.
- Sì, un nome - replicò Giuseppe.
- E sarebbe? -.
- Carmelo Loperfido -.
Francesco spalancò gli occhi. Avendo lavorato in uno studio legale penale ben conosceva la figura di Don Carmelo Loperfido. Inoltre, essendo un operaio della Italiana Ferri e Derivati SpA, era a conoscenza che dietro la figura di Amanda si celasse il don in persona.
- Che centra con me Carmelo Loperfido? -.
A quella domanda, Giuseppe si alzò dalla poltrona e si diresse verso il grande tavolo mentre diceva - Sono contento che mi hai fatto questa domanda. Diamoci del tu mio caro, da adesso in poi il "lei" non servirà -.
Arrivato vicino al tavolo, Giuseppe mise le mani su un cofanetto che aprì.
Francesco, spazientito, ripeté la domanda e aggiunse - Non capisco davvero che legame ci sia fra me e quel personaggio. Io sono una persona rispettabile -.
Giuseppe guardò negli occhi Francesco e sorrise in maniera macabra. Poi, spostando il cofanetto in direzione del ragazzo al fine di mostragli il contenuto, disse - Forse con te non ha nessun legame. Eppure, la vita annoda sempre i fili delle nostre esistenze in maniera incomprensibile, rendendoci tutti un po' più vicini -.
Francesco si alzò lentamente dalla sedia e si diresse verso il tavolo. Guardò nel cofanetto e spalancò gli occhi.
- Ogni cosa ha un prezzo mio caro. Ora vediamo dove l'amore può spingere un uomo -.
Francesco guardò negli occhi Giuseppe De Angelis e ci vide tutto il male del mondo.

Clinica Villaggio dei Ciliegi. Stessa mattina. Fuori dall'ufficio del Direttore.
Gilda continuava ad annotare sull'agenda tutti gli impegni e le cose da fare che in quella mattinata avrebbe dovuto fare il direttore.
Assorta nello scrivere, non si accorse dell'arrivo di una persona a lei conosciuta.
Gilda alzò lo sguardo e restò di ghiaccio.
- Fidel! Mio Dio, che ci fai qui? Sei impazzito? De Angelis è dentro nello studio a colloquio con una persona e potrebbe uscire da un momento all'altro -.
- Tranquilla, non lo farà -.
- Non fare il veggente Fidel, De Angelis è una persona pericolosa e piena di risorse negative -.
- Anche io posso essere pericoloso se voglio -.
Fidel poggiò le mani sulla scrivania e avvicinò il viso a quello di Gilda e le chiese sottovoce - Hai fatto quelle ricerche che ti ho chiesto di fare durante la chiamata dell'altra volta? -.
- Sì Fidel, ma devo trovare il momento opportuno. A quanto sto vedendo dall'agenda, De Angelis andrà a Strasburgo per un convegno la settimana prossima e resterà lì per cinque giorni -.
- Va bene Gilda. Ci vediamo fra sette giorni -.
Detto questo, Fidel si rimise dritto e si diresse verso l'ascensore. Incrociò un uomo della sicurezza che immediatamente lo fermò.
- Chi è lei? - chiese il vigilante.
- Sono l'addetto della foto copisteria. Ero venuto a controllare il computer della segretaria e a rifornire la carta -.
L'uomo della sicurezza guardò Fidel con scetticismo. Andò per dire qualcosa, ma fu anticipato da Gilda.
- Sono stato io a farlo salire, mi perdoni. Ho molte cose da fare per il direttore e il computer ha dato problemi e per l'urgenza ho chiesto io al signore di venire qui. Mi dispiace -.
Il vigilante, conoscendo la professionalità e l'indole della signora Gilda, non dubitò di quella spiegazione e invitò semplicemente Fidel ad andare via.
L'uomo guardò Gilda con un espressione di ringraziamento e andò via da lì.
Gilda si sedette sulla sua poltrona mentre il cuore gli batteva a mille.
Subito la porta della direzione si aprì ed uscirono De Angelis e Francesco.
- Signora Gilda, cosa ha? La vedo turbata! - disse Giuseppe.
L'anziana signora, quasi scossa da quella domanda, guardò prima il direttore e poi il ragazzo in viso e abbozzò un sorriso.
Vide i due personaggi andare in direzione dell'ascensore e pensò che quella mattina ad essere turbate erano molte più persone.


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

venerdì 7 luglio 2017

COME COCCODRILLO

Come coccodrillo in cerca di prede,
così la vita risiede
sul fondale della nostra esistenza.
Attenta e pronta
al gesto o alla conta
di tutti i momenti persi.
Poveri i minuti del mio orologio,
come bimbi sperduti
al largo delle incertezze.
E lei è lì,
adagiata sul fondale
che aspetta la mia mossa
per poter uscire.

mercoledì 5 luglio 2017

A ferro e fuoco - pt. 28

La casa era molto silenziosa.
Quel giorno toccava a Francesco di occuparsi della dimora domestica. Aria era rimasta con Stefania per farle compagnia e in serata sarebbe ritornata perché il giorno dopo avrebbe dovuto fare delle commissioni per la madre.
Il pomeriggio sembrava non passare mai e questo pesava molto su Francesco.
Cercava di distrarsi in mille maniere, eppure la sua mente restava incollata al pensiero di Stefania e di Vito Battaglia.
Pensò inevitabilmente agli ultimi anni trascorsi. Non era stato facile per lui. L’ultimo periodo della sua vita Francesco lo aveva vissuto vedendo il destino colpirlo nelle certezze che aveva: l’amore, la famiglia, la vita, i valori. Tutto era stato messo in discussione e alle volte riesumato. Come il ritorno di Vito Battaglia che qualcuno, non sapeva chi, poi aveva eliminato per sempre da questo mondo.
Andò nel suo studio Francesco stringendo nella mano destra una birra in bottiglia. Non sapeva perché, ma aveva deciso di berne una.
Si sedette sulla poltrona e guardò in un punto qualsiasi della stanza. Bevve un altro sorso di birra e dopo guardò quello che c’era sulla scrivania. Vide il quadernetto e, dopo averlo preso, lo aprì sfogliandolo dalla prima pagina. Vide il lento crescere della manina di Stefania all’interno della sua che restava un disegno fisso, una certezza.
A quella vista cominciò a piangere. Tra le lacrime che gli scendevano copiose, Francesco sentì il suono del telefono cellulare provenire dalla tasca.
Senza far passare molto tempo, prese il cellulare e lesse sul display il nome di chi lo stesse chiamando. Lesse Numero Privato e all’inizio non volle rispondere. Poi pensò che avrebbe potuto essere Aria dalla clinica e questo gli bastò per decidersi a rispondere.
- Pronto? -.
- I figli sono un bene prezioso – disse la voce scura dall’altra parte.
- Chi è lei mi scusi? - domandò preoccupato Francesco.
- Qualcuno che ha a cuore la sua situazione -.
- Che cosa cerca da me? Chi è lei? -.
- Non cada in nessuna trappola e non ceda a nulla, mi raccomando -.
- A cosa devo ced.. -.
Francesco non ebbe il tempo di finire la frase che l’uomo dall’altro capo del telefono aveva già chiuso la conversazione.
Ma chi diavolo era?” si domandò guardando intontito il display del suo cellulare.
Avvolto nel suo enigma, il ragazzo non si accorse che in casa era entrata Aria.
- Sei qui – disse la ragazza.

- Ciao Aria – disse lui quasi ritornando nella realtà che lo circondava.
- E’ successa una cosa – continuò lei.
- Questo fine 2016 ci sta regalando troppi accadimenti. Non ce la faccio più -.
- E lo so, ma dobbiamo essere forti e pazienti. Lo sai – replicò lei.
- Cosa è successo questa volta? - domandò Francesco strizzandosi gli occhi con le dita della mano sinistra.
- Il Direttore della clinica vuole parlare con te. Stamattina mi ha comunicato questa volontà e io gli ho risposto che avrebbe potuto tranquillamente dire a me dato che essendo entrambi i genitori di Stefania ognuno di noi poteva essere informato di tutto di modo che avrebbe successivamente comunicato le notizie all’altro -.
- Quindi? -.
- Niente Fra. Lui ha insistito per parlare esclusivamente con te. Ha detto che fra padri ci si capisce, ma a quanto so De Angelis non ha figli -.
- Sarà una di quelle frasi ad effetto che dicono i dottori o i direttori per calmare i pazienti, o meglio la clientela -.
Il ragazzo, finito di dire questa frase sbuffò, bevve un altro sorso di birra e poi disse – Va bene. Andrò a parlare con De Angelis appena possibile -.
- Va bene. Io vado a farmi una doccia, ho bisogno di rinfrescarmi un po’ - e detto così la ragazza diede un bacio al compagno e andò in bagno.
Rimasto solo nella stanza, Francesco guardò il piccolo calendario posto all’angolo sinistro del tavolo.
Bisesto funesto” pensò.

Don Carmelo, poggiò il bicchiere di tonica con ghiaccio e limone sul tavolino e con tono alquanto seccato disse – Spiegami perché uno dei tuoi collaboratori va a seccare alcuni dipendenti in posti di interesse preminente ora nella mia vita -.
Amanda senza scomporsi, pur essendo stata colta di sorpresa dall’uscita del suo compagno, rispose – Io non ho collaboratori amore mio. Io sono solo a capo della tua azienda -.
- Amore mio è un modo elegante per dirmi che sono uomo e, quindi, più idiota della donna in genere e soprattutto della donna che ho di fronte -.
- Sai che ti amo proprio per il fatto che non sei mai stato uno stupido – replicò ancora Amanda.
Don Carmelo, spazientito dal modo di fare della donna, roteò il bicchiere in senso orario poi disse – Ma con chi credi di avere a che fare Amanda? Non mi trattare da idiota -.
- Sono anni che mi tratti da stupida Carmelo. Ogni volta con sta storia che sai le mie mosse, che sai le mie azioni. Allora adesso ti dirò una cosa che ti darà fastidio: le sai le cose? Benissimo! Questa discussione allora è una presa in giro. Le sai le risposte quindi ora da me cosa vuoi? Che ti chieda scusa? Non ti chiederò scusa di nulla perché ho la coscienza pulita. E, inoltre, distingui bene chi è cattivo e chi è buono. Domani potresti pentirti delle tue azioni -.
Finito di dire queste cose, Amanda prese la borsa poggiata sulla poltrona del salone che li ospitava e si diresse verso la porta d’ingresso della villa.
- Dove stai andando? - domandò senza alcuna espressione Don Carmelo.
- Sto facendo quello che vuoi: sparisco per lasciarti riflettere. - rispose lei in maniera acida.
- Dimmi che mi ami Amanda – ribatté veloce lui.
La donna si fermò, si voltò per guardare in faccia il compagno e dopo una breve pausa, che utilizzò per guardare tutta la figura che gli si parava davanti, disse – Ti amo Carmelo -.
Andò per voltarsi, ma si bloccò di nuovo. Guardò il possente boss per l’ennesima volta e disse - Sai qual è la bellezza dell’amore Carmelo? -.
- Quale? -.
- Che ti rende ogni giorno più forte -.
- E la forza ora dove l’avresti avuta? - domandò ironico Don Carmelo.
- Ad aver gettato un “ti amo”. E ogni “ti amo” gettato, è un pezzo di cuore che non si incolla più all’anima -.
E detto questo andò via lasciando Don Carmelo, per la prima volta, solo.
Don Carmelo sentì il rumore del ghiaccio che si scioglieva nel bicchiere. Con esso si sciolse pure la sua forza.
- Ti amo da morire Amanda -.
Le porte blindate, però, non sono adatte a far passare le parole d’amore.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

martedì 4 luglio 2017

DOVE VANNO A MORIRE GLI AMORI

Dove vanno a morire gli amori?
Quando non hai più pazienza,
per sentirne i battiti ed assaporarne gli odori?
In quale scatolone fatto di rimpianti
metterai le colonne sonore,
le mani, i baci e i canti?
In che ripostiglio collocherai il tempo passato insieme
che, impietoso, prenderà polvere 
che coprirà ogni parte dell'anima nostra?
Dove vanno a morire gli amori?
Verso quale tomba o posto segreto
si dirige un amante nostalgico
o un amico perduto?
Dove vanno a morire gli amori?
Perché gli amori, ahimé, moriranno
un po' come me.