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martedì 26 ottobre 2021

HAI MAI PENSATO DI...

 

Fonte: qui



Il rumore dell'otturatore della fotocamera rimbombò nel camerino.
Il telefonino aveva immortalato il bel vestito addosso a Simona, mentre lo smartphone stesso copriva il volto della ragazza. Ultimo baluardo di privacy digitale.
Fatta la foto, Simona la analizzò nel dettaglio per poi darla in pasto ai followers che la seguivano virtualmente.
Diede un ultimo sguardo alle stories e poi uscì dal negozio.
Ultimò lo shopping giornaliero, per poi dirigersi a casa.
Messaggiò con Valerio, suo ragazzo da un po' di tempo e, nella conversazione, si organizzarono per vedersi da lei.
Quel giorno sarebbe stata da sola a casa, pertanto, poteva trascorrere del tempo insieme al suo lui.
Valerio si presentò nel tardo pomeriggio e, vedendola sull'uscio della porta, non riuscì a trattenere la voglia di fare l'amore con lei. Gli piaceva da morire. Soprattutto i suoi occhi e il suo sguardo lo facevano impazzire. Alcuni giorni restava a guardarla per interi minuti finché lei, con un sorriso, non gli ordinava di smetterla.
Era fatta così Simona: troppo donna per non stare al centro dell'attenzione, troppo insicura per sentirsi bella abbastanza.
- Posso restare a guardarti? - chiese Valerio.
- E a mio padre chi lo dice? Tu?
- Sì, lo dico io - e sorridendo la baciò. - Hai mai pensato di sposarmi? - chiese.
- Sì, ma fra dieci anni.
- Perché proprio dieci?
- Perché ne avrò 35, comincerò ad essere vecchia e lì capirò se mi ami davvero.
- Sei seria?
- No! - e ridendo si alzò nuda dal letto. - Rivestiamoci su. Tra poco torneranno i miei.
- Ok.
La sera stessa i due andarono a bere in un pub.
Valerio ripropose la domanda.
- Hai mai pensato di sposarmi?
- Di nuovo? - replicò lei stranita dall'insistenza - Ma che ti prende oggi?
- Perché non mi rispondi?
- Perché me lo domandi in continuazione?
- E' una semplice domanda.
- Semplice? Non mi sembra proprio.
- Non ti ho chiesto di sposarmi. Ti ho solo domandato se ci hai mai pensato.
- Perché lo vuoi sapere?
- Ho una mia idea.
- Posso saperla?
- Penso che ogni persona che ami ti susciti un desiderio, un pensiero. C'è chi ti fa pensare al sesso, chi ad un figlio, chi a sposarti. Chi tutto e chi niente.
- Quindi io sarei quella del matrimonio?
- E se fosse? Non credo sia una cosa brutta.
- No, ma è una cosa. E io sono abituata ad avere tutto.
- Stiamo parlando di altro ora. E non hai nemmeno risposto.
- Io non devo rispondere.
- No?
- No.
- Complimenti.
- Dai su, non voglio litigare.
- Nemmeno io.
- Ok, allora godiamoci la serata.
- Sì, infatti. Godiamoci la serata, che ormai le persone non è più costume godersele.
Quella notte Simona non riuscì a prendere sonno. 
Nel buio della sua cameretta, si domandò quello che ore prima le aveva chiesto Valerio. La risposta fu no.
Si sentì colpevole. Sapeva di amarlo, eppure no: non aveva mai pensato a quell'ipotesi. Due anni bastano per far maturare un pensiero del genere? Quanti anni ci vogliono per dire sì?
Turbata si alzò dal letto. Si guardò allo specchio e pensò a sé stessa a dieci anni da quel momento. E, stranamente, si vedeva con Valerio. E allora perché?
Si prese il tempo di una sigaretta, poi di due, poi di un intero pacco.
Il giorno successivo, decise di dirlo. In un modo o nell'altro.
Quando la sera fece l'amore con Valerio in macchina, il ragazzo si accorse subito che c'era qualcosa che non andava.
Simona, impetuosa com'era, durante il sesso esplose con un secco NO. Valerio lì per lì non collegò la risposta alla sua vecchia domanda. Lei, allora, cercò di essere più chiara mentre, sopra il ragazzo, continuava a muoversi sempre più veloce.
- Non ho mai pensato al matrimonio.
- Lo sapevo - rispose lui ansimante.
- Non l'ho mai pensato, ma ho sempre pensato a te.
- So anche questo.
- E allora perché me lo hai domandato?
- Volevo che anche tu lo capissi.
- Cosa?
- Che arriveremmo al culmine del nostro amore anche con passi diversi.
Simona sentì tutto farsi più caldo dentro di lei. Capì che gli aveva dato tutta la libertà che un uomo può avere da una donna.
- Sto pensando a te nel mio futuro però - disse abbracciandolo.
- E' il motivo per cui non ho interrotto nulla ora.
- Ti amo.
- Tanto da non sposarmi?
- Tanto da tenerti con me tutta la vita.
- E perché non mi sposeresti?
- Perché ho già detto di sì a Dio la prima volta che ti ho baciato. La mia fede è sulle tue labbra, il mio cuore è nel tuo petto e tutti i miei sogni sono nelle nostre dita.
E così facendo, quella sera i due capirono che non avrebbero mai celebrato un matrimonio, ma, nella loro vita, avrebbero ogni giorno consacrato un amore.

giovedì 21 ottobre 2021

YIN E YANG - parte 2

 
fonte: qui







Cristina restò lì.
Odiava quei momenti in cui lo vedeva ferito. 
Eppure, per lei era tutto così facilmente comprensibile. Aveva gridato "Mi ama". Bastava capirlo da lì, che ci vuole?!
Perché gli innamorati hanno bisogno della platea, del palcoscenico? A che serve tutto quel rumore, se l'importante è che il fuoco d'artificio ti scoppi in petto?
- Ti ricordi l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore? - gridò la ragazza sperando di raggiungerlo.
Francesco si voltò, la guardò e alzò entrambe le braccia per poi farle cadere pesantemente sui fianchi.
Cristina capì che era un gesto che la esortava a continuare.
- Quella sera mi hai detto ti amo semplicemente guardandomi negli occhi. Eri sopra di me, hai smesso di muoverti, mi hai guardato e mi hai baciato tre volte. Lentamente. Tre volte come le sillabe del ti amo.
- E con questo?
- E con quello ho capito tutto senza dovertelo far ripetere. Perché in amore le cose ripetute diventano come le campane delle chiese. Suonano, fanno rumore, ma nessuno capisce l'orario.
- Quindi siamo normali?
- No, non lo siamo. Non lo siamo per il semplice fatto che non ci ripetiamo. Noi ci distruggiamo e ci ricreiamo tutte le volte. E ogni volta amiamo una parte diversa di noi.
- Lasciamene amare una.
- Quell'una l'ho consegnata a lui.
- E io cosa ho? Cosa dovrebbe accontentarmi?
- Quello che hai visto prima: che ad ogni aereo che vedo in cielo grido "Mi ama!" pensando all'unica persona di cui voglio l'amore: tu.
- Ti chiederò di sposarmi in aeroporto allora.
Cristina sorrise. Voleva baciarlo, ma sapeva controllare i suoi desideri.
- L'hanno già fatto. Devi essere più innovativo.
Si sorrisero.
Un aereo  passò in quell'istante creando una bellissima scia bianca nel cielo.
Francesco la vide e gridò con tanta forza - MI AMA!
Cristina lo guardò, si commosse e, con una semplicità che le partì direttamente dal cuore, rispose - Sì Francesco...... ti ama. 

lunedì 18 ottobre 2021

YIN E YANG - parte 1

fonte: qui

 



- Mi ama!
Così esclamò Cristina dopo aver visto la scia in cielo prodotta dall'aereo in volo.
Pratica adolescenziale, ormai in disuso, che voleva che il primo il quale avesse avesse visto in cielo una scia dell'aereo dovesse gridare "Mi ama". Successivamente, il secondo e il terzo avrebbe gridato, in sequenza, "Mi pensa" e un mesto "Mi odia".
- Non sentivo questa cosa da due anni! - esclamò Francesco.
- Sei natò già vecchio tu, che vuoi saperne.
- Ecco - esclamò il ragazzo in maniera ironica.
Pur essendo fine settembre, l'aria era praticamente estiva. Restare a guardare il tramonto sulla spiaggia era un lusso che solo nelle regioni del sud Italia ci si poteva permettere.
Francesco guardò Cristina scrutandone il profilo. Pensò che fosse bella da ogni angolazione. Vedeva il suo profilo e adorava affannarsi per cercare di capire a cosa pensasse quando, lasciava vagare i suoi occhi nell'infinito.
Battaglia che sistematicamente perdeva. Ma lo rincuorava il fatto che, dalla notte dei tempi, tutti gli uomini ci avessero provato con le rispettive donne, senza alcun successo.
- Avanti, chiedimelo - sbottò allegramente Cristina.
- Cosa?
- A cosa sto pensando.
- Tanto mi risponderai niente.
- Lo vedi che quando vuoi sai essere intelligente?!
- Non puoi schivarmi per sempre.
- Lo so. Ma, fin quando non arriverò a quel momento, continuo a farlo - e detto questo si alzò nella maniera in cui si alzano le persone che vogliono andare via.
- Perché fai così? - domandò Francesco restando seduto.
- Se ti fa male, smettiamo.
- Come se fosse lì il problema - si alzò anche lui, ponendosi di fronte a lei.
Cristina lo guardò. Vide la sua statura e il suo viso. Sentì di amarlo, ma per lei l'amore era qualcosa che restava nella mente, perché nei gesti poi si inquina con la realtà. Sentì che lo amava, ma, come si ripeteva spesso, lei non era stata programmata per amare nel modo comune. Era fatta per segnare le persone, non per restare con loro.
- E qual è il problema? - domandò tentando di non dimostrare che a quell'argomento, invece, ci stava pensando tanto.
- Il problema è questo eterno ritorno al principio. Ci amiamo, ci lasciamo. Poi uno dei due cerca l'altro, ripartiamo da amici, ci parliamo, ci rinnamoriamo e poi di nuovo nulla.
- Allora dovremmo smetterla.
- Sei insopportabile quando fai così.
Francesco si diresse verso il bagnasciuga, affranto per l'ennesima inutile discussione che aveva voluto intraprendere.
- A te non tocca proprio nulla di quello che accade nel mondo - gridò il ragazzo.
"E perché mai?" pensò Cristina "Perché non piango forse? Perché non sclero? C'è solo un modo per dimostrare?". Si limitò a dire - Forse è così - e si chiuse nel suo silenzio. Quel silenzio che l'accompagnava da sempre.
- Dimmi che mi ami - disse Francesco girandosi di scatto.
- Lo sai.
- Lo so. Ma voglio provarlo.
- E' per il tuo ego?
- E' per il mio cuore.
- Lo sai che è così.
-  Voglio che lo sappiano tutti i presenti.
- Non c'è nessuno qui - rispose ridendo Cristina, mentre si guardava attorno.
- Voglio che lo sappia il mondo che ci circonda. Tutti gli esseri presenti qui ora: la sabbia, il mare, quel cane randagio, le zanzare che tentano di pungermi da un'ora. Tutti.
- A loro, forse, non interessa. - replicò Cristina continuando ad ironizzare.
Francesco prese un attimo di pausa, la guardò e, infine, sbottò.
- Vaffanculo Cri.
E detto così, si diresse alla macchina.

LA BARCHETTA ROSSA

 
Fonte: qui




Nonno Pino aveva una barchetta rossa.
Una barchetta rossa che non l'aveva mai abbandonato. L'aveva chiamata Camilla, come sua moglie.
Lei, invece, sì. L'aveva abbandonato. Tre anni prima. E, ogni volta che prendeva la sua barchetta rossa e ci leggeva il nome sopra, provava quel senso di rabbia che prova solo chi è stato abbandonato.
Non me lo dovevi fare questo pensava tutte le volte.
Camilla si era fatta acchiappare dalla morte. Come quando si gioca da piccoli a guardie e ladri. La morte, per Pino, era un po' così: un continuo correre sperando di non farsi acchiappare.
Era facile riconoscere nonno Pino in mezzo al mare. In quell'immensità di blu che creavano il cielo e il mare nelle giornate di sole, la barchetta rossa di nome Camilla si stagliava bella e definita. Come un rubino incastrato in una collana meravigliosa.
Quella mattina, uscì con la barca alle 10.30, non curante del meteo o previsioni varie. Uscì e basta.
Aveva smesso di fare il pescatore da quando sua moglie non c'era più. In verità, da quel momento, aveva smesso di fare tutto. Tutto tranne che uscire con la barca. Uscire con Camilla era rimasta l'unica gioia. Ci parlava, l'accudiva, la lavava. Un po' come aveva fatto anni prima con la moglie fino a che la malattia la portasse via.
Arrivato al suo solito posto in mezzo al mare, lanciò l'ancora e restò a guardare la costiera Amalfitana. Prese il solito libro e cominciò a leggerlo ad alta voce. Leggere il libro era il rito quotidiano che faceva con la moglie prima di andare a dormire. Ogni sera le leggeva pagine dello stesso libro: Cuore. Anche se, negli anni, lo avevano finito tante e tante volte. Lo avevano puntualmente cominciato. "Come il cuore vero" soleva dire Camilla "Lui batte sempre a ripetizione. E, alla stessa maniera, noi leggiamo questo bel libro." Ricordava l'infanzia, gli amori, la gioventù. Un'epoca di valori e sogni che col tempo si era spezzata sotto la scure della vita e che solo i libri hanno il potere di poter rinverdire.
Lesse il racconto della giornata. Lo lesse con tanta forza e passione che non si accorse che non solo era andato molto a largo ma anche che il meteo era drasticamente cambiato. 
Quando se ne accorse, però, il mare era talmente grosso che, per la piccola Camilla, rientrare era davvero difficile. Provò ad accendere il motore, ma questi non dava cenni di ripartenza. Decise, allora, di usare i remi. Vecchio uomo, vecchio stile.
Cominciò a remare, ma più remava e più si allontanava. E più si allontanava e più remava.
Vide il libro che, intanto, per la forza del vento, sfogliava le pagine in maniera casuale.
Non posso non finire il racconto pensò. "L'infermiere di Tata" andava concluso. Camilla non poteva non avere il suo racconto. Cominciò a gridare il racconto, mentre l'urlo del vento e la pioggia gli rendevano difficile il tutto. Continuò senza sosta: una frase, una remata; una remata, una frase. Finché qualcosa non gli fece perdere il ritmo. Vide il libro volare via dalla barca e cadere nel mare.
Quel libro cuore. Ciò che teneva ancora legato a Camilla. Il libro che lei aveva comprato quando si erano fidanzati.
Non ci pensò due volte e, dimenticandosi dei suoi 78 anni, si lanciò nel mare per recuperarlo.
Le onde lo travolsero immediatamente, eppure lui riuscì a recuperare il libro tenendolo stretto a sé come una persona da salvare.
Lo guardò, si sentì soddisfatto e poi vide tutto diventare blu.
Mentre Pino scendeva nel fondo del mare, vedeva la sua Camilla continuare a danzare sul pelo dell'acqua. Dentro, invece, tutto sembrava calmo.
Forse è così la morte pensò. 
Vide tutto farsi sempre più blu e quell'oggetto rosso diventare sempre più piccolo.
Ora tocca a te leggere pensò Pino. Stasera potrò darti la buonanotte amore mio.
E così fu.

Il giorno seguente Camilla fu ritrovata ad Amalfi.
E lì restò ad attendere un libro, una persona, un amore.