(segue...)
A quella risposta, Lorenzo attese un attimo prima di replicare.
Ci furono alcuni minuti di sospensione, poi sotto al suo nome nello schermo comparve la scritta sta scrivendo...
Il messaggio arrivò come un pugno allo stomaco - Non dirmi niente adesso -
Sara restò un po' interdetta. Non era esattamente l'atteggiamento che si attendeva. Si risentì un po', e per tutta risposta, scrisse un freddissimo - Ok -.
Buttò il cellulare sul letto e continuò a guardare il televisore che, come sempre, era qualcosa di davvero inutile nella sua vita.
Mezz'ora dopo, il cellulare cominciò a vibrare più volte. Sara, quasi vicina ad addormentarsi, si destò da quel torpore e diede uno sguardo allo schermo. Era Lorenzo.
- Scendi -
- Ma sei scemo? E' l'una e mezza di notte! -
- Appunto -
- Appunto cosa? -
- Le tragedie cominciano tutte a mezzanotte. Essendo abbondantemente passata, possiamo programmare il futuro -
- Tu sei pazzo -
- Muoviti -
Sara portò le labbra in avanti, continuando a guardare lo schermo. Era stata mesi a seppellirsi sotto la terra arida dei rimorsi. Una pazzia, a questo punto, non avrebbe cambiato nulla. O forse sì?
Non ebbe il tempo di realizzare la risposta, che si trovò di fronte al ragazzo che le sorrideva.
- Andiamo.
- Dove?
- Mamma mia come sei pesante!
- Non mi piace brancolare nel buio.
- Ma se è una vita che lo fai!
Sara riportò nuovamente le labbra in avanti e replicò un secco - Sei uno stronzo.
I due risero.
Si fermarono in un piccolo bar ancora aperto e presero due birre. Si accomodarono ad un tavolino all'area aperta.
- Sai Lorenzo. Non so come ci sei riuscito, ma hai fatto partire qualcosa dentro di me. Non dico di averla superata, molto probabilmente ci sono dentro fino al collo ancora. Ma quello che sento ora è di non essere destinata a tutto questo. E' sbocciata dentro di me l'idea che, infondo, tutto quello che ho me lo hanno appioppato gli altri e che di mio in questa vita non ci sia un bel niente. Quindi, se perdo tutto, non perdo nulla. Anzi: ci guadagno me stessa. C'è solo un piccolo aspetto.
- Quale?
- Non so fare nulla. Nel senso: non mi sento capace di fare alcunché. L'unica cosa che so fare è questa - Sara prese un fazzolettino di carta e cominciò ad arrotolarlo intorno all'indice e il medio. Armeggiò un altro po' facendo altri movimenti con le mani. Creò un origami a forma di rosa.
- Interessante - disse ridendo Lorenzo.
Si guardarono un po'. Il ragazzo prese l'origami dopo aver bevuto un sorso di birra - Sai cosa mi fa ridere? La gente che crede al fatto che il non saper fare nulla sia uno svantaggio. Per il mio modo di vedere è una grande fortuna. E sai perché? Perché puoi imparare qualsiasi cosa tu voglia. Siamo sempre schiavizzati da un genitore, un amico, un compagno che ci dice cosa dobbiamo fare, cosa è meglio per noi, che strada dobbiamo percorrere. Il non sapere niente di te stesso è la più alta forma di libertà. Ti permette di conoscere tutto e non solo la parte che ti hanno imposto. E poi, secondo me, quando una persona non sa fare nulla è perché la sua anima sa esattamente quale è la sua strada. E non vuole più perdere tempo. Come le bussole: indicano sempre il nord, qualsiasi direzione tu prenda.
- Vuoi dire che sono piccola e tonda?
Lorenzo la scrutò un po' - Se continui a poltrire dentro casa al tonda ci arrivi sicuro.
- Ti ho già detto che sei uno stronzo?
I due risero.
Finita la serata, arrivarono sotto casa di Sara. Si guardarono.
- Perché tutto questo Lorenzo?
- Ti ho visto sorridere tante volte. Volevo vedere quanto si sarebbe allargato il tuo sorriso se fossi stata realmente felice. Gli occhi delle donne sono tutti belli, ma gli sguardi di quelle felici lo sono ancora di più.
Sara sentì quella frase entrarle dentro e decise di andare via.
- Buonanotte.
- Buonanotte.
Trascorse un mese. Il giorno della discussione arrivò e Sara lo affrontò con uno spirito nuovo. Qualcosa di davvero diverso. Andò benissimo e fu l'orgoglio di tutti. Ma quello che più la colpì fu che era orgogliosa di sé stessa.
Uscita dall'Aula Magna con la corona d'alloro in testa, salutava e ringraziava tutti. Cercò Lorenzo, che le aveva promesso che sarebbe stato presente.
Lo vide sbucare da dietro un gruppo di ragazzi che bevevano prosecco.
- Da te non me lo aspettavo - disse Sara.
- Mi sono solo allontanato un attimo. Ho sentito la discussione. Volevo solo non presentarmi a mani vuote davanti ad una dottoressa.
Il ragazzo tese a Sara la mano che fino a quel momento aveva tenuto dietro alla schiena. C'erano dieci rose fatte di carta, identiche a quelle che aveva creato lei quella sera al bar.
Sara sorrise, pensando che quello fosse il dono più bello che avesse ricevuto.
- Ovviamente non è questo il mio regalo.
Lei lo guardò negli occhi - Non sarà mai bello come questo.
Quella sera, la festa di laurea fu un successo.
Ormai alla fine dei festeggiamenti, Sara era seduta ad un tavolo con Lucilla. Si avvicinò Lorenzo.
- Posso?
- Certo - disse Sara.
- Io credo di andare a casa - aggiunse Lucilla.
- Ok. Grazie per essere venuta.
- Buonanotte ragazzi.
I due videro la loro amica andare via.
- E' tempo del mio regalo, vero?
- Credo di si. Ormai sei rimasto solo tu.
Lorenzo porse il pacco alla fresca laureata. Vi trovò un bellissimo bracciale.
- Ah! Dimenticavo - Il ragazzo mise la mano nella tasca destra della giacca e ne estrasse un altro origami a forma di rosa.
Sara sorrise, lo prese e ringraziò. Guardò il tavolino e vide che c'era un portafazzoletti d'acciaio. Prese un fazzoletto e cominciò a piegarlo. Dopo un po', consegnò la sua creazione a Lorenzo.
Era anch'esso un bellissimo origami a forma di rosa. Solo il colore differenziava i due origami: il fazzolettino usato da Sara era rosso.
I due si guardarono con tutta la dolcezza del mondo.
- Devi dirmi qualcosa? - domandò lui.
Lei gli sorrise con quel sorriso che lui aveva sperato tante volte di vedere. Poi, una semplice risposta.
- Sì.