(l'immagine è tratta dal sito https://www.aisoladelba.it/images/isola-delba-destinazioni.jpg)
Gino guardava il mare seduto sull’ultima panchina della Calata a fianco della Trattoria del Garibaldino, consapevole in cuor suo che nemmeno questa volta ce l’avrebbe fatta.
Ogni
giorno era lì, a guardare il mare e a indugiare.
No,
nemmeno questa volta sarebbe riuscito a decidersi nell’impresa di
togliersi la vita.
Mentre
Leone fissava di sottecchi la rada di Portoferraio, Ubaldo sbucò con
la sua vecchia Lambretta dal Voltone della Gran Guardia. Parcheggiò
il motorino sul molo, accanto al Monumento dell’Ancora e poi
s’avviò verso l’amico, triste e pensieroso come ogni giorno.
Scosse
il capo, alzò una mano verso il mare e lo schernì.
-
O Leone de’ mi’ ‘orbelli, eh ti raccomando ‘i tuffo! Fallo
benino! Eh so’ diescianni che ci rimesti! Gli è l’ora di
provacci, maremma maiala! Oggiù, o vai! -. (1)
Ubaldo,
finito il beffeggio, s’avvicinò sorridendo. Leone alzò lo sguardo
verso l’amico, anziano quanto lui e replicò tetro.
-
O che ti ridi, grullo, che se mi gira thoo faccio vede’ io! Mi ci
vole poho sai... gli è solo ‘i momento spescifio che mi manca…
‘uella roba lì mi ci vole -. (2)
-
O che voi di’ co ‘ste fregnacce spescifie! Gli è che tu se’
più lungo della ‘uaresima! - ribatté Ubaldo. Ma poi invitò
bonariamente l’amico. (3)
-
Dai vien via con me a ‘i bar che t’offro un topino. Po esse che
t’aiuti … voglio di’ a ‘un fatti ‘ombinà ‘sta
bischerata. ‘Un si sa mai -. (4)
Gino
sospirò e, dopo alcuni attimi di finta indecisione, seguì Ubaldo.
Salirono
sulla moto.
Il
vecchio cameriere riaccese la Lambretta e, inserita la marcia,
cominciò il suo tragitto verso il bar.
Leone,
seduto sulla moto, continuava a guardare il mare provando quel
perenne senso di colpa che solo i codardi sentono e che si avverte
quando non si è in grado di portare a termine qualcosa.
Ubaldo,
quasi avesse percepito lo stato d’animo di Gino, disse – Gli è
che tu ciai tre paure tutte assieme. Ciai ‘uella d’amare,
quell’artra di ‘ampa’ e alla fine eh ciai anco ‘uella di
mori’. Oh, so’ troppe alla tua età -. (5)
-
Tu ‘un mi ‘apisci - rispose Leone - io so’ uno che riflette,
uno che pensa, che rihorda … che soffre, -. (6)
-
No, no. Tu eh sei uno bischero cunn’hai avuto ‘i tempismo. Le
‘ose eh van piazzate al posto giusto. O piglia ‘na virgola,
presempio. Tu ce l’hai presente ‘na virgola? -. (7)
-
Eh, c’entra, c’entra. La virgola po’ arrovescià ‘i senso dei
discorsi s’un la piazzi a ‘i posto suo. Tu che l’hai detto a la
Matilde? L’hai detto “Ti voglio bene”. E hai sbagliato. Tu
l’avevi a di’: “Ti voglio, va bene?” Punto e basta. E lei
sarebbe stata tua -. (9)
-
Una frase cambia un episodio. Un episodio cambia il tempo. Il tempo
cambia il mondo – disse Leone sospirando.
Ubaldo,
vedendo l’amico provato, capì che era tempo di cambiare
atteggiamento. Dopotutto, un amico non si compatisce, si aiuta quando
soffre, come si può.
E
lui, per consolarlo, partì con la filosofia.
-
Lei non l’ha mai saputo! Tonto! Che guadagno ti ha portato tutto
sto amore sciupato tra gli sguardi. Ti bastavano così tanto due
occhi che incrociano i tuoi per qualche secondo? -.
Gino
abbassò per un attimo il capo, mentre il vento gli scombinava i
capelli.
Ubaldo
restò in silenzio per alcuni secondi, mentre domava la strada con la
sua Lambretta.
La
mattinata era piacevole e il sole riscaldava quel tanto che basta per
sentirsi in pace con il mondo.
-
Oh Leone! Ma perché non ci vai a parlare? -.
-
Con chi? -.
-
Con Matilde -.
-
Ma che diavolo dici!? -.
-
E che hai da perdere scemo? Vuoi morire, no? Domani non ci sarai più.
E allora? La paura te la porterai nella tomba e quando si muore
ognuno nell’aldilà ritrova quello che in vita ha tenuto nel cuore.
E tu resterai con la paura e questo amore di fantasia. Tanto dal
Creatore ne avrai di tempo per fantasticare! E non pensare che un
giorno che ci rincontreremo, davanti a Dio avrai il coraggio per
amarla. Che tanto l’anima nelle tasche porta i sentimenti della
vita passata -.
La
Lambretta arrivò in piazza.
Gino
scese e cominciò a camminare verso un punto non del tutto preciso.
-
Oh Leone, dove vai? Non lo vuoi un drink? -.
-
No, Ubaldo. Oggi no -.
Ubaldo
scosse la testa e, mettendo il cavalletto alla moto, disse sottovoce
– Bischero d’un Leone! -.
Due
giorni dopo, Ubaldo ripercorse la strada come sempre.
Il
sole era ancora più caldo e quella giornata lasciava presagire una
estate meravigliosa.
Nello
stesso punto, nella stessa posizione, ritrovò Leone.
Quasi
fosse uno spettacolo da rimettere in scena, Ubaldo ripropose la frase
di sempre.
-
O Leone de’ mi’ ‘orbelli, eh ti raccomando ‘i tuffo! Fallo
benino! Eh so’ diescianni che ci rimesti! Gli è l’ora di
provacci, maremma maiala! Oggiù, o vai! -.
Leone
si voltò di colpo, guardò Ubaldo negli occhi e gli sorrise.
Ubaldo
capì.
-
Hai parlato con Matilde vero? - domandò il vecchio cameriere.
Gino
detto Leone cominciò a piangere, con le lacrime grosse di chi
davvero soffre. Quelle lacrime grandi che conserva solo chi il dolore
se lo è tenuto dentro, come si tiene un oggetto prezioso in
cassaforte. Fece un piccolo gesto di assenso col capo.
Ubaldo
vedendo quell’amico ormai invecchiato nel suo dolore, lo guardò
con affetto sincero.
-
E ora che farai Leone? - domandò con dolcezza il vecchio.
-
Andrò incontro al mio dolore e vivrò la mia vita affrontandolo -.
-
Ci vuole coraggio per questa cosa Gino -.
-
Sì, ci vuole coraggio. Come un leone! - disse mentre tra le lacrime
un sorriso gli cresceva in volto.
Ubaldo
lo vide sorridere.
Sorrise
anche lui di rimando e disse semplicemente – Come un Leone! -.
Per la traduzione in vernacolo toscano si ringrazia Ido Alessi.
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Per la traduzione in vernacolo toscano si ringrazia Ido Alessi.
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(1) Leone!
Mi raccomando: un bel tuffo. Dopo dieci
anni di
organizzazione, non vorrai mica morire con un tuffo da stupido.
(2) Ridi, ridi, che tanto quando arriverà il mio momento sarò io a
farlo, mi manca solo il momento specifico.
(3) Ma falla finita stupido! Ci stai mettendo più tempo della Quaresima.
(4) Forza
Leone, andiamo a bere qualcosa al bar. Magari ti aiuta a non combinare questa idiozia. Non si sa mai!
(5) Tu
hai paura tre paure tutte insieme: hai paura di amare, hai paura di vivere e hai anche quella di morire. Sono troppe alla tua età.
(6) Tu non mi capisce. Io sono uno che riflette, che ricorda, che soffre.
(7)No no. Tu sei solo uno sciocco che non ha tempismo: le cose vanno piazzate al posto giusto. Prendi una virgola ad esempio.
Hai presente una virgola?
(8) Che cosa centra la virgola?
(9) La virgola può cambiare il senso di tutto. Se la collochi nel posto adatto, tutto cambia. Che hai detto a Matilde? Le hai detto
“Ti voglio bene”. E hai sbagliato. Le dovevi dire "Ti voglio, bene”. Punto e basta. E lei sarebbe stata tua.

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