Pronto Soccorso Clinica Villaggio dei Ciliegi (h. 08.30)
I medici del Pronto Soccorso si muovevano in maniera frenetica attorno alla barella che sorreggeva un Vito Battaglia ridotto in condizioni gravissime.
Giuseppe De Angelis osservava la scena con la sua solita freddezza.
Gli uomini di Loperfido avevano portato Black Jack in una enorme busta nera di cellophan e lo avevano lasciato all'ingresso del Pronto Soccorso quasi fosse un sacco pieno di immondizia.
In piedi davanti alla barella, Giuseppe De Angelis assistette alla lenta agonia di un Vito Battaglia con il volto pieno di contusioni e con gli occhi gonfi e pieni di sangue, il naso e le labbra rotte e il corpo pieno di lividi.
Ma la cosa che più sorprendeva Il Bianco erano le condizioni del tronco di Vito Battaglia: il busto era stato completamente aperto. Due linee, una verticale e una orizzontale, disegnate sul suo corpo creavano una enorme croce dove sul punto dell'intersezione delle due linee, un po' più in basso dello sterno vi era conficcata il collo di una bottiglia di Jack Daniel's.
I medici lavoravano in maniera concitata al fine di tentare di salvare la vita a quell'uomo che, qualcuno invece, in quella clinica avrebbero voluto veder morire.
Le operazioni durarono alcuni minuti, finché il battito cardiaco di Vito Battaglia si fermò facendo si che il macchinario emettesse quel lugubre lungo suono monotono e continuo.
Alle 09.02 di quella mattina, davanti agli occhi di Giuseppe Il Bianco De Angelis, si spegneva la vita di Vito Battaglia.
- Dannato imbecille - sussurrò il Direttore che prima di andarsene disse ai sanitari che avrebbe dato lui personalmente istruzioni su come gestire quel cadavere.
Giuseppe fece per uscire e si trovò di fronte Francesco che intanto aveva visto tutto e che, data la concitazione del momento, nessuno si era accorto fosse lì.
- Cosa ci fa qui lei? - disse con aria arrabbiata De Angelis.
- Mi scusi Direttore - balbettò Francesco.
- Vada immediatamente via da qui - ordinò Il Bianco.
- Certo - disse con aria impaurita il ragazzo che immediatamente abbandonò quella parte di Pronto Soccorso per raggiungere Aria.
Arrivato vicino alla sua compagna, si sedette vicino a lei con gli occhi sbarrati e senza fiato.
- Che è successo Francesco? Come sta Stefania? - domandò preoccupata Aria.
- Non lo so - rispose il ragazzo tenendo gli occhi fissi sul pavimento.
- Che sta succedendo? Perché hai questo atteggiamento? Mi fai paura -.
Il ragazzo, molto lentamente, volse lo sguardo verso Aria e con una voce senza espressione disse - Qualcuno ha ucciso Vito Battaglia -.
- Mio Dio! Ma che stai dicendo? Chi è stato? -.
- Non lo so, ma credimi Aria lo ringrazierò per tutta la mia vita. E se un giorno lo conoscerò, farò in modo che viva per l'eternità -.
Aria andò per fare un sospiro, ma sentì un dottore gridare il suo cognome.
- Adinolfi? Chi è Adinolfi? -.
- Sono io - disse preoccupata Aria che in quel momento si ricordò di aver dato il suo cognome invece di quello di Francesco.
- Venite con me - disse il dottore.
- Sì - rispose la ragazze che immediatamente si alzò per seguire il dottore.
Lo stesso fece Francesco che seguì le due persone che lo precedevano.
Si fermò di fronte alla porta scorrevole della stanza che sapeva custodire il cadavere di Vito Battaglia. Era brutto ammetterlo, ma la morte di quell'uomo gli aveva procurato un senso di gioia e libertà.
Ma si ricordò anche che, nella vita, ad ogni gioia corrisponde un'amarezza.
"La vita è una bilancia che non sbaglia mai" pensò.
Entrò nell'ascensore della clinica domandandosi cosa la vita gli avesse messo sull'altro piatto.
Ultimo piano della clinica Villaggio dei Ciliegi (stessa mattinata)
L'uomo enorme e ben piazzato camminava indisturbato per quei corridoi, con la sicurezza di chi conosce bene la strada che sta percorrendo.
Dopotutto, in quella struttura ci aveva per un breve periodo lavorato e sapeva bene come muoversi.
Arrivò di fronte alla porta a vetri che delimitava l'aria destinata a segreteria e sala d'aspetto prima della porta d'ingresso dell'ufficio del Direttore De Angelis.
L'uomo aprì la porta, sapeva di dover fare in fretta, e si diresse con passo svelto verso la scrivania della segretaria.
- Donna Gilda - disse semplicemente, a mo' di saluto.
La donna sentì quella voce e sussultò. - Fidel! Mio Dio, che ci fai qui? -.
- Sono venuto a parlare con te -.
- Sai bene che non possiamo parlare qui. Ti metterai nei guai -.
- Non mi metterò nei guai e sai meglio di me che fuori di qui non ci vediamo da oltre dieci anni. Non avevo scelta -.
- Lo sai perché l'ho fatto e lo sto facendo Fidel. Sai quanto mi costa -.
- E' costato e costa anche a me - disse l'uomo stringendo il pugno quasi a voler scacciare i brutti ricordi che stavano affiorando. Fidel però era un operatore troppo ben addestrato e non si lasciò fuorviare troppo dalle emozioni.
- Hai la possibilità di azzerare tutto Gilda -.
- Odio quando mi chiami così -.
- Hai l'occasione per cambiare anche questo -.
- Che cosa vuoi che faccia? -.
- Devi aiutarmi a fare qualcosa. Puoi cambiare un destino finalmente. E con questo anche il tuo -.
- Cosa vuoi esattamente? -.
- Mi serve che tu... - Fidel interruppe la frase avendo sentito il segnale acustico dell'ascensore che annunciava l'apertura delle porte.
- Devo andare - disse Fidel.
- No ti prego, non andare così in fretta. Non ti rivedrò per altro tempo ancora e questa volta non so se ce la farò. Sono troppo vecchia -.
- Dipende da te -.
- Ok Fidel, ti aiuterò. Qualsiasi cosa sia - disse la donna commossa.
- Bene, mi farò vivo io. Addio - e detto questo l'uomo si voltò per andare via.
Gilda lo bloccò pronunciando il suo nome.
- Cosa c'è? - disse Fidel.
- Dimmelo. Lo proviamo entrambi e sono passati vent'anni dall'ultima volta che me lo hai detto durante il funerale -.
Fidel sospirò, deglutì un po' di saliva, e poi con una tenerezza che nessuno mai gli avrebbe attribuito disse - Ti voglio bene mamma -.
E detto questo andò via senza farsi vedere, mentre l'anziana donna restò seduta in uno stato di commozione più che visibile.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
Nessun commento:
Posta un commento