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sabato 17 giugno 2017

A ferro e fuoco - pt. 25

La sera precedente (h. 02.00 - 08.00)
Diversamente da quanto potesse credere Vito Battaglia, gli uomini nella macchina non lo incappucciarono.
Di solito, o per lo meno nei film si comportavano in questa maniera pensò, il sequestrato viene bendato o comunque viene coperto in modo da non conoscere la strada e il luogo in cui lo condurranno.
Evidentemente, quella gente voleva proprio che Black Jack capisse bene dove lo stessero portando.
La macchina, che sfrecciava a tutta velocità per le vie della città, rapidamente macinava chilometri per arrivare verso la propria destinazione.
Nell'abitacolo in cinque si stava stretti e la corporatura delle persone che l'erano venuti a prendere, certamente non agevolava la vivibilità in quello spazio.
Dopo venti minuti, la potente auto si fermò davanti ad un palazzo che Vito Battaglia ben conosceva. Come i due personaggi seduti ad entrambi i suoi lati scesero e lo presero con forza per farlo uscire dall'auto, Black Jack vide il portone che aveva scassinato abilmente giorni prima e il corridoio e le rampe di scale che aveva fatto per porre in atto il suo disegno criminoso.
- Che originalità - disse in maniera beffarda.
I "soldati" lo guardano con aria ancora più divertita e uno di loro avvicinando la propria faccia a quella di Battaglia rispose semplicemente - Non sai quanto siamo buffi quando siamo a casa -.
Vito sentì l'odore pesante e forte dell'alito di quell'uomo. Provò a tirargli una testata, ma l'uomo che lo teneva per le braccia intuì la mossa del prigioniero e sferrò un potente calcio sul ginocchio di Black Jack che si piegò per terra.
- Cane rognoso - disse il soldato. Poi guardò gli altri e disse - Saliamo, svelti! -.
Saliti al piano che gli competeva, avvolti in un silenzio spettrale, i soldati gettarono per terra Vito Battaglia e si misero uno a fianco all'altro creando una specie di diga umana. Black Jack capì che l'unica direzione che gli era consentita era quella davanti a sé. 
Si alzò e con passo calmo si diresse verso la porta di ingresso della casa. Guardò per un attimo il muro alla sua sinistra e precisamente la porzione dello stesso che era di fronte alla porta blindata aperta per lui. Trovò una busta per le lettere bianca con su scritto Vito Battaglia.
- Sempre più originali - disse.
Strappò la busta dal muro, l'aprì e lesse il contenuto. "Are you thirsty?".
- Che cazzo vuol dire? - si domandò seccato Battaglia, che di inglese proprio non ne sapeva nulla. Si voltò verso gli uomini che presidiavano il pianerottolo e con aria nervosa ripeté la domanda - Che diavolo significa? -. Quelli però restarono in silenzio.
"Figli di puttana" pensò "sono stanco di queste puttanate". Finito di pensare quelle cose, Vito Battaglia entrò con passo svelto in casa.
- Allora! Vediamo di finire questa buffonata -.
All'interno trovò ad aspettarlo Don Carmelo e alcuni dei suoi, nonché una signora con alcuni ragazzi.
- Che diavolo significa Loperfido? Ti sei portato i parenti? -.
- L'educazione non è mai stato il tuo forte Battaglia -.
- E l'inventiva il tuo. Mi hai copiato le cose, vecchio -.
- Le ho solo prese in prestito. Ma ora ti ridarò tutto -.
- Io quel frocio che ti faceva da assistente non te lo posso più ridare però. E' morto - disse sorridendo Battaglia.
Sentite queste parole, la signora alla destra di Don Carmelo ebbe un moto d'ira. Ma l'anziano boss la fermò dicendole qualcosa nell'orecchio.
- Conosci questa casa vero? - chiese Don Carmelo.
- Certo. E' la casa di Mauro -.
- Questa alla mia destra è la sua famiglia -.
- E ora? Devo passargli gli alimenti -.
- No, non vogliono avere nulla a che fare con un essere immondo come te -.
- Senti vecchio di merda: se mi hai fatto venire qui per farmi fare le condoglianze a quella vedova allora sappi che mi sto davvero rompendo le palle. E poi troppo facile fare lo spavaldo quando hai dieci persone armate affianco -.
- E come la risolveresti la cosa Battaglia? -.
- Io le mie cose le risolvo vecchio stile: con le mani -.
- Se si parla di vecchio stile, trovi un ottimo compagno -.
- Tu contro di me? Ahahaha lascia stare nonno -.
Don Carmelo sospirò, si tolse il Borsalino che aveva sul capo e lo consegnò ad uno dei suoi. Poi tolse la giacca, la cravatta e la camicia. 
- Chiudete la porta - ordinò.
Vito Battaglia guardò meravigliato il fisico di Don Carmelo. Era muscoloso e di una prestanza che per una persona di quasi settant'anni era davvero difficile credere. Lo vide voltarsi per consegnare la collana che indossava nelle mani della moglie di Di Stani e vide l'enorme tatuaggio che gli copriva tutta la schiena: un grande faro acceso indicava la via sopra una scogliera altissima e le onde del mare in tempesta che sbattevano contro le rocce, mentre alla base del disegno campeggiava la scritta "Lux bellatoribus tantum viam monstrat".
Anche in quel momento Vito Battaglia non capì cosa stesse leggendo, ma in fin dei conti non gliene importava nulla.
- Avanti Vito, vecchio stile - disse Don Carmelo.
- Non ho bisogno di spogliarelli o puttanate varie. Io ti uccido e me ne vado da qui - disse Black Jack guardando tutti i presenti.
Detto questo l'uomo si scaraventò contro il vecchio boss in maniera furiosa e cominciò a colpirlo con numerosi pugni in faccia finché il vecchio boss cadde per terra.
- Alzati! - gridò Battaglia.
Carmelo si alzò e provò ad attaccare ma i suoi pugni furono intercettati dal Battaglia che immediatamente piazzò altri colpi che fecero nuovamente franare al suolo Don Carmelo. La scena si ripeté per tre volte finché all'ultima Don Carmelo sembrava non dare cenno alcuno di ripresa.
- Vigliacco! - sussurrò Black Jack che vista l'immobilità del suo avversario che giaceva per terra continuò dicendo - Datemi da bere o me ne vado -.
Guardò tutti i presenti in sala che intanto restavano immobili quasi fossero di cera. Non capì il loro comportamento e ripeté la frase ad alta voce.
D'un tratto Don Carmelo si alzò, quasi non fosse successo nulla.
- Te ne vuoi già andare Vito? - 
- Dannato vecchio - rispose l'uomo che immediatamente si lanciò un'altra volta contro il boss. Quest'ultimo però, al contrario di prima, si mosse con una velocità sorprendente e cominciò a sferrare pugni sul volto e sul corpo di Vito Battaglia con una forza impressionante. Ogni pugno ricevuto rendeva Vito Battaglia sempre più debole. Ogni colpo faceva vibrare le sue ossa come non mai. Vito si alzò più e più volte ma il suo orgoglio smisurato non gli faceva comprendere quanto stesse accadendo. "La campana del tempo arriva sempre per suonare le tue colpe e questa è la tua Battaglia" sussurrava Don Carmelo ad ogni colpo sferrato su Vito.
Completamente a terra e con il volto pieno di sangue e gli occhi chiusi per gli ematomi, Black Jack tentava di tirarsi su cercando qualcosa per aggrapparsi.
Arrivò Don Carmelo che, prendendolo dalla gola, lo tirò su e gli disse - Il vecchio di merda non potrà avere quello che vuole, ma potrà soddisfarsi in altra maniera -.
Finito di dire queste parole, scaraventò Battaglia su una sedia e poi disse - Portatemi da bere -.
Una delle guardie annuì e chiese - Cosa le porto signore? -.
Don Carmelo guardò prima il soldato, poi volse lo sguardo su Vito Battaglia e, fissandolo, rispose - Jack Daniel's -. 


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

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