Trapianto.
La situazione ormai si era pesantemente complicata per la piccola Stefania e il dottore che sedeva dinnanzi ad Aria e Francesco parlava ormai della necessità e dell'obbligatorietà dell'intervento chirurgico.
Essendo il paziente molto giovane le probabilità di successo erano buone, ma come sempre il tempo non bisognava perderlo e occorreva agire con decisione e velocità.
Aria ascoltava il medico con grande apprensione. Anche Francesco lo faceva, ma con un leggero distacco. Aveva appena scoperto cosa la vita gli aveva messo sull'altro piatto della bilancia: la figlia. Alla morte di un suo nemico, ora la vita come contropartita chiedeva il destino di Stefania.
Il dottore continuava a parlare ignaro del fatto che il giovane davanti a lui stesse riflettendo su altri aspetti della sua esistenza.
Francesco scosse il capo e interruppe il discorso del dottore facendo una domanda.
- Con chi dobbiamo parlare per procedere su questa strada dottore? -.
- Ovviamente io mi attiverò per preparare il tutto, ma conoscendo il Direttore penso che vorrà essere informato sulla vicenda e sulle possibilità vagliate. Sapete: è una persona molto professionale e si interessa davvero di tutti i clienti della clinica -.
- Immagino - rispose Francesco non proprio convinto.
- La bambina comunque per oggi, in via precauzionale, resterà qui pertanto, se uno dei due vuole restare a dormire nella struttura, non ci sono problemi - concluse il dottore.
I due ragazzi ringraziarono e si alzarono dalle rispettive sedie. Optarono per andare a salutare Stefania e, nel frattempo, decisero chi dei due dovesse rimanere.
Arrivati nella stanza in cui si trovava la figlia, i due giovani finsero una certa serenità al fine di non turbare ancora di più Stefania.
Finiti i convenevoli e dopo aver parlato un po' con lei, Aria e Francesco uscirono per confermare la decisione precedentemente presa.
- Resto io Aria, non voglio che stai qui. Sei molto turbata e hai bisogno di riposare. E poi sicuramente in casa sai fare più cose tu. Io sono un disastro nel fare le faccende domestiche - disse Francesco sorridendo.
Aria, non del tutto convinta, accettò di ritornare a casa con la promessa che in caso di bisogno Francesco non avrebbe esitato un minuto a chiamarla.
Il ragazzo diede la sua parola e, dopo aver consegnato le chiavi dell'automobile alla compagna, la scortò fino all'uscita della struttura.
- Passo nel pomeriggio durante l'orario di visita ok? - disse Aria.
- Certo! Noi saremo qui ad aspettarti - rispose Francesco.
I due si salutarono e il ragazzo rientrò nella Clinica.
Prima di salire al piano in cui era ricoverata la figlia, decise di andare a prendere un caffè al bar della clinica.
Arrivato fece dapprima lo scontrino e poi si mise in fila al bancone per chiedere quanto aveva pagato.
Giunto davanti al barista porse il documento fiscale e chiese un caffè. L'uomo prese lo scontrino e dopo averlo controllato, lo strappò leggermente e lo riconsegnò nelle mani del ragazzo. Mentre il barista procedeva nel preparare il caffè, Francesco si guardò per un attimo attorno.
Al suo fianco notò un uomo di corporatura possente e dalla faccia non del tutto estranea. Lo guardò per alcuni istanti cercando di capire se lo avesse mai visto o se lo conoscesse.
Non si accorse che aveva impiegato molto tempo a fissarlo, se non quando lo stesso uomo gli disse - Che hai da guardare? -.
- Scusami, non volevo. Credevo di conoscerti e cercavo di capire dove e quando c'eravamo conosciuti -.
- Non ti conosco. Ora puoi bere il tuo caffè - concluse l'uomo che poggiò la sua tazzina sul piattino e andò via.
Dopo quella risposta, Francesco capì che forse quell'uomo era meglio non conoscerlo affatto.
Giuseppe De Angelis non impiegò molto per comprendere che lo stato d'animo di Gilda e l'uomo robusto e palestrato che era andato via avessero fra di loro un legame.
Ma, in quel momento, lo stato emotivo della sua segretaria poco gli interessava.
Vito Battaglia era morto, il cadavere era stato portato nella sua struttura e molti lo avevano visto e riconosciuto.
La manovra di Don Carmelo era semplice: spostare l'attenzione delle Forze dell'Ordine dalla Italiana Ferri e Derivati SpA alla sua clinica.
Sicuramente sarebbero partite delle indagini e con i Carabinieri addosso, Giuseppe non avrebbe potuto fare più nulla. Inoltre, uno dei suoi migliori sicari era stato appena fatto fuori.
Aveva poco spazio di manovra Giuseppe Il Bianco. Ma sapeva bene che un uomo con le spalle al muro riesce a trovare magicamente delle risorse incredibili.
Ci avrebbe pensato poi.
D'un tratto bussarono alla porta. Era come sempre la signora Gilda che recava in mano un fascicolo.
- Di che si tratta signora? -.
- Riguarda la figlia di quel ragazzo che ci ha chiesto di monitorare -.
- Ah, la ringrazio. Lasci sul tavolo ed esca pure. Ho bisogno di pensare -.
- Immagino. Con permesso - e detto questo la signora uscì.
Giuseppe fece un lungo respiro. Questa vicenda familiare non si stava rivelando una buona pista. Almeno fino a quel momento.
De Angelis prese il fascicolo in mano e lesse con cura quanto c'era scritto, finché non lesse una parola che gli illuminò la giornata: "trapianto".
- Bingo! - disse euforico.
Si alzò di scatto dalla poltrona e si diresse verso la porta e chiuse a chiave. Si fiondò verso il quadro che nascondeva la cassaforte e dopo averlo poggiato per terra, aprì la stessa ed estrasse il bauletto che vi era custodito all'interno.
Aprì velocemente la confezione e vide quanto c'era dentro.
Scoppiò in una risata isterica. Prese il contenuto, il quale era posto in una busta di plastica trasparente con una cerniera a clip, e si diresse verso la vetrata che affacciava sul colosso industriale che voleva a tutti i costi.
- Lo vedi che ho qui maledetto vecchio? Ahhahah! Se questo fine anno hai voluto festeggiare col Jack Daniel's, tranquillo io saprò aspettare la mia Pasqua e la mia resurrezione. E lì avremo i verdetti e lì si abbatterà su di te il mio giudizio -.
Ripose tutto nella confezione e quest'ultima nella cassaforte. Riappese il quadro a copertura della stessa.
Si andò a sedere dietro la scrivania, sulla sua poltrona, e con il telefono fisso contattò la signora Gilda.
- Signora mi faccia salire il Responsabile dell'Economato grazie -.
- Subito Direttore -.
L'uomo agganciò, tutto piano piano si stava raddrizzando, fino a quando non risuonò il telefono fisso.
- De Angelis - disse Giuseppe.
- Signor Direttore, mi scusi se la importuno ancora ma è arrivata una mail per lei. E' molto sospetta -.
- La stampi e me la porti Gilda -.
La donna chiuse la conversazione e dopo pochi istanti si presentò nello studio con un foglio A4 in mano.
De Angelis lo prese e, dopo aver ringraziato la signora, lo lesse e capì che non era ancora tutto raddrizzato.
- Maledetto! Tu, Shakespeare e i tuoi motti! - disse appallottolando il foglio che scaraventò con forza in un punto imprecisato della stanza.
Il monito era sempre quello.
"C'è del marcio in Danimarca!".
Vito Battaglia era morto, il cadavere era stato portato nella sua struttura e molti lo avevano visto e riconosciuto.
La manovra di Don Carmelo era semplice: spostare l'attenzione delle Forze dell'Ordine dalla Italiana Ferri e Derivati SpA alla sua clinica.
Sicuramente sarebbero partite delle indagini e con i Carabinieri addosso, Giuseppe non avrebbe potuto fare più nulla. Inoltre, uno dei suoi migliori sicari era stato appena fatto fuori.
Aveva poco spazio di manovra Giuseppe Il Bianco. Ma sapeva bene che un uomo con le spalle al muro riesce a trovare magicamente delle risorse incredibili.
Ci avrebbe pensato poi.
D'un tratto bussarono alla porta. Era come sempre la signora Gilda che recava in mano un fascicolo.
- Di che si tratta signora? -.
- Riguarda la figlia di quel ragazzo che ci ha chiesto di monitorare -.
- Ah, la ringrazio. Lasci sul tavolo ed esca pure. Ho bisogno di pensare -.
- Immagino. Con permesso - e detto questo la signora uscì.
Giuseppe fece un lungo respiro. Questa vicenda familiare non si stava rivelando una buona pista. Almeno fino a quel momento.
De Angelis prese il fascicolo in mano e lesse con cura quanto c'era scritto, finché non lesse una parola che gli illuminò la giornata: "trapianto".
- Bingo! - disse euforico.
Si alzò di scatto dalla poltrona e si diresse verso la porta e chiuse a chiave. Si fiondò verso il quadro che nascondeva la cassaforte e dopo averlo poggiato per terra, aprì la stessa ed estrasse il bauletto che vi era custodito all'interno.
Aprì velocemente la confezione e vide quanto c'era dentro.
Scoppiò in una risata isterica. Prese il contenuto, il quale era posto in una busta di plastica trasparente con una cerniera a clip, e si diresse verso la vetrata che affacciava sul colosso industriale che voleva a tutti i costi.
- Lo vedi che ho qui maledetto vecchio? Ahhahah! Se questo fine anno hai voluto festeggiare col Jack Daniel's, tranquillo io saprò aspettare la mia Pasqua e la mia resurrezione. E lì avremo i verdetti e lì si abbatterà su di te il mio giudizio -.
Ripose tutto nella confezione e quest'ultima nella cassaforte. Riappese il quadro a copertura della stessa.
Si andò a sedere dietro la scrivania, sulla sua poltrona, e con il telefono fisso contattò la signora Gilda.
- Signora mi faccia salire il Responsabile dell'Economato grazie -.
- Subito Direttore -.
L'uomo agganciò, tutto piano piano si stava raddrizzando, fino a quando non risuonò il telefono fisso.
- De Angelis - disse Giuseppe.
- Signor Direttore, mi scusi se la importuno ancora ma è arrivata una mail per lei. E' molto sospetta -.
- La stampi e me la porti Gilda -.
La donna chiuse la conversazione e dopo pochi istanti si presentò nello studio con un foglio A4 in mano.
De Angelis lo prese e, dopo aver ringraziato la signora, lo lesse e capì che non era ancora tutto raddrizzato.
- Maledetto! Tu, Shakespeare e i tuoi motti! - disse appallottolando il foglio che scaraventò con forza in un punto imprecisato della stanza.
Il monito era sempre quello.
"C'è del marcio in Danimarca!".
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale