La saracinesca chiusa non era un segnale positivo per gli avventori dello Strike&Pull.
Giuseppe Il Bianco la osservò come si osservano le cose che si sa accadranno, anche se non si conosce quando.
Seduto nella sua vettura, prese il cellulare e compose il numero del circolo. Sentì squillare, ma dall'altro capo del telefono non rispose nessuno.
Decise allora di far visita a Vito Battaglia di persona.
Questa volta, però, sapeva che non doveva essere notato. La situazione stava diventando calda e gli addetti ai lavori, come simpaticamente soleva chiamare le forze dell'ordine, stavano cominciando a girare intorno a Black Jack.
Con l'idea di acquisire la quota di maggioranza della Italiana Ferri e Derivati SpA, farsi trovare in compagnia di un pregiudicato ancora alle prese con i guai con la giustizia, non era certamente una mossa da furbi.
Parcheggiò l'autovettura abbastanza distante dal punto di interesse, poi svoltato un angolo, andò a bussare alla porta di sicurezza del locale stesso.
Dovette battere più volte il pugno prima di vederla aprire. Sapeva che Vito era un tipo orgoglioso e dover dare spiegazioni su come mai un suo uomo fosse scomparso sicuramente lo innervosiva molto.
La porta si aprì e Giuseppe De Angelis entrò senza nemmeno salutare. Nel buio del retro del locale, il Bianco non si accorse delle condizioni di Battaglia.
Senza nemmeno dire una parola i due andarono nello studio.
Solo lì Giuseppe si accorse delle condizioni di Black Jack.
- Ma che diavolo ti è successo? -.
- Che cosa vuoi Bianco? -.
- Nell'ambiente sono anche conosciuto come ottimo dottore. Posso darti una mano se vuoi -.
- Risparmiami queste puttanate -.
- Che fine ha fatto Giovanni Santanastasia? -.
- E' morto - rispose Vito tra i denti.
- Mio Dio. E come è successo? - rispose ironico Giuseppe.
- Non lo so - replicò vago l'altro.
- Non lo sai? Fammi capire: ti ammazzano il braccio destro e tu non ne sai un cazzo? -
- Senti non mi va di...-
- Senti un cazzo Black Jack. Questi anni in Svizzera ti hanno fatto diventare più idiota di quanto eri? -
- Non parlami così Pe' -.
- Perché che cosa vuoi fare? Picchiarmi? Ahahahah Black Jack, come sei ridotto oggi, non riusciresti a menare nemmeno un anziano -.
Vito Battaglia sapeva che quell'uomo aveva ragione. Era troppo mal ridotto per fare qualcosa.
Dopo i pugni di Don Carmelo, i suoi seguaci lo avevano pestato a dovere per l'errore di aver colpito Mauro Di Stani.
Dopo i pugni di Don Carmelo, i suoi seguaci lo avevano pestato a dovere per l'errore di aver colpito Mauro Di Stani.
- Fatti un bicchierino, poi parliamo - disse Giuseppe.
Vito mosse il capo in un gesto di assenso. Bevve e poi attese che l'ospite parlasse.
- Che devo fare con te Black Jack? Io vengo a proporti un'alleanza fruttuosa e ti ritrovo con dei lividi in più e un uomo in meno. Devi aspettare che quel vecchio e Mauro Di Stani ti ammazzino perché ti decida a collaborare con me? -.
- Quel vecchio è affare mio e per quanto riguarda l'altro ho già comprato la bottiglia di whiskey -.
- Quel vecchio serve a me, idiota che non sei altro. E tu mi aiuterai. A Mauro Di Stani, invece, non torcerai un capello fin quando non te lo dirò io intensi? Io avrò l'azienda, tu avrai la tua vendetta - e detto questo Giuseppe fece un enorme sorriso di compiacimento.
- Non prendo ordini da te Bianco -.
- Qual è la mano con cui scrivi Vito? Sempre che tu sappia scrivere -.
- La sinistra, lo sai che sono mancino. Ma che cazzo di domand... -.
Vito Battaglia non ebbe il tempo di finire la frase. Giuseppe gli prese la mano destra e, dopo avergliela aperta e bloccata sul tavolo, la inchiodò col bisturi che aveva sempre con sé.
- Da ora tu prendi ordini da me. Ora ti blocco la mano Battaglia. Un'altra risposta negativa e ti blocco il respiro -.
Detto questo, Giuseppe andò via lasciando Vito nello stato in cui era.
- Ricordati di pulirlo, disinfettarlo e ridarmelo ok? - disse il Bianco sbattendo la porta del piccolo studio dietro alle sue spalle.
Alcune settimane dopo, Giuseppe il Bianco seduto sulla scrivania della presidenza della sua clinica Villaggio dei Ciliegi, firmava le ultime pratiche burocratiche.
Sulla sua scrivania di vetro in design ultra moderno, tutto era ben ordinato come piaceva a lui. Odiava tremendamente la confusione, in tutto e in ogni luogo.
L'attività della clinica andava più che bene. Era uno dei poli migliori della regione per i malati di tumore. Ma a poco a poco, stava prendendo piede in tutta la nazione divenendo un punto importante anche di informazione. I suoi numerosi allacci e la sua bravura nell'intrattenere rapporti con cliniche italiane ed estere, lo avevano portato anche a creare meeting sulla medicina che avevano acquisito prestigio e valenza nel campo della chirurgia volta alla lotta e alla prevenzione dei tumori.
Ma il Bianco sapeva anche che credere che le cose vadano bene è il primo passo per la disfatta totale. Inoltre, per lui andare bene era una frase che non dava nessuna gratificazione. Le cose per lui dovevano essere perfette. E, ovviamente, tutte sotto il suo controllo.
Giuseppe si stese sullo schienale della poltrona bianca con i poggia braccia in metallo. Si portò la penna Montblanc in bocca e sorrise all'idea di essere padrone della clinica e della Italiana Ferri e Derivati SpA. Mentre rideva a quel pensiero, sentì bussare alla porta.
- Avanti - disse con tono gentile, mentre riprendeva una posizione più professionale.
- Buongiorno De Angelis - disse l'ospite.
- Avvocato Franciacorta, che piacere -.
Il legale si avvicinò alla scrivania e salutò Giuseppe tendendogli la mano.
- Prego, si accomodi - disse il Bianco indicando la bella poltroncina bianca posizionata di fronte a lui.
- Grazie - rispose Franciacorta, accettando l'invito.
Mario Franciacorta era l'avvocato storico di Giuseppe De Angelis. Divenuto avvocato in giovane età, insignito della toga d'onore, era subito entrato nel mondo dell'avvocatura che conta. Aveva per qualche anno tentanto anche il concorso per diventare notaio, sfiorando il conseguimento del titolo.
Aveva i capelli rasati, magro e con occhi color ghiaccio, era conosciuto per non dare una buona impressione ai clienti e non solo. Risultava glaciale, inespressivo e totalmente distaccato e insensibile. Per lui contava solo il risultato e gli onorari. L'avvocato giusto per un tipo come Giuseppe De Angelis.
- Allora dottore, come mai questa premura nel volermi vedere? - domandò Franciacorta arrivando subito al sodo.
- Sarò diretto come lei avvocato. La questione è questa: voglio rilevare delle quote societarie -.
- Quote societarie - ripeté il legale scuotendo un po' il capo in avanti e indietro.
- Sì -.
- E di che quote staremmo parlando? -.
- Una aziendina che sicuramente conoscerà: la Italiana Ferri e Derivati SpA -.
- Ah però! - replicò Franciacorta in tono ironico.
- Ha qualche problema avvocato? -.
- Lo avrò se non sarà in grado di pagare il mio lavoro. E vista l'eccezionalità della cosa, il compenso sarà robusto -.
- Non si preoccupi avvocato. Come ben sa, sono anni che collaboriamo insieme, sin dai tempi della nascita di questa struttura. E non credo lei abbia mai avuto problemi nel fare la spesa -.
- Mi sono sempre guadagnato sul campo il mio tozzo di pane -.
- Che condiamo col caviale a quanto pare -.
I due sorrisero.
L'avvocato poggiò il braccio sinistro sulla scrivania e, avvicinandosi quasi come se non si volesse far sentire, disse - Lo sa che il proprietario della Italiana è Carmelo Loperfido? -.
Giuseppe, al suono di quel nome, contrasse la mascella in un moto di ira. Il suo sguardo si spostò sul tagliacarte. Avrebbe voluto uccidere quel legale e chiunque avesse pronunciato ancora quel nome. Fece un respiro poi, guardando nuovamente l'ospite, rispose - E' semplicemente il nome della persona a cui farò una offerta - e finita quella frase si lanciò in un sorriso di facciata.
- Va bene. Allora la contatterò io nei prossimi giorni, ci vedremo nel mio studio e in tranquillità vedremo la strategia da adottare -.
- Come vuole lei - rispose Giuseppe De Angelis, mentre dalla tasca interna estraeva una busta per raccomandate che pose sulla scrivania.
- Vada a comprare il pane avvocato - aggiunse il Bianco.
Il legale prese la busta, la mise nella sua The Bridge color testa di moro e, dopo aver salutato, uscì dallo studio.
De Angelis si alzò e guardò dall'enorme vetrata del suo studio la città e, in lontananza, l'enorme struttura della Italiana Ferri e Derivati SpA.
I medici che curano le malattie, sono quelli che sanno anche come crearle pensò.
Guardò le ciminiere e tra i denti disse - E io Carmé sarò il tuo male -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Alcune settimane dopo, Giuseppe il Bianco seduto sulla scrivania della presidenza della sua clinica Villaggio dei Ciliegi, firmava le ultime pratiche burocratiche.
Sulla sua scrivania di vetro in design ultra moderno, tutto era ben ordinato come piaceva a lui. Odiava tremendamente la confusione, in tutto e in ogni luogo.
L'attività della clinica andava più che bene. Era uno dei poli migliori della regione per i malati di tumore. Ma a poco a poco, stava prendendo piede in tutta la nazione divenendo un punto importante anche di informazione. I suoi numerosi allacci e la sua bravura nell'intrattenere rapporti con cliniche italiane ed estere, lo avevano portato anche a creare meeting sulla medicina che avevano acquisito prestigio e valenza nel campo della chirurgia volta alla lotta e alla prevenzione dei tumori.
Ma il Bianco sapeva anche che credere che le cose vadano bene è il primo passo per la disfatta totale. Inoltre, per lui andare bene era una frase che non dava nessuna gratificazione. Le cose per lui dovevano essere perfette. E, ovviamente, tutte sotto il suo controllo.
Giuseppe si stese sullo schienale della poltrona bianca con i poggia braccia in metallo. Si portò la penna Montblanc in bocca e sorrise all'idea di essere padrone della clinica e della Italiana Ferri e Derivati SpA. Mentre rideva a quel pensiero, sentì bussare alla porta.
- Avanti - disse con tono gentile, mentre riprendeva una posizione più professionale.
- Buongiorno De Angelis - disse l'ospite.
- Avvocato Franciacorta, che piacere -.
Il legale si avvicinò alla scrivania e salutò Giuseppe tendendogli la mano.
- Prego, si accomodi - disse il Bianco indicando la bella poltroncina bianca posizionata di fronte a lui.
- Grazie - rispose Franciacorta, accettando l'invito.
Mario Franciacorta era l'avvocato storico di Giuseppe De Angelis. Divenuto avvocato in giovane età, insignito della toga d'onore, era subito entrato nel mondo dell'avvocatura che conta. Aveva per qualche anno tentanto anche il concorso per diventare notaio, sfiorando il conseguimento del titolo.
Aveva i capelli rasati, magro e con occhi color ghiaccio, era conosciuto per non dare una buona impressione ai clienti e non solo. Risultava glaciale, inespressivo e totalmente distaccato e insensibile. Per lui contava solo il risultato e gli onorari. L'avvocato giusto per un tipo come Giuseppe De Angelis.
- Allora dottore, come mai questa premura nel volermi vedere? - domandò Franciacorta arrivando subito al sodo.
- Sarò diretto come lei avvocato. La questione è questa: voglio rilevare delle quote societarie -.
- Quote societarie - ripeté il legale scuotendo un po' il capo in avanti e indietro.
- Sì -.
- E di che quote staremmo parlando? -.
- Una aziendina che sicuramente conoscerà: la Italiana Ferri e Derivati SpA -.
- Ah però! - replicò Franciacorta in tono ironico.
- Ha qualche problema avvocato? -.
- Lo avrò se non sarà in grado di pagare il mio lavoro. E vista l'eccezionalità della cosa, il compenso sarà robusto -.
- Non si preoccupi avvocato. Come ben sa, sono anni che collaboriamo insieme, sin dai tempi della nascita di questa struttura. E non credo lei abbia mai avuto problemi nel fare la spesa -.
- Mi sono sempre guadagnato sul campo il mio tozzo di pane -.
- Che condiamo col caviale a quanto pare -.
I due sorrisero.
L'avvocato poggiò il braccio sinistro sulla scrivania e, avvicinandosi quasi come se non si volesse far sentire, disse - Lo sa che il proprietario della Italiana è Carmelo Loperfido? -.
Giuseppe, al suono di quel nome, contrasse la mascella in un moto di ira. Il suo sguardo si spostò sul tagliacarte. Avrebbe voluto uccidere quel legale e chiunque avesse pronunciato ancora quel nome. Fece un respiro poi, guardando nuovamente l'ospite, rispose - E' semplicemente il nome della persona a cui farò una offerta - e finita quella frase si lanciò in un sorriso di facciata.
- Va bene. Allora la contatterò io nei prossimi giorni, ci vedremo nel mio studio e in tranquillità vedremo la strategia da adottare -.
- Come vuole lei - rispose Giuseppe De Angelis, mentre dalla tasca interna estraeva una busta per raccomandate che pose sulla scrivania.
- Vada a comprare il pane avvocato - aggiunse il Bianco.
Il legale prese la busta, la mise nella sua The Bridge color testa di moro e, dopo aver salutato, uscì dallo studio.
De Angelis si alzò e guardò dall'enorme vetrata del suo studio la città e, in lontananza, l'enorme struttura della Italiana Ferri e Derivati SpA.
I medici che curano le malattie, sono quelli che sanno anche come crearle pensò.
Guardò le ciminiere e tra i denti disse - E io Carmé sarò il tuo male -.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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