Il telefono fisso dello Strike&Pull cominciò a suonare nel cuore della notte.
Sicuramente, chi stava chiamando sapeva bene che Vito fosse lì dentro anche nella tarda serata.
"Forse è Giovanni per dirmi che ha concluso la questione" pensò Vito mentre guardava il telefono squillare.
La cosa, però, non lo convinse molto. In tanti anni, Giovanni solo rarissime volte aveva chiamato per avvisare.
Gli venne in mente che il giorno prima quell'uomo a lavoro non si era proprio presentato. Perciò la sua mente cominciò a prepararsi al peggio. Capì dunque che doveva rispondere.
Alzò la cornetta e non disse una parola. Attese di sentire la voce dall'altra parte.
- Abbiamo qualcosa che ti appartiene - disse gelido l'interlocutore sconosciuto.
- E chi ti dice che sia mia? -.
- E' tua -.
- Dove sta? -.
- Ai cantieri navali. Vieni ora e portati qualcuno, questa cosa è molto pesante -. Detto questo, l'uomo dall'altra parte chiuse la conversazione.
Vito ripose la cornetta al proprio posto, prese la bottiglia di Jack sulla scrivania e, svitato il tappo, bevve un sorso di whiskey.
Si vestì in fretta e uscì dal circolo.
Non aveva una macchina, perciò decise di rubarne una.
Non aveva una macchina, perciò decise di rubarne una.
Si appostò al semaforo e attese che qualche autovettura arrivasse. In poco tempo giunse una piccola utilitaria blu. A bordo un ragazzo ed una ragazza evidentemente di ritorno dalla discoteca. Attorno nessun'altra auto.
Vito capì che quella era l'occasione giusta. Andò senza indugio verso la portiera del guidatore, l'aprì e sferrò un pugno micidiale al ragazzo. La giovane passeggera lanciò un gridò che Vito spense con una mano sulla bocca di questa.
- Zitta troia! - e detto questo, slacciò la cintura del ragazzo per farlo scendere.
Il giovane, ancora intontito, fu sbattuto di spalle contro la portiera posteriore sinistra.
- Ora ascoltami. Io sto prendendo la tua macchina e domani te la lascio vicino al centro commerciale, perché sono un signore. Adesso tu e la tua puttanella ve ne andate a casa e non rompete i coglioni. Dentro ci sono i documenti dell'auto e posso risalire a te o a qualcuno della tua famiglia. Perciò, azzardati a chiamare polizia o carabinieri o a raccontare qualcosa a qualcuno e nei prossimi giorni tutti ti verranno a salutare al cimitero. Intesi? - disse Battaglia.
Il giovane, atterrito, mosse solo il capo. Vito a quel punto avvicinò la sua bocca all'orecchio del ragazzo e gli sussurrò - Il whiskey si può bere anche col ghiaccio. Il Jack deve andare sempre liscio ok? - e detto questo lasciò la presa per entrare nella vettura.
La ragazza, che per la paura era rimasta immobile seduta sul sedile, continuava a guardarlo.
- Scendi cazzo! - urlò Vito.
La giovane mora immediatamente si slacciò la cintura di sicurezza e si catapultò fuori dall'auto. Non ebbe il tempo di richiudere la portiera che l'auto, dove fino a pochi istanti prima stava vivendo momenti felici, sfrecciò a tutta velocità.
Alla guida dell'auto, Vito pensò all'itinerario più comodo e più anonimo. Svoltò a sinistra e poi, dopo alcuni metri, a destra per ritrovarsi su un cavalcavia. Seguì la strada che costeggiava una zona della Marina Militare e fatte alcune centinaia di metri, virò nuovamente a destra per procedere su una strada sterrata che conduceva ai cantieri navali.
Arrivato davanti al cancello, utilizzò gli abbaglianti dell'auto per tre volte per farsi riconoscere. Immediatamente, la barriera si aprì consentendogli di entrare. Vito entrò sicuro nei cantieri e appena fu dentro vide due auto: un enorme SUV e una Mercedes-Benz nera.
Scese dall'auto, mentre alle sue spalle il grosso cancello si richiudeva, e nello stesso istante vide scendere qualcuno dall'enorme fuoristrada. L'uomo gli si avvicinò e gli tese la mano. Vito guardò prima l'arto e poi la faccia della persona che aveva davanti.
Lo riconobbe: era Mauro Di Stani.
Lo riconobbe: era Mauro Di Stani.
- Dammi quello che devi e sparisci - disse secco Vito.
Mauro ritirò la mano e rispose - Ok, seguimi -.
Andarono verso il SUV dove Mauro aprì il bagagliaio. Dentro vi era una grossa sacca nera con una cerniera.
- E ora che cazzo è sto coso? - domandò Black Jack.
- Te l'ho detto, è di tua proprietà - rispose Mauro.
Vito aprì la cerniera e vide il corpo senza vita di Giovanni Santanastasia.
- Brutto figlio di puttana! - sbottò il pelato che prese per la gola Mauro col braccio sinistro e gli sferrò un pugno sulla mascella con l'altro braccio.
Vito preso dalla rabbia sfoderò una serie di colpi, mentre Mauro tentava di difendersi.
Da sempre Mauro Di Stani era stato, ed era, un uomo di affari lontano dalle logiche aggressive e animalesche della criminalità. Difendersi dall'impeto di Black Jack era cosa per lui tremendamente difficile.
Da sempre Mauro Di Stani era stato, ed era, un uomo di affari lontano dalle logiche aggressive e animalesche della criminalità. Difendersi dall'impeto di Black Jack era cosa per lui tremendamente difficile.
Subito, gli altri passeggeri seduti dentro il SUV, scesero per difendere il loro capo. Vito, senza pensarci due volte si scagliò contro di loro con una furia incredibile. Solo il rumore di una portiera che si apriva fermò Vito Battaglia e gli altri. Black Jack si voltò e alle sue spalle vide Don Carmelo.
A quel punto, accecato dalla rabbia, Vito si scagliò contro il boss. Tentò di sferrargli un pugno, ma quello, con un'abilità sorprendente, schivò il colpo e ne sferrò uno a sua volta contro lo sterno di Black Jack, che si accasciò al suolo senza fiato.
Vito aveva dimenticato, o semplicemente non conosceva, il passato da pugile di incontri clandestini di Carmelo.
- Che ti credi Black Jack? Sei convinto di essere il più forte? Sei convinto che sia tu a dettare legge qui? - e detto questo Don Carmelo sorrise a Vito quasi a volerlo schernire. Poi riprese - Ora ascoltami bene: ti ho fatto un favore, un favore che non ero tenuto a fare. E tu ora mi ringrazi così? -. Don Carmelo si inginocchiò e prese con la mano destra il volto di Vito, che ancora tentava di riprendere fiato, tenendolo dalla mascella.
- Adesso mi ringrazi, prendi il corpo del tuo galoppino e fai quello che devi nei confronti della sua famiglia e della società. E quando dico società, sai a cosa alludo - concluse Don Carmelo.
Vito lo guardò e gli sputò in faccia.
- Cane bastardo - disse il boss rialzandosi e dandogli un calcio in viso.
Don Carmelo prese un fazzoletto e si pulì il volto. Poi entrò nell'auto.
- Mettete il cadavere nel bagagliaio di quell'auto e portate fuori questo idiota. Poi fate curare Mauro. Non voglio vederlo con ematomi o altro -. disse il boss alla sua guardia del corpo.
- Certo don Carmelo - disse il ragazzo che, immediatamente, scese dall'auto e diede gli ordini agli altri presenti che erano scesi dal SUV.
- Ah dimenticavo - aggiunse don Carmelo - Insegnate a quell'imbecille l'educazione -.
- Sarà fatto don Carmelo -.
L'autista si voltò verso i ragazzi che erano seduti nel SUV e fece un cenno col capo indicando Vito Battaglia.
Gli uomini presero Black Jack e cominciarono ad insegnargli le buone maniere.
Don Carmelo, seduto nella sua vettura, guardava la scena del pestaggio di Vito Black Jack.
- Ah dimenticavo - aggiunse don Carmelo - Insegnate a quell'imbecille l'educazione -.
- Sarà fatto don Carmelo -.
L'autista si voltò verso i ragazzi che erano seduti nel SUV e fece un cenno col capo indicando Vito Battaglia.
Gli uomini presero Black Jack e cominciarono ad insegnargli le buone maniere.
Don Carmelo, seduto nella sua vettura, guardava la scena del pestaggio di Vito Black Jack.
"C'è del marcio in Danimarca" pensò.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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