Metà 2013.
Erano passati molti mesi da quella fatidica notte e le cose fra Aria e Francesco non erano migliorate.
Da quel giorno, il rapporto era molto cambiato e in casa si respirava un'aria pesante. Come del resto in tutta la città.
Francesco aveva più volte tentato di parlare con la sua compagna per cercare di risolvere e recuperare. Sapeva che Aria si sentiva ferita e tradita per quella mancanza di rispetto e per quel segreto.
Le aveva confessato di avere una cassaforte dove dentro aveva una pistola e che quell'acquisto era stato dettato dal ritorno di Vito Battaglia in città. Dopo il tragico avvenimento del padre, Francesco aveva deciso di far chiudere il biliardo e di far arrestare Black Jack e aveva cominciato a denunciare tutti i fatti loschi che accadevano in quel locale. I Carabinieri erano così piombati ed erano diventati talmente una presenza costante nei pressi del Strike&Pull che Vito, tramite l'aiuto di una persona che Francesco non conosceva, era sparito senza lasciare tracce. Non, però, senza aver giurato vendetta nei confronti del ragazzo.
Ovviamente di quanto accaduto nella pineta Aria non conosceva nulla. Francesco non sapeva che raccontare di quella sera. Dopotutto, la paura e l'agitazione rendevano i ricordi nebulosi anche a lui.
Il mea culpa adottato dal ragazzo, però, non rese l'effetto sperato. Aria era comunque rimasta sui suoi passi e non aveva reputato sufficiente il gesto di Francesco.
Ad allietare le mura di quella casa ci pensava soltanto la piccola Stefania che, con la sua vivacità e la sua dolcezza, riusciva a mantenere unita la famiglia.
Quel pomeriggio di giugno, Francesco tentò un'altra volta di recuperare un minimo dialogo con la sua compagna.
- Dove vai? - domandò alla ragazza che cercava le chiavi della macchina, mentre lui dalla piccola bottiglia di plastica beveva un sorso d'acqua.
- Esco - rispose lei gelida.
- Con chi? -.
- Esco -.
Francesco, preso ormai dalla disperazione e dall'insostenibilità della situazione, scaraventò la bottiglietta d'acqua che aveva in mano contro il frigorifero.
- Maledizione Aria! Che diavolo pretendi da me? Ti ho chiesto perdono, ti ho detto la verità e sono mesi che cerco in tutti i modi di recuperare. Adesso non credi di stare esagerando?-.
- Sono stata per anni affianco a te cercando sempre di non farti mai mancare nulla. Soprattutto nel lato umano. E tu mi ripaghi con segreti e con un'arma dentro casa? -.
- Te l'ho detto Aria. L'ho fatto per proteggere te e Stefania che siete le cose più importanti che ho -.
- Difenderci? Immischiandoci in un pseudo duello in stile far west contro un criminale? -.
- E che dovevo fare? Stare ad aspettare che facesse qualcosa a te o alla bambina? Andare a denunciarlo per vedere il lassismo delle forze dell'ordine? -.
- Questo fanno le persone civili -.
- Questo fanno i deboli -.
- E da quando chi segue la giustizia è un debole Francesco? Proprio tu dici queste cose? Tu che hai sacrificato anni della tua vita per la giurisprudenza? Tu che volevi essere un magistrato? -.
- Appunto! Se fossi stato magistrato avrei avuto le armi per combattere quelle persone -.
- Non avresti avuto bisogno di quella tipologia di armi però -.
Francesco sospirò. Capì che non gli interessava avere ragione o dimostrare il proprio ragionamento. Gli mancò la sua donna, gli mancò l'amore.
- Ti amo Aria e mi manchi da morire -.
Detto questo, il ragazzo andò verso la compagna e l'abbraccio fortissimo. Le diede un bacio sulle labbra e le ripeté che l'amava.
- Anch'io ti amo Francesco - disse sottovoce Aria.
I due si guardarono negli occhi per alcuni secondi in silenzio.
Poi lei disse - Devo andare -.
- Ti accompagno alla porta -.
Arrivati alla porta d'ingresso, la ragazza prenotò l'ascensore.
Le porte si aprirono ed Aria fece per entrare.
Lui la fermò e le disse - L'innamoramento viene -.
Lei lo guardò, scosse leggermente il capo, poi disse semplicemente - L'innamoramento viene... -.
Le porte dell'ascensore si chiusero.
Francesco restò a guardare il pavimento.
Don Carmelo attese tranquillamente nello studio della sua villa l'arrivo dell'avvocato Franciacorta.
Lo conosceva bene e sapeva che da quel professionista non c'era da aspettarsi nulla di buono né qualcosa che esulasse dai soldi.
La cameriera lo annunciò e don Carmelo diede il permesso di farlo entrare.
Franciacorta entrò e trovò il suo interlocutore seduto sulla poltrona. Non aveva mai avuto a che fare con don Carmelo e trovarselo di fronte gli fece provare un pizzico di timore reverenziale. Gli strinse la mano e si accomodò sulla sedia di fronte al boss. Fece un piccolo sospiro, pensò al suo onorario e la paura sparì.
Don Carmelo squadrò per intero la figura dell'avvocato. Non gli piaceva nulla di lui. Il look semi trasandato, seppur si era presentato in giacca e cravatta; quella faccia inespressiva, quel tono di voce talmente basso da essere quasi difficile da sentire.
Si salutarono e parlarono del più e del meno. Finiti i convenevoli, don Carmelo andò dritto al sodo.
- Allora avvocato Franciacorta, che cosa la spinge a venire a trovarmi con tanta premura? -.
- Ho avuto incarico dal mio cliente di venire a parlare con lei. Sono qui a proporre una trattativa che può dare gioia ad entrambe le parti. E per gioia lei può certamente capire a cosa alludo -.
- Un ambasciatore di liete novelle allora -.
- Una specie -.
- E mi dica: quale sarebbe il corrispettivo della mia gioia? -.
- La Italiana Ferri e Derivati SpA -.
- Mi scusi avvocato, io ormai sono vecchio e forse mi sto instupidendo. Non ho capito bene che ruolo ha l'azienda -.
- Il mio cliente è intenzionato a rilevare la Italiana Ferri e Derivati SpA -.
Don Carmelo sorrise, si toccò il naso con la mano destra e poi disse - Uno strano modo davvero di imbastire una trattativa. Questo modus operandi mi è del tutto nuovo -.
- Don Carmelo, fra galantuomini tanti convenevoli possono essere saltati -.
- Tra galantuomini, appunto -.
Franciacorta, alla frecciatina del don, rimase come al solito impassibile. Poggiò la sua schiena contro il sostegno della sedia, poi riprese a parlare.
- Ascolti Loperfido -.
- Ci vuole rispetto nella vita Franciacorta- sbottò don Carmelo a mo' di rimprovero. - E ce ne vuole soprattutto negli affari -.
L'avvocato capì che doveva cedere su quel fronte se voleva portare avanti un minimo di risultato.
- Mi scusi, ha ragione. Dicevo Don Carmelo, il mio cliente vuole acquisire la sua società. Ormai, con tutto il rispetto, lei ha dato tantissimo a questa città e all'azienda, ma con la sua età e i nuovi mercati che avanzano occorre restare al passo con i tempi. Il mio cliente vuole soltanto tracciare una linea di continuità tra passato e futuro e traghettare questa realtà verso i prossimi anni, tenendo sempre a mente i suoi dettami, ovviamente -.
- Mi sfugge un particolare avvocato. Perché mai io dovrei lasciare la mia azienda in mano ad un'altra persona? -.
Franciacorta fece una smorfia - Mettiamola così don Carmelo. Naturalmente, come le cose dette in precedenza nel corso di questo dialogo, anche questa è confidenziale e non producibile in giudizio - e detto questo l'avvocato fece una piccola risata, alla quale don Carmelo non diede seguito. L'avvocato riprese a parlare.
- Le varie attività esterne, che sappiamo la coinvolgono, potrebbero essere un boomerang sull'azienda e su di lei. Mi dispiacerebbe se un uomo di così elevata caratura e una realtà economica così florida crollassero sotto le parole o le confessioni di alcuni personaggi e, quindi, sotto la macchina della magistratura -.
- Mi sta per caso minacciando avvocato? - domandò seccato il boss.
- No, assolutamente. Le sto solo prospettando uno scenario -.
- Quindi, se ora le dicessi di farsi una polizza vita appena avrà messo piede fuori da qui perché potrebbe succederle qualcosa ad un'altra mancanza di rispetto, le sto solo prospettando uno scenario? -.
- Non proprio. In quel caso staremmo parlando del bene primario: la vita -.
- Anche lei ha parlato del bene primario con me. Quell'azienda è la mia vita e in quella azienda c'è tutta la mia vita -.
- Tutte le cose devono avere un epilogo don Carmelo -.
- Questo vale anche per lei avvocato -.
Franciacorta capì che il dialogo era finito, perciò si alzò e andò per salutare il boss.
- Ci pensi su Loperfido - disse l'avvocato volutamente.
- Si riguardi Franciacorta - rispose l'altro, stringendogli comunque la mano.
L'avvocato uscì dallo studio portando con sé i suoi avvertimenti e le sue proposte economiche.
Don Carmelo pensò al mondo moderno.
Se tutto nella vita ha un prezzo, allora il tempo è solo una merce di scambio.
Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.