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mercoledì 31 agosto 2022

A TEMPO SBAGLIATO - parte 2

 

Fonte: qui



Non ho mai fatto il corso da sommelier.
Il motivo per cui non l'ho mai fatto è perché ho sempre pensato che, in certi ambiti e in certe passioni, l'ignoranza aiutasse molto di più ad apprezzare il tutto più dello studio. Da ignorante ero libero di poter assaggiare tutti i vini con tutti i cibi, senza dovermi sentire in colpa per aver abbinato un pesce con un chianti. Non che i sommelier non siano professionisti che sperimentano, sia chiaro, ma, se studi, la logica del rosso-carne bianco-pesce un po' ti resta dentro.
L'ignoranza, quindi, alle volte poteva aiutare. 
Alle volte.
Non davanti ad una russa furibonda che ti chiede numi sul proprio rapporto con te.
Ero ancora lì, con il calice in mano e con l'eco di quella frase nelle orecchie.
Decisi di bere, per tanti motivi. Un po' anche per dare solennità a ciò che avrei detto e che non sapevo di dover dire.
- Sai Julia, io non ho condiviso nulla con te. Per certi versi non ti conosco nemmeno. Eppure, ogni cosa che faccio o penso o decido, la faccio pensando al tuo bene. E la cosa che più mi sorprende è che nemmeno so qual è il tuo bene.
- Appunto! Quindi smetti di fare il samaritano e assumiti una responsabilità.
- Cercare il bene di una persona non è una responsabilità Julia?
- La responsabilità è renderla felice.
- No, quello è il dovere che deriva dalla responsabilità. Che poi è anche un diritto. Anzi, se ci pensi bene, la cosa è affascinante.
- Cosa?
- Se ci pensi, far felice una persona è contemporaneamente un diritto, un dovere e una responsabilità di chi ti vuole vedere felice. Praticamente sei inaffondabile.
- Sei un coglione.
- Con dei diritti e dei doveri.
Julia rise. Rise con quel modo di fare che hanno le donne quando sanno che sarebbe tutto perfetto se solo si volesse.
- Vorrei solo stare con te Rosario -  replicò dolce come solo lei sapeva essere.
La baciai, conscio del fatto che quel bacio poteva avere un milione di significati. E lei, da donna, mi rispose con un bacio che ne poteva avere almeno due milioni.
In quel mix di significati non facemmo l'amore, ma ci amammo. Perché, quella piccola parentesi di tempo sbagliato, era giusta per noi. Mentre la baciavo, pensavo a quella clessidra piena di acqua. 
Perché l'acqua non detta il tempo, ma il suo scorrere. E se questo era il modo di percepirla, allora non si trattava più di capire se il tempo fosse giusto o sbagliato. Ma dovevamo solo lasciarlo scorrere.
E così facemmo.
Nessuno di noi prese per sé la clessidra, forti del fatto che il tempo è mutevole. Come l'amore e i sentimenti in genere.
Ma, tutte le volte che ci incontrammo in seguito, pensammo entrambi che quello era il nostro tempo. E ci perdonammo per tutto quello non passato insieme.
Alla fine ci amammo io e Julia.
Tanto. Più di tutto. Più di un momento, più dell'eternità. 
Ci amammo per il nostro essere giusti in un tempo tremendamente sbagliato.

venerdì 19 agosto 2022

A TEMPO SBAGLIATO - parte 1

 

Fonte: qui



Cercavo un punto di incontro con lei.
Un qualsiasi punto che mi mettesse in sintonia con lei.
Pareva un leone ferito. Voleva tutto e subito. Un po' la capivo anche.
Non aveva più voglia di aspettare, non aveva più il cuore per aspettare. Aspettare è una capacità dell'anima, non della mente. Obbliga il cuore a credere ed a sperare.
Voleva tutto nel minuto stesso in cui lo diceva. E anche questo capivo. Per tutto il dolore che aveva vissuto, per tutto quello che aveva passato, per tutto quello che le avevano promesso e che, puntualmente, non le avevano restituito.
Cercavo disperatamente di dirle qualcosa, mentre i suoi occhi scuri erano fissi su di me in un mix di rabbia, dovuta alla paura di un ennesimo fallimento, e disperazione, dovuta alla voglia di essere almeno quella volta salvata.
Capii che avevo bisogno di qualcosa, un oggetto, un feticcio su cui lei avrebbe scaraventato la sua attenzione mentre io le avrei parlato.
- Forse è il caso che continuiamo domani - dissi dopo quaranta minuti di chiacchierata furibonda.
- Lo sapevo io. - sbottò lei - Ma io pazienza non ne ho più!
- Non ti ho chiesto pazienza, ti ho chiesto tempo.
- Che è il vero problema fra di noi.
Boom!
Colpiti e affondati.
Julia, russa di nazionalità, italiana di adozione, meridionale di carattere, con una sola frase aveva colpito entrambi.
E lo sapeva bene visto che, subito dopo quella frase, si sgonfiò. La cosa, paradossalmente, tranquillizzò anche me.
Risposi un asettico- Già - e senza sapere perché, o forse semplicemente per la paura di non soffrire da soli a casa propria, ci salutammo con un bacio dolce sulle labbra.
La sera dopo mi presentai a casa sua.
Citofonai, come si faceva un tempo. Sapevo che non mi avrebbe risposto nessun papà e questa mi diede un po' di coraggio in più.
- Chi è?
- Scendi.
Silenzio di circa sette secondi.
- Ok.
Non mi aspettavo scendesse davvero in pochi minuti, ma quaranta mi sembrarono una ripicca troppo grande. Dovetti ammettere, però, che tutto quel tempo ne valse la pena.
Julia era bellissima. Pur essendo russa, quel look da gitana le stava benissimo e quella coda alta di capelli la rendevano ancora più giunonica.
- Sei troppo bella per lasciarti parlare in un portone. - dissi. Non fece nessuna espressione, ma capii che il complimento le aveva fatto piacere.
Avevo sempre avuto un piano b e anche in quella occasione l'avevo.
Andammo al b&b del mio amico Filippo. In realtà era una suite posta nell'attico di un palazzo che affacciava su Mar Grande. Scenario meraviglioso per una serata d'amore di un certo livello.
Non avevo mai portato Julia lì, ma non le nascosi la verità. Avevo una copia delle chiavi. Filippo me le aveva concesse per il piccolo aiuto economico che gli avevo dato per aprire quella attività. Ero una specie di socio occulto.
Avevo predisposto un tavolo, due calici e del Blangé freddo.
La feci accomodare e versai il vino. 
Il tintinnio dei calici.
Subito dopo il feticcio che mi ero ripromesso fece la sua apparizione.
Ebbe il suo effetto. Gli occhi di Julia si abbatterono su quella cosa come un falco.
- Interessante una clessidra vuota.
- Non è una clessidra vuota.
- Certo che lo è.
- Vedi bene.
Julia prese in mano l'oggetto e si accorse che avevo ragione. Era una clessidra, ma non era vuota. Era semplicemente piena di acqua.
- Piena di acqua? E che senso avrebbe? A che cosa serve?
- Il punto non è a cosa serve, ma cosa rappresenta.
- Sarebbe?
- Il nostro problema. Il tempo, ma più che il tempo, il tempo sbagliato.
Julia mi perse. Continuai.
- Le clessidre di solito segnano il tempo e lo fanno con la sabbia. Ma se due persone come noi si incontrassero in un tempo diverso, in un tempo che non compete ai loro corpi ma alle loro anime, a che servirebbe una clessidra che segna il tempo che non batte per loro? Siamo arrivati a noi in un tempo sbagliato per il mondo, ma non per le nostre essenze. Ecco perché sembra vuota. Perché, nel tempo che viviamo, il nostro è quello sbagliato.
- Che stai cercando di giustificare Rosario?
- Niente. Alcune cose non vanno giustificate. Vanno lasciate librare, come gli aquiloni in cielo.
Julia bevve il vino e, con un gesto che tradiva nervosismo e sensibilità, si versò da sola da bere. La lasciai fare, finché posato il calice sul tavolo e avendo dato un'occhiata al mare nero, mi seppe solo dire - Se l'eterno avesse un punto, quello sarebbe il tempo - .


(continua...)

T’AVESSI

 

Fonte: qui



T’avessi saputa amare,
avrei rimproverato alla mia anima molte meno cose
di quelle che rimprovero ora.
T’avessi saputa tenere,
avrei incolpato il mio cuore
di molti meno anni suicidi di tempo e parole.
T’avessi saputo parlare,
al cuore ti sarei arrivata,
che alle orecchie non c’era bisogno di strumento.
E a pensare queste cose
sono diventato vecchio, ma non saggio.
Sono diventato grande,
ma non maturo.
Sono diventato tutto quello che 
gli altri sapevano sarei diventato,
ma che io non avevo mai voluto 
essere.

mercoledì 17 agosto 2022

LE RONDINI

 
Fonte: qui




Alessia guardò il cielo e ci vide uno stormo di rondini.
Prese a dire - Hai mai pensato che le rondini in cielo sembrano tante virgole? Come se i pensieri che abbiamo in testa, come se i sentimenti che abbiamo nel cuore, avessero un continuo. Perché un punto è un punto. È una affermazione, una decisione. Una virgola, invece, è un cancello, una porta che ti traghetta da una parte all’altra. -
Sospirò, diede un’altra occhiata al cielo dopo aver bevuto un po’ d’acqua, e riprese - Io non ho mai preso decisioni definitive nella mia vita. E sai perché? Tutte le volte che ho guardato il cielo, c’era sempre una rondine.