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lunedì 27 dicembre 2021

ME LO DIRAI UN GIORNO?

 





Me lo dirai un giorno
che mi vuoi bene come te ne voglio io?
Me lo dirai un giorno
che guardi il soffitto come una tela
e dipingi su di essa tutti i momenti
che non vivremo?
O che avremmo potuto vivere?
Forse, pensarla così, è assai più triste.
Ma è ancor più sofferente
non poterti guardare negli occhi
e dirti che vorrei guardarti negli occhi
per altre ed altre notti.
E sotto quest'albero,
una lettera non basterebbe
a contenere le cinque che porto dentro.
Tra questi dolci
e in mezzo a questo presepe,
che è la vita mia,
vagano i Magi a portar doni
che scambierei volentieri
per un tuo bacio.

venerdì 17 dicembre 2021

TI HO PENSATO - pt 2

 

Fonte: qui



Si videro.
Lui aveva l'aria di chi ha le orecchie educate per sentire e il cuore ormai lontano per ascoltare.
-Sì - esordì lei.
-Sì cosa?
-Sì, ti penso.
Lui sorrise amaramente.
-Dico sul serio - insistette lei.
-Perché me lo dici ora?
-Perché io non parlo mai. E non parlo mai perché, se poi dico quello che provo, devo ammettere che quelle cose siano vere. Ma, se non le ascolto dalla mia voce quelle parole, allora possono stare dentro di me. E io mi posso concedere il lusso di suggerirle. Non ho fiato per correre sulla strada dell'amore. Per questo mi limito a sublimarle. Lo so che è stupido, ma io o amo o respiro.
David la guardò. Per un attimo la vide sincera. Ma, in cuor suo, sapeva che quel discorso era più rivolto a lei che a lui.
- Sai quando ti accorgi di volere bene ad una persona? Di amarla? Lo sai?
Penelope rispose di getto - Quando faresti di tutto per lei!?
- No. Quella è disperazione. Lo sei quando non fai assolutamente nulla per dimostrarlo. Ami e basta. Come respirare. Ma, quando tutto si riduce all'azione, al fare, al dimostrare, allora è mancanza. E le mancanze sono pericolose. Ti fanno solo perdere l'equilibrio.
-Vuoi dire che non è vero quello che ti sto dicendo?
-E' vero Penelope, ma non nei termini che pensi tu. Sei qui perché mi hai vista con Nadia e ti ha fatto male sapere che qualcuno era capace di dire quelle parole che tu non dici. Sei qui per paura di perdere l'equilibrio, non la persona. Per te ha più importanza l'attimo che il percorso.
-Non è vero.
-Vuoi metterti con me?
-E' sleale così David.
-Addio Penelope.
Lo vide andar via. Dieci secondi di passi che allontanavano una persona dal posto in cui era.
-Sìììì! - gridò la ragazza - Voglio stare con te.
Lui si fermò, si voltò e con aria glaciale disse semplicemente - L'equilibrio Penelope. E' solo equilibrio perso.
Fu l'ultima frase che sentì da lui.
Un anno dopo, passeggiando per le vie del centro, Penelope mai avrebbe pensato di rivederlo. 
Dopotutto, aveva saputo che si era trasferito a Dublino.
Lo vide con la stessa ragazza. Era così bello. Provò una forte emozione, molto diversa a quella che aveva provato mesi prima.
Restò immobile, mentre lo vedeva attraversare ed allontanarsi.
Quell'immagine le si impresse nel cuore.
A casa, quella notte, non dormì.
Ritrovò quella vecchia chat, dove la foto profilo aveva lasciato spazio ad un omino grigio. Simbolo di una chiusura totale.
Vide il lucchetto e si fermò a pensare al motivo per cui avesse scelto proprio quell'emoticon.
Perché, in cuor suo, sapeva di averlo voluto bloccare e non tenerlo a sé.
Cancellò il messaggio e la chat.
Qualche giorno più in là, lo rivide per strada. Questa volta era solo. Lo guardò. Le sembrò sempre sereno.
Il ragazzo la intravide tra la gente e la fissò per un attimo. 
Lei semplicemente sorrise. E, mentre faceva quel gesto, lui capì che non l'avrebbe mai dimenticata; lei, invece, che aveva imparato ad amare.
E l'amore, pensò Penelope, mentre si voltava per tornare a casa, non è mai una perdita di tempo.



 

mercoledì 15 dicembre 2021

TI HO PENSATO - parte 1

 

Fonte: qui




- Ti manco un po'?
Questa domanda è davvero inopportuna, pensò Penelope che fumava direzionando il fumo della sigaretta fuori dal finestrino.
- Ti manco sì o no? - insistette David sdraiato sul sedile accanto.
Ricevere una domanda del genere, dopo aver finito di fare sesso, Penelope lo reputò profondamente seccante. Soprattutto perché la risposta era  e questo non glielo voleva proprio dire.
- E' necessario che risponda? - domandò la ragazza.
- Sì
- Ti sembra il momento? E poi, se ogni volta va così, allora è il caso che non ci vediamo più.
- E allora non vediamoci più.
- Va bene.
Si rivestirono e tornarono a casa.
Sdraiata sul letto, Penelope sapeva che da lì a poco sarebbe arrivato il messaggio di David. Ma, stranamente, non arrivò. Si sarà addormentato pensò. Fatto questo pensiero, si mise a dormire.
Passarono settimane e Penelope decise di riscrivere a David per incontrarsi, come facevano sempre.
Messaggio visualizzato, ma nessuna risposta.
Questo la colpì.
Non si erano mai allontanati del tutto, né quando si erano lasciati né quando avevano deciso di concedersi dei benefici dalla loro amicizia.
Questo la colpì molto.
Perché ora, quel silenzio che lei aveva perpetuato per tutto quel tempo, se lo ritrovava addosso come una coperta troppo lunga. Troppo ingombrante.
Contro tutti i suoi dictat, ci riprovò di nuovo. Inviò il simbolo che era il loro messaggio in codice: l'emoticon del lucchetto aperto. La prassi voleva che, a quel messaggio, David avrebbe dovuto rispondere con l'emoticon del lucchetto chiuso. Il resto veniva di conseguenza. Lui andava a prenderla 40 minuti dopo. Ed erano ognuno per loro. In quel frangente, come quel lucchetto, erano chiusi per tutti. Solo loro. Soli. Loro. Nessun altro.
Ma nulla. Ancora quel silenzio che ora le fischiava nelle orecchie come sibilo di proiettile.
Si rigirò nel letto tutte le sere Penelope, ripetendo a gran voce le parole che non aveva detto. Le scandiva a tempo del suo cuore, della sua rabbia, della sua ferita.
Ma le diceva ad una stanza vuota.
Quelle notti continuarono finché una domenica Penelope lo vide passeggiare con una ragazza. Guardò lei e la trovò normale, troppo normale. Ma le sembrò anche perfettamente in linea con lui. Ridevano così tanto, in una maniera così bella che sentì le sue parole, quelle parole che non aveva mai detto, ormai inopportune. O semplicemente tardive.
Sentì un click nel petto. Quel rumore che si sente quando finalmente liberi il tuo cuore. Quando un ostacolo non è più un ostacolo, ma un modo per saltare più in alto.
Lo sentì correre quel cuore ora Penelope, più della sua lingua in quelle notti di stelle coperte come le sue sillabe.
Quella stessa sera guardò quel lucchetto aperto, rimasto orfano di risposta. E due minuti dopo vide il miracolo.
- Ti ho vista - scrisse lui.
- Ti devo parlare - rispose lei.
- Finalmente!
- Devo parlarti.
- Fra 40 minuti.
L'orologio segnava le due di notte. Il loro solito orario.


(Continua)