(fonte: qui)
Il vagabondo prese un pezzo di carta che aveva visto per terra. Lo piegò in più parti, creando così una barchetta.
Si avvicinò al bellissimo lago presente nella villa comunale.
Adagiò la barchetta sull'acqua e le diede una piccola spinta.
Nello stesso istante cominciò a parlare, come se avesse l'illusione che quella piccola barca di carta avrebbe portato le sue parole alla persona interessata.
- Sai Matilde, continuo ad amarti. È strano, è stupido, è stupendo, è idiota. È un po' tutto, come l'amore stesso. Sai Matilde, passano i giorni, i mesi, gli anni eppure io mi sento fermo là. Come un albero: qualche radice, troppi rami spogli e nessuna foglia. Mi domando spesso una cosa: se non ho la percezione del tempo, lo sto perdendo restando fermo? Chi lo sa! Come si fa a perdere qualcosa che non hai?
Sai Matilde, la vita sembra sempre troppa per chi ha perso l'amore: troppo silenzio, troppo sole, troppe ore, troppi volti. Tutto tanto.
L'abbondanza e la miseria sono donne troppo viziate che accrescono sempre più la loro presenza.
Un po' come la tua assenza.
Ogni giorno mi accorgo di avere troppe pagine nel mio libro e sempre meno inchiostro. Ma vivo; sembra una bestemmia questo verbo tra le mie labbra, ma è così. Vivo perché non c'è altra via. Vivo perché la morte è molto più vigliacca di una esistenza da vigliacco. Potrebbe domani diventare tutto perfetto. Forse sì. Ma quella normalità che mi davi tu era tutto quel semplice che mi rendeva completo -.
Il vagabondo vide la barchetta affondare.
La salutò con la mano, come fanno i bimbi a scuola ai loro genitori.
Salutò l'origami, le sue parole e il ricordo di quell'attimo d'amore che mai più sarebbe ritornato.
Alla radio scorrevano le note di Modugno.
Anche le canzoni sanno parlare pensò un uomo seduto su una panchina.

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