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venerdì 23 marzo 2018

SCALE MOBILI


(l'immagine è tratta dal sito https://www.ingegneri.cc/ascensori-scale-mobili-e-marciapiedi-mobili-uni-iso-14798-per-valutazione-e-riduzione-dei-rischi.html)



Miriam fissava attentamente le scale mobili.
Osservava quel macchinario con grande attenzione e si stupiva tutte le volte che i gradini, vuoti e lenti, prendessero improvvisamente velocità all'accedervi anche di un solo uomo.
Pensò, fra sé e sé, che la vita va un po' così: appena qualcuno si avvicina, il destino te la spinge incontro.
Mentre faceva quei pensieri, un bambino prese a salire le scale mobili e, arrivato a metà, si voltò e cominciò a scenderle. Quel buffo contrasto di direzione fece sì che il bambino sembrasse restare sempre allo stesso punto.
Dalle spalle di Miriam, una voce chiosò - Mi ricorda un po' te -.
Stupita, Miriam si voltò e con sorpresa se lo ritrovò davanti. - Il bambino intendo - disse lui indicandolo - Mi ricorda un po' te, dicevo -.
- E perché mai? -.
- Perché ad ogni gradino con cui la vita ti portava avanti, tu ne discendevi uno finendo per restare perfettamente dov'eri -.
- Quel bambino comunque si diverte -.
- E anche tu lo fai. Ma quel bambino è un bambino e quella scala, lenta o veloce, sale soltanto. Pertanto, impara, o meglio ammetti a te o a tutto ciò che ti rende te stessa, che per quanto tante cose nella vita siano mutabili nella visione e nella percezione, alcune invece non lo sono -.
- Avrei dovuto accorgermi che stessi arrivando piuttosto che fissare quel bambino -.
- E' il motivo per cui sono andato via; è il motivo per cui nemmeno oggi mi hai visto arrivare. Ed è il motivo per cui non mi vedrai anche questa volta partire -.
L'uomo andò via.
Il bambino smise il gioco e si fece trasportare dalla scala.
Miriam osservò il vuoto dell'aeroporto, la lentezza delle scale e l'immobilità della sua vita.
A Roma come a Caracas, intanto, gli aerei continuavano a volare.

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